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Bugiardo professionista

Ieri, in un articolo titolato “Salvate il soldato Mastella”, Marco Travaglio sul Fatto scriveva questo.

Ricordate il processo a Clemente Mastella e famiglia (moglie, consuocero, cognato e mezza Udeur) per le lottizzazioni nelle Asl e negli enti pubblici della Campania, il mercato illegale degli appalti, la gestione allegra dei fondi pubblici al giornale “Il Campanile” con appartamenti romani incorporati? Bene, anzi male: il Parlamento ha deciso di abolirlo. Non Mastella: il processo. Venerdì, alla chetichella come si usa in questi casi, il Senato della Repubblica ha approvato per alzata di mano la proposta della giunta per le autorizzazioni a procedere di sollevare un conflitto di attribuzioni fra poteri dello Stato dinanzi alla Consulta contro i giudici di Napoli che osano processare l’ex ministro della Giustizia del centrosinistra, ora eurodeputato di centrodestra, senza chiedere il permesso al Parlamento. Tutti d’accordo (Pdl, Lega, Udc, Pd), tranne l’Idv. Motivo: i reati contestati a Mastella nell’udienza preliminare in corso da mesi a Napoli sarebbero stati commessi nell’esercizio delle funzioni di Guardasigilli, dunque di natura ministeriale, dunque sottoposti alla giurisdizione del Tribunale dei ministri di Napoli, ma solo previa autorizzazione a procedere del Senato. I difensori di Mastella, nell’udienza di sabato, hanno subito chiesto al gip di sospendere tutto fino a quando la Corte costituzionale non si sarà pronunciata (fra un anno o due, visti i tempi biblici della Consulta). Se il gip dovesse accogliere l’istanza di rinvio sine die, il processo morirebbe lì, con prescrizione assicurata.

Andiamo con ordine, che le balle sono multiple e accavallate tra loro. Intanto la decisione del Senato non risale a “venerdì” bensì a mercoledì 17, e non è stata presa affatto “alla chetichella” bensì in aula, in orario pomeridiano e a seguito di una discussione. Fin qui siamo all’ordinaria amministrazione: al linguaggio allusivo, ambiguo e sciatto volto a indicare responsabilità e colpe prima ancora di enumerare i fatti. In questo caso, forse accade perché i fatti in questione non esistono. Travaglio dice tre cose: che il voto del Senato ha “abolito” il processo a Mastella, che tale decisione si deve all’aver ritenuto gli eventuali reati “commessi nell’esercizio delle funzioni di Guardasigilli” e che la decisione è stata presa in accordo da tutti i partiti eccetto l’Italia dei Valori. Tre cose false, inventate di sana pianta e sfacciatamente.

La Costituzione – legge costituzionale n.1 del 1989, articolo 4 – stabilisce che “per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dai Ministri, la pena è aumentata fino ad un terzo in presenza di circostanze che rivelino la eccezionale gravità del reato”. La stessa legge costituzionale dispone – articolo 6 – che “i rapporti, i referti e le denunzie concernenti i reati […] sono presentati o inviati al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto di corte d’appello competente per territorio”. Il procuratore, poi, “omessa ogni indagine, entro il termine di quindici giorni” deve – articolo 7 – trasmettere gli atti presso un collegio istituito “presso il tribunale del capoluogo del distretto di corte d’appello competente per territorio […] composto di tre membri effettivi e tre supplenti, estratti a sorte tra tutti i magistrati in servizio nei tribunali del distretto che abbiano da almeno cinque anni la qualifica di magistrato di tribunale o abbiano qualifica superiore”. Il tutto dev’essere sottoposto all’esame di una giunta per le autorizzazioni del Parlamento. Nell’indagare Clemente Mastella, la procura di Santa Maria Capua Vetere non ha fatto niente di tutto questo.

La questione è quindi a chi spetti stabilire se un determinato presunto reato sia stato commesso o no nell’esercizio delle funzioni di ministro: l’ultima sentenza sul tema della Corte Costituzionale afferma che “all’organo parlamentare non può essere sottratta una propria, autonoma valutazione sulla natura ministeriale o non ministeriale dei reati oggetto di indagine giudiziaria, né tantomeno la possibilità di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale”. La questione è stata sollevata dalla difesa di Mastella ed è arrivata lo scorso 3 novembre alla giunta delle autorizzazioni a procedere del Senato. Che ne ha discusso – presente anche il membro dell’IdV, il senatore Li Gotti – e ha deciso all’unanimità di chiedere al Senato di “sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale”. Il conflitto di attribuzione, spiegano, “non dovrebbe avere ad oggetto la configurazione dei reati, ma il ripristino del corretto svolgimento del procedimento secondo le indicazioni della legge e della stessa Corte costituzionale”. Tale proposta arriva in aula appunto martedì scorso. Se ne discute, prendono la parola senatori della Lega, del PD, del PdL. Poi prende la parola anche Li Gotti, senatore dell’IdV. E dice:

In passato il Senato fu chiamato a decidere se i comportamenti ascritti al senatore Castelli fossero di natura ministeriale; in questo frangente, invece, il Senato non è stato in grado di pronunciarsi sulla ministerialità delle condotte attribuite all’onorevole Mastella. La deliberazione della Giunta è dunque ineccepibile e per questo annuncia il voto favorevole del Gruppo.

Si vota, quindi, e il Senato approva la deliberazione della giunta. Ricapitoliamo.

Travaglio scrive che il Senato ha deciso di “abolire” il processo a Mastella: non è vero, e semmai è stata la procura di Santa Maria Capua Vetere ad “abolire” una legge costituzionale, infischiandosene come un Berlusconi qualsiasi. Prima balla.

Travaglio scrive che tale “abolizione” sarebbe avvenuta perché secondo il Senato Mastella avrebbe compiuto i presunti reati nell’esercizio delle sue funzioni. Il Senato chiede invece proprio di potersi esprimere “sulla ministerialità delle condotte”, come prevede la legge. Seconda balla. (tra l’altro, se la “ministerialità” dovesse essere accertata, l’effetto sarebbe l’aumento della pena, non la cancellazione del processo)

Travaglio scrive che la decisione è stata votata da tutti i partiti “tranne l’IdV”. L’IdV invece ha votato la proposta esattamente come tutti gli altri, sia in commissione che in aula, definendola tra l’altro “ineccepibile”. Terza balla.

Io non leggo Travaglio tutti i giorni, non ce la faccio: non ho il tempo di leggere tutto quello che vorrei e quindi mi tocca fare una certa selezione. Mi accorgo di obbrobri del genere solo quando mi ci imbatto per caso o qualcuno gentilmente me li segnala. Chissà quante altre ne spara, con la stessa sfacciata sicumera, senza che se ne accorga nessuno.