Ma anche

Capisco la necessità di rassicurare le truppe, ma un modo diverso di fare politica si vede anche dalla capacità di non farsi dettare l’agenda dalla pancia del proprio elettorato. I finiani finora c’erano riusciti bene, un po’ perché non avevano un elettorato e un po’ perché a lungo l’hanno dovuto semplicemente guidare, disegnargli dei nuovi punti di riferimento. Ora quei punti di riferimento ci sono e l’elettorato richiede coerenza: si può fare diversamente, se lo si ritiene opportuno, ma allora bisogna farlo con forza e senso di responsabilità. Invece mi sembra che i finiani stiano facendo tutto il contrario: prima votano a favore, poi si contraddicono, poi nicchiano e si preparano alla marcia indietro. Finché, appunto per rassicurare le truppe, ieri Fini dichiara che l’immunità non può essere reiterabile, altrimenti è una legge ad personam.

In realtà è vero l’esatto contrario. Se è vero, come dicono i finiani, che la necessità è “tutelare la funzione quale che sia la persona”, l’immunità non può che essere reiterabile: perché l’esigenza che giustifica l’immunità quando Berlusconi è premier dovrebbe venir meno quando Berlusconi ottiene un secondo mandato o viene eletto al Quirinale? Se l’immunità non è reiterabile allora non ha senso la sua esistenza, e in quel caso sì che sarebbe una legge ad personam: appunto perché metterebbe la persona davanti alla carica. E, ancora, farebbe venir meno la necessità che ispira la legge: proteggere le alte cariche dello stato nel corso del loro mandato. Capisco che questa dell’immunità per Fini è una grana, ma non si può tenere un piede in due scarpe: o la vuoi o non la vuoi.



24.10.10 - Diario

13 commenti »

  1. Infatti senza reiterabilità non avrebbe senso

    Commento di Pietro Raffa del 24 October 2010 alle ore 15:12
  2. (ammesso che così ne abbia uno)

    Commento di Pietro Raffa del 24 October 2010 alle ore 15:12
  3. Hai ragione.

    Commento di riccardo r del 24 October 2010 alle ore 15:26
  4. La reiterabilità di uno scudo giudiziario crea però di fatto la possibilità – tutt’altro che remota – che chi se ne avvale possa sfuggire ai suoi eventuali procedimenti giudiziari per tutta la vita, dato che non esistono limiti al numero di mandati per il Presidente del Consiglio. E anche la carica di Presidente della Repubblica, ripetibile una sola volta, ha una durata piuttosto lunga.
    Un leader carismatico e populista, nascondendosi dietro il falso argomento del voto popolare, può sfuggire ai propri giudici. Governare bene o avere i voti della gente non sono motivi validi e sufficienti per sfuggire alle proprie eventuali responsabilità penali.
    Berlusconi è un perfetto esempio. Ha già 74 anni. Potrebbe rimanere Presidente del Consiglio fino al 2013, quando di anni ne avrà 77. Già si vocifera che se la sua coalizione vincesse le elezioni lo spedirebbe al Quirinale, e questo lo metterebbe al riparo dai processi almeno fino al 2020, quando di anni ne avrà 84. Un riparo peraltro molto più tranquillo, dato che come Presidente della Repubblica non correrebbe il rischio di sottostare ai malumori parlamentari o a mozioni di sfiducia. Inutile dire che una riconferma gli regalerebbe altri 7 anni di sonni tranquilli, arrivando all’età di 91. A quel punto, se ancora vivo, che senso o efficacia avrebbe nel 2027 riprendere un processo che si doveva celebrare quasi 20 anni prima?

    Commento di Stefano del 24 October 2010 alle ore 22:19
  5. La retroattività e la reiterabilità sono strettamente connesse. Non è vero che senza reiterabilità non avrebbe senso, perchè varrebbe il principio che se hai processi pendenti al momento della tua elezione non puoi avvalerti della legge che dispone la sospensione del processo, mentre te ne puoi avvalere se il processo viene istruito durante il tuo mandato, mettendoti al riparo da “attacchi” giudiziari. Avrebbe senso quindi anche senza reiterabilità, che sarebbe “ok berlusconi adesso hai la sospensione ma prima di ricandidarti sistema la tua situazione giudiziaria o anche candidati di nuovo ma sappi che devi affrontare il processo”
    Stefano, che un presidente della repubblica può essere rieletto una sola volta dove l’hai letto? Io so che per prassi nessuno è mai stato eletto per un secondo mandato, ma il limite di due mandati tu da dove l’hai preso?

    Commento di fabbio del 24 October 2010 alle ore 22:37
  6. Anche io la vedo come Stefano, la reiterabilità non può essere inserita in un contesto di mandati che possono essere ripetuti all’infinito, perché ammettono almeno teoricamente, la rielezione continua del soggetto. E sappiamo che questo soggetto ne è capace

    Commento di Jonkind del 24 October 2010 alle ore 23:33
  7. ?? “.. Se è vero, come dicono i finiani, che la necessità è “tutelare la funzione quale che sia la persona”, l’immunità non può che essere reiterabile”: frase priva di senso comune. Quale sarebbe il passaggio logico, o meglio la necessità logica? Quale che sia la persona per una volta. Perchè mai 2 o più?
    Ammesso che occorra tutelare in questo modo la funzione (per me no, ma cmq) non c’è nessuna necessità né logica, nè storico-politica che la medesima persona debba continuare a ricoprire quella funzione (o passare all’altra funzione tutelata). Nè gioverebbe obiettare che questo spetta deciderlo agli organi istituzionali competenti (o, eventualmente e indirettamente, al popolo sovrano): difatti è ben vero che tali organi possono decidere di reiterare il mandato alla medesima persona, tuttavia non si può considerare questa scelta come necessitata.
    Nessuno, in una libera democrazia (in una democrazia ben funzionante) può essere considerato insostituibile: meglio nessuno DEVE essere considerato insostibuile. Non ci sono unti dal signore, monarchi per grazia di dio o designati per volontà dello Spirito Santo.
    Pertanto, in considerazione del carattere di eccezionalità di queste garanzie rispetto ai principi generali, e dunque della loro pericolosità, è del tutto naturale e logico che se una maggioranza parlamentare volesse, al turno successivo, rinnovare la fiducia al medesimo premier (ovvero promuovere la medesima persona al ruolo di capo dello stato) lo possa fare, ma senza poter anche sottrarlo ulteriormente al corso della giustizia: molto semplicemente è una decisione sua, di quella maggioranza che se ne assumerà la responsabilità. Vuole continuare con la stessa persona? ok, non si lamenti però dopo dell’”effetto destabilizzante” dei processi in corso, non gliel’ha prescritto il medico di insistere con la medesima persona, potevano benissimo scegliersi un altro leader, conoscendo il problema e avendo avuto il tempo per organizzarsi.
    In una democrazia ben funzionante del resto, non si porrebbe nemmeno il problema; sarebbe ovvio che il premier oggetto di procedimenti penali, dismessa la funziona, non si ricandidasse, così come sarebbe ovvio che un partito od una coalizione potessero produrre nuovi leader senza essere mono-dipendenti in eterno dalla medesima persona.
    D’altra parte, come giustamente sottolinea Stefano, con la reiterabilità la sospensione rischia di trasformarsi in una innammissabile impunità a vita: il che, non solo violerebbe irrimediabilmente il principio della uguaglianza dei cittadini davanti alla legge riconoscendo ad una persona un privilegio ingiustificato, ma nuocerebbe alla stessa credibilità della funzione, gettando così discredito sulle istituzioni e vanificando lo stesso scopo (dichiarato) di questa normativa.

    Commento di piergiorgio del 25 October 2010 alle ore 04:45
  8. Dilemma.

    A chi dare retta? A questo post di Francesco Costa, o al pezzo di Luca Ricolfi sulla Stampa di sabato 23 ottobre dove si dicono cose opposte?

    Mmmmmhhhhh…

    Luca Ricolfi tutta la vita, mi spiace.

    Commento di Authan del 25 October 2010 alle ore 09:27
  9. Dilemma.

    A chi dare retta? A questo post di Francesco Costa, o al pezzo di Luca Ricolfi sulla Stampa di sabato 23 ottobre dove si dicono cose opposte?

    Mmmmmhhhhh…

    Luca Ricolfi tutta la vita, mi spiace.

    Commento di Authan del 25 October 2010 alle ore 09:29
  10. Secondo me Fini sta semplicemente cercando di mettere una pezza alla frana di consensi che il voto allo scudo retroattivo ha determinato per Fli.
    Inoltre e soprattutto, siccome da questa faccenda dello scudo non può tirarsi indietro perché lo ha sempre sostenuto, ma ha capito che votarlo significa gettarsi in un burrone abbracciato a Silvio, sta tentando di farglielo ritirare mettendogli davanti la seguente opzione: “vai avanti con lo scudo, ma (sempre che riesci a passare il referendum) ti pari il culo solo finché fai il premier, e questa scadenza come sai la decido io; oppure lo ritiri, e speri(amo) che la Consulta ti faccia stare lì un annetto ancora, e poi vediamo, tieni conto che se non ti candidi più il parlamento che verrà ti sarà riconoscente e magari riusciamo a sistemarti al quirinale, dove concluderai in gloria la tua avventura politica e soprattutto a culo coperto, dato che quella poltrona se non lo sapessi è già piombata.
    Scegli tu.”

    Commento di scirocco del 25 October 2010 alle ore 10:01
  11. Ah bé che poi Fini e i finiani su questa storia stiano navigando un pò a vista, questo è poco ma sicuro: hai ragione Scirocco e, su questo punto, ha ragione anche Costa. Del resto lo sappiamo: è un pò tutta l’impostazione una navigazione a vista, da quando c’è stata l’ormai famosa fiducia/preavviso di sfiducia, al governo: si va avanti ma in un campo minato, e tutti giocano le loro carte secondo le opportunità del momento…
    Solo che per evidenziare questi tatticismi non c’è bisogno di argomentare inventandosi la necessità logica che lo scudo debba essere reiterabile, e che, quindi, o lo si sostiene con la reiterabilità, o non lo si sostiene affatto.
    No, lo scudo può essere benissimo non reiterabile, anzi molto meglio che non lo sia (sempre meglio il male minore); nè perderebbe senso per chi ne sostiene l’utilità (io, già l’ho detto, farei a meno tout court, ma mi metto dalla loro parte a pro della discussione) poichè, come già detto, tutelerebbe il premier in carica da presunti “attacchi” giudiziari finchè è in carica, consentendo il normale prosieguo della legislatura fino alla sua scadenza naturale; dopodichè le forze politiche, alle elezioni, avendo avuto il tempo e il modo di organizzarsi, decideranno cosa fare: cambiare leader e liberarsi dal problema (il nuovo avrà lo stesso scudo), oppure insistere per motivi loro con lo stesso leader, e allora vuol dire che avranno valutato a priori i rischi di un processo in corso sulla legislatura e sarà responsabilità di quelle forze politiche aver voluto condurre quella situazione di insicurezza.

    Commento di piergiorgio del 25 October 2010 alle ore 15:02
  12. Per Authan: a Ricolfi mi pare si possa rimproverare di citare solo parzialmente la proposta di Sartori che nella sua interezza ha almeno il merito di evitare l’obiezione di Francesco (la funzione è sempre tutelata):
    “L’ idea è di consentire al parlamentare di scegliere tra sottomettersi al giudizio della magistratura o invocare l’ immunità. Però nel secondo caso non si potrà ripresentare alle elezioni e dovrà affrontare, a mandato scaduto, il corso della giustizia.”
    http://archiviostorico.corriere.it/2002/agosto/05/UNA_PROPOSTA_SULL_IMMUNITA__co_0_0208057527.shtml

    Commento di Giacomo del 25 October 2010 alle ore 21:23
  13. In nessun paese che non sia una monarchia assoluta una guarentigia è reiterabile, né è retroattiva (nel senso di valida per reati prima della carica) ne è extrafunzionale, salvo per i rappresentanti lo stato (presidenti e sovrani) SENZA potere di governo cioè.
    Senza tanto indagare sui perché e i percome, che magari richiede di saperne qualcosa di più di costituzione di quanto non ne sappiamo qui noi, non ci basta questo per stare dalla parte giusta?

    Commento di Barbara del 27 October 2010 alle ore 07:51

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