Un caso da manuale
L’espressione “corto circuito mediatico giudiziario” è infelice e ostica, non solo per la sua evidente laboriosità linguistica, ma anche perché viene spesso utilizzata a sproposito da chi lamenta non tanto l’anomala e illecita osmosi tra procure e redazioni, quanto da chi vorrebbe ostacolare tout court l’operato della giustizia e della magistratura. Il che non vuol dire però che il fenomeno non esista: l’utilizzo strategico dei giornali – e delle informazioni riservate fatte arrivare ai giornali – da parte di qualche pm allo scopo di muovere gli orientamenti dell’opinione pubblica e influenzare le decisioni delle altri parti della causa giudiziaria. Le tonnellate di atti e verbali che i giornali italiani pubblicano con frequenza non sono frutto di articolati e faticosi lavori d’inchiesta, bensì di una specie di modello Wikileaks ante litteram: con la differenza che i whistleblowers sono le procure stesse e lo scopo delle soffiate è tenere in piedi le inchieste, e non segnalare irregolarità o violazioni della legge a queste collegate. Ma è più semplice fare un esempio, recentissimo.
Giovedì la Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare che dall’8 luglio costringe in carcere i cosiddetti “pensionati sfigati”: il settantenne Flavio Carboni, il giudice tributario Pasquale Lombardi e l’ex assessore del comune di Napoli Arcangelo Martino. Quelli della cosiddetta “P3″, insomma. Ora il tribunale del Riesame dovrà valutare nuovamente l’istruttoria sul caso e decidere se motivare nuovamente la loro detenzione – avanzando altre e forse più gravi ipotesi di reato – o deciderne la scarcerazione, sconfessando almeno parzialmente le ipotesi della procura. La notizia arriva sui quotidiani il giorno dopo, venerdì.
Sabato il Corriere della Sera e Repubblica hanno due articoloni in cui raccontano per filo e per segno di un interrogatorio di Arcangelo Martino, che racconta di come si muovevano lui e i suoi sodali per tentare di influenzare giudici e magistrati e fare un sacco di altre cose disdicevoli. Articoli pieni di virgolettati: qualcuno ha passato ai giornalisti – sia al Corriere che a Repubblica, per non sbagliare – il verbale intero. È una cosa illegale e sbagliata, perché condiziona il corretto svolgimento dell’indagine e del futuro eventuale processo. Oggi, domenica, succede quello che racconta Luca Sofri: Repubblica scrive in prima pagina che la magistratura vuole ascoltare Berlusconi nelle indagini sulla lobby di Carboni. La procura smentisce categoricamente, Repubblica non lo scrive. Il sito dice ancora oggi che “l’inchiesta tocca Berlusconi” e mette in bocca alla procura con un virgolettato le parole che nessuno – nessuno – della procura ha mai pronunciato, cioè “Lo ascolteremo”. Quando si parla di “corto circuito mediatico giudiziario”, si parla di questa cosa qui.
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Strano come quando si trattava dell’inchiesta su Fini eravamo davanti alla “…prima inchiesta giornalistica degna di questo nome in Italia dai tempi di quella sul premier e le escort”; mentre per quanto riguarda la P3 “…Le tonnellate di atti e verbali che i giornali italiani pubblicano con frequenza non sono frutto di articolati e faticosi lavori d’inchiesta, bensì di una specie di modello Wikileaks ante litteram” …
Perché strano quando è solo vero, nonché argomentato?
In realtà Repubblica non ha cambiato l’articolo vecchio, ma ne ha messo uno nuovo, più piccolo, con la rettifica. copioincollo il titolo in bacheca e il link.
Il premier dopo le accuse sul caso P3
“Nessun mascalzone nei vertici del Pdl”
Voci su una convocazione la Procura smentisce. La risposta: “Condannati incandidabili? Lo decida il partito
http://www.repubblica.it/politica/2010/09/12/news/non_ci_sono_mascalzoni_nel_pdl_l_inchiesta_p3_tocca_berlusconi-6995663
Non per ripetere un commento gia’ fatto ad un altro post qui sul tuo blog, ma vi stupite ancora di Repubblica?
Francesco, il tuo pezzo, che coglie sicuramente una parte della verità, prende IMHO una delle identiche e deprecabili scorciatoie del giornalismo in salsa italica: afferma come verità certa qualcosa che non può essere provato, e quindi dovrebbe perlomeno reggere un’ipotetica, anzi addirittura lo descrive come un “sistema” a cui, dalle tue parole, paiono attenersi TUTTI i magistrati, appoggiandosi su un solo esempio verosimile (e probabilmente vero, se è per questo) ma che non ne dimostra, fino alla prova provata, la verità e comunque e sicuramente nemmeno la rappresenta tutta.
Dimentichi ad esempio tutti quei casi, e sono moltissimi, in cui le difese e/o i loro rappresentati, non appena annusano quanto i magistrati vanno via via scoprendo, fanno filtrare loro stessi le indiscrezioni apposta per “bruciare” le inchieste. Molte dei poi tanto deprecati arresti in corso d’indagine hanno origine da queste fughe di notizie, che rendono necessario isolare gli indagati ancora in grado di cancellare le proprie tracce.
Possiamo più credibilmente dire, sempre IMHO, che le indiscrezioni ai giornali entrano nel gioco processuale, distorto in questo paese più che altro dalla dilatazione dei tempi e dalla possibilità riconosciuta (a entrambe le parti piuttosto equamente, devo dire) di “tirarla per le lunghe” abbastanza perché l’opinione pubblica possa essere strattonata dall’informazione.
Infine: non voglio fare da difensore d’ufficio di repubblica. Non mi compete, non ne hanno bisogno, e forse nemmeno se lo meritano. Ma francamente nel panorama dell’informazione italiana fare le bucce più minute a repubblica online comincia ad avere un’aria un po’ di “parte presa” nella quale non ti riconosco.
Barbara, che io abbia fatto riferimento a “TUTTI i magistrati” – in maiuscolo – non è vero: nel pezzo c’è scritta un’altra cosa. Il “corto circuito” è composto certamente anche dagli imputati che fanno filtrare notizie per bruciare le indagini, più o meno nell’ordine di un caso ogni trenta: il fenomeno esiste, ma mi sembra un po’ troppo marginale per metterlo al pari di quello che vede invece come protagonisti parte dei pm. Riguardo il fare le bucce a Repubblica, credimi: di materiale ce ne sarebbe praticamente ogni ora, e io ne scrivo solo e soltanto quando mi sembra davvero importante. Questa lo era, secondo me (e riguarda anche il Corriere, come noti: il caso di Repubblica diventa più grave e significativo per la loro colpevole mancata rettifica, che non mi sembra una cosa da niente). Mi astengo dal fare più spesso le pulci a Repubblica per mancanza di tempo e voglia e perché non ne sono lettore affezionato: se pensassi che nel-panorama-dell-informazione-italiana Repubblica vada in qualche modo protetta lo farei molto di più. A me piace se le persone fanno – in buona fede e correttamente – le pulci al mio giornale e alle cose che scrivo, perché questo mi dà modo di scriverne di migliori.
Ecco. Appunto. Chi, come e quando, con notizie certe, ha calcolato quante indiscrezioni alla stampa vengono dai magistrati, quante dai difensori, quante dagli imputati e quante invece da cancellieri che arrotondano lo stipendio? Se un simile calcolo esiste, mi ritiro in buon ordine. In assenza, confermo che IMHO attribuire in via certa, senza nemmeno l’ombra di una sfumatura, il “sistema” ai magistrati anzichè descriverlo nella sua complessità, così come molte altre scorciatoie e semplificazioni certo, fa parte della patologia del giornalismo italiano.
Quanto a repubblica: ho già scritto anche troppo e ognuno ha diritto di scegliersi i bersagli suoi. Solo continuo a pensare che esistano bersagli incommensurabilmente più grossi, qui in giro. Ma resta un’opinione (e una scelta) personale.
La statistica con notizie certe non esiste, e sai perché? Perché simili continue e sistematiche violazioni della legge non vengono perseguite e gli organi di autogoverno della magistratura si voltano semplicemente dall’altra parte: nel novantanove per cento dei casi nessuno si mette nemmeno a indagare su queste fughe di notizie. Che ci sia un’indebita e frequente “collaborazione” tra redazioni e procure è cosa che spesso ormai non mettono in discussione nemmeno i magistrati, che dicono semmai a loro difesa che questo genere di fughe di notizie è necessario per attirare l’attenzione dei media e quindi poter chiedere risorse per continuare le indagini, visto che queste scarseggiano. Nonché cosa che ti può essere confermata – off the records, ovviamente – dalla grandissima parte dei giornalisti di cronaca giudiziaria. Mi rendo conto che può non bastare a convincerti, ma queste sono le ragioni per cui penso quello che ho scritto.
Tu hai certo diritto di pensare quel che vuoi. E anche di scriverlo. E finché lo scrivevi su un blog/blog io avrei ribattuto in altra forma, o avrei più probabilmente lasciato perdere. Oggi però questo blog è un blog giornalistico inserito in una testata. E questo, per me, fa differenza.
Quanto alla risposta secondo cui “tutti lo sanno” e “tutti lo dicono, ma off the records”, mi spiace, ma nell’ottica qui sopra a me non basta. E non basta in genere nemmeno ai giornali e ai giornalisti, almeno quelli che non siano libero e il giornale. Ci sono molte cose in Italia che “tutti sanno” ma che, senza prova, vengono scritte al condizionale, oppure sono oggetto di serie inchieste che le prove le vanno a cercare. E anche dopo questo, i comportamenti eventualmente illeciti vengono riferiti in modo certo solo a chi li ha commessi, e non a una categoria. Vale per tutti, non vedo perché non per i magistrati. Se non in un paese in cui culturalmente, il magistrato è stato così tanto delegittimato da anni di bombardamento mediatico da far scomparire qualsiasi rispetto per il ruolo anche in coloro che la campagna l’hanno solo subita. Una categoria che è stata, con successo, colpevolizzata come tale.
Siamo nel campo delle opinioni, comunque. Quanto scritto sono le mie. Mi sembra siano esaustive del mio pensiero e non pretendo imporle a nessuno. Le ho condivise con te per stima e affetto, come sai.
Io darei per buono il cortocircuito senza mettere in discussione in questa sede il “tutti lo sanno”.
Pero’ manca una considerazione: spesso i verbali (e le intercettazioni) vengono passati alla stampa per dare all’inchiesta una rilevanza pubblica che le permetta di difendersi di fronte a tentativi di trasferimento o insabbiamento.
Per dirne una, che fine avrebbe fatto l’inchiesta su alcuni scandali bancari, se non fosse finita sui giornali? Considerato che toccava un bel pezzo di establishment politico e finanziario, avrebbe corso il rischio di essere condotta forzatamente su un binario morto, come accaduto molte altre volte in passato.
E’ vero che in un Paese normale questo non dovrebbe essere un criterio valido per giustificare le fughe di notizia, ma se dobbiamo scegliere fra inchieste pubbliche e che vanno avanti, e inchieste segrete che vengono ostacolate, quale scelta ci avvicina ad essere un Paese normale?
rumore di unghie che grattano i vetri: viene denunciata una palese anomalia di comportamento da parte della magistratura, che sappiamo essere non solo reale ma frequente, e la colpa e’ della delegittimazione mediatica che i magistrati hanno subito.
A parte il fatto che rapportata a tutte le inchieste italiane non e’ certo frequente, non si tratta di attribuire colpe, ma di capire come funziona un certo meccanismo, e quali benefici e danni comporti.
Diciamo che con una bacchetta magica, da oggi i magistrati (e i cancellieri, gli avvocati difensori, etc…) smettono di passare notizie riservate alla stampa; e diciamo che c’e’ un nuovo scandalo Fiorani, e interviene qualcuno per spostare l’inchiesta in un porto delle nebbie (e non facciamo finta che non possa succedere). Il Paese ci ha guadagnato o ci ha perso?
Che ad ergersi in difesa dei principi ottimali siamo buoni tutti, ma poi la politica con lo sguardo rivolto al cielo, ma i piedi ben piantati per terra.
“se dobbiamo scegliere fra inchieste pubbliche e che vanno avanti, e inchieste segrete che vengono ostacolate, quale scelta ci avvicina ad essere un Paese normale?”
Se la giustizia non funziona, un paese normale riforma la giustizia. Se il governo non riforma la giustizia, un paese normale elegge un nuovo governo. Se il nuovo governo non riforma la giustizia, se ne elegge un altro ancora. Ecco cosa farebbe un paese normale.
Certo, poi magari mi fai un esempio di un Paese normale in cui a determinare l’esito delle elezioni e’ la riforma della Giustizia…
Obama ha messo in programma la riforma della sanita’. Sorpresa sorpresa l’ha fatta, che’ se non la faceva, sai che sberle alle prossime elezioni.
Si, perche’ la riforma della sanita’, negli Stati Uniti, e’ uno di quei pochi temi rilevanti che indirizzano il voto. Idem l’economia.
Un esempio di un Paese in cui le scelte elettorali sono state influenzate in modo determinante dalla riforma della Giustizia…?
Un esempio di un Paese in cui la riforma della Giustizia e’ cosi’ pressante come in Italia ce l’ha?
Al di la’ del giudizio soggettivo, in una democrazia una riforma e’ pressante se l’elettorato la considera tale. E la considera tale, se e’ una di quelle poche questioni in grado di indirizzare le preferenze elettorali. Da noi non lo e’.
Poi non e’ sempre vero che le questioni davvero pressanti siano quelle considerate tali dalla maggioranza, vedi la legge elettorale, ma e’ uno dei limiti della democrazia, che puo’ essere superato solo da una classe dirigente lungimirante. (Appunto.)
Comunque stiamo andando fuori strada. La mia domanda era: che facciamo delle inchieste legittime e di pubblica utilita’ che, in assenza di sostegno popolare, vengono indirizzate su un binario morto?
Non mi schiero dalla parte delle fughe di notizie (e’ un ragionamento piu’ complesso), mi e vi faccio una domanda.
Cioe’ nulla da eccepire che le inchieste abbiano bisogno di sostegno popolare per continuare. Mi torna in mente questo:
“L’hanno detto in molti [..]: per combattere i soprusi sono leciti altri soprusi. Per combattere gli aggressori della democrazia sono consentite violazioni della democrazia. Per difendere la Costituzione è giusto ignorare la Costituzione. Poi chi decida quali siano i soprusi giusti e quelli sbagliati non si sa. Tutto questo è semplicemente – letteralmente, non lo dico in senso offensivo – stalinista e orwelliano. Il fine giustifica i mezzi, e la presunzione di essere nel giusto legittima ogni tipo di battaglia. Poi arriva qualcuno che è più nel giusto di te, e da fischiatore diventi fischiato, e le regole per te non valgono più, eccetera. E glielo avevi insegnato tu. Buona fortuna, ragazzi.”
(Luca Sofri)
Aridaje,
a farne una questione di principio son buoni tutti, e sulle parole di Sofri possiamo anche essere d’accordo.
Pero’ poi significa, per dire, che se vedi un uomo che scippa una donna e tu hai la famosa opportunita’ di fargli uno sgambetto per farlo cadere, non lo fai perche’ sarebbe un sopruso.
Cosi’ come e’ un sopruso occupare una scuola.
Il fatto e’ che la realta’ e’ complessa, e vive di una dinamica fra il rispetto e la rottura delle regole che dipende da considerazioni di ragionevolezza, di opportunita’ e di peso delle regole che si rompono e perche’. E questo lo riconosce anche Luca Sofri, che non e’ certo una persona superficiale.
Ogni questione va affrontata per quello che e’, senza reductio ad hitlerum o variazioni sul tema: nel merito della questione sollevata da Costa, che facciamo delle inchieste legittime che se lasciate nel chiuso dei tribunali vengono indirizzate su un binario morto per interessi particolari?
Stefano, le regole si rompono una volta soltanto per dare una dimostrazione. Quando la rottura delle regole diventa sistematica, tanto da diventare scontata (come scrive Costa) il problema non e’ piu’ semplicisticamente liquidabile sull’altare del “fine che giustifica i mezzi”.
Mah.
L’occupazione a scuola e’ un esempio di “rottura delle regole per dare una dimostrazione”.
Lo sgambetto allo scippatore, esempio naif ma chiaro, e’ un esempio di “rottura delle regole sancito da un beneficio superiore immediato”, e se ha senso farlo una volta, ha senso ripeterlo ad ogni scippatore.
La domanda e’: ha senso?
Stefano, la questione mi sembra malposta: fare lo sgambetto per fermare uno spacciatore non è solo lecito – nessuno verrà mai nemmeno processato, figuriamoci condannato, per aver fermato un criminale – ma persino giusto. Qui parliamo della possibilità di fare cose illegali e sbagliate per ottenere un fine che ci sembra giusto (e non teniamo in considerazione l’idea che usare mezzi sbagliati possa compromettere il fine, per esempio spianando la strada a un Berlusconi che così ha gioco facile ad accusare la magistratura e imbrigliarla).
Francesco,
sostituisci fare lo sgambetto (che e’ comunque un comportamento che puo’ procurare lesioni) con “inseguo, blocco e riprendo la borsetta”. (Cosa che non potrei fare perche’ come privato cittadino non ho diritto ne’ di bloccare qualcuno ne’ di decidere che la borsetta appartenza alla signora invece che a colui che corre via portandosela appresso).
Dopodiche’ prendilo per quello che e’, un esempio, e chiediamoci: siamo pronti a rinunciare a inchieste di interesse pubblico che corrono il rischio di essere bloccato, in cambio della garanzia che le informazioni relative alle inchieste non finiscano sui giornali?
Entrambe le risposte sono lecite, basta che si capisca che e’ anche di questo che si parla.
(Quanto all’idea che siano state le fughe di notizia o le manette facili a spianare la strada alla delegittimazione che Berlusconi ha fatto della magistratura, come dici tu non teniamola nemmeno in considerazione, perche’ qualsiasi lavoro di approfondimento dimostra che non e’ questo cio’ che e’ successo)
Francesco,
se vuoi puoi sostituire “faccio lo sgambetto” (che comunque puo’ comportare lesioni) con “lo inseguo, lo blocco e riprendo la borsa”, che e’ comportamento illecito perche’ come cittadino non posso ne’ bloccare un’altra persona ne’ decidere che la borsa appartiene alla donna che urla e non all’uomo che corre tenendosela stretta. (Ma il buon senso? Appunto, e’ un criterio soggettivo e contestuale).
Dopodiche’ prendilo per quello che e’, un esempio che dimostra come considerazioni di principio e di adesione alle norme possano essere messe in crisi in alcune situazioni concrete. Nel caso: siamo pronti a rinunciare ad inchieste che vengono dirottate per interessi particolari, in cambio della garanzia che non ci siano fughe di notizia sui giornali?
Entrambe le risposte sono legittime, a patto che si capisca che e’ anche di questo che si parla.
(Quanto all’idea che siano state le fughe di notizia e le manette facili a spianare la strada per la delegittimazione della magistratura compiuta da Berlusconi, come dici tu non teniamola nemmeno in considerazione, perche’ qualsiasi studio serio sul rapporto fra opinione pubblica e giustizia in questi anni puo’ chiarire che non e’ questo cio’ che e’ successo)
Io penso sia ipocrita confondere l’illecito della fuga di notizie con la teoria del cortocircuito mediatico giudiziario (CCMG).
Scusate, non voglio essere troppo noioso, ma provo ad esprimere quello che penso.
La teoria (versione Francesco Costa) ha tre parti:
(CCMG1) C’è una osmosi tra procure e giornalisti che determina la possibilità di (CCMG2) un uso strumentale dei giornali da parte delle procure stesse con (CCMG3.a) il fine di tenere in piedi il processo che (CCMG3.b) altrimenti non starebbe in piedi.
Sostenere che (CCMG1) e (CCMG2) siano vere e da condannare (quindi contro Barbara non considere altre possibili vie di fuga e al massimo considerarle marginali; contro Stefano non considerare possibili buoni fini della fuga di notizie)non rende vero nè (CCMG3.a) nè tantomeno (CCMG3.b), quindi non rende vera CCMG.
Costa usa due punti per dimostrare CCMG.
(E1)La scarcerazione dal carcere preventivo come sconfessione delle tesi dell’accusa (che quindi farebbe pensare che la carcerazione sia come un primissimo grado di giudizio).
E1 quindi CCMG3.b? Credo proprio che non basti.
(E2)Il caso del possibile richiamo a testimoniare di Berlusconi che poi è stato sconfessato dalla procura.
(E2) quindi, al massimo, CCMG1, se vogliamo essere buoni CCMG2.
Questo non basta, infatti Costa aggiunge che ci sarebbero delle dichiarazioni di magistrati e di giornalisti off the records che permetterebbero di determianare CCMG3.
Ancora, non basta. Mi spiace.
Senza CCMG3 non abbiamo CCMG. Solo fughe di notizie ed errori giornalistici.
E’ chiaro che entrambi i fenomeni possono essere criticati, tanto che possono anche essere reati penali che immagino esistano in molti paesi, ma determinare CCMG3 è la differenza specifica fondamentale da dimostrare.
Da dimostrare. Non basta una gomitata e un occhiolino agli amici.
Chiedere il consenso su CCMG1 e CCMG2 pensando che basti per provare CCMG3 e quindi CCMG è nel migliore dei casi un errore incoscente, nel peggiore una scorretteza cosciente.
In breve, occorre dimostrare che il fine sia quello di fare esistere un processo che altrimenti sarebbe troppo debole.
@ Stefano: se gli fai lo sgambetto e si spacca la faccia sei pienamente nel lecito, perchè è un rapinatore in flagranza di reato. La stessa cosa se lo insegui e lo blocchi.
Chiunque può, in forza di legge, impedire un reato anche con la forza.
Un poliziotto è obbligato ad intervenire, il dovere del cittadino è invece solo un dovere civico e la sua inosservanza non è sanzionata.
@John
E chi l’ha deciso che un tizio che scappa con una borsa da donna in mano è in flagranza di reato?
Comunque, ripeto, tornando sulla questione sollevata da Costa: siamo pronti a rinunciare a quelle inchieste scomode, se non si possono più difendere rendendole pubbliche?
direi che fabio è sul punto. il resto sono chiacchiere.
francesco, per ragionare bisogna essere in 2.
qui ci sono commenti talmente capziosi da sfondare la soglia del buon senso.
e’ proprio vero che berlusconi ha lobotomizzato l’opposizione
Questa di parte dell’opposizione berlusconizzata sta diventando il tormento dell’anno (o la piu’ geniale intuizione di qualche stratega del PDL, con cui affondare l’opposizione). Oramai non si puo’ piu’ dissentire su nulla che e’ tutto un fiorire di “berlusconizzato! no tu sei berlusconizzato!”. Una gazzarra che mi riporta ai tempi di Travaglio e degli inciuci ovunque. Cheppalle di queste etichette. Davvero.
@ Stefano: cito dal tuo commento n.20:
>[...]Pero’ poi significa, per dire, che se vedi un uomo che scippa una donna >e tu hai la famosa opportunita’ di fargli uno sgambetto per farlo cadere, non >lo fai perche’ sarebbe un sopruso[...]
Non mi sembra che uno vada a sgambettarlo a casa sua il giorno dopo, Quello sarebbe illecito.
Nel tuo esempio io l’ho appena visto scippare, scappa e io lo fermo sgambettandolo. Questo avviene in flagranza di reato ed è lecito, arrivo a dire che è un dovere civile (poi ognuno la vede come gli pare) ma non è in ogni caso un sopruso e affermare che lo sia è affermare il falso.
Io ho solo corretto questo errore.
Mica tanto (perche’ assumi che abbia rubato la borsa e non se la sia ripresa, o che in genere in quel caso particolare il possesso non vale titolo), ma quell’esempio serviva solo a portare con i piedi per terra la citazione di Sofri.
Io torno alla domanda originaria, se no non ci capiamo: al giusto quadro tracciato da Costa ho aggiunto una considerazione, e cioe’ che a volte le fughe di notizie avvengono per preservare inchieste legittime ma scomode da un trasferimento in un porto delle nebbie. Siamo pronti a rinunciarci?
Possiamo dire di si, ma e’ giusto sapere che si parla anche di questo.
Aspetta spiega meglio…stiamo dicendo che un magistrato, fino a quel momento integerrimo, stia violando consapevolmente la legge per preservare un interesse superiore, cioè la sua inchiesta. Sbaglio?
Ok, e per preservarla da chi? Dal porto delle nebbie che, fino a prova contraria, non è la fondazione Ghedini-Previti ma un tribunale, fatto di altri magistrati a suo modo di vedere un po’ meno integerrimi.
Stiamo dicendo questo?
Il fatto di approvare queste pratiche mi sembra l’accettazione di un livello di discrezionalità e di impunità intollerabili, grado non sancito da alcuna legge dello stato e anzi espressamente vietato e represso…..in teoria.
In teoria perchè se qualcuno è in grado di fornirmi un riferimento, un link alla notizia di un condannato (magistrato, poliziotto o cancelliere che sia) per rivelazione del segreto di ufficio negli ultimi 10 anni, gli sarò grato. A me non risulta che ce ne siano, come mai? Mancava forse la carta delle fotocopie?
E dei giornalisti non me ne frega nulla, finchè gli passano roba fanno bene a pubblicarla. Sotto questo aspetto li considero degli utili idioti e, in generale, dei pigri fancazzisti attenti solo a non toccare l’editore e si suoi interessi. Io, di default, diffido di tutto quello che leggo.
Parlo di inchieste legittime ma scomode perche’ possono mettere in crisi interessi illegittimi ma consolidati, che rischiano di essere indirizzate su un binario morto in vari modi: trasferimenti di magistrati, boicotaggi, ostacoli alle rogatorie, taglio di risorse, rimpalli fino alla prescrizione…
Basta sfogliare nella storia (non solo italiana) degli ultimi 50 anni e gli esempi non mancano.
In questi casi dare all’inchiesta una dimensione pubblica rende piu’ facile difenderla da attacchi in mala fede, fino al naturale svolgimento, che sia condanna o assoluzione.
Possiamo anche rinunciarci, ma basta esserne consapevoli.
Poi va beh, se diffidi di tutto quel che leggi, diffiderai anche di questo, ed e’ inutile stare a discuterne.
Stefano, io non dico che non ci siano stati casi come quelli che tu citi, ci sono stati eccome e sono vergognosi di un paese democratico, chiaro?
Ora però, se l’idraulico mi monta la vasca da bagno in violazione di legge, “perchè così è meglio”, è un conto. Altro conto è se lo fa un magistrato, che di quella legge deve vivere e l’unico scopo della sua esistenza SAREBBE applicarla così com’è. Sbaglio? Io arrivo a dire che chiunque, fisiologicamente, può traccheggiare con le leggi, meno i magistrati che ne devono essere difensori e custodi. Altrimenti le certezze, già poche per carità, vanno a farsi fottere.
Molte leggi fanno schifo e consentono abui e impunità? E chi lo nega? Le battaglie per cambiare una legge ingiusta sono però battaglie civili, si fanno con la politica, e non scrivendone altre, spesso in contraddizione a quelle esistenti, tramite provvedimenti e sentenze e senza alcun controllo democratico.
Sorvolo poi sul fatto che se un magistrato è trasferito lo è per mano di altri magistrati, perchè mi sembra di infierire.
Io mi limito a sollevare la questione e porre la domanda.
La tua risposta e’ “il fatto che i magistrati rispettino sempre e comunque la legge e’ piu’ importante che perseguire reati che toccano interessi talmente potenti da poter ostacolare le indagini, quindi sono disponibile a rinunciare a queste inchiste nel caso in cui la fuga di notizie sia l’unico metodo per proteggerle”.
E’ una posizione legittima, coerente e ragionevole. Purtroppo con la controindicazione che Fiorani sarebbe d’accordo con te.
Ma ripeto, e’ legittima, coerente e ragionevole.
Naturalmente è tutto opinabile, e la tua opinione vale quanto la mia. Di mio potrei addirittura raddoppiare la posta dicendo, e pensadolo sinceramente, che preferisco un colpevole fuori ad un innocente dentro.
Riconosco senza alcun problema che questa mia opinione venga vista, quando favorevolmente, come la posizione di un perfetto idiota e, a volte meno gentilmente, come un complice aiuto ai delinquenti.
Ma è più forte di me, io continuo a cullarmi nell’illusione, magari idiota e complice, che si chiami garantismo :-)
In effetti non e’ idiota: e’ cio’ su cui si fondano tante cose, tra cui la Costituzione. (E distrattamente la sinistra).
Per quanto riguarda il punto sopra, mi sono limitato a porre la domanda. La mia risposta sarebbe un po’ troppo articolata per un 38mo commento :)
Comunico che qualsiasi cittadino che assiste a un reato puo’ provvedere all’arresto del reo, nel senso che puo’ fermarlo personalmente in attesa delle forze dell’ordine
@ Andrea: siccome poi magari qualcuno legge, insegue e poi magari arrestano lui…..è meglio essere esatti :-)
Prima di tutto il cittadino può farlo se in presenza di un reato per cui si prevede l’arresto, mica per tutti. Quindi da domani si gira col codice di procedura in tasca, please
E poi mica tutte le flagranze sono uguali, signora mia. C’è quella diretta (non ci deve essere discontinuità nell’inseguimento), quella indiretta (trovi il tizio poco dopo con addosso le prove del reato) e quella differita, introdotta nel 2003 per gestire le cose avvenute negli stadi, dove l’intervento immediato sarebbe stato pericoloso.
Bello eh…