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Come se mancassero gli scandali veri

Io più leggo di questo presunto scandalo Mondadori e più mi sembra una scemenza, dato che Mondadori – assolta in primo e in secondo grado – di fatto in questo momento allo Stato non deve una lira, e dato che chiunque abbia un minimo di familiarità con i contenziosi fiscali tra fisco e imprese sa che un’acquisizione è una roba mastodontica, che ci sono cavilli dappertutto e che quindi anche l’azienda che pensa in buona fede di aver fatto tutto alla perfezione davanti al rischio di dover pagare centosettanta milioni di euro accetta un compromesso pagandone nove. Si chiama gestione del rischio: non è questione di innocenza e colpevolezza. Se poi vogliamo metterla su quel piano, beh, se due sentenze di assoluzione non bastano a concretizzare quel “ragionevole dubbio” al di là del quale la legge italiana e il buon senso impongono – in assenza di nuovi elementi – di evitare una sentenza di condanna, allora cosa? Fortunatamente non ci sono solo giornalisti prezzolati come me ad avere delle perplessità, ma anche competenti e incazzati (ex)lettori di Repubblica.

56 commenti

  1. Kerub:

    sono io che trasecolo.

    non penso sia in discussione l’opportunità di una norma come quella e sulla leggittima possibilità per una società di aderire ad un compromesso (come tutti quelli che fanno in buona fede il condono su consiglio del commercialista così almeno si tolgono il pensiero circa un determinato periodo di imposta).

    quello che è grosso come una casa è il conflitto di interessi del capo della coalizioni di governo e maggioranza in parlamento.

    quella legge prima non c’era. se l’è fatta.

    voglio anch’io la legge per la mia multa per eccesso di velocità.

    che facevo i 48 km/h.

    che ho vinto primo e secondo grado.

    ma che non si sa mai.

  2. francescocosta:

    Anche qui non c’è niente di nuovo. Nè nel conflitto di interessi, che conosciamo, né nel fare leggi per risolvere grossi contenziosi tra fisco e imprese, anche dove conflitti di interessi ce ne sono meno: vedi il decreto spalma debiti per le squadre di calcio, ma ce ne sono molti altri. Con cifre del genere è la prassi, Mondadori o non Mondadori, ed è una prassi anche a tutela del fisco.

  3. Kerub:

    non ho capito bene.
    cioè: visto che il conflitto di interessi è una prassi in Italia non conviene più denunciarlo?

    oppure pensi che Berlusconi si sia alzato dal CdM e sia uscito mentre Alfano inseriva la norma?

    guarda: Repubblica è insopportabile per la dilettantesca superficialità con la quale porta avanti la propaganda anti-berlusconiana.

    ma uno spiraglio per denunciare “esattamente” quello che non è corretto bisogna trovarlo.

  4. francescocosta:

    Sto dicendo che il conflitto di interessi esiste endemicamente per ogni norma che tocca gli interessi di una delle mille proprietà di Berlusconi, e non mi sembra che la soluzione possa essere rinunciare a legiferare su qualsiasi cosa, semmai giudicare le norme nel merito e vedere se accordano privilegi eccezionali alle imprese del premier. Quel decreto lì ricalca una prassi che risale a ben prima di Berlusconi: non è una misura eccezionale fatta per Mondadori. È la prassi a tutela di entrambi i soggetti: il fisco rischia di non vedere una lira, l’impresa preferisce pagare poco invece di rischiare di pagare moltissimo, anche se pensa di avere ragione: alle aziende non interessano le questioni di principio, gli interessa scongiurare il rischio di dover pagare molti soldi. E ci sono diverse grosse aziende che sono nelle stesse condizioni di Mondadori, praticamente la maggior parte di quelle che hanno effettuato acquisizioni nel recente passato.

  5. cacioman:

    Visto che non si parla di un’azienda che commercializza patate ma idee, non ridurrei il problema alla semplice (o complessissima) questione tributaria o all’attesa del terzo grado di giudizio.

    Il padrone di Mondadori (e nello specifico anche Mondadori stessa, che sembrerebbe fiscalmente avvantaggiata rispetto agli altri editori) sta avvelenando la cultura italiana (dobbiamo discuterne? penso di no).

    Nel dubbio, non farebbero bene gli autori italiani a richiamarsi a qualche nume tutelare (tipo Pasolini, Primo Levi, Calvino, Sciascia, Ginsburg, Parise, ) prima di decidere con chi pubblicare?
    Insomma prima di firmare un contratto con Mondadori potrebbero ad esempio chiedersi “Pasolini avrebbe pubblicato col Caimano?” . Sì? Prego fornire dettagliata foglia di fico.

    La questione è sempre la solita domanda retorica: ma se non sono gli intellettuali a voler difendere la cultura ma perché dovremmo farlo noi che prendiamo la Metro? O anche questo lo deleghiamo a Marina Berlusconi che giustamente pensa a pagare meno tasse e a rifarsi le tette (per farle vedere su CHI)?

  6. francescocosta:

    Va da sé che questo è tutto un altro discorso rispetto a quello di cui stiamo parlando.

  7. cacioman:

    Non è un altro discorso.
    La domanda finale di Giannini era “Possibile che nessuno senta questo scandalo?”.
    Ok, confindustria & co. aspetteranno il trecentesimo grado di giudizio (e poi figurati che scandalo: un’agevolazione fiscale per un’azienda amica), la politica dirà che ci sono altre priorità, ma la cultura italiana vuole parlare ?
    Mancuso (anche se un po’ pretescamente, ma questo è il suo stile) lo ha fatto. E’ una cosa sana e spero proprio che qualcun altro gli risponda.
    Non lascerei cadere la cosa. Non è un tema tributario.

  8. francescocosta:

    Scusa ma Giannini pone esattamente un tema tributario: parla di una legge e di un contenzioso ben preciso, non vagamente del degrado culturale provocato da Berlusconi. Poi c’è anche quel problema lì, ma Giannini parla di un’altra cosa (e questo post pure).

  9. cacioman:

    Ok. Ho lo stesso problema quando discuto di tasse col mio macellaio: lui la butta in caciara istigandomi sull’inarrestabile degrado culturale (e su quello che ha combinato Vucinic sabato).

  10. francescocosta:

    Nun me ne parla’.

  11. piti:

    “Mondadori – assolta in primo e in secondo grado – di fatto in questo momento allo Stato non deve una lira”.

    Fantastica.

    Mi ricorda una geniale vignetta di Forattini di tanti anni fa. Dopo la sentenza che condannava Pietro Maso a 30 anni di carcere dopo che aveva ucciso i genitori per l’eredità, la vignetta mostrava un giornalista che chiedeva al giudice: Perchè non gli avete dato l’ergastolo?. E il giudice: Sa, il ragazzo ha delle attenuanti, per esempio è orfano.

    Ecco, C’è qualcosa del genere nell’affermazione di Costa. Certo che non deve una lire allo Stato, la Mondadori. Il suo proprietario ha usato la sua carica politica per cancellare il dovuto.

  12. francescocosta:

    Lo decide un tribunale se Mondadori deve o no dei soldi al fisco, e fino a questo momento – prima di qualsiasi decreto – due tribunali hanno detto che Mondadori al fisco non deve una lira. Oltre a fare battute dovresti sapere di cosa parli.

  13. Carlo M:

    “…Sto dicendo che il conflitto di interessi esiste endemicamente per ogni norma che tocca gli interessi di una delle mille proprietà di Berlusconi, e non mi sembra che la soluzione possa essere rinunciare a legiferare su qualsiasi cosa…”

    Beh Francesco è proprio questo il punto. Se l’Italia fosse un Paese normale questo Governo non avrebbe i titoli per legiferare praticamente su nulla, visti i settori nei quali il capo di questo Governo ha interessi diretti (Editoria e Media, Immobiliare, Assicurazioni, Banche, Grande distribuzione, Pubblicità, Concessioni governative, Sport, eccetera). L’unica soluzione ragionevole sarebbe proprio quella di rinunciare a legiferare, e dimettersi.

  14. francescocosta:

    Siamo d’accordo, e quindi viene a cadere l’eccezionalità di questa vicenda Mondadori nella consueta anormalità degli ultimi quindici anni.

  15. Carlo M:

    e quindi non se ne dovrebbe parlare?
    si tratta dell’ultimo, ennesimo, normalissimo esempio di conflitto d’interessi, così normali di questi tempi che ormai solo repubblica sembra farci caso.

  16. francescocosta:

    Mi ripeto, però è faticoso scrivere due o tre volte le stesse cose. E tra l’altro si tratta di cose scritte e spiegate negli articoli che ho linkato: Carlo, li hai letti? Commentare non è obbligatorio se uno non ha tempo o voglia di leggere di cosa si sta parlando.

    Quel decreto lì ricalca una prassi che risale a ben prima di Berlusconi: non è una misura eccezionale fatta per Mondadori. È la prassi a tutela di entrambi i soggetti: il fisco rischia di non vedere una lira, l’impresa preferisce pagare poco invece di rischiare di pagare moltissimo, anche se pensa di avere ragione: alle aziende non interessano le questioni di principio, gli interessa scongiurare il rischio di dover pagare molti soldi. E ci sono diverse grosse aziende che sono nelle stesse condizioni di Mondadori, praticamente la maggior parte di quelle che hanno effettuato acquisizioni nel recente passato.

  17. Carlo M:

    francesco mi ripeterò anch’io, visto che sembri aver perso di vista il punto fondamentale della questione (così come sembra averlo perso di vista il tuo amico m.fisk).

    la questione non è se la mondadori abbia torto o ragione, o se il decreto varato dal governo sia giusto o sbagliato, o sia a tutela di entrambi i soggetti, o di soggetti diversi dalla mondadori stessa, eccetera.
    il problema è che questo governo NON aveva le carte in regola per emanare quel decreto. il governo berlusconi ha emanato un decreto su una materia nella quale berlusconi aveva un contenzioso con lo stato, is it clear? sicché il punto fondamentale è che il berlusconi legislatore, quando legifera su una materia nella quale ha interessi personali, ha torto anche quando ha ragione, perchè il problema è precedente al merito della questione. spero di essermi spiegato.

    per semplificare ulteriormente: se il presidente del consiglio è condannato a morte non ha le carte in regola per abolire la pena di morte (esempio paradossale ma altresì chiaro, visto che sembra così difficile afferrare il concetto).

  18. piti:

    francescocosta, oltre a fare del maleducato e patetico e soprattutto poco intelligente sarcasmo, dovresti sapere che mancava ancora un grado di giudizio perchè la Mondadori si considerasse assolta da ogni obbligo di versare.

    Le partite durano due tempi, gli incontri di boxe 12 rounds e il contenzioso tributario ha tre gradi. Ma cosa vuoi che sia per uno che vuole dire che gli sta sulle balle Repubblica e i giudici, di fronte alla squallida oggettività dei fatti…

    Se sei mai uscito dal raccordo anulare, prova a informarti su come verrebbe considerata nel mondo un’azione per cui un politico mero proprietario (e la figlia presidente) di un’azienda fa una legge con la quale mette al riparo tale azienda da una pericolosa sentenza inmateria fiscaele. E come notava Mancuso, se avevano la coscienza così pulita, in Mondadori, perchè comunque hano versato oltre 8 mln di euro al fisco?

  19. piti:

    E il titolo del post, Come se mancassero gli scandali veri.

    Certo, usare il potere politico per non far rischiare a una propria azienda il versamento all’erario di 350 mln di euro non è uno vero scandalo.

    E’ il passo carrabile e la cucina Scavolini a Montecarlo, lo scandalo vero.

    Eh già.

  20. francescocosta:

    Esiste una cosa chiamata “presunzione d’innocenza”: non è che fino al terzo grado sei colpevole fino a prova contraria, è l’esatto opposto. Vale in caso di condanna in primo e in secondo grado, vale cento volte di più in caso di assoluzione in primo e in secondo grado. Oggi Mondadori non deve una lira allo Stato: l’oggettività dei fatti dice solo questo.

    E poi, ripeto anche qui per l’ennesima volta: i contenziosi tra fisco e imprese sono roba da prassi quotidiana, e anche quando le aziende hanno fatto tutto regolarmente (o pensano in buona fede di averlo fatto) cercano questi accordi. Questo è un fatto, non un’opinione: le aziende non decidono cosa fare allo scopo di salvaguardare la propria coscienza, bensì allo scopo di minimizzare i rischi e le perdite. Non è obbligatorio sapere le cose, ma se uno vuole commentarle e avere ragione il requisito diventa piuttosto importante. Comunque, fosse vero il contrario, perché Mondadori ha vinto già due volte su due? Considerato l’esito della vicenda giudiziaria fino a questo momento, gli otto milioni di euro sono un favore al fisco, non a Mondadori.

    Carlo invece sostiene che lo stato italiano da quindici anni non dovrebbe legiferare su niente, nemmeno per provvedimenti basati su prassi consolidate nel tempo. Che ti devo dire.

  21. Carlo M:

    no francesco non girare la frittata. lo stato italiano (o meglio il suo governo) non dovrebbe legiferare su nulla che veda il capo del governo personalmente, economicamente e direttamente interessato. nemmeno se si tratta di prassi consolidate.
    mi dispiace ma da qui non si scappa.

  22. Carlo M:

    e ripeto, la questione non sono né i gradi di giudizio, né se la mondadori sia colpevole o innocente, né se il decreto vada a beneficio di altre case editrici.

  23. francescocosta:

    Appunto, quindi tu dici che da quindici anni lo stato non dovrebbe legiferare su tasse alle imprese, sui mercati finanziari, sulle assicurazioni, sulle pensioni, sul welfare, sull’editoria, sulla televisione, sulla pubblicità, sulle società sportive e i relativi impianti, sul commercio, eccetera eccetera. Ora, le cose sono evidentemente molto più complicate di così, ma anche ammettendo come valido il ragionamento la sostanza non cambia: la storia di Mondadori strombazzata da Repubblica non ha in sé alcuna eccezionalità. Non ci nascondiamo dietro un dito: Repubblica non accusa il governo di emanare un decreto su una cosa che riguarda Berlusconi, bensì di avvantaggiare l’azienda di Berlusconi con quel decreto. E la seconda cosa non è vera, semplicemente. Poi tu dici che ci fa schifo in ogni caso, ok.

  24. Carlo M:

    sì però è proprio questo il peccato originale berlusconiano, la ragione dell’intrinseca debolezza di berlusconi anche quando ha maggioranze parlamentari di 200 deputati, il motivo per il quale anche fra le sue truppe c’è chi rumoreggia sempre più e storce il naso anche alle sue decisioni più ovvie. ovvero il fatto che non si sa mai se un provvedimento è varato perché opportuno, giusto (o al limite ingiusto ma preso in buona fede) oppure perché il presidente del consiglio in qualche modo ne trae un vantaggio. sicché anche la più normale prassi legislativa – nella quale questo decreto rientrerebbe se a emanarlo fossimo tu ed io – nel caso di berlusconi diventa, se va bene, di dubbia opportunità.

    non è questione di schifo, o di nascondersi dietro a un dito. è proprio così. e la strategia (giusta o ingiusta che sia) di repubblica fa leva esattamente su questo peccato originale.

  25. Gambero:

    Credo che tu e m.fisk abbiate un’antipatia dichiarata per il giornalismo di Repubblica (e la butto lì, anche per quello “alla Travaglio”), che la fa troppo facile, che l’antiberlusconismo a priori vuol dire disinformazione, ecc. E perdiate di vista il centro della questione avanzata da Giannini. Non interessa e non è in discussione il fatto che sia giuridicamente corretta l’introduzione della norma, il fatto che la Mondadori abbia avuto già ragione in due gradi di giudizio.

    Il punto è: l’introduzione della norma avvantaggia l’azienda di Papi Silvio? Sì. E si noti che nessuno sostiene che avvantaggia SOLO l’azienda di Papi Silvio; tra l’altro anche il Lodo Alfano non avvantaggia solo Berlusconi, epperò si parla di legge AD PERSONAM.

    Giannini non critica la Mondadori perché ha approfittato dell’introduzione della norma (o comunque non è questo il punto, la Mondadori si comporta da azienda e attua scelte economicamente vantaggiose, fair enough), Giannini critica il Governo di Papi Silvio e la maggioranza dei Bananas che hanno votato una legge che avvantaggia lo stesso Papi Silvio. Punto.

    L’obiezione tua e del tuo amico secondo cui non è la prima volta che accade una cosa del genere e che quindi non si coglie dove sia l’eccezionalità del fatto, beh, lascia il tempo che trova. Secondo te quindi sarebbe meglio tacere anche sul processo breve, sulle intercettazioni, perché, oh, non è mica una novità, e poi mica avvantaggia solo Berlusconi.

  26. segnale orario:

    Caro Francesco, per me ti stai arrampicando sugli specchi. La Mondadori non è stata né assolta né condannata perché l’intervento del governo ha impedito che si facesse giustizia in un senso o nell’altro. Il fatto che sia stata assolta in primo e secondo grado non significa assolutamente niente.

    Non voglio poi nemmeno prendere le tesi dei post da te citati, quando per esempio si sostiene che un giornalista prima di dire una cosa deve portare le prove. Guarda che fate un po’ di confusione, vi confondete con i magistrati. I giornalisti non sono pubblici ministeri, ma devono semplicemente cercare di raccontare i fatti e tanto meglio se si riescono a trovare indizi utili alla ricerca della possibile – ipotetica – verità. A raccogliere prove e fare processi ci devono pensare altri.

  27. francescocosta:

    A parte che m.fisk non è un mio amico e conosco semplicemente il suo blog, qual è la parte di “è una prassi” che non è chiara? Le intercettazioni o il processo breve non sono una prassi. I compromessi tra fisco e imprese in presenza di cifre del genere lo sono.

    Ho risposto a segnaleorario: ognuno può avere le opinioni che vuole, ma i fatti sono che SECONDO LA LEGGE in questo paese si è innocenti fino a prova contraria (altro che “non vuol dire niente”) e la cosa vale cento volte di più in caso di doppia assoluzione. Davvero, oh, è una cosa elementare: la differenza tra sistema inquisitorio e sistema accusatorio. State sostenendo che Mondadori deve dei soldi al fisco per la ragione che il fisco li chiede, e questa è una cosa da diritto medievale, che spiegano al primo anno di giurisprudenza. In questo momento Mondadori non deve al fisco una lira.

  28. Gambero:

    Tra l’altro lo scandalo (?) di quest’ennesima legge “promossa da” e “fatta per” Papi Silvio, ha l’indiscutibile fattore positivo di rappresentare (agli occhi di chi vuol vedere) che il conflitto di interessi non è la fantomatica questione retorica della sinistra, di intellettuali completamente sfasati dai problemi della ggente.
    Al contrario il conflitto di interessi di Papi Silvio Berlusconi mette le mitiche mani nelle altrettanto mitiche tasche degli italiani, togliendo soldi al fisco a favore di poche aziende.

  29. Gambero:

    @francescocosta

    Il fatto che sia una “prassi” o meno non me ne pò fregà di meno. Is it clear?
    Qui si parla (e Giannini parla) del conflitto di interessi di Berlusconi, non di questioni giuridiche che interessano a te e a m.fisk. Il fatto che la Mondadori, Valentino Rossi o Pavarotti abbiano pattuito al fisco una somma minore di quanto eventualmente dovuto (oh, ho detto eventualmente) e che questa sia la “prassi” non è rilevante ai termini del problema.

    Qui si parla del conflitto di interesse di Berlusconi. Voglio dire, se tu e il tuo non amico non siete interessati a parlarne, parlate d’altro.

  30. Gambero:

    Tra l’altro, e chiudo, non voler vedere (o non interessarsi, o non concentrarsi quasi esclusivamente su) come il tentativo di introdurre la norma ad aziendam sia stata attuata nel corso di diversi mesi, in tutti i modi e in tutte le salse, sfidando Fini e il Quirinale, non per il greater good, ma per avvantaggiare esclusivamente l’azienda di Papi Silvio. Ecco, a fronte di questo, notare che, tutto sommato, la suddetta norma formalizza una “prassi”, beh. Bah. Boh.

  31. Manuele:

    E’ lo stesso problema dell’iva per il digitale terrestre e il digitale satellitare. Ogni cosa in Italia è avvelenata e avvelenabile dal conflitto di interessi. E’ assolutamente impossibile far leggi in queste condizioni ed è impossibile fare valutazioni “oggettive” sui singoli provvedimenti.

    In condizioni come queste la democrazia è solo superstizione (come diceva il grande signor G.) e i discorsi da fare son pochi: Berlusconi non può e non deve governare. E anche se sessanta milioni di persone lo voterebbero non me ne frega una mazza. E il peso politico di questa situazione sta tutto nei Violante, nei D’Alema e in tutti quelli che negli ultimi sedici anni lo hanno a più riprese legittimato.

  32. marcoesposito:

    Quindi Berlusconi ha fatto bene a farsi una legge ritagliata sulle proprie necessità e sulle proprie aziende.

    E fanculo Repubblica che denuncia queste cose.

    Tutto a posto

  33. piti:

    non mi entrano i commenti. Costa, a cosa potrebbe essere dovuto?

  34. enrico l.:

    il punto del post è che nel caso specifico la legge introdotta NON favorisce la mondadori, che ha già avuto ragione in due gradi di giudizio e non deve nulla al fisco; la nuova legge serve solo ad agevolare la chiusura del contenzioso.
    che berlusconi abbia fatto altre leggi a proprio beneficio, abbia prodotto un degrado culturale e abbia stonato quando cantava sulle navi sarà anche vero ma non c’entra nulla con il tema in discussione, che è il commento fuorviante di Repubblica su un fatto specifico.
    L’antiberlusconismo fanatico è ridicolo e dannoso e male fa Repubblica ad alimentarlo: quanto serva lo dimostra il fatto che il berlusca sta dove sta da 15 anni e se si andasse a votare domani (liberamente e democraticamente) con ogni probabilità vincerebbe di nuovo.
    Forse sarebbe ora di accantonare l’astio e il moralismo e di sostituirli con qualche proposta politica seria. Altrimenti il berlusca ce lo teniamo finchè campa

  35. marcoesposito:

    “la nuova legge serve solo ad agevolare la chiusura del contenzioso.”

    E ti pare poco enrico? Ma da quando in qua le leggi di un parlamento, di un’istituzione, devono agevolare la chiusura di UN contezioso?

    Antiberlusconismo? Qui si parla di rispetto della cosa pubblica. Non si può disegnare una norma di legge su un singolo caso giudiziario. E tanto meno se la si può prendere con chi denuncia questo fatto.

    Ma i giornalisti, allora, che ci stanno a fare? A riportare le dichiarazioni di tizio e caio?

  36. Aubrey Bezzi:

    A France’, e pure te, lasciali stare, è ‘na battaja persa… Porelli, mica è colpa loro…

  37. Gambero:

    @enrico I.

    Vabbè, sulla legge salva Mondadori la pensiamo in modo diverso.
    Quello che mi fa sorridere è il raccontarsi che sia stato l’anti-berlusconismo (dei D’Alema, Veltroni, Rutelli, immagino) ad aver tenuto in vita politicamente per 15 anni il Berlusca e che, come dici tu, “sia arrivato il tempo di accantonarlo”.

    Vallo a raccontare ai Repubblicani negli States che è meglio evitare di attaccare personalmente Obama, e che invece è il caso di “fare qualche proposta politica seria”. Poi vedi come ti rispondono. E vedi come vincono le elezioni del 2 novembre, con quello che tu chiameresti l’anti-obamismo.

  38. piti:

    no, dai, spiegaci tu, aubrey, che hai la fortuna che a noi ci è mancata. Tu che puo capire, che noi non abbiamo colpa. Spiegaci.

  39. marquinho:

    @gambero
    se per questo Francesco Costa è convinto che i repubblicani non vinceranno. Poi qualcuno magari ci spiegherà che sì hanno vinto ma non perché hanno attaccato Obama. Fare l’opinionista non è difficile basta avere faccia tosta e contare sulla scarsa memoria dei tuoi lettori
    Quindi ci provo anch’io
    A mio parere il parere non è l’eccesso o la carenza di antiberlusconismo che giova al cavaliere, ma il desiderio di distinguersi sempre, ad ogni costo, per cui per qualunque cosa ci sarà sempre un travaglio da una parte e un costa dall’altro a dire che è troppo o troppo poco

  40. champ:

    Francesco, spero non sia colpa delle mie ripetute google-condivisioni dei post del “tuo amico” se ora ti ritrovi con tutti questi scocciatori per casa :-)
    Aggiungo (ma questo è un commento già fatto in altre occasioni) che il danno peggiore dell’articolo di Giannini è proprio quello fatto al senso dello stato nelle genti di sinistra un tempo molto piu’ attente a certe cose.
    Come si fa a stigmatizzare berlusconi che contrappone la costituzione materiale a quella reale e poi sostenere che mondadori deve dei soldi al fisco nonostante sia stata assolta già due volte? Qui mancano le piu’ elementari basi del giudizio.
    Povera Italia!

  41. marcoesposito:

    Ragazzi, comunque questo è un blog con i commenti.

    Serve anche e soprattutto a confrontarsi con chi ha idee diverse.

    Porelli, scocciatori per casa…

    Ripeto il mio concetto, e poi mi ritiro da dove non sono gradito.

    @champ. Il punto non è se Mediaset dovesse o meno qualcosa al fisco. I primi due gradi di giudizio hanno detto che no, non deve nulla. Il problema è l’aver utilizzato la cosa pubblica, per un interesse privato, disegnando una legge su misura per l’azienda del presidente del consiglio. Questo è un problema in una democrazia.

    Arrivederci.

  42. champ:

    La mia era una battuta. Il punto posto da Giannini (ovvero l’oggetto di questo post) pero’ e’ un altro: il fatto che il governo ha fatto una legge per consentire a mondadori di non pagare una cifra che deve al fisco. E questo e’ semplicemente falso. Il mio commento e’ poi sui danni fatti da articoli come quello che portano persone presumo in buona fede ad affermare che mondadori non deve nulla solo perche’ il governo ha emanato quella legge (piti ad esempio). Altra cosa semplicemente falsa.

  43. marcoesposito:

    @Champ, però Giannini questo lo spiega bene. Più volte dice che in primo e secondo grado Mondadori ha vinto.

  44. Alessandro:

    Ma perché fregiarsi continuamente -con tono da martire- di questo attributo di “giornalista prezzolato”? Francamente nessun commentatore dotato di buon senso penserebbe mai che il misconosciuto giornalista autore di questo blog abbia un mercato: chi volete che sborsi cifre per garantirsi un giudizio benevolo su una così trascurabile finestrella di informazione? Non si preoccupi Costa, non abbiamo alcun motivo per dubitare della sua onestà.

  45. m.fisk:

    Tanto vale segnalare un ulteriore contributo: http://blog.mfisk.org/2010/08/meglio-nu-malaccordo-ca-na-causa.html

  46. Carlo M:

    caro m.fisk, a me sembra al contrario che né tu né costa riusciate a cogliere il nocciolo della questione, o forse lo cogliete ma fate finta di non coglierlo, oppure lo sottovalutate.

    come ho già scritto precedentemente, non mi interessa se la mondadori debba o non debba soldi al fisco, o se abbia ragione o torto, o se lo stato e la mondadori ne traggano un beneficio o un danno, né m’interessa qualsiasi altro effetto tecnico del decreto in questione. sicché la tua dettagliata analisi dalla A alla H è totalmente irrilevante.

    è rilevante solo ciò dici al punto I, appunto, ovvero che la mondadori è di berlusconi. e sottolinearlo non è affatto un atteggiamento stupido. è decisamente più stupido non afferrarne la portata.

    il governo berlusconi ha legiferato su una materia nella quale un’azienda di berlusconi aveva un contenzioso in corso con lo stato.

    dovrebbe bastare questa semplice considerazione a chiudere la qiestione. ma siccome non vi basta vado avanti e ripeto di nuovo ciò che ho già scritto: il punto fondamentale è che il berlusconi legislatore, quando legifera su una materia nella quale ha interessi personali, ha torto anche quando ha ragione. infatti anche la più normale prassi legislativa – nella quale il decreto in questione ricadrebbe se a emanarlo fossimo tu costa ed io – nel caso di berlusconi diventa, se va bene, di dubbia opportunità.

    sì, è evidente che berlusconi ha interessi ovunque, ed è proprio per questo che la sua credibilità legislativa è ovunque quasi nulla, è il suo peccato originale.

    ripropongo l’esempio scolastico e paradossale: se io sono il capo del governo e sono imputato in un processo alla fine del quale se ritenuto colpevole potrei essere condannato a morte, non posso intervenire per abolire la pena di morte.
    ovvero posso (certo che posso, sono al governo) e l’intervento sarebbe di per sé senz’altro giusto e ineccepibile, ma inutile che poi io mi lamenti se il commentatore di turno, i miei avversari politici, chi mi vuole male e i commmunisti che mangiano i bambini, obietteranno che sono intervenuto solo perché io personalmente ne traevo un vantaggio. c’est la vie.

    il problema del conflitto d’interessi non può quindi passare in secondo piano o in cavalleria, ed è, come volevasi dimostrare, la ragione dell’intrinseca debolezza di berlusconi, poiché quando egli legifera su una materia nella quale ha interessi diretti non è mai credibile sino in fondo, indipendentemente dalla bontà della legge.

    e non è vero che non c’è una legge che si occupa di questo problemuccio:

    legge n. 361 del 1957, Art. 10, punto 1

    1. Non sono eleggibili inoltre:
    1) coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l’obbligo di adempimenti specifici, l’osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o la autorizzazione è sottoposta.

  47. francescocosta:

    Solo una cosa per Alessandro, commento numero 44: sei in grado di motivare quel “continuamente”? Cioè, sei in grado di trovare su questo blog almeno un altro episodio in cui io mi sarei definito “martire” o “giornalista prezzolato”? Non ti chiedo di arrivare a cinque, ma dato che scrivi “continuamente” dovrei. Te lo chiedo perché l’ho fatto solo questa volta, e con riferimento alla discussione fatta nei commenti di uno o due post prima di questo. E quindi mi interessa capire com’è che uno decide di scrivere una stronzata: se accade per caso, scrivendo la prima cosa che viene in mente, o se è una cosa deliberata buttata lì e sperando che l’interessato non risponda.

  48. Alessandro:

    D’accordo, mi sono espresso male, mi spiego meglio. Che lei sia “prezzolato” lo ha scritto esplicitamente -probabilmente- solo questa volta, non ho difficoltà ad accogliere questa sua garbata segnalazione e a correggermi scusandomi per l’inesattezza: se preferisce, quindi, elimini quel “continuamente” dal mio commento e vedrà che va benissimo comunque, ma davvero; se vuole può pure intervenire materialmente per eliminarla, col mio assenso. Ad ogni modo mi fa piacere per lei se la farà sentire meglio la consapevolezza di aver scritto questa cosa ridicola solo una volta (sarebbe comunque un unicuum molto rivelatore, devo dire, del proprio abito mentale).

    p.s.
    Il “continuamente” rimarrà però, dal mio personale punto di vista, applicato al “martire”, atteggiamento che lei ha assunto nei confronti dei commenti negativi al post “la risposta è sì” (da cui il mio errore), dove tra l’altro al commento #41 ha scritto: “Che ci siano cose poco chiare e da spiegare nella storia della casa a Montecarlo non è opinione del Giornale: è opinione di tutta la stampa italiana, da Libero all’Unità. Saranno tutti prezzolati al soldo dei servizi segreti”. Ravviso, quindi, una continuità nelle sue ultime modalità espressive (le uniche che conosco, tra l’altro, essendo capitato per caso su questo blog), e di conseguenza, proprio etimologicamente, reputo sia appropriato -da parte mia- usare il termine “continuamente”.

    p.p.s.
    Beh, poi quell’osservazione sullo scrivere (stronzate, noblesse oblige) sperando che l’interessato non legga la trovo così involuta e priva di senso che mi astengo dal commentarla.

    Buone cose.

  49. Alessandro:

    Ma perché fregiarsi -con tono da martire- di questo attributo di “giornalista prezzolato”? Francamente nessun commentatore dotato di buon senso penserebbe mai che il misconosciuto giornalista autore di questo blog abbia un mercato: chi volete che sborsi cifre per garantirsi un giudizio benevolo su una così trascurabile finestrella di informazione? Non si preoccupi Costa, non abbiamo alcun motivo per dubitare della sua onestà.

  50. John Doe:

    Vabbè ragazzi, a me va bene tutto e magari il bello della rete è proprio questo. Magari qui uno può anche ripetere all’autore, per settimane tutti i giorni, che è un coglione e scrive solo stronzate, per di più a pagamento. Poi prova a farlo con rep o un altro qualsiasi quotidiano di quelli seri, professionali e iscritti all’ordine (chiedo scusa per la volgarità), quelli non ti pubblicano e buonanotte. E poi loro mica sono prezzolati, quelli scrivono per passione, mica sono come Costa.

    Facciamo pure che Francesco abbia scritto una cazzata catastrofica, che tanto qui non ci interessa il merito, a quanto pare. Ora la banale curiosità antropologica è: ma chi ve lo fare? È solo perchè qui è gratis oppure comprate anche il giornale e libero, e poi gli scrivete?
    Mica per niente, solo per capire come mai uno scrive qui non per criticare le opinioni, ma per insultare l’autore :-)

  51. Alessandro:

    Ma io davvero non li capisco certi commenti. Forse sarà perché chi li scrive non ha padronanza con la sintassi e la costruzione del periodo. Comunque:

    1)L’autore di questo blog non fa filantropismo, è il suo lavoro; i commenti gli servono per aumentare la sua audience (o alimentare il suo ego): mica è una grande firma che ha già un relativo seguito. Quindi, benché apprezzi la presenza di commenti liberi e il fatto che l’autore a sua volta partecipi attivamente, non mi sento di doverlo ringraziare con particolare devozione.

    2)Si critica le idee e lo stile usato. Entrambe. Esattamente come lui critica, per dire, Travaglio da entrambi i punti di vista.

    3)Io tutti questi insulti non li ho letti, a meno che non si decida che la critica è un insulto. Insulto sarebbe dire “sei un venduto che scrive solo stronzate, e scrivi solo stronzate perché sei uno stronzo”.

    4)Il “venduto”, in particolare, mi pare un’idiozia: è un’idiozia sia dirlo che ripeterlo, come già ho detto, non foss’altro perché l’autore di questo blog non ha -ancora- (lo prenda sinceramente come un augurio per il futuro) l’autorevolezza che giustificherebbe un emolumento pagato da chi vuole essere trattato bene (ma forse mi sbaglio, eh, magari sto parlando con una persona che orienta il pensiero delle masse e non lo sapevo).

    5)Perché commentare in senso negativo? Beh, sarà perché uno si trova sul blog di una persona che con narcisismo e baldanza mostra una certa tendenza a pontificare. E che dal suo piccolo scranno sembra decidere dov’è il giusto e lo sbagliato, chi sa fare il giornalista e chi no (senza concedersi dubbio alcuno neanche verso persone con un filo più di esperienza e titoli) e che talora usa argomenti provocatori e pretestuosi (se non insulsi: posso dirlo o sto offendendo?). Ecco, uno vede ciò e viene voglia di fargli capire che, in fondo, non è così convincente né affabulatore come crede, e che, santo dio, davvero su internet ormai scrivono tutti. Se uno apre un blog si inserisce in questa dinamica: ricevo pan per focaccia, se sono casutico ricevo causticità. Ma c’è una buona notizia: esiste una strada alternativa, che è quella di seguire il vecchio cursus honorum del giornalista, con all’inizio inchieste e tutto quanto, per poi cominciare a regalare il proprio punto di vista solo dopo essersi fatti le spalle larghe ed aver accumulato un certo credito da spendere. Non è obbligatorio avercelo, un blog. A me tutti questi piagnistei fanno ridere.

    6)Certo, ça va sans dire, se si pagasse non commenterei, non foss’altro perché mi vengono in mente 1000 altri modi per spendere meglio i miei soldi, piuttosto che devolverli ad una persona che non fa altro che esprimere il proprio punto di vista, pari, in mancanza di ulteriori dati, a quello degli altri 6 miliardi di persone sul pianeta. Dirò di più, probabilmente non commenterei neanche se mi dovessi iscrivere, perché pure il tempo e l’energia vitale da impiegare per tale attività preferirei destinarle ad altre mansioni (ecco perché, ad esempio, leggo Il Giornale on line -figuriamoci se potrei mai comprare quel ricettacolo di sterco- ma non commento le asinerie che vi leggo). Dopodiché, se l’autore volesse censurarmi, non credo mi strapperei i peli da petto per il dolore. La cosa qualificherebbe lui e non me.

    7)I blog dell’Espresso e di Repubblica sono commentabili e non ho mai sperimentato censura alcuna.

  52. Alessandro:

    Una postilla. Per essere totalmente in pace con me stesso avevo deciso di entrare anche nel merito del tema specifico del post.
    Ma ho trovato difficoltà, e sapete perché? Perché una questione a mio avviso complessa viene liquidata in ben 13 righe dall’autore. Cioè, capite? L’autore spende 13 righe e a me vengono in mente almeno 130 cose da scrivere: a chi parrebbe sensato un commento 10 volte più grande dell’articolo principale? Ecco allora l’illuminazione: mi rendo conto che forse è la superficialità della situazione che mi rende il tutto tanto indigesto, solo quello.

  53. Champ:

    @Alessandro: questo post linka tre articoli (e un quarto si è aggiunto nei commenti) che dedicano alla questione ben più di 30 o 130 righe. Prassi vuole che quando si linka qualcosa, salvo indicazione differente, si intende che quel qualcosa lo si condivide nella sostanza.
    Il tuo argomento pertanto mi appare un tantino pretestuoso. Ma sono certo che ne troverai un altro, visto che lo scopo qui è fare le pulci al padrone di casa :-)

  54. John Doe:

    Ok, quindi se io dovessi andare a riparare la macchina nello stesso modo in cui mi informo, dovrei andare da un meccanico che non capisce una mazza, affronta un crash elettrico totale superficialmente, cambiandomi al massimo una lampadina, e tutto questo lo fa naturalmente per denaro ma, anche se non lo pago se ne fotte, gli basta soddisfare il suo ego di artigiano molto frequentato.

    Ripeto la domanda di natura antropologica: cambiare meccanico…proprio no? Questo di motori non capisce un cazzo ed è pure antipatico e supponente. Ma che è questo, masochismo? Mi sono fermato al meccanico e non ho usato (come esempio) il consulente finanziario, se no sai le risate…

    Ripeto anche il mio consiglio. Ma restare nel merito delle cose, evitando le persone, anche quello no? Invece di star qui a parlare del nulla, non si sarebbe potuto approfondire quello che, per pigrizia o colpa grave, Costa ha a quanto pare solo sfiorato? Ma quando mai…

    Con tutti gli accidenti che gli ho mandato e dopo aver gufato contro di lui, va a finire che mi tocca rivalutare il vecchio Murdoch e la sua proposta di far pagare i contenuti in rete. Roba da matti :-)

  55. Alessandro:

    Scusami John: ma i parallelismi non dovrebbero aiutare a chiarire? Questo del meccanico è davvero astruso e non si capisce nulla: mi vengono i brividi al solo pensiero di quello che avresti potuto combinare con il consulente finanziaro! ;)
    Ora te ne propongo uno io, vediamo se ti garba:

    Sto passeggiando per Hyde Park, ad un certo punto vedo un tizio che si alza sullo sgabello e parla (Speaker’s corner). Se mi fermo ad ascoltare dovrò pagargli una certa cifra? Dopo mi sentirò in dovere di non dire nulla contro la sua arringa per la riconoscenza che provo per lui, essendosi alzato sullo sgabello a parlare e avermi regalato il suo pensiero, considerando poi che ho usufruito di questo servizio “aggratisse”? (orrore!)

    Murdoch credo si riferisse ai giornali, comunque, non a chi commenta notizie scovate da altri. E comunque, uno ci può sempre provare a far pagare, e vedere quanta gente rimane a leggere quelle cose. Basta provare, eh, con o senza Murdoch.

    Questo appello accorato sul “lasciar stare la persona”, davvero non si può leggere! Ma mica sono uscito fuori dal solco del post, mica ho fatto qualche cenno alla persona Costa al di fuori del suo lavoro di blogger (come potrei, non conoscendolo in altra veste). Qui si commenta il commento ad una notizia (la notizia in sé è stra-nota), mica è un’asettica Ansa. Se dico -ad esempio- che è tronfio mi riferisco al modo tronfio di argomentare, e al tagliare con l’accetta le posizioni. Sarà lesa maestà?

    Champ, io intendo quel che dici, ma a questo punto uno commenta gli articoli linkati. Ma dato che l’autore ci ha tenuto a voler esprimere il suo parere, e non si è limitato dire “la penso anche io così” con link associato, mi aspetterei che fornisca lui una serie di argomentazioni efficaci, fornendo coi link principalmente solo i documenti e le fonti, mentre i commenti altrui dovrebbero essere un accessorio, un “di più”. Però forse qui sbaglio io, è questa la prassi dei blog, evidentemente.

    Comunque, possiamo sotterrare l’ascia di guerra per quanto mi riguarda: l’autore del blog ha una certa vis polemica (che mi ha, per così dire, istigato), anche io me ne riconosco una certa quota, e a quanto pare anche tutti gli altri commentatori ne sono dotati: direi che va bene così, ma senza crederci troppo.

  56. jenaplinski:

    Riguardo alla Mondadori che evade il fisco! Quindi evasore fiscale , rispetto a me dipendente a cui il fisco preleva automaticamente anche le mutande!! Mi chiedo quanto siamo bravi noi italiani a impallinare l’onesto e goderecciare delle bravate del disonesto, che va sempre nei salotti televisivi a discolparsi (vedi Briatore con la sua Ely)!! E’ un Italia vergognosa e immorale, che non ha più il senso dell’orientamento e smarrisce importanti valori per strada. Li straccia, li consuma e li getta. Che cazzate sento dire per tentare di giustificare la condotta immorale e vergognosa delle parti: Mondadori e Agenzia delle entrate! Embè! trovano un accordo perchè entrambi non ci smenano! Ma che cazzate sono questi giudizi!! Ma svegliamoci una buona volta, gossipari del cazzo!! Vivete solo di bla bla e non ci rendiamo tutti conto che questo governo ci sta prendendo in giro. Loro sempre più ricchi e noi a contare i soldi per tirare la fine del mese!! Ma svegliamoci una buona volta!! E poi, se invece di Marina Berlusconi, la Mondadori l’avesse ereditata la figlia di uno spiantato come Prodi?? Come sarebbe andata a finire?? Ve lo dico io: andava dritta in galera e il buon diavolo di Prodi era costretto a dimettersi!!! NON SI DA IL POTERE E IL GOVERNO DI UNA NAZIONE A UN ULTRAMILIARDARIO!! Italiani……siamo dei pazzi!!!!