Perché Di Pietro non sopporta Vendola

Di Pietro ha stoppato Vendola. Lo ha fatto in modo netto e rumoroso, dichiarando che il presidente della Puglia può candidarsi alle primarie, ma solo «dopo aver risolto i tanti problemi che affliggono la Puglia, e mi riferisco all’economia a pezzi, ai giovani senza lavoro a cui evidentemente non possono bastare la fabbriche immaginarie, ma ci vogliono quelle reali che a fine mese danno lo stipendio». E ribadendo poi che il presidente della Puglia passa troppo tempo a fare interviste invece che a lavorare.

La decisione di Di Pietro potrebbe sorprendere, se letta in relazione a quanto il presidente dell’Italia dei Valori va dicendo da mesi: cioè che bisogna trovare subito un leader per la coalizione, che serve individuare il prima possibile un candidato per le elezioni politiche. In realtà questa non è la prima volta che Di Pietro riserva a Vendola giudizi fortemente critici. L’estate scorsa disse che il presidente dalla Puglia era «malato di berlusconite». Di recente, durante una puntata di Otto e mezzo, aveva affrontato proprio la questione della leadership dicendo che «alle prossime elezioni devono esserci candidati di destra e di sinistra che rappresentino la pacificazione sociale. Per questo non abbiamo bisogno di Nichi Vendola che rappresenterebbe una fascia estrema di tutta la sinistra».

La bocciatura di Di Pietro ha due ragioni. La prima ha a che fare con l’elettorato dell’Italia dei Valori. Dal 2008 a oggi, da quando il flop della Sinistra arcobaleno ha cancellato la rappresentanza parlamentare della sinistra radicale, il partito di Di Pietro non ha fatto altro che crescere: crescere in esposizione mediatica, incalzando il Partito Democratico; crescere in numero di voti e rilevanza politica, sia sul fronte nazionale che sui vari scenari locali. Una crescita che è avvenuta solo in parte a spese del PD, e che si è basata moltissimo invece sulla capacità dell’Italia dei Valori di fare da centro attrattivo per moltissimi ex elettori di Rifondazione Comunista, dei Comunisti Italiani e dei Verdi, orfani dei loro rappresentanti. Di Pietro ha perseguito questa linea con pervicacia, aprendo il suo partito a diversi esponenti con trascorsi nei Democratici di Sinistra (Franco Grillini, Paolo Brutti, Stefano Passigli) e schierandolo su temi storicamente cari alla sinistra e all’ambientalismo italiano, come l’opposizione al nucleare e alla privatizzazione dell’acqua. La discesa in campo di Vendola metterebbe a repentaglio il lavoro di anni: l’abilità retorica idealista e populista del presidente della Puglia, accoppiata all’esposizione mediatica che spetterebbe a un candidato premier, avrebbero la conseguenza di prosciugare in prima istanza proprio il bagaglio di voti dell’IdV, molto più di quanto non potrebbe accadere al PD.

La seconda ragione ha a che fare con uno scontro tutto interno all’Italia dei Valori, in piedi ormai da mesi e mai sopito, nonostante l’attualità politica porti altrove l’attenzione degli osservatori: quello tra Antonio Di Pietro e Luigi De Magistris. Se Di Pietro ha dimostrato di avere intenzione di frenare l’ascesa di Vendola, ostacolando la sua candidatura alla leadership del centrosinistra, De Magistris ha evidentemente progetti del tutto opposti. Non è un mistero che l’eurodeputato pensi al presidente della Puglia come al punto di riferimento di un’area che va dall’Italia dei valori al Popolo viola. Lo ha detto così, lo scorso 30 gennaio, durante un’assemblea pubblica in compagnia dello stesso Vendola: «La sinistra, più un pezzo di PD, più un pezzo di IdV… dobbiamo trovare le forme per costruire un movimento di popolo, non un’alchimia nei salotti. La mia elezione a eurodeputato, la sua vittoria in Puglia, dicono che è possibile». Vendola aveva ricambiato il favore, proponendo De Magistris come candidato a sindaco di Napoli.

C’è un fatto interessante che aiuta a capire un altro aspetto della questione. All’indomani delle regionali De Magistris, intervistato dal Fatto, aveva auspicato una fusione dell’Idv con Vendola e i grillini. Se la reazione di Vendola era stata positiva, di quella dei grillini non si può dire la stessa cosa. Lo stesso Grillo scrisse – con singolare ed eloquente similitudine a quanto detto ieri da Di Pietro – che De Magistris avrebbe fatto meglio a fare l’europarlamentare, invece che dedicarsi a «giochi di potere». Il Popolo viola è un movimento fluido e poco gerarchico, ma finora tra l’asse Di Pietro-Grillo e quello Vendola-De Magistris i suoi componenti hanno mostrato di vedere più con favore il secondo. E anche per questo Grillo ha liquidato il No Berlusconi Day dello scorso dicembre come «manifestazione pagata dai partiti». Insomma, per quanto possa essere lunga la strada da qui al 2013, Vendola una cosa l’ha già capita: i suoi rivali più agguerriti non verranno dal Partito Democratico.

(per Liberal)



20.07.10 - Liberal, Mollichine

31 commenti »

  1. dipende che intendi per “PD”, noi siamo belli perchè siamo variegati, come avrebbe detto Luigi Necco. Nel PD c’è chi vede la candidatura di Vendola come il fumo negli occhi e c’è chi invece la vede come una possibilità concreta di smuovere la palude dei veti incrociati. Staremo a vedere.

    Commento di Marco D del 20 July 2010 alle ore 19:49
  2. De Magistris è un furbacchione e in politica la furbizia non sempre paga. Ha utilizzato il suo ruolo di magistrato per costruirsi una carriera politica. Tutto calcolato. Come è calcolata la sua strategia che sta portando avanti all’interno del partito che gli ha dato quello che mai avrebbe meritato: diventare europarlamentare. Una strategia distruttrice per idv, perchè solo cosi egli può costruirsi un ruolo. De Magistris, che non ha affatto le capacità politiche che ha Di Pietro, gioca a delegittimare IdV per alimentare un dissenso interno ed esterno e diventare paladino dei contestatori (quelli si quattro sfigati senza alcuna capacità di attrarre consensi!). Cosi si vorrebbe ritagliare uno spazio e diventare riferimento di un mondo che, a dire il vero, nulla ha a che fare con IdV. Un furbacchione della peggiore specie, senza alcuna minima capacità politica. Si è montato la testa, ma questo glielo ha consentito Di Pietro purtroppo. Chiediamoci cosa ha fatto in circa un anno e mezzo per la campania e più in generale per il mezziogiorno: nulla di nulla. E’ bravo solo a rompere e distruggere. Chiediamogli cosa ha fatto per i referendum promossi da IdV. Magari spera che l’impresa referendaria fallisca cosi Di Pietro ne uscirebbe a pezzi. Ecco la delegittimazione. Che poi è ingratitudine e spocchiosità. Di Pietro però è politico astuto e lungimirante. Non si farà abbindolare da un venditore di fumo. Da uno spregiudicato speculatore. Uno che quando era magistrato è stato sottoposto a molteplici procedimenti disciplinari e sottoposto a molteplici procedimenti penali. Uno che addirittura è stato ritenuto non idoneo a fare il sostituto pubblico ministero. Gli sono state sottratte le funzioni. Questo è il personaggio. Non so fino a quando riuscirà a continuare ad abbindolare gli italiani. Di sicuro non si prenderà gioco di Di Pietro che eticamente e politicamente è distante da lui anni lui anni luce. Della serie: chi lo conosce lo evita. Tutto questo per dire: se pensa di portare con se verso Vendola pezzi di IdV si sbaglia di grosso. Potrebbe solo portarsi appresso quei quattro sfigati di contestatori che avrebbero voluto costruirsi una carriera politica senza consensi. Che se li porti via al più presto. Ma soprattutto che se ne vada lui al più presto. In IdV nessuno lo sopporta, come quando da magistrato non lo sopportava nessun suo collega. Che se ne vada e lasci crescere il partito che Di Pietro ha costruito con sacrificio e tenacia.
    Luana

    Commento di Luana del 20 July 2010 alle ore 21:00
  3. Lo sai che per la prima volta da quando ti leggo hai scritto un articolo convincente (e che condivido al 100%) di analisi politica in cui citi l’IDV?

    Commento di Manuele del 20 July 2010 alle ore 21:33
  4. sono d’accordo con l’analisi di Costa. Il tiro al piccione, sport tanto caro al centrosinistra (impallinare chi si candida a un ruolo di leader con argomenti pretestuosi), presuppone bassi interessi di bottega che, nel caso di Di Pietro, sono più che evidenti.

    Commento di f.b. del 21 July 2010 alle ore 07:06
  5. l’intenzione di Di Pietro di andare a pescare voti in quella zona la si nota molto in una puntata di annozero, con presente in studio Gino Strada, in cui si prodica in elogi a emergency che sono palesemente innaturali

    Commento di denis del 21 July 2010 alle ore 07:30
  6. anche io stavolta sono molto d’accordo sull’analisi di francesco. Di Pietro teme di essere messo all’angolo. Vendola ha tratti mistico-populistici, però mi pare la cosa più viva della sinistra che c’è in questo momento. Speriamo bene.

    Commento di daniele del 21 July 2010 alle ore 07:49
  7. VENDOLA! UNICA SPERANZA RIMASTA X LA SINISTRA IN ITALIA…SPERO CHE NASCA UN DIE LINKE COME IN GERMANIA..GLI ALTRI…PD IDV GRILLINI..CHE ANDASSERO A FARE IN CULO…

    Commento di mario del 21 July 2010 alle ore 09:10
  8. Insomma, il solito Di Pietro che predica populismo e poi, alla fine, si riduce ai soliti trameggi politici mirati all’autoconservazione del proprio posto al sole.

    Commento di Antonio del 21 July 2010 alle ore 09:20
  9. Di Pietro ha perfettamente ragione. Le manie mistiche di Vendola sono inquietanti quanto raccapriccianti, e sarebbe saggio che ad avventurarsi in critiche alle parole di Di Pietro fosse un pugliese, ovvero qualcuno che ha toccato con mano la politica fallimentare di Nichi. Cosa ha lasciato Vendola in Puglia (il dettaglio surreale è che ne stiamo parlando, come se avesse concluso il suo mandato presidenziale regionale)? Una voragine nella sanità pubblica, tagli agli ospedali (e non certo per la manovra economica del governo, ma perchè Nichi si è avvalso di consulenti esterni cialtroni benchè sommamente remunerati), benedizione di Marcegaglia e di De Benedetti per le loro porcate in Puglia, inceneritori illegali a gò gò.
    Vendola è perfettamente simmetrico a Berlusconi e, d’altra parte, lui stesso lo ha dichiarato in più occasioni.
    Sinceramente non credo che la sinistra abbia bisogno di un Sai Baba tutto fumo e niente arrosto, nè di un pifferaio magico, nè di un incantatore di serpenti.

    Commento di gisella del 21 July 2010 alle ore 09:55
  10. analisi condivisibile.
    detto cio’, piuttosto che votare dei ciarlatani come de magistris di pietro o vendola mi sopporto il berlusca per altri 15 anni

    Commento di enrico l. del 21 July 2010 alle ore 10:53
  11. Vorrei (ironicamente) fare un complimento all’intelligenza, e all’autostima, di chi dice che piuttosto che votare demagistris o vendola sopporterebbe il berlusca per altri 15 anni. sarebbe come dire… poiché sono tutti poco raccomandabili, piuttosto che farmi fregare dal ladro d’appartamento, mi faccio rubare dal Mostro di Milwaukee!!! E’ molto italiano: fare i complimenti al malvivente che ti ha appena sodomizzato. E chiedere anche il bis. Popolo di santi, poeti, navigatori…. fascisti, mafiosi…

    Commento di matrix977 del 21 July 2010 alle ore 11:57
  12. naturalmente, al contrario di quanto dice gisella, è di pietro ad essere perfettamente simmetrico a berlusconi. entrambi sguazzano nell’antipolitica, da sempre. quanto prima ci libereremo di emtrambi meglio sarà per l’italia.

    ad ogni modo, è sempre una bella cosa vedere come nella sinistra italiana l’armonia regni sovrana.

    Commento di Carlo M del 21 July 2010 alle ore 12:35
  13. E’ solo dovuto all’anomalia italiana e alle distorsioni causate dal berlusconismo che uno come Di Pietro sia potuto apparire agli occhi degli elettori come un personaggio politico radicale. Non mi sorprende affatto che l’IDV non veda di buon occhio la candidatura di Vendola. Per quanto la sua abilità oratoria gli permetta di incantare anche la platea di Confindustria, resta pur sempre un’esponente di Sinistra, la sinistra quella vera, quella che discende direttamente dalle ideologie otto-novecentesche. Di Pietro invece è un centrista, per certi versi un conservatore. Cosa avrebbe a che fare l’IDV con Vendola?

    Credo che simili confusioni nascano dall’evidente anomalia del nostro sistema politico, dove forze politiche dotate di identità diverse (come Vendola e Di Pietro), si coalizzano in funzione anti-berlusconiana e in difesa delle istituzioni ormai a rischio.

    Commento di Faust del 21 July 2010 alle ore 12:58
  14. se le premesse sono queste, un eventuale governo con Vendola-Di Pietro-Bersani e magari anche Casini (ma si! tutti insieme appassionatamente) vincerebbe pure le elezioni, ma dopo 12 mesi si torna a votare… e mi sono tenuto largo…

    Commento di peppe del 21 July 2010 alle ore 15:17
  15. Questa storia delle istituzioni a rischio mi ha rotto le palle, nel senso che sembra che le istituzioni siano a rischio solo da quando c’è Berlusconi.
    In questo paese di merda le istituzioni sono SEMPRE state a rischio, perché chiunque abbia governato l’ha fatto per farsi i maledetti cazzi suoi, sempre, e di qualunque colore fosse il governo.

    Commento di biagio del 21 July 2010 alle ore 17:06
  16. X Biagio

    Hai ragione, in questo paese tutti i partiti di governo si sono fusi con la malavita e si sono trasformati in comitati di affari o strumenti di clientele o peggio… Ma perlomeno nessuno si sognava di mettere in discussione le istituzioni democratiche. Oggi invece i nostri pessimi governanti, non solo continuano ad essere degli incompetenti e a fare affari sulla nostra pelle, ma addirittura sono diventati così arroganti e sicuri di sè da voler imporre spudoratamente il proprio potere alla faccia di ogni regola democratica. E’ vero che la democrazia nel nostro Paese è sempre esistita solo sulla carta, ma leggi come quella sulle intercettazioni o la prossima riforma della giustizia, ci priverebbero anche di ogni possibilità di mettere a posto le cose.

    Commento di Faust del 21 July 2010 alle ore 18:20
  17. Gisella, in quale Puglia vivi? Questo sfacelo io non lo vedo proprio, e probabilmente non lo vedono nemmeno il 48% di Pugliesi che ha riconfermato Vendola alle ultime regionali.
    Un foggiano.

    Commento di Skeight del 21 July 2010 alle ore 20:56
  18. Che Berlusconi metta a rischio le istituzioni (eufemismo: le ha praticamente stracciate) più di qualsiasi altro politico del presente e del passato (e la sua corte più di qualsiasi altra classe di governo del passato prossimo o remoto) non può essere considerata un’opinione, ma un mero dato di fatto.
    Sarebbe ora di capirla.

    Commento di piti del 21 July 2010 alle ore 22:07
  19. scusate, com’e’ che vendola ha ragione se lo vota il 48% dei pugliesi e berlusconi invece se lo vota la maggiranza degli italiani abusa delle istituzioni?
    e dove sarebbereo i dati di fatto che indicano che berlusconi mette a rischio le istituzioni?
    a me i dati di fatto sembrano altri: per esempio che l’antiberlusconismo saccente ha rincoglionito l’opposizione, che da anni la sinistra non riesce ad elaborare proposte politiche serie, che i governi che si si sono alternati a quelli del berlusca (ne abbiamo avuti in questi anni) sono riuciti a fare quasi peggio di lui, che la difesa a oltranza di una costituzione parolaia e di una magistratura mediocre sta rendendo quasi impossibile il governo della cosa pubblica (non certo a danno del berlusca, che della cosa pubblica se ne frega), che se i leader emergenti dell’opposizione sono al livello di un vendola o di un di pietro o di un de magistris il berlusca puo’ star sereno finche’ campa, che la pretesa di trovare il rilancio della sinistra sul piano dell’etica anziche’ su quello del del buon governo e’ tanto italiota (italiana+idiota) quanto vana.
    Potrei continuare, ma non so se ne vale la pena

    Commento di enrico l. del 22 July 2010 alle ore 02:24
  20. L’articolo è interessante. Condivisibile. Con un vizio di fondo (non del pezzo in sé, ma del modo in cui ormai ragioniamo tutti in Italia, a sinistra in particolare): si disquisisce su come trovare il giusto mezzo per mettere insieme la rava e la fava.

    Il problema della sinistra italiana, dalla sinistra-rosa-centro-che-più centro-non-si-può in là non sono queste alchimie para/pre elettorali, ma il fatto che non ci sia un’idea chiara che sia una da proporre agli elettori.
    Vendola, in mezzo al fumo, qualcosa dice: ma con certe posizioni che ha qui al nord non beccherà un voto.

    Sempre qui, La Lega – il fenomeno politico di questi anni – vince invece perché i suoi elettori (e non solo loro) capiscono bene cosa vuole. Quello è: se poi ti piace, mi voti, altrimenti ciccia. Ma l’elettore, almeno nelle cose essenziali, sa bene “cosa ha in mano”.

    La sinistra, foss’anche il solo PD, chi lo sa cosa vuole?

    Sono convinto che per vincere – conquistando anche parte del centro – basterebbe che si mettessero d’accordo su pochi e chiari concetti.

    A titolo d’esempio:
    - una più equa distribuzione dei redditi e delle risorse;
    - Investire e lavorare davvero (non a chiacchiere e poi si va in tutt’altra direzione) per una sanità e una scuola pubbliche di livello ovunque;
    - Obbligare, e sottolineo il termine, le istituzioni private ad un approccio etico al profitto, ad esempio sparigliando gli odiosi cartelli di banche e assicurazioni;
    - Mandare una volta per tutte al mare le tante corporazioni italiote;
    E via così.

    Oddio: si chiama socialdemocrazia.
    Che parolaccia vetusta e ormai impraticabile.
    Meglio sguazzare nel casino. E noi con loro.

    Commento di dalomb del 22 July 2010 alle ore 09:18
  21. enrico, se arrivi al massimo a robe tipo:

    “dove sarebbereo i dati di fatto che indicano che berlusconi mette a rischio le istituzioni?”
    oppure
    “i governi che si si sono alternati a quelli del berlusca (ne abbiamo avuti in questi anni) sono riuciti a fare quasi peggio di lui, che la difesa a oltranza di una costituzione parolaia e di una magistratura mediocre sta rendendo quasi impossibile il governo della cosa pubblica”

    ecco, non vale la pena che continui.

    Commento di piti del 22 July 2010 alle ore 10:18
  22. “- Obbligare, e sottolineo il termine, le istituzioni private ad un approccio etico al profitto, ad esempio sparigliando gli odiosi cartelli di banche e assicurazioni;
    - Mandare una volta per tutte al mare le tante corporazioni italiote;”

    ecco, se non ricordo male, l’unico che in questo paese c’ha provato è il Bersani Pierluigi, quando era ministro.
    o mi sbaglio ?

    Commento di marco del 22 July 2010 alle ore 12:37
  23. @ marco: e quindi Prodi primo ministro.

    Ma è così bello dire che sono tutti uguali, signora mia. Pensa a quanta fatica in meno. Confrontare, riflettere, leggere, parlare, cambiare idea. Nonono. Faccio così: dico che sono tutti uguali, che faccio prima, così rimane il tempo per qualche altra cosa. Una lampada, una ciulatina, chenesò.

    Commento di piti del 22 July 2010 alle ore 12:40
  24. @piti

    Mettiamola così, se la scelta è tra il peggio e il meno peggio, allora sì, magari, forse, chissà, potrei anche votare Vendola, ma obtortissimo collo, e in ogni caso con il rimpianto della ciulatina lasciata e persa…
    E comunque dopo un anno saremmo di nuovo da capo a dodici, poco ma sicuro.
    Stiamo messi bene, stiamo.

    Commento di biagio del 22 July 2010 alle ore 13:07
  25. Con Berlusconi non siamo nemmeno a capo. Siamo a coda. Ma è possibile essere ancora aperti verso questo individuo, nascondendosi dietro i limiti di Vendola o di chicchessia? Chi nega i difetti, i problemi, le incongruenze di chiunque? Ma la fine di Berlusconi, se non è condizione necessaria per provare a riemergere la china, è di stra-sicuro condizione necessaria.

    Commento di piti del 22 July 2010 alle ore 13:50
  26. Sono sincero, io credo che la leadership del centrosinistra non possa compiersi pienamente se fatta a dispetto del PD. Ok, il PD è debole, il PD è ambiguo, ma resta il partito di maggioranza di un’ipotetica coalizione di centrosinistra.

    Il PD è chiamato a fare delle scelte, e più tardi le farà, peggio sarà. E’ chiamato a chiarire puntualmente una via politica per arrivare al 2013 come non ha mai fatto prima. Con una coalizione seria, coesa e con una leadership legittimata da tutti.

    Adesso il PD deve chiarire con chi vuol andare a braccetto. Deve fare una scelta chiara, perché evidentemente da SEL all’UDC, passando per l’IDV, le contraddizioni sono eccessive e palesi anche per i cittadini meno attenti.

    Io attendo il mio partito (l’IDV) al varco di questa decisione e deciderò se rinnovare o meno la tessera proprio in funzione di questa decisione. Ma finché il PD fa finta di niente e finché tutti navigheranno a vista, siamo condannati a tenerci questo cancro democratico che stiamo vivendo.

    Commento di Manuele del 22 July 2010 alle ore 18:52
  27. ecco, se non ricordo male, l’unico che in questo paese c’ha provato è il Bersani Pierluigi, quando era ministro.
    o mi sbaglio ?

    Non ti sbagli. Ma l’approccio è stato timidissimo. E immediatamente abortito alla prima contestazione.

    Commento di dalomb del 22 July 2010 alle ore 20:16
  28. Tutto stranamente condivisibile, tranne la chiosa finale. Gli avversari principali sono già venuti dal PD e Vendola li ha già sconfitti. Due volte, nel caso di Massimo D’Alema.

    Ma non c’è due senza tre, temo e auspico allo stesso tempo.

    Commento di Anellidifum0 del 22 July 2010 alle ore 23:47
  29. dalomb, veramente l’approccio di bersani non era stato affatto timidissimo. il problema è che 4 mesi dopo è caduto il governo (certo non per colpa di bersani).

    Commento di Carlo M del 23 July 2010 alle ore 08:53
  30. Vogliamo capire o no, che per battere Berlusconi ci vuole uno straricco come lui?? Ce lo vogliamo mettere in testa, tutti quanti sinistrossi e oppositori!!? Di Pietro, Vendola, Grillo, De Magistris, Bersani, Veltroni, Franceschini, Serracchiani, ecc. ecc. sono tutte persone degne di rispetto ed è comprensibile e di valore il loro impegno nel trovare un modus vivendi che accomuni le varie strategie per far affiorare dalla melma la sinistra o quanto meno l’opposizione italiana. Certo in ogni casa si accendono discussioni, questo è detto da sempre “il sale della democrazia”. Attenzione, però l’obbiettivo comune dell’opposizione è uno solo ed unico: battere Berlusconi!! Siamo d’accordo si o no!! Bisogna rispondere a questa prima domanda! Se si, bisogna lasciare per strada legami laccioli e paletti che ostacolino una piattaforma di punti programmatici irreversebili ed inderogabili, condivisa da tutto lo schieramento, senza continuamente litigare e cavillare nel merito delle scelte! Poi bisogna che l’opposizione trovi un leader da contrapporre a B. Uno dei requisiti che deve avere è : essere MULTIMILIARDARIO!!!!!! Riepilogando: piattaforma condivisa e leader megariccone!! Questa è la formula per battere B. State forse ridendo ??? Beh, lo immagino! E’ per questo che B. ci prenderà ancora per il culo altri 50 anni!! Continuiamo a discutere di fantapolitica e di giochetti di potere, invece di essere pratici e realisti. Andando avanti di questo passo c’è un secondo rimedio, per l’Italia ormai andata in malora: “aspettare la morte del cavaliere!!” Allora si salvi chi può!!

    Commento di jenaplinski del 10 August 2010 alle ore 23:31
  31. Vendola, candidandosi alle primarie, ha fatto un grande favore al PD. Non si può essere il candidato di qualcuno che si combatte, e quindi ha pacificato (relativamente, Turigliatto etc) l’area alla sinistra del PD. Questo paradossalmente ha dato al PD ampio spazio di manovra al centro, verso Casini ed il tranfuga Rutelli. A fare la sottiglietta nel panino è rimasto Di Pietro.

    Commento di Filippo Filippini del 5 September 2010 alle ore 22:03

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