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Delinquenti da una parte, polizia morale dall’altra

La discussione tra Alessandro Gilioli e Francesco Cundari – cominciata da questo post, sulla legge sulle intercettazioni ma anche su molto altro – oggi arriva sulle pagine del Corriere della Sera e del Foglio. Non serve essere amico o sodale di Massimo D’Alema – io non lo sono, né personalmente né politicamente – per capire che Cundari ha semplicemente ragione, e le cose che dice hanno a che fare con i più semplici e basilari principi di civiltà di una democrazia e di uno stato di diritto degni di questo nome. Ho trovato sinceramente imbarazzante, nel vero senso della parola, non tanto la legittima opinione di Gilioli quanto la sua totale incapacità di argomentare e difenderla in modo dignitoso. Persino una posizione discutibile come la sua meriterebbe avvocati migliori, ma leggete voi stessi e fatevene un’idea.

Il senso del discorso di Cundari sul diritto alla riservatezza – che non è una difesa della legge che il governo tenta di far passare, ma una critica all’utilizzo delle intercettazioni in questo paese: da parte delle procure e da parte dei giornali – è stato descritto bene da Federico D’Ambrosio, più volte citato dallo stesso Cundari.

Io ritengo il diritto alla riservatezza qualcosa d’importante: si può derogare con le dovute garanzie ma esiste. Non stiamo parlando di niente di diverso da Giovanardi che fa controlli antidroga a sorpresa nei bagni pubblici e nei bicchieri abbandonati per poi pubblicarli sui giornali. Non stiamo parlando di niente di diverso da un primario ciellino che pubblica sul giornale i nomi di chi ha abortito. Non stiamo parlando di niente di diverso da un medico di un centro trasfusionale che pubblica sul giornale chi ha dichiarato di aver avuto rapporti non protetti con multipli partner di sessi vari (perché il popolo ha diritto a sapere di chi diffidare, direbbero loro). Non stiamo parlando di niente di diverso da un sacerdote che faccia sapere in giro chi ha peccato di adulterio. (Beh, qua almeno c’è la scomunica). Gli stati moderni ci proteggono da tutto questo. Non distruggiamo tutto solo per fare un dispiacere a Berlusconi.

Nei giorni scorsi cose altrettanto sensate erano state scritte sulla Stampa da Mario Calabresi e Luca Ricolfi, ma magari sotto sotto sono anche loro degli oscuri dalemiani in incognito.