A lavorare
A saperli fare, gli exit poll funzionano. Non sono perfetti, hanno larghi margini di errore ma riescono a indicare tendenze e avere qualche fondamento. Non è normale che otto o nove punti di (prevedibile) astensionismo facciano saltare tutto: se succede, è perché non hai saputo fare il tuo mestiere – che, come abbiamo scoperto nel 2006, per non parlare delle ultime regionali in Sardegna, per molti consiste semplicemente nel tirare a indovinare. Per dire: se il cambiamento repentino delle dimensioni dell’elettorato – boom dell’astensionismo o dei votanti – condizionasse gli exit poll al punto da renderli inaffidabili, alle ultime presidenziali americane non ne avremmo letti. Invece li abbiamo letti, ed erano affidabili. Perché? Perché li sanno fare.
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mmm. non è esattamente così. vero che li sappiano fare meglio, ma vero anche che non contano tanto i risultati che ottieni da un campione, quanto il modello statistico che viene spalmato su quei dati per uniformarlo alla realtà.
ed infatti i grandi flop degli exit poll ci sono stati in presenza di nuove leggi elettorali o fenomeni [come un astensionismo così alto per una tornata amministrativa] di cui non esistono modelli statistici solidi e sperimentati, né riferimenti esteri analoghi da acquistare.
funziona un po’ come i settaggi di un circuito, per una motogipì.