Liberi tutti

Ragionavo sul pronunciamento della Corte Costituzionale sul matrimonio gay atteso per oggi – Ivan Scalfarotto racconta la giornata in diretta qui –  e ho fatto un pensiero piuttosto ovvio: che nel paese ideale è il Parlamento e non la Corte Costituzionale ad affrontare e risolvere questo tipo di questioni, e che nonostante questo è legittimo, comprensibile e tutto sommato giusto che davanti alla pavidità della politica chi si vede negato un diritto si rivolga ad altre istituzioni dello stato, con tutti i rischi che questo comporta. Primo tra tutti quello che oggi la Corte rigetti l’appello con delle motivazioni particolarmente restrittive sui profili di costituzionalità del matrimonio omosessuale, rendendo proibitivo un percorso già particolarmente impervio.

Perché si tratta di un percorso impervio è noto: considerata l’attuale composizione del Parlamento italiano e le posizioni politiche dei maggiori partiti italiani, sembra essere piuttosto lontano il giorno in cui un partito di medie dimensioni inserirà il matrimonio gay nel proprio programma, anche tra quelle forze di sinistra i cui omologhi europei e occidentali hanno propugnato e spesso ottenuto simili riforme in giro per il mondo, in Regno Unito e in Spagna, in Canada e in Svezia, in Norvegia e in Olanda. Perché? Fatta salva la parte di persone che pensa che si tratti semplicemente di una cosa sbagliata (spesso con alcun argomento che non sia la tradizione), moltissimi altri allargano le braccia come a dire: vorrei ma non posso. Perché si tratta di posizioni politiche impopolari, perché è rischioso, perché bisogna andarci piano, perché il paese non è pronto: perché fa perdere voti.

Vorrei dire, ecco, che non è così. Anzi, in realtà il concetto è ancora più semplice: vorrei dire che non esiste in Italia una percentuale significativa di elettori – per significativa intendo superiore al 4 per cento, tra destra e sinistra – che in ultima istanza decide quale partito votare sulla base delle sue posizioni – le sue, e quelle dei partiti – in materia di laicità dello stato. Attenzione: non sto dicendo che non ci siano (io stesso ne conosco tantissime). Non sto dicendo che è una cosa giusta o sbagliata, buona o preoccupante. Ovviamente non sto dicendo nemmeno che non si tratti di temi importanti. Sto semplicemente prendendo atto di un fatto: che non contano niente.

(e quindi?, direte voi. Ci arrivo al quindi, un attimo di pazienza)

Mi sembra ci siano diversi elementi a sostegno di questa tesi. Sebbene la laicità dello stato sia un tema piuttosto sentito dagli elettori di centrosinistra, e il Partito Democratico su questo fronte abbia sempre avuto posizioni ambigue e incerte, ove non apertamente conservatrici, non si è mai registrata una fuga di elettori, nemmeno minima, verso partiti dalle posizioni più definite. Anzi, il contrario: tutti i partiti dal posizionamento più chiaro su questi temi (Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi) hanno perso progressivamente terreno – ovvero voti – proprio a vantaggio del Partito Democratico, nonostante le sue posizioni incerte e ambigue, ove non apertamente conservatrici. Gli esperimenti politici nati esplicitamente per drenare voti al Pd su questo fronte – penso soprattutto a Sinistra democratica e ai Socialisti di Boselli – sono stati dei clamorosi buchi nell’acqua. I Radicali hanno praticamente sempre gli stessi voti. Insomma: non esiste una percentuale significativa di elettori che decide che partito votare sulla base delle sue posizioni in tema di laicità dello stato. E’ un criterio, ovviamente, ma non è mai l’unico e non è mai nemmeno il più importante. Lo ripeto per evitare obiezioni sciocche: non sto dicendo che è giusto così. Sto dicendo che è così, che ci piaccia o no. Va da sé che questo non accade per una particolare attrattiva dell’identità complessiva del Pd, che invece in questi mesi di voti ne ha persi parecchi e principalmente a causa di un’altra sua mancanza, evidentemente percepita dai suoi elettori come molto più importante e – quella sì – cruciale: l’antiberlusconismo. E infatti alle ultime elezioni europee si è registrato un flusso basso ma significativo di elettori passati dal Pd all’Idv.

Ci sono altri elementi a favore di questa tesi. Guardiamo dall’altra parte. Di Berlusconi si dice sempre di quanto sia attento ai sondaggi, e di quanto gli orientamenti generali della maggioranza degli italiani condizionino le sue scelte. Poi parte lancia in resta contro Beppino Englaro e la sua richiesta condivisa dalla grandissima maggioranza degli italiani – l’81 per cento! – e non paga alcun prezzo in termini di consenso e popolarità. Com’è possibile? Possibile: non esiste una percentuale significativa di elettori che decide che partito votare sulla base delle sue posizioni sulle cose che hanno a che fare con la laicità dello stato, i diritti civili, i cosiddetti temi etici.

Altro esempio: secondo i sondaggi il 26 per cento degli italiani sarebbe a favore di una modifica in senso restrittivo della legislazione sull’aborto in Italia. Poi arriva una lista che fa di questo tema una bandiera e prende appena lo 0,3 per cento. Un centesimo. Perché? Perché non esiste una percentuale significativa di elettori che decide che partito votare sulla base delle cose che hanno a che fare con la laicità dello stato.

Un altro esempio ancora: negli anni Settanta e Ottanta il Partito Radicale si batteva insieme alla maggioranza degli italiani su temi come il divorzio o l’aborto. E quanti voti prendevano alle elezioni, persino dopo le storiche vittorie referendarie? L’1 per cento nel 1976, il 3 per cento nel 1979, il 2 per cento nel 1983. Perché? Perché non esiste una percentuale significativa di elettori che decide che partito votare sulla base delle cose che hanno a che fare con la laicità dello stato.

Questo vuol dire una cosa fondamentale: non si vincono le elezioni grazie a posizioni coraggiose e moderne sulla laicità dello stato. E’ una cattiva notizia? Boh, forse. Però c’è anche la notizia buona: che vale anche il contrario. Non si perdono le elezioni a causa delle proprie posizioni coraggiose e moderne sulla laicità dello stato. Destra e sinistra fanno sempre un gran baccano per sperare di guadagnarci qualcosa – gli uni accusano gli altri di essere degli illiberali da Medioevo, gli altri accusano gli uni di essere dei pericolosi senzadio – ma tutto sommato, alla fine della fiera, non gliene frega quasi niente a quasi nessuno. Per lo meno non gliene frega abbastanza da decidere chi votare sulla base di questo. Quindi: liberi tutti. Ci sono delle aree in cui la politica deve guidare la società ma evitando strappi, senza correre troppo: in fondo parliamo sempre dell’arte del possibile. Ma le cose che hanno a che fare con la laicità dello stato non rientrano in questa categoria. Quindi discutiamone alla luce del sole, senza sciocchi timori elettorali. Cosa è giusto? Cosa vogliamo? Sgombriamo il tavolo dall’argomento – ormai diventato alibi – per cui il paese non sarebbe pronto; il paese, in fondo, se ne infischia.

Sullo stesso tema:

  1. I circoli
  2. Cambiare davvero le cose
  3. E ora tutti al Palavobis
  4. I piombini
  5. Ops


23.03.10 - Diario
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23 commenti »

  1. ma tu davvero pensi che il matrimonio tra omosessuali sia un tema che ha a che fare con la laicità dello stato?
    ma tu davvero pensi che sul matrimonio tra omosiessuali (che esiste nell’ordinamento giuridico se non sbaglio di 8-9 stati sovrani in tutto, chiedo venia se ho sbagliato per qualche unità) gli italiani (e i polacchi, gli sloveni, i sudafricani, i messicani, gli austriaci etc etc ect) si facciano un’idea sulla base di ragioni “confessionali”?
    non sono molto d’accordo.
    mi pare, ciò che evinco chiacchierando con la gente, che la maggior parte delle perplessità della gente su un tema come questo non ha a che fare con quello che dicono i preti, ma con quello che dice l’esperienza, con quello che gli anglosassoni chiamano “common sense”.
    se poi ogni legittima divergenza dallo zapatero-pensiero o dalla weltanshaung radicale va tacciata come vulnus alla laicità, per carità, sono dischi vecchi, un po’ rotti e gracchianti, ma sempre ricilabili. viva scalfarotto e il cardinale bagnasco, eheh.

    Commento di holdenC del 23 March 2010 alle ore 15:02
  2. grandissimo Francesco. pezzo scritto magistralmente.

    (ti sei scordato del Portogallo comunque. per informazione ti dico che qui la legge il PS l’ha approvata, e il presidente l’ha mandata alla corte costituzionale per una verifica preventiva di costituzionalitá di tutti gli articoli tranne quello che vieta l’adozione. Aspettiamo sentenza. posso confermare comunque che nella molto piu’ tradizionale e cattolica terra Portoghese la maggior parte della genete se ne infischia bellamente, e anche i partiti di destra hanno fatto pochissimo baccano).

    Commento di gio del 23 March 2010 alle ore 15:06
  3. Salvo, per me no. Ma il matrimonio gay ha che fare con la laicità dello stato dato che spesso se ne parla a sfavore citando il paragone col matrimonio religioso, che è un’altra cosa. Se ci sono altre ragioni per essere contrari, le ascolto; io non ne trovo, e trovo invece grandi motivazioni a favore (prima fra tutte il fatto che non esista alcun danno che giustifichi la discriminazione). I paesi sono più di nove ma a me non sembra comunque un’argomentazione solida: lo avremmo detto anche dei primi pochi stati ad abolire la schiavitù, o la pena di morte.

    Giorgio, grazie! C’è il Portogallo, certo, e ce ne sono anche altri: non li ho citati tutti per ragioni di spazio, era solo per fare qualche esempio.

    Commento di francescocosta del 23 March 2010 alle ore 15:14
  4. guarda la faccio breve breve perchè come mi pare di averti già detto non ritengo che su questo tema il dibattito nei blog porti mai da nessuna parte. ma siccome non voglio essere scortese ti rispondo in estrema sintesi. la ragione più diffusa tra la gente contro l’ipotes di matrimoni omosessuali, per quel che la mia esprerienza insegna, non ha niente a che fare con gesù, gli angeli custodi o la transustanzsazione. è legata al fatto che buona parte della gente, io credo la maggioranza degli italiani, è contraria all’ipotesi che coppie di omosessuali possano adottare figli (conseguenza inevitabile a meno di clamorose discriminazioni se passa l’istituto del ‘matrimonio gay’). aggiungo, sempre rapidissimamente, che il grosso della gente è contraria all’idea dell’adozione gay non perchè pnesa che “i gay non possano dare amore” o che “i gay farebbero diventare gay i loro figli” e altre bubbole. Ma perchè per quello che si chiama “common sense” e che ha radici nell’esperienza peersonale di ciascuno, molta gente (me compreso) ritiene che un bambino debba potere avere una figura paterna e una figura materna. Tutto qui. la religione e la laicità non c’entrano nulla.

    Commento di holdenC del 23 March 2010 alle ore 15:30
  5. ps ciò detto, ricordo a te e a chi ci legge, che sono sempre stato favorevole (anzi, ho pubblicamente auspicato) a una legislazione che tuteli i diritti delle persone conviventi a prescindere dal loro orientamento sessuale.

    Commento di holdenC del 23 March 2010 alle ore 15:31
  6. Non posso che applaudire a holdenC, che dice cose molto simili a quelle che penso io col notevole pregio di non apparire omofobo.

    Commento di Luca Gras del 23 March 2010 alle ore 15:57
  7. Io sono favorevole anche alle adozioni a chiunque ne possieda i requisiti psicofisici ed economici stabiliti dalla legge, e faccio notare che centinaia di bambini crescono benissimo in Italia senza avere un padre e una madre, ma magari soltanto uno di loro. In ogni caso, nessuno potrebbe mai postulare che la possibilità di avere figli sia un requisito per sposarsi, altrimenti chissà quanti matrimoni dovessero essere invalidati.

    Commento di francescocosta del 23 March 2010 alle ore 16:02
  8. Clap! Clap! Non solo penso che tu abbia assolutamente ragione sui matrimoni per le coppie omosessuali, ma hai piu` che ragione su questa storia del “paese non e` pronto”. E` esclusivamente un alibi per coprire poco coraggio o interessi privati, in termini di consenso pagherebbero ben poco, anzi, avrebbero solo da guadagnarci sul lungo termine.

    Se solo tu la pensassi in maniera cosi` illuminata sulla politica mediorientale saresti il mio giornalista preferito ;)

    Commento di dasnake del 23 March 2010 alle ore 16:26
  9. Holden guarda che gli stati del mondo che si possono definire effettivamente democratici non sono molti di più di quella decina che hanno regolamentato il matrimonio fra persone dello stesso sesso.
    Nei paesi dell’area Euro non so chi sia rimasto insieme all’Italia a non avere nè matrimonio nè unioni civili per persone delo stesso sesso. Non sono aggiornato e sono sufficientemente pigro da non voler andare a controllare tanto non sposta il senso dela risposta, ma credo che persino in Irlanda sia stato fatto qualcosa, rimane fuori la Grecia (semprechè rimanga nell’unione monetaria… ma questo è un altro tema) e non si chi altro.

    Ora vedi Holden, parafrasando quel vecchio marpione di Cuccia, si potrebbe dire che gli stati sovrani si pesano non si contano.
    Che non vi sia matrimonio gay nella Libia di Gheddafi, come in tutti i numerosissimi stati africani, nella Cina che non rispetta i diritti umani o nella Russia zarcomunista di Putin, o nell’Iran degli imam come in tutti i tanti stati,staterelli, sultanati, emirati e via dicendo islamici del vicino e del medio oriente e così via…bè francamente è cosa che semmai (semmai) dovrebbe produrre argomenti pro non contro il matrimonio gay.

    La verità è che non il matrimonio gay, ma la democrazia liberale, piaccia o no, è minoranza negli stati sovrani di questo mondaccio.
    Se ci rassegnamo a prendere atto di questa triste realtà allora ti accorgerai che fra quel ristrettissimo club di paesi che possono vantare a buon diritto il titolo ambizioso di democrazie e stati di diritto,la maggioranza ormai contempla il riconoscimento giuridico delle coppie gay, sia pur in varie forme. Svezia, Norvegia, Danimarca, Regno Unito, Germania, Francia, Spagna,Canada, Belgio, Olanda…

    Certo manca all’appello il gran leader dell’occidente. Gli USA. Lì però il discorso è molto complesso, anche per la difformità dell’ordinamento sia politico-costituzionale sia giuridico rispetto alle nostre abituali categorie, il che rende più difficile la comprensione. In verità ci sono stati degli USA che contemplano il matrimonio gay, altri, come il più importante la California, che lo vedono apparire e sparire…a intermittenza. In molti stati poi i gay adottano figli perchè il sistema prevede l’adozione dei single: questo significa però che poi di fatto un gay genitore adottivo come single, se convive con qualcun altro/altra alleverà l’adottato nella sua “famiglia” gay. Cmq anche lì è una situazione molto fluida e il dibattito è ovunque aperto.

    Commento di piergiorgio del 23 March 2010 alle ore 17:03
  10. Quanto invece all’argomento che la gente non si fa un’opinione su questi temi su basi confessionali, e dunque la laicità non c’entra, è ingenua.
    (a parte che poi il concetto di laicità non è in contrapposizione a religiosità, e per altro verso non si ferma alle discriminazioni basate su credenze religiose, ma vabbè).

    ‘E ingenua intanto perchè considera la religione non come fenomeno storico-concreto e sociale, ma come pura dottrina o teologia. E infatti tu, significativamente, a un certo punto dici: “…non ha niente a che fare con gesù, gli angeli custodi o la transustanzsazione”. Già. Peccato che anche il cattolicesimo spesso non abbia niente a che fare con…Gesù, gli angeli custodi o la transustanziazione. E soprattutto va molto al di là di tutto questo.
    Vedi il tuo argomento mi ricorda quelli che dicono che l’infibulazione non ha niente a che fare con la religione islamica.
    Ma le religioni sono dei fenomeni pervasivi di una cultura, di una società, credenze strettamente di dottirna religiosa e credenze legate alle tradizioni socio-culturali di un popolo si saldano in una mistura che spesso diviene inscindibile nel vissuto delle persone.

    Ora proprio quello che tu credi essere il common sense della nostra società ha moltissimo a che vedere con l’esperienza secolare del cattolicesimo nel nostro paese. Il quale ha forgiato, o contribuito a forgiare, l’idea di come dev’essere una famiglia, di come dev’essere il sesso, di come dev’essere la genitorialità ecc.

    E tuttora lo fa, e con grande capacità di diffusione. Il “senso comune” si nutre di rispecchiamento (in ciò che è accolto come vero dalle grandi agenzie sociali) e di non contraddizione.
    Ed è esattamente quel che avviene (fortunamente in parte, ci mancherebbe) in Italia in rapporto alla propaganda delle gerarchie ecclesiastiche. Quella che tu chiami “esperienza” è fatta direttamente o indirettamente anche molto di “quel che dicono i preti”, sempre per stare alle tue parole.
    Quand’anche qualcuno contrario al matrimonio gay, si fosse davvero formato tale opinione su basi di pura razionalità scevra da ogni pur minimo condizionamento diretto o indiretto della tradizione (che, lo ripeto, è tradizione cattolica in italia) resterebbe pur sempre il fatto che il rispecchiamento di tale sua idea nel pensiero di una formidabile agenzia di comunicazione sociale come la chiesa cattolica (univesità, scuole, giornali, radio, presenze tutti i giorni in televisione ovunque, politici cattolci, asili, mense, ospedali, parrocchie, oratori e chi più ne ha più ne metta) non può che convincerlo della sua giustezza “naturale” e renderlo impermeabile a qualunque argomentazione diversa. Anzi ad esserne infastidito.

    Commento di piergiorgio del 23 March 2010 alle ore 17:42
  11. Bell’articolo… in un’ottica meramente elettorale.
    Il problema è che invece di chiedersi quanto i temi della Laicità influiscano sull’andamento del voto dovremmo interrogarci sul perché non interessano a nessuno (nemmeno agli elettori di sinistra caro Francesco).

    Ma questo sarebbe un discorso troppo scomodo da affrontare da posizioni di sinistra.
    Dopo decenni di colpevole silenzio, dopo che l’infinito compromesso storico ha coperto con un manto di omertà un secolo di conquiste in direzione della Laicità compiute dal I, dal II e dal III Risorgimento (dalla Repubblica Romana del 1849 alla Resistenza Partigiana che ci ha lasciato in dote una Costituzione impeccabilmente Laica), ora ci limitiamo a constatare che la Laicità non è sentita dal popolo (bue) elettore. e così ci rammarichiamo che certe posizioni non vengono premiate dai risultati elettorali…
    Ma complimenti!
    Peggio, c’è chi si chiede (tra i commenti che precedono) che cosa c’entri la Laicità col matrimonio tra omosessuali.

    intanto le mamme delle Binetti e delle Rosy Bindi sono sempre incinte…!

    Commento di Romano Antonini del 23 March 2010 alle ore 18:20
  12. Finalmente. Qualcuno lo dice chiaro: sui diritti civili e sulla laicita’ dello stato ci si fanno tante belle chiacchere al bar o tavole rotonde in TV ma non si vincono le elezioni. Costa spiega le ragioni eloquentemente in un passaggio: “la laicita’ e’ un criterio ma non è mai l’unico e non è mai nemmeno il più importante” (per decidere chi votare, ndA).

    Mi fa piacere che qualcuno sia riuscito a mettere nero su bianco l’ovvieta’ piu’ conosciuta. Mi faccia ora un favore: lo dica anche a Scalfarotto, che desidera scalare il PD ma nel contempo si caratterizza unicamente su temi come laicita’ e diritti civili. Temi che, alla fin fine, non contano un cazzo come non hanno mai contato un cazzo di vari Grillini, Luxuria e simillimi.

    Commento di Antonio del 23 March 2010 alle ore 18:21
  13. Romano capisco lo sfogo, ma Francesco non ha proprio detto che alla gente non importa nulla, ha detto che non sposta il voto.

    E` una cosa diversa: le scelte “etiche” del governo e la questione della laicita` sono cose sentite da molte persone, che appassionanano e dividono, come dimostra anche la discussione nei commenti di questo blog, ma non sono decisive per l’assegnazione del voto in cabina elettorale.

    Questo fatto andrebbe analizzato e sicuramente ha le sue interessanti cause, ma ha anche un’effetto secondario che Francesco sottolinea bene: mostra come sia fondamentalmente una scusa quella del “paese non e` pronto”.

    Se volessero *questi* politici potrebbero fare scelte importanti, come il matrimonio omosessuale, senza temere una ritorsione da parte dell’elettore. Non lo fanno, senza grandi scusanti, e questo determina un certo giudizio su questa classe di politici.

    Io ci leggo questo nell’articolo, piu` che un tentativo di analizzare il problema della lacita`, una critica forte e ragionata a questa classe politica senza idee e senza voglia di cercarle.

    Commento di dasnake del 23 March 2010 alle ore 18:31
  14. Vero dasnake, concordo appieno…
    Infatti la mia critica non era diretta all’autore, né all’oggetto dell’articolo. Mi limitavo – forse un tantino polemicamente – ad osservare che se il tema della Laicità è evidentemente poco sentito e non sposta voti, vi sono delle responsabilità politiche, prima di tutto della sinistra italiana.

    Commento di Romano Antonini del 23 March 2010 alle ore 19:04
  15. a beh, piergiorgio, in base a quanto scrivi nel commento numero 10 anche il fatto che le partite di calcio si giochino la domenica, o persino il welfare state, sarebbero questioni “confessionali”. Che il common sense, la cultura e il modo di essere e concepire il mondo degli occidentali sia impregnato di due millenni di cristianesimo è più che ovvio. solo i tupamaros del “non sia mai menzionare le rasdici cristiane dell’europa” potrebbero negarlo.
    mi piacerebbe perdere più tempo per spiegarmi meglio ma davvero non ne ho in questa fase e mi scuso, non voglio sottrarmi al confronto ma non ho davvero il tempo per svilupparlo. se potessimo berci due o tre birre insieme sarebbe meglio.
    abbracci e sempre grazie all’ottimo padrone di casa per lo spazio

    Commento di holdenC del 23 March 2010 alle ore 19:23
  16. Grazie a te. Un giorno ne parleremo davanti a una birra, magari a Palermo (non ho mai mangiato pane e panelle, sai? ahi ahi ahi. Manco il pane con la milza)

    Commento di francescocosta del 23 March 2010 alle ore 19:25
  17. Le radici trattengono.
    Gli uomini invece non sono alberi, camminano. E in certi periodi storici anche corrono.

    Cmq come vedi non ho nessuna difficoltà non solo a nominare, ma anche ad approfondire, studiare, apprezzare se è il caso (e quando lo è) le componenti cristiane della cultura italiana.
    Altro invece è inserire un rilievo del genere in un testo costituzionale-giuridico.
    E infatti se si fosse trattato di fare storia e storia della cultura allora non è questo il compito né la competenza di un trattato.
    Se si fosse trattato invece di farne discendere poi conseguenze poltiche e giuridiche specifiche allora ottima ragione per opporsi.

    Per fortuna, quasi solo i tupamaros della destra (e della sinistra clericale) italiana rimasero ad insistere (o fingere di insistere) in tal senso sicchè, per ora almeno, abbiamo evitato.

    Certo poi io mi rendo conto che nella storia vi sono state anche un’infinità di altre componenti, ben prima e ben dopo quella cristiana.

    In ogni modo il punto è che il buon senso non è il senso comune. E che il senso comune, come riconosci tu stesso, in queste materie è largamento influenzato da componenti culturali latu sensu religiose, o meglio legate all’organizzazione della società ed all’antropologia culturale propugnate dalle gerarchie della chiesa cattolica.
    E, come dicevo, non si tratta solo di storia, ma pure di attualità.
    Il che mi conforta sul ritenere ingenuo (senza offesa) un voler negare il problema di laicità sotteso a questa quérelle.

    Se abiti a Palermo, essendo io di Brescia, temo che dovrò limitarmi alle birre virtuali, in verità un pò meno saporite di quelle reali, ma che vuoi fà?
    Poi non si sa mai
    come si dice? …il destino è nelle mani di dio…
    hehehehehe

    Commento di piergiorgio del 23 March 2010 alle ore 19:52
  18. Volevo dire una cosa però anche a proposito dell’articolo del padrone di casa, sarò un pò sommario perchè anch’io ho esaurito il mio tempo di…cazzeggio diciamo, e poi ho già parlato un sacco.
    Costa dici molte cose condivisibili, e poi il tuo post in efetti vorrebbe essere ottimista e di sprone, il che lo rende di per sé da appoggiare nel fine. Diciamo che si sente un pò lo spirito del “fear struck out” e dell’onda obamiana: un pò di coraggio, le cose giuste si possono fare…
    Quindi tutto ottimo, specie nello spirito pragmatico.

    Però mi viene un dubbio. ‘E vero che, secondo alcuni dati, le questioni dette impropriamente etiche spostano relativamente pochi voti: diciamo pure un 3,4%.
    C’è un problema però. Che la struttura estremamente polarizzata del sistema politico attuale premia moltissimo, oltre misura, proprio il voto marginale. Come abbiamo visto fin troppo bene al tempo del grande ammasso (coalizione Prodi) in cui a Mastella o Dini toccava concedere anche il c…

    Insomma il problema è (può essere? spero di no) che quando si va alle elezioni in queste condizioni, quei “pochi” votano possono contare molto: non posso giocarmi un 3 4% di voti che potrei invece far miei, perchè quelli possono farmi vincere o perdere.
    Così penseranno molti dirigenti.
    Avranno ragione, torto? Non so. Ma se fosse così difficile convincerli.

    E poi ho un altro timore. Temo che vi sia un’ asimmetria.
    Dovuta anch’essa alle condizioni della poltica e dell’informazione italiana.
    E cioè: quel 3,4% che non vogliono matrimoni gay, testamento biologico ecc. possono votare per l’uno o per l’altro schieramento, perchè per il resto più o meno possono andargli bene gli uni o gli altri, o cmq trovano nelle due coaliziani componenti in cui possono ritrovarsi.
    Viceversa quel 3,4% che si sposterebbe per i motivi opposti dove va? Ha l’alternativa tra una sinistra pavida, e una destra ancora peggiore. In sostanza il suo potere contrattuale è molto minore. Naturalmente può astenersi, votare radicale quando si può fare ecc. tutte scelte nel merito nobili (lo faccio anch’io) ma non sto discutendo qui del merito. Il punto è che il gioco del sisytema politico italiano tende a minimizzare l’impatto di simili scelte, ti mette fuori e punto, e il richiamo del “voto utile”, giusto o sbagliato che sia (per me, nel merito, spesso deleterio come effetti) OBBIETTIVAMENTE è forte.
    Tutto questo i dirigenti lo sanno e quindi si regolano di conseguenza.

    Del resto se non fosse così non si capirebbe perchè l’Italia è rimasta dov’è in tutti questi anni di seconda repubblica a paragone dei suoi vicini europei, e non si capirebbe perchè nei medesimi anni ha avuto un gran successo, come tutti gli analisti ammettono indipendentemente dalle loro opinioni di merito, la politica ruiniana. ‘E proprio in questi anni che è nata la poltica dei “valori non negoziabili” ecc. ecc. e le gerarchie ecclesiastiche, sebbene meno influenti di un tempo sui comportamenti della gente e sulla mentalità corrente, diciamo meno capace di influire in positivo, ha visto tuttavia addirittura crescere, rispetto a un tempo, (e certo crescere a un livelo sconosciuto nella realtà di altri paesi europei a noi vicini) il suo potere interdittivo su specifiche questioni.

    Commento di piergiorgio del 23 March 2010 alle ore 21:16
  19. Io non ci sto, quando sento argomentazioni che praticamente mettono in dubbio il mio essere democratico (nel senso ampio del termine) perché sono contrario ai matrimoni omosessuali.

    Lo dico come provocazione: ma se davvero la questione dei figli non è centrale per il matrimonio, e se per sposarsi è sufficiente una libera scelta delle persone interessate, allora perché continuare a proibire il matrimonio tra parenti? E perché proibire la poligamia tra adulti consenzienti?

    Commento di Luca Gras del 24 March 2010 alle ore 11:11
  20. Non capisco se la tua è un’obiezione o un tentativo di buttare la palla in tribuna. Dimmelo tu, perché. Perché due parenti consenzienti – io e mia cugina, mettiamo – non dovrebbero essere liberi di sposarsi?

    Commento di francescocosta del 24 March 2010 alle ore 11:13
  21. Era esplicitamente un tentativo di buttare la palla in tribuna ;)

    Commento di Luca Gras del 24 March 2010 alle ore 12:10
  22. Boh, scusa Luca, ma quali argomentazioni precisamente?
    Chi ha detto che chi è contrario ai matrimoni gay automaticamente non dev’essere democratico?

    Io ho solo detto, rispondendo a Holden, che non si può sostenere che questioni come queste nella concreta vita democratica di questo paese che si chiama Italia non coinvolgano di fatto anche un problema di laicità. Diciamo: non ci si può illudere di tenere fuori dalla porta la questione laicità.
    E questa è un’analisi della situazione politica italiana.

    Dopodichè nel merito ognuno può avere le opinioni che crede.
    Semmai potrò pensare che uno non è democratico ascoltando le motivazioni con le quali motiverà quel suo “son contrario”: dunque dipende dagli argomenti.

    Poi, come insegna la chiesa cattolica, un conto è il peccato, altro la persona. Si può, su una questione, per tanti motivi – che so? retaggi storico culturali, questioni psicologiche, paure, timori, prudenze, o altro- avere un’opinione non molto “democratica” senza per questo essere una persona anti-democratica.

    Quanto alla questione figli io non sono contrario al fatto che gay o anche single possano adottare: questo però è un altro problema, non direttamente connesso al matrimonio, che va affrontato, semmai, in sede di riforma della legge apposita sulle adozioni.
    Difatti che un gay possa essere genitore biologico(e ce ne sono parecchi) è cosa che evidentemente dipende da con chi fa sesso, non dal fatto che si possa o meno sposare.
    Il problema del matrimonio gay riguarderebbe dunque semmai eventualmente l’accesso all’istituto del’adozione. Ora, si può convenire che, a quel punto la discriminazione sull’adozione, rispetto a una coppia sposata etero apparirebbe più evidente, tuttavia, di per sè, sul piano giuridico, l’ammettere il matrimonio non comporta automaticamente l’accesso anche al’adozione, ma appunto questa sarebbe questione da regolamentarsi in quella sede: difatti o gli argomenti conto la genitorialità di una coppia gay non hanno pregio, e allora dove sarebbe il problema?
    se invece hannio pregio, ebbene allora giustificherebbero la discriminazione giuridica, e dunque la legge sull’adozione ben potrebbe mantenere la distinzione fra coppia etero sposata, ammessa ad adotare, e coppia gay pur sposata, non ammessa ad adottare.

    Questo per tagliare la testa al toro. Poi io, come ripeto, non porrei veti all’adozione anche ai gay e single, e potrei entrare nel merito spiegandone i motivi, però siccome il disocrso è interessante, ma anche lungo e impegnativo, per ora mi fermerei qui.

    Commento di piergiorgio del 24 March 2010 alle ore 19:44
  23. Intrigante anche il discorso sulla poligamia. O il divieto fra alcuni stretti parenti (fra cugini in effetti ci si può sposare, anche se oggi grazie alla maggior libertà e moltiplicazione di “contatti” è una scelta caduta un pò in disuso: un tempo non era del tutto infrequente).

    La poligamia come è noto è diffusa in altri ordinamenti. Il nostro divieto è proprio un perfetto esempio di quanto conti l’antropologia culturale. Non c’è un motivo puramente logico per negarla: è un fatto culturale. La nostra società è organizzata così, e dati i nostri costumi, le nostre strutture sociali, economiche, giuridiche ecc, sarebbe molto problematico e complicato introdurla.
    Su un piano puramente astratto non potrei negarla (a patto naturalmente di avere anche la poliandria con perfetta parità fra i sessi e pari diritti per tutti i poligami).
    Dopodichè personalmente sarei contrario appunto per le ragioni pratiche accennate.

    Allo stesso modo nel caso dei parenti stretti, il problema è anzitutto culturale: il tabù dell’incesto. Non è tanto questione di figli o non figli: è di per sé l’idea del sesso fra parenti stretti che è un tabù. Tanto è vero che l’incesto, a certe condizioni (“pubblico scandalo”) è persino considerato un reato.

    Ora questi esempi però sono interessanti anche per un altro verso. E cioè: dove è che c’è discriminazione? Io direi, in estrema sintesi, che anzitutto perchè ci sia discriminazione ci dev’essere un reale bisogno sociale, una reale domanda di giustizia di fronte ad una discriminazione che incide sui progetti di vita e sulla dignità di alcune pèersone, magari poche, certo una minoranza (non per niente di discriminazione si tratta…), però dev’esserci un qualcosa di maturato nella società.

    Ora, per fortuna, oggi, e dubito anche in futuro, noi non abbiamo da porci alcun problema sul matrimonio fra fratelli ad es., perchè non esiste nessun bisogno sociale reale, né realistico, in merito. Il giorno che vedrò l’associazione nazionale dei “fratelli che vogliono sposarsi con la propria sorella” magari ne riparliamo.

    ‘E facile constatare l’enorme, profondissima, differenza col caso dei gay. E non c’è bisogno spero di spendere parole su questo.

    Commento di piergiorgio del 24 March 2010 alle ore 20:06

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