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Democristiani a stelle e strisce

Intanto nei giorni scorsi ha mosso i suoi primi passi il progetto di abolizione del “Don’t ask don’t tell”, la legge statunitense che impedisce agli omosessuali di prestare servizio nell’esercito, obbligandoli di fatto a mentire. Sono stati ascoltati al senato i vertici dell’esercito – compreso il capo di stato maggiore – e il ministro della difesa (che è Gates, repubblicano), e tutti hanno concordato sulla necessità di abolire una legge semplicemente sbagliata. In questa vicenda, uno di quelli che per ora sta facendo la figura peggiore è John McCain, da settimane impegnato in una campagna per la rielezione al senato dall’esito tutt’altro che scontato. Il senatore repubblicano ed eroe di guerra aveva sempre avuto una posizione piuttosto ambigua sul tema, che gli permetteva di non schierarsi apertamente da nessuna parte senza però perdere consensi a destra.

The day that the leadership of the military comes to me and says, ‘Senator, we ought to change the policy,’ then I think we ought to consider seriously changing it because those leaders in the military are the ones we give the responsibility to.

Nonostante oggi il presidente degli Stati Uniti, il capo di stato maggiore e il ministro della difesa (cioè i vertici della gerarchia militare statunitense) sostengano l’abolizione di quella legge, McCain non ha cambiato idea e anzi ha spostato improvvidamente l’asticella.

The reason why I supported the policy to start with is because General Colin Powell, who was then the Chairman of the Joint Chiefs of Staff, is the one that strongly recommended we adopt this policy in the Clinton administration. I have not heard General Powell or any of the other military leaders reverse their position.

Passano 24 ore e arriva la cristallina e tutto sommato non così imprevedibile dichiarazione di sostegno da parte di Colin Powell.

In the almost 17 years since the ‘don’t ask, don’t tell’ legislation was passed, attitudes and circumstances have changed. I fully support the new approach presented to the Senate Armed Services Committee this week by Secretary of Defense Gates and Admiral Mullen.

Ora la palla è tornata nel campo di McCain, che si è infilato nella più classica delle no-win situation: qualsiasi cosa dirà, è condannato a uscirne male. In politica la pavidità si paga.

4 commenti

  1. demoniopellegrino:

    tutto vero, ma sono in disaccordo con il tuo paragrafo iniziale. La legge NON obbliga gli omosessuali a mentire. E’ molto piu’ ipocrita di cosi': non chiedere, non dire. Cioe’, tutti zitti e pedalare.

    Bada bene, non dico sia una buona legge. Dico solo che non e’ vero che gli omosessuali debbano mentire. Debbono tacere…

  2. francescocosta:

    Non implica esplicitamente la menzogna ma la menzogna è una fattuale conseguenza del “don’t tell”. Lo ha detto lo stesso capo di stato maggiore Usa.

    “No matter how I look at the issue, I cannot escape being troubled by the fact that we have in place a policy which forces young men and women to lie about who they are in order to defend their fellow citizens.”
    http://www.nytimes.com/2010/02/03/us/politics/03military.html?hp

  3. piergiorgio:

    Il fatto è che gli americani, culturalmente parlando, hanno forse una concezione più integrale e meno ipocrita della verità e della menzogna rispetto a noi (con tutti i vantaggi e gli svantaggi).
    Per cui si rendono conto che se uno nasconde o è reticente o lascia crdere e così via, di fatto si comporta avvalorando una presunzione altrui sul suo orientamento sessuale che è falsa.
    Noi, che abbiamo nelle nostre vene (culturali) antichi residui di gesuitismo, siamo più disposti a sottilizzare e a distinguere la menzogna dalla reticenza.

    Certo anch’io non direi che la legge “obbliga” a mentire, non mi esprimerei in questi termini. Certo però, posto che l’accesso al servizio militare, ovviamente, dovrebbe essere libero e partitario per tutti (salva la necessità di eventuali requisiti psico-fisici diciamo obbiettivamente, tecnicamente, necessari) ebbene posto questo è chiaro che la legge produce una discriminazione, una disparità di trattamento non razionalmente fondata: gli uni possono accedere per come sono in realtà, gli altri possono accedere ma solo nascondendo un aspetto fondantamentale della loro personalità, della loro individualità.

  4. Giancarlo:

    Colin “fialetta” Powell.