Sentimenti reciproci

President Hugo Chavez has said Venezuela will withdraw from the top human rights body in the Western Hemisphere, calling it a “mafia” and its leader “excrement” after a report criticizing his record.


27.02.10 - Diario

Cambio di stagione

Questo blog non è in campagna elettorale, e quindi sul popolo viola e le sue manifestazioni continua a pensare quello che scrisse qui


27.02.10 - Diario

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26.02.10 - Un clic

Il mago Pidiello


L’ultima carta

Mentre l’autore di questo blog annaspa ancora tra gli scatoloni, oggi pomeriggio Obama terrà un atteso summit con alcuni importanti esponenti dei democratici e dei repubblicani del congresso. Il tema all’ordine del giorno è la riforma sanitaria, rispetto alla quale la novità degli ultimi giorni è che la Casa Bianca ha presentato una propria proposta, che media le leggi passate alla camera e al senato e accoglie alcune storiche proposte dei repubblicani (che però fanno comunque orecchie da mercante e continuano a chiedere che la riforma sia stracciata, e basta). L’incontro può essere seguito in diretta qui, dalle 16  in poi – ora italiana.

In molti in questi giorni hanno sostenuto che la proposta di Obama arriva tardi, che la Casa Bianca doveva spendersi pubblicamente molto prima e che questo scarso impegno (del tutto immaginario e presunto, tra l’altro) sarebbe alla base della sorte avversa toccata alla riforma sanitaria. Si tratta di una posizione che secondo me non sta in piedi, e non solo perché per anni si accusò Bill Clinton di aver fatto fallire il suo progetto accentrandolo su di sé e snobbando il congresso. La riforma sanitaria era praticamente passata, e bene: il più grande e ambizioso progetto di cambiamento migliorativo del sistema dai tempi di Lyndon Johnson. A quei tempi Politico considerava il fatto di aver lasciato pubblicamente il timone della riforma al congresso come la mossa migliore dell’intera presidenza Obama fino a questo momento. Poi, semplicemente, si è perso un seggio al senato in un’elezione locale, in Massachusetts.


25.02.10 - Diario

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  • "La fine di Lost è come la fine di una relazione autodistruttiva; quelle che sai dall’inizio che non potrà venirne nulla di buono.
    Ma è troppo tardi, perché ormai ci sei dentro. E’ una relazione malata, lo sai, ma è la tua, e qualunque cosa ti dicano da là fuori, dal mondo dei sani, non vuoi o non puoi prenderlo in considerazione, perché ammetteresti la tua sconfitta. E non puoi accettarlo, tu vuoi che la separazione sia con addebito. Vuoi che la colpa sia sua".
  • "Il fatto che credere in un dogma religioso – e un dogma pernicioso come quello della purezza della donna e del suo possesso da parte dei maschi della famiglia – sia considerato una possibile linea difensiva da usare in sede giudiziaria, e non un integralismo del quale cercare di allontanare il sospetto da sé, dà una valutazione spietata dell’effettiva laicità – e quindi uguaglianza – della nostre leggi".

20.02.10 - Un clic

No surprises

E’ in corso un colpo di stato in Niger: i soldati stanno assediando il palazzo del presidente Tandja. Su questo blog si era parlato quest’estate della situazione in Niger, in occasione di un discusso referendum costituzionale.

Ieri, invece, si è votato per un referendum costituzionale in Niger. L’obiettivo del referendum era dichiarare chiusa la quinta repubblica e approdare alla sesta, grazie a una nuova costituzione di stampo presidenziale che avrebbe, tra l’altro, abolito il limite di due mandati per la presidenza e concesso quindi al presidente Mamadou Tandja, già al potere da dieci anni, di ricoprire ancora la carica di capo dello stato. Non sono mancate le polemiche e le proteste, specie quando – in seguito a un parere della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo il referendum – Tandja ha aperto una crisi istituzionale, congedato il parlamento e sciolto la stessa corte. “Anche se gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno condannato le azioni di Tandja”, sostiene il New York Times, “gli analisti sostengono che i suoi accordi petroliferi con la Cina e il sostegno del dittatore libico Gheddafi lo rendono praticamente invulnerabile alle minacce occidentali”. Le forze dell’opposizione, i sindacati e le ong hanno deciso di boicottare il voto.


19.02.10 - Cose che succedono

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19.02.10 - Un clic

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  • "The notion of a government run based on bi-partisan cooperation among moderates is a fictional fairyland that never existed in the first place, and split-party governance is hardly better. Since the 1968, two-thirds of the time we’ve had divided government, which seems to be what moderates crave. This is also the same period that pundits lament has been characterized by non-solutions to intractable problems, a state of affairs for which each party points the finger at the other. Which brings me to my point: From a representation and government accountability standpoint, party government— even very ideological party government—has its value. Whether you think rule under Bush and the Republican Congress last decade was the best or worst thing to happen to America, at least you know who was responsible for it. And whether you like the direction Obama and his Democratic allies in Congress are taking the country now, again, you know who is in charge. Elections have consequences".

18.02.10 - Un clic

Ma perché? Perché no

Io lo so che questo paese è diverso da molti dei suoi omologhi occidentali e, pur con qualche eccezione, le sue classi dirigenti e molti dei suoi abitanti non brillano per illuminazione e coraggio. Osservando alcuni fatti occorsi negli ultimi tempi, però, mi sembra che la sua povertà culturale abbia una sua singolarità e sia persino peggiore di come si possa temere dandovi solo uno sguardo superficiale. Vi faccio qualche esempio, minuscolo e recente, ma ce ne sarebbero decine e a voi stessi ne verranno in mente degli altri. I dirigenti della Rai hanno deciso di escludere un cantautore dal festival di Sanremo quando questo ha detto di farsi di cocaina e lo ha detto senza battersi il petto. Un conduttore televisivo è stato allontanato dalla tv pubblica perché ha raccontato di aver mangiato dei gatti. La Figc ha stabilito che i calciatori che bestemmiano durante una partita di calcio devono essere espulsi e squalificati.

Le ragioni di queste decisioni bizzarre e surreali non rispondono ad alcuna logica, nemmeno a una logica sbagliata o discutibile, anche perché non si capisce perché – mentre in tv si friggono pezzi di mucche morte o si mangiano gli scarafaggi – dire di aver mangiato un gatto non è nemmeno inopportuno ma addirittura vietato, o perché la presenza di Morgan in tv è inopportuna ma quella di Irene Grandi no. Per non parlare della religione, ché lì il discorso si farebbe ancora più lungo: la mia fede religiosa è la Roma, e ogni volta che vado allo stadio mi sento umiliato e ferito: perché è vietato offendere la mamma di Gesù ma non quella di Totti?

Ora, al di là dei fatti di questi giorni, a me sembra che dietro questo genere di decisioni non ci sia tanto un preciso e compiuto pensiero oscurantista o censorio, bensì un riflesso istintivo e incondizionato, guidato in modo vago e acritico un giorno dal bigottismo e il giorno dopo dal politicamente corretto, un giorno dal tradizionalismo e il giorno dopo dalla scimmiottamento di questo o quel luogo comune. La reazione pavloviana di una classe dirigente povera di strumenti culturali, che rinuncia alla sua funzione pedagogica quando farebbe bene a esercitarla e la esercita in modo sciocco e coercitivo quando dovrebbe invece dimostrare apertura e coraggio. Qualche giorno fa Marco Campione faceva un discorso simile riguardo il Partito Democratico e il suo continuo incappare in trappole, errori e contraddizioni. Se sei un partito politico, infatti, il fatto di non avere posizioni politiche ma solo reazioni pavloviane ti rende prevedibile e inefficace. Lo stesso ragionamento vale per moltissimi altri casi. Se sei una persona chiamata a prendere delle decisioni, finisci per prendere decisioni come quelle sopra. Se sei un insieme di persone, diventi una società conservatrice, pavida, ipocrita e razzista senza nemmeno sapere il perché, un popolo che non riesce ad articolare un pensiero se non attraverso un luogo comune. Schiavi della banalità e quindi, per converso, attratti in modo pruriginoso e irresolubile dalla passione morbosa e trasversale per il complotto, per il gossip, per il retroscena, per tutto quello che si fa ma non si dice e che però «tanto lo sanno tutti».

Si tratta di una deriva preoccupante, anche perché sposta la discussione pubblica su un piano diverso da quello della persuasione, degli argomenti, della razionalità, sul quale dovrebbe muoversi il percorso culturale e politico di una società sana, e opera questo spostamento in un modo ben più rilevante e massiccio di quanto non accada in altri paesi moderni. In Italia le cose si muovono sempre di più su un piano improvvisato, inafferrabile e scivoloso, e questo rende il loro cambiamento un’impresa ancora più faticosa e improba.


17.02.10 - Diario

Passo

Evan Bayh, senatore dell’Indiana e pezzo grosso dei democratici, ha deciso che non si ricandiderà alle elezioni di novembre. La notizia ha una notevole importanza politica: Bayh è molto popolare ed è uno dei pochi senatori democratici eletti in stati tendenzialmente repubblicani che avrebbe potuto confermare il suo seggio a novembre. Senza il suo nome sulla scheda ora per i democratici in Indiana si fa dura, anche perché la decisione è arrivata talmente tardi da rendere complicata la stessa organizzazione delle primarie, per cui il candidato con ogni probabilità sarà scelto direttamente dal partito (e si tratterà forse di un qualche semisconosciuto).

Questa decisione è inspiegabile anche per lo stesso staff di Bayh: l’annuncio è arrivato quando la campagna per la rielezione era già iniziata, mentre la raccolta fondi andava a pieno regime (erano già stati raccolti 13 milioni di dollari) e lo stesso senatore democratico aveva cominciato girare gli spot televisivi in vista della campagna elettorale. Dato il momento generale di difficoltà per i democratici, la cosa più facile da fare sarebbe attribuire questa decisione alla paura di perdere il seggio a novembre. Nel caso di Bayh, però, questa lettura sembra quanto meno improbabile: tutti i sondaggi gli attribuivano un solido vantaggio e l’ultima consultazione – di pochi giorni fa – lo vedeva almeno quindici punti sopra i suoi possibili sfidanti. Secondo me a questa storia manca ancora un pezzo, ma finché non arrivano altri dettagli la mia versione è che Bayh si è semplicemente rotto le scatole: una vita dentro la politica (suo padre contese la nomination a Carter nel 1976 e fu deputato, senatore e governatore dell’Indiana), dopo due mandati da governatore e altri due mandati da senatore aveva cercato infruttuosamente di candidarsi alla presidenza nel 2008 e qualche mese dopo si era visto soffiare per un pelo la nomina a candidato vicepresidente da Joe Biden. Magari ha deciso di cambiare vita.


Supereroi contro le forze del male

La persona a destra non è l’incredibile Hulk bensì un campione iraniano di body building che si è presentato così sul palco di una gara, nei giorni scorsi. Era il favorito, è stato squalificato.

(hat tip: The Daily Dish)


15.02.10 - Diario

Pronto per la direzione di Libero

La questione delle domande poste solennemente da Scalfari a Bertolaso (e a cui Bertolaso ha risposto a tempo di record, probabilmente bendato e con una mano dietro la schiena) ha avuto un seguito ancora più triste. Nella controrisposta del fondatore di Repubblica, infatti, si legge:

Lei è lusingato (lo scrive) per il fatto che molti anzi moltissimi chiedono di entrare a far parte dei Grandi eventi e si dice stupito di questa corsa verso la Protezione civile di chiunque debba portare avanti un suo progetto. Mi stupisco del suo stupore.

A leggere questo passaggio, uno pensa che Bertolaso ha detto esplicitamente – «lo scrive», dice Scalfari – di essere «lusingato» e «stupito» per il fatto che «molti anzi moltissimi chiedono di entrare a far parte dei Grandi eventi». Ora, qui ci sono le risposte di Bertolaso, a voi trovare il passaggio in cui il capo della Protezione Civile dice una cosa simile. Prendetevi tutto il tempo che vi serve. L’avete trovato? No? Certo che no: non c’è. Bertolaso aveva scritto questo, invece:

Ho comunicato alla Presidenza più volte – e non solo durante questo Governo – la mia preoccupazione relativa all’aumento delle richieste di dichiarazione di grande evento da affrontare con la figura del Commissario Straordinario. A mio avviso c’era e c’è da domandarsi come mai continuano ad aumentare le richieste di dichiarare situazioni di ogni tipo particolari e diverse dalle altre, che siano grandi eventi, emergenze, o altre fattispecie. A me pare che ciò costituisca un segnale, inquietante, dell’aumento della difficoltà delle Amministrazioni a gestire in ordinario il territorio affrontando situazioni complesse.

Insomma, l’esatto contrario. Se questo è il giornalismo libero e indipendente che dovrebbe incalzare il governo e mettere in difficoltà i suoi alleati, stiamo freschi. Non è da tutti riuscire in un colpo solo a far fare bella figura a Bertolaso – che ne avrebbe di cose di cui rispondere – con delle domande giornalisticamente imbarazzanti, e poco dopo esibirsi in un esercizio di tale scorrettezza. Anche la sinistra italiana ha i giornali che si merita, purtroppo.

P.S.: Con questa perla Scalfari entra di diritto tra le persone che secondo l’insindacabile giudizio di questo blog hanno saltato lo squalo, confermando la tesi – a dire il vero assai scontata, ma mai ribadita a sufficienza – per cui non esistono mestieri che non necessitano di pensionamento.


15.02.10 - Jumping the shark

Una squadra fortissimi

Era veramente complicato riuscire a far fare bella figura a Guido Bertolaso, di questi tempi. Eugenio Scalfari ci è riuscito.


15.02.10 - Diario

L’ultima parola

Anche questo primo Congresso dell’Italia dei Valori ha confermato che nel caso di Antonio Di Pietro, la finzione e la realtà, il vero e il falso, si confondono.

L’articolo migliore sul congresso dell’Italia dei Valori è uscito tre giorni fa sul Manifesto

(hat tip: Cerazade e Luca Peretti)


14.02.10 - Links

links for 2010-02-13

  • "Ogni giorno milioni di frasi fatte si disfano nella più assoluta indifferenza. Non lasciare che le idee trite languiscano al fondo degli elzeviri o che le ovvietà agonizzino al bar. Impedisci che un enorme patrimonio di luoghi comuni vada perduto nel tempo come lacrime nella pioggia. Mettilo in Manuale di conversazione".

14.02.10 - Un clic

Scontro di civiltà

A noi è toccato il McItaly, ai giapponesi il MegaMac

(qui altri panini local di McDonald’s: ci sono anche robe più sfigate del McItaly)


13.02.10 - Schifezze

Giornataccia

Insomma, ieri in un colpo solo ci stavamo giocando Bill Clinton e Jack Don… ehm, Alec Baldwin


12.02.10 - Cose che succedono

Che rosicata

Evidentemente Roma si è offesa per il mio trasloco, e per 24 ore mi sono perso la nevicata di stamattina

update: comunque, mi dicono che l’ultima grande nevicata a Roma risale al 1985. Indovinate chi andò in serie B, quell’anno.


12.02.10 - Diario

Bandierine

Grossomodo, il mio itinerario sarà questo. Da maggio a giugno 2010 il blog emigra prima in Colombia (1 mese, 1 mese e mezzo, base Cartagena) poi in Giamaica (1 mese, base Kingston) con brevi incursioni ad Haiti, Cuba, Messico, Panama, Repubblica Dominicana, Costarica. Ad agosto, Perù, Ecuador, Bolivia, Brasile, Argentina, Cile, Patagonia. Ottobre e novembre appendo il cappello in Cina e Indonesia con incursioni in Cambogia, Thailandia e Vietnam. Dicembre: Iran, Israele, Libano. Gennaio: Nuova Guinea, base a Port Moresby e Australia. Febbraio fino a fine aprile Africa: Ghana, Senegal, Camerun, Benin, Ruanda, Kenya, Etiopia, Eritrea. Quindi, ritorno a casa. L’India magari sostituirà la Cina. Forse al posto del Benin ci sarà il Burkina Faso. Magari uno tsunami mi obbligherà a cambiare percorso, o la repentina follia di un satrapo dell’Africa più disperata o un’epatite. Ma grossomodo l’itinerario è questo.

Tra qualche mese Lorenzo Cairoli parte per il giro del mondo


12.02.10 - Diario

links for 2010-02-11


12.02.10 - Un clic

Parlare a vanvera

Mi perdonerete se dico una cosa che hanno già detto tutti, ma non ho avuto il tempo di leggere molto in giro. Ho dato però un’occhiata ai quotidiani, e mi sembra che la vicenda delle norme sui talk show politici sia piuttosto diversa da come la raccontano i titoli e alcune roboanti dichiarazioni.

La norma approvata dalla commissione di vigilanza sulla Rai (su iniziativa del deputato radicale Beltrandi) non “sospende” i talk show, non li “taglia”, non li “oscura”, tantomeno li “censura”. La norma prevede invece una più esigente e rigida applicazione di una legge votata dal centrosinistra diversi anni fa e – a quel che mi risulta – tutt’altro che ripudiata: la par condicio. Ballarò, Annozero e compagnia potranno tranquillamente andare in onda, purché si preoccupino di ospitare in studio esponenti di tutti i partiti, garantendo loro parità di tempo e spazi. Se non vorranno strutturare così i loro programmi, potranno spostarli in un’altra fascia oraria e lasciare il prime time a tribune politiche che obbediscano a quei criteri. Lo scandalo semplicemente non c’è. Anzi, c’è: è nella norma approvata durante la stessa sessione col voto compatto di Pdl e Pd (unico contrario sempre il radicale Beltrandi, ma correggetemi se sbaglio) che prevede che i partiti che non hanno superato lo sbarramento del 4 per cento alle elezioni europee non siano rappresentati nelle tribune politiche e nei talk show di cui sopra. Una misura insensata, iniqua e scandalosa.

Le ragioni delle dichiarazioni minacciose degli esponenti del Pd si devono al fastidio verso il rispetto integrale della par condicio (che hanno voluto loro) e che hanno tentato di eludere con la norma sul 4 per cento, nonché alla comprensibile frustrazione generata dall’ennesima prova di comico dilettantismo. Sono più comprensibili e giustificate le ragioni della rabbia dei conduttori dei talk show, da Annunziata a Floris a Santoro, che da anni devono fare i conti con una legge sciocca e bizzarra come la par condicio. La ragione delle loro lamentele è legittima, perché programmi con ospiti di partiti poco gettonati, tempi contingentati per ogni politico e assenza di risse verbali promettono – sulla carta – risultati peggiori dal punto di vista dell’audience. Senza contare che non potranno nemmeno infrangere la par condicio deliberatamente – come molti di loro hanno fatto a più riprese, negli anni passati – in attesa del rituale richiamo dell’Agcom. Ma è quello il loro problema; non il “blocco del servizio pubblico”, il “controllo dei partiti sulla Rai”, “l’abuso di potere della politica”, il “conflitto di interessi”. Questi sono problemi con cui hanno convissuto più o meno pacificamente fino a ieri, e oggi non è cambiato nulla.


Change is coming

Da qualche giorno il blog è fermo, lo sarà ancora per un po’ e poi continuerà per qualche tempo (due settimane?) ad andare un po’ a rilento. La ragione è piuttosto banale: quando si cambia in un colpo solo lavoro, casa e città, il tempo per stare davanti a un monitor tende ad avvicinarsi allo zero. Poi riprendiamo però, e meglio di prima.


09.02.10 - Diario

Dove si vota a febbraio

Si è già votato in Grecia, si voterà poi in Costa Rica, Anguilla, São Tomé e Príncipe, Tajikistan e Togo. L’elezione più importante di febbraio, però, è certamente il secondo turno delle presidenziali in Ucraina, con la sfida tra Yanukovich e Tymoshenko.

(continua a leggere)


06.02.10 - E-lezioni

Piccoli Moreno crescono

L’arbitro che durante Francia-Irlanda non vide il clamoroso e decisivo fallo di mano di Henry è stato convocato ai Mondiali di quest’estate


06.02.10 - Sport

L’altro Silvio

Comunque, ieri Di Pietro ha querelato il Corriere della Sera. Una giravolta mica male, per uno che in tema di politici che querelano i giornali ha sempre sostenuto cose tipo che «dalle carte bollate all’olio di ricino il passo è breve». Ma all’epoca si parlava della querela di Berlusconi all’Unità. Poi è stato smentito in modo abbastanza clamoroso sul viaggio negli Stati Uniti, di cui prima aveva negato l’esistenza. Continuo a pensare che la strategia difensiva di Di Pietro – negare sempre e tutto, anche l’evidenza; prendersela con l’ennesimo mal precisato complotto dei poteri forti – possa rivelarsi controproducente, oltre a portare alla mente i comportamenti di qualcuno di nostra conoscenza.

(hat tip: Marco Campione)


06.02.10 - Diario

Come on/2

Il dato odierno sulla disoccupazione negli Stati Uniti fa il paio con quello della settimana scorsa sul pil: qualcosa, forse, inizia timidamente a muoversi.


05.02.10 - Cose che succedono

links for 2010-02-04


05.02.10 - Un clic

“La parola del popolo”

(la foto si ingrandisce con un clic)


Democristiani a stelle e strisce

Intanto nei giorni scorsi ha mosso i suoi primi passi il progetto di abolizione del “Don’t ask don’t tell”, la legge statunitense che impedisce agli omosessuali di prestare servizio nell’esercito, obbligandoli di fatto a mentire. Sono stati ascoltati al senato i vertici dell’esercito – compreso il capo di stato maggiore – e il ministro della difesa (che è Gates, repubblicano), e tutti hanno concordato sulla necessità di abolire una legge semplicemente sbagliata. In questa vicenda, uno di quelli che per ora sta facendo la figura peggiore è John McCain, da settimane impegnato in una campagna per la rielezione al senato dall’esito tutt’altro che scontato. Il senatore repubblicano ed eroe di guerra aveva sempre avuto una posizione piuttosto ambigua sul tema, che gli permetteva di non schierarsi apertamente da nessuna parte senza però perdere consensi a destra.

The day that the leadership of the military comes to me and says, ‘Senator, we ought to change the policy,’ then I think we ought to consider seriously changing it because those leaders in the military are the ones we give the responsibility to.

Nonostante oggi il presidente degli Stati Uniti, il capo di stato maggiore e il ministro della difesa (cioè i vertici della gerarchia militare statunitense) sostengano l’abolizione di quella legge, McCain non ha cambiato idea e anzi ha spostato improvvidamente l’asticella.

The reason why I supported the policy to start with is because General Colin Powell, who was then the Chairman of the Joint Chiefs of Staff, is the one that strongly recommended we adopt this policy in the Clinton administration. I have not heard General Powell or any of the other military leaders reverse their position.

Passano 24 ore e arriva la cristallina e tutto sommato non così imprevedibile dichiarazione di sostegno da parte di Colin Powell.

In the almost 17 years since the ‘don’t ask, don’t tell’ legislation was passed, attitudes and circumstances have changed. I fully support the new approach presented to the Senate Armed Services Committee this week by Secretary of Defense Gates and Admiral Mullen.

Ora la palla è tornata nel campo di McCain, che si è infilato nella più classica delle no-win situation: qualsiasi cosa dirà, è condannato a uscirne male. In politica la pavidità si paga.


04.02.10 - Diario

Una buona causa

Samuele Landi – già amministratore delegato di Eutelia e protagonista di questo triste e vergognoso episodio, oggi leader del partito degli, ehm, Imprenditori d’Italia – ha denunciato Claudio Caprara per diffamazione, a causa di questo post. Ora serve un avvocato disposto a difendere una buona causa.


03.02.10 - Cose che succedono

Braci e padelle

La fotografia dello stato in cui versa la Cgil non sta tanto nella deprimente gestione Epifani, quanto nel fatto che al prossimo congresso la mozione che sfiderà la maggioranza lo farà da una piattaforma ancora più retriva, conservatrice e preistorica, quella di Cremaschi, Rinaldini e compagnia bella. E dire che potrebbe servirci davvero un sindacato forte e moderno, all’altezza dei problemi di questi tempi e capace di interrompere l’imbarazzante gioco delle parti che è diventata la concertazione in questo paese. Invece quasi ci tocca tifare per Epifani.


03.02.10 - Diario

Il massimo quale sarebbe?

Sinceramente non conosco Morgan, ma mi pare un buon motivo per escluderlo. Ci manca solo che un cantante dica pubblicamente quanto è buona la cocaina che faccia il testimonial della cocaina allora escluderlo mi sembra il minimo.
Ignazio La Russa (dalle agenzie)


03.02.10 - Frase del giorno

Un voto

Alla fine in Illinois le primarie per il senato sono state vinte dai due favoriti della vigilia, Giannoulias per i democratici e Kirk per i repubblicani. Ancora in bilico invece le primarie per i candidati a governatore. Sul fronte democratico Hayes (50,4) dovrebbe avere battuto di un soffio Quinn (49,6), ma quest’ultimo non ha ancora riconosciuto la sconfitta e si teme la solita coda di riconteggi e ricorsi. Sul fronte repubblicano il testa a testa è ancora più incerto: 20,3 per Brady, 20,2 per Dillard, manca un solo collegio. Facendo le proiezioni, secondo Nate Silver potrebbe finire così:

All of the outstanding vote is in Cook County (Chicago), where Dillard is picking up 18 percent of the vote so far and Brady just 5 percent. If I project out the remaining Cook County precincts based on the previous ones, I show Dillard picking up another 800 votes and Brady another 225. That would make the statewide margin Dillard 154,876, and Brady 154,877 — an advantage of literally one vote for Brady.


Il Secolo XIX nel secolo XXI

Oggi esce il primo numero del nuovo corso del Secolo XIX, uno dei quotidiani più longevi d’Italia, che ha affrontato una significativa ristrutturazione editoriale, oltre a un restyling grafico. Si è detto più volte che i quotidiani a forte caratterizzazione locale sono, in questa fase, meno minacciati rispetto agli altri dalla crisi delle vendite e dalla contrazione del mercato pubblicitario. L’operazione del Secolo XIX mi sembra vada in una direzione ben precisa: rendere più incisivi e peculiari i tratti efficaci dei quotidiani locali – la cronaca, lo sport, le informazioni utili, le inchieste – anche a costo di rinunciare a qualcosa nei settori tradizionalmente coperti meglio dalla stampa nazionale. Naturalmente consapevoli che l’attuale posizione di vantaggio è tutto meno che scontata, che la rete ha moltissime cose da dire anche nel segmento dell’informazione locale e che serve quindi muoversi con lungimiranza e coraggio. Al Secolo quantomeno ci provano e oggi affidano un corsivo nelle pagine dello sport a Mauro Zucconi, alias Chinaski (ovviamente si parla di Juventus: online non l’ho trovato, magari più tardi lo pubblica lo stesso Chinaski).


03.02.10 - Diario
Roba vecchia »
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