Pensiero binario
Da giorni mi girava in testa un pensiero simile a questo che espone oggi Luca Sofri, approfittando della discussione su Bettino Craxi (una discussione che definire dibattito è francamente esagerato). Mi sembra che il fenomeno non si spieghi semplicemente col manicheismo superficiale e scemo della politica di questo paese – d’altra parte, c’è una ragione per cui storici e politici fanno mestieri diversi – ma anche con lo strano rapporto che abbiamo con i personaggi pubblici una volta che sono morti. La morte di un personaggio, sia questo un politico, un pittore o un cantautore, si presta all’assegnazione definitiva e assoluta di giudizi che non conoscono vie di mezzo. O sei un totem sacro, intoccabile e ingiudicabile – vedi alla voce Berlinguer, ma l’elenco sarebbe infinito – o sei uno che quando ho saputo che è morto ho tolto lo spumante dal frigo. A dieci anni dalla morte di Craxi, il dibattito è fermo lì: statista o ladro. Uno dei pochi che ha provato a rompere questo schema è stato Andrea Romano, sul Sole 24 Ore di sabato scorso.
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Sofri scopre l’acqua calda, e cioe’ che la verita’ sta nel mezzo. Pero’ conclude con la chicca: anziche’ provare a spiegarcela, o a studiarla, conclude con un laconico e piuttosto supponente “ormai e’ tardi. Sara’ per la prossima volta”. Nient’altro. E meno male che qui non si citano articoli del Fatto Quotidiano perche’ non meritevoli. Mi spiega, Costa, qual e’ il valore dell’articolo linkato di Luca Sofri?
Il fatto che penso la stessa cosa e faccio prima a linkarlo piuttosto che a ripeterlo.
E comunque, il punto non è che la verità sta nel mezzo: la verità può benissimo stare da una parte sola. Il punto è che le persone nelle loro vite fanno cose buone e cose meno buone, chi più chi meno, e quindi i giudizi sulle loro vite richiedono analisi più articolate e argomentate di “ladro!” o “statista!”.
Quindi il fatto che lei linki Luca Sofri, tra i tanti, e’ da attribuirsi ad una selezione casuale.
No, si deve al fatto che in questa occasione ha scritto la stessa cosa che penso. È la terza volta che lo scrivo.
Non si agiti, Costa. Concordo pure io con quanto scrive Sofri, che non trovo per altro nemmeno troppo spiccata. Avevo usato l’espressione “la verita’ sta nel mezzo” solamente in senso generale. Mi consenta solo di concludere motivando la mia preferenza: mentre lei lamenta, giustamente, l’assenza di analisi piu’ articolate ma ne cita una, Luca Sofri si limita alla lamentela supponente (“sara’ per la prossima volta”). Ehhh, il buon giornalismo non si trova sotto i cavoli.
In realtà questa analisi manca di una componente: diciamo che sei stato un grande statista ma che hai anche un po’ – e un altro po’ – rubato. Ecco, questo fatto, il fatto di aver rubato, non toglie nulla alle cose buone che hai fatto per lo stato, ma fa pendere l’ago della ragione dalla parte di quelli che dicono: la strada a Craxi non gliela vogliamo intitolare!
Intendo: qui non si tratta di capire se Craxi ha fatto bene o ha fatto male, qui si tratta di gratificarne il ricordo o no. Se ha fatto bene ma a rubato, per me, la risposta è no.
Ma chi urla ladro reagisce semplicemente alla beatificazione continua e insopportabile che la figura ottiene sui principali canali d’informazione, altrimenti credo se ne starebbero quieti.
Che poi ladro lo sia è tra l’altro oggettivo, mentre sul gran statista come minimo c’è da discuterne parecchio.