Regioniamo
Alcuni appunti sulle elezioni regionali, sullo stato dell’arte nel centrosinistra e su cosa c’è in gioco per il Pd e per il paese. Li ho scritti più per me che per il blog, in ogni caso li metto qua, secondo me possono essere utili.
Per capire quello che sta succedendo in queste ore attorno al Pd e alle regionali ed esprimere delle opinioni sensate è necessario fare un passo indietro e tornare al 2005. Le scorse elezioni regionali hanno rappresentato – numericamente e politicamente – il più grande successo del centrosinistra nella seconda repubblica: più significativa della vittoria alle politiche del 1996, facilitata dalla rottura dell’alleanza tra Lega e Berlusconi; più travolgente della modesta vittoria alle politiche del 2006. Il centrosinistra vinse in dodici regioni sulle quattordici in gioco, superando il centrodestra ovunque meno che in Lombardia e in Veneto e schiantando il suo governo, che andò incontro a una grave crisi nelle settimane successive. I fattori che contribuirono a quel successo furono tanti. In primo luogo una maggioranza di centrodestra arrivata alla sua fase terminale, dopo oltre quattro anni di governo, e logorata quotidianamente dagli strappi dell’Udc. In secondo luogo, e in modo speculare, la grande mobilitazione degli elettori di sinistra. In terzo luogo la presenza di alcune candidature che per quanto oggi possano sembrarci discutibili, allora furono particolarmente azzeccate: Marrazzo in Lazio, Vendola in Puglia, in qualche modo lo stesso Loiero in Calabria. Il risultato fu incredibile ma anche nell’enormità di quella vittoria alcuni dati ci danno la misura di quanto quel risultato sia irripetibile: la faccia pulita e affidabile di Marrazzo riuscì a battere la pessima amministrazione di Storace di appena 3 punti percentuali. Simile distacco fu inflitto in Piemonte da Marcedes Bresso a Enzo Ghigo. Vendola, poi, vinse di appena lo 0,6 per cento. È sufficiente il buon senso, quindi, per capire come anche nella migliore delle ipotesi, il risultato di queste regionali non può che essere una sconfitta per il centrosinistra: il clima politico di queste settimane è abissalmente diverso da quello di cinque anni fa e in alcune regioni – Campania, Lazio, Puglia – le amministrazioni uscenti sono state minate da scandali di vario tipo. Si vota in tredici regioni: undici oggi governate dal centrosinistra e due – le solite Lombardia e Veneto – governate dal centrodestra. Per non fare avanzare il centrodestra rispetto al 2005, il centrosinistra bisognerebbe vincere nuovamente in tutte quelle undici regioni. Non è possibile.
L’asticella è troppo alta, quindi, e le condizioni sono tutto meno ideali. Sono queste, più che quelle di lungo periodo, le ragioni che hanno spinto il Pd a cercare dappertutto un’alleanza con l’Udc. Esistono naturalmente delle ottime ragioni per ritenerla una scelta strategica sbagliata, per come sta logorando e prolungando i tempi di decisione e per come queste alleanze a macchia di leopardo, oltre a non essere comprese dagli elettori, possono rendere ancora più complicata la ricerca di un’alleanza nazionale, se la si vorrà fare, tra tre anni. Soprattutto, anche approvando la scelta di cercare queste convergenze, ci sono molte ragioni per criticare il modo erratico con cui questa strada è stata percorsa, finendo per mostrare in alcune regioni il peso scarso o nullo di vertici di partito eletti durante la fase congressuale di appena pochi mesi fa. Bisogna dire però che esistono anche delle ragioni per sostenere l’opportunità di questa ricerca dell’Udc. Se c’è una speranza di evitare il disastro, infatti, l’alleanza con l’Udc è cruciale: eccetto in Lombardia e forse in Veneto (il forse si deve all’indecisione di Galan), con l’Udc ce la si può giocare praticamente dappertutto. Senza l’alleanza si rischierebbe di perdere praticamente ovunque meno che in Toscana ed Emilia Romagna. Appare evidente come le conseguenze politiche di un tale apocalisse sarebbero gigantesche. Sul fronte del centrodestra l’attentato a Berlusconi e il contemporaneo inizio della campagna elettorale hanno placato scontri e frizioni interne che non sono affatto scomparse: attorno a Fini, attorno a Tremonti, attorno alla Lega. La prima conseguenza di una loro vittoria schiacciante alle regionali sarebbe il consolidamento e il rafforzamento di un governo molto più pericolante di quanto sembri. La seconda sarebbe la mazzata fortissima e forse definitiva sul Pd e sulla neonata leadership di Bersani, a seguito della quale ricomincerebbero polemiche non dissimili da quelle che seguirono alla sconfitta di Veltroni nel 2008, con le tragiche conseguenze che conosciamo. È bene quindi sapere che chiudere del tutto la porta all’Udc vuol dire decidere che al Pd e al centrosinistra serve l’ennesima gravissima batosta, magari con la speranza che sia il colpo di grazia sulle attuali classi dirigenti. Ammesso che non finisca per essere controproducente, anche e soprattutto per il paese, di questo si tratta: molti lo fanno in ottima fede, ma pensare o dire che oggi il Pd e il centrosinistra possono far bene – o addirittura meglio – anche senza l’Udc è pensare o dire una cosa semplicemente falsa.
La linea di Bersani in questo senso era chiara e in qualche modo scontata, visto che il segretario del Pd è giustamente interessato a conservare la sua leadership e il suo peso politico. Rimane quindi aperta la questione sul come quest’alleanza andava ricercata. Anche su questo durante il congresso il segretario del Pd era stato chiaro, dicendo due cose precise: prima si fa la coalizione, poi si scelgono i candidati; i candidati alle cariche monocratiche si scelgono tramite primarie di coalizione. Non è accaduto niente di tutto questo. Nelle regioni con dei più o meno forti presidenti uscenti – Bresso, Burlando – i nomi dei candidati sono venuti ben prima della coalizione. In altre regioni – Lazio, Calabria, Puglia – la coalizione non si è ancora fatta ma si parla già di candidati, e le primarie per dirimere la questione sono viste nemmeno come uno strumento, come l’extrema ratio, bensì come una minaccia da agitare contro questo e contro quello. In Campania l’ultimo tragico lascito dell’era bassolino è la dissoluzione del centrosinistra: non esiste più la coalizione, di candidati manco a parlarne. In questo scenario, l’Udc ha giocato magistralmente il suo ruolo di terzo incomodo. Fatta eccezione per le regioni rosse, ha deciso di andare sempre con chi ha maggiori probabilità di vincere. Dove il risultato è incerto, è andata da sola. In Veneto e forse anche in Calabria, sta col centrosinistra ma a sostegno di un proprio candidato. In Puglia i sondaggi dicono chiaramente due cose: che con Vendola si perde malissimo e che senza di lui l’Udc diventa determinante. In Lazio l’accordo con Polverini sembra chiuso da settimane, e se le ragioni fossero le posizioni di Emma Bonino non si spiegherebbe perché le stesse ragioni non valgano in Piemonte, dove l’Udc sostiene Mercedes Bresso.
Puglia e Lazio meritano però un capitolo a parte. Il disastro pugliese è frutto di due fattori. Il primo è il comportamento di Nichi Vendola, che nel tentativo di salvare la sua ricandidatura e il suo quasipartito è finito per perdere entrambe le cose. Dopo le europee, appreso che i Verdi e i Socialisti avevano già lasciato una lista che era già di per sé un fallimento, Vendola doveva fare una sola semplice cosa: entrare nel Pd. Avrebbe reso più complicata la sua estromissione e avrebbe reso migliore il centrosinistra. Invece oggi ci ritroviamo con, nell’ordine: un presidente uscente del quale tutti, anche chi non ne sa nulla, ripetono come un mantra «ha governato bene», anche senza ricordarsi una sola cosa che abbia fatto; un Pd che non vuole ricandidarlo, per tentare di vincere, ma non ha assolutamente nessuno da proporre al suo posto, tanto da considerare seriamente l’ipotesi Emiliano e consegnare poi tutto nelle mani del pur bravo Francesco Boccia; un Vendola che a volte non ha resistito alla tentazione del buttarla in caciara. È persino superfluo fare notare che se Bersani avesse tenuto fede alla sua promessa – le primarie per individuare i candidati alle cariche monocratiche – tutto questo non sarebbe successo. Vendola si sarebbe candidato, il Pd avrebbe trovato – avrebbe trovato? – un candidato insieme all’Udc e lo avrebbe sfidato. Nella paura di perdere quelle primarie – e quindi probabilmente la Puglia – c’è la ragione del mancato impegno in quel senso di Bersani, ma è difficile sostenere che la pantomima ancora in corso abbia fatto meno danni.
In Lazio il problema ruota tutto intorno alla classe dirigente del Pd, praticamente inesistente, e al fatto che si va verso una sconfitta praticamente certa e quindi è complicato trovare candidati kamikaze. Se già Marrazzo in un momento magico fece molta fatica a battere uno Storace compromesso, a questo giro appare davvero improbabile che il centrodestra si faccia sfuggire la vittoria. Inoltre, il Pd non ha mai avuto un candidato degno di questo nome e a questo si deve la ridda di nomi che si è fatta (da Gentiloni a Melandri, da Nicolini a Montino, eccetera). La partita era oggettivamente complicata, ma il segretario regionale Mazzoli non è stato nemmeno in grado di giocarla: se si consegna a Zingaretti un «mandato esplorativo» alla ricerca di candidati e alleati, è perché nessuno è stato in grado di farlo prima. Ci sono due temi che si incrociano, qui. Il primo è il ruolo dell’Udc, che il Pd ha ufficialmente perso quando Zingaretti non è riuscito a portarla dalla parte di una sua eventuale candidatura. Se l’Udc non va con Zingaretti, probabilmente il candidato più forte del centrosinistra in Lazio, allora non va con nessuno. Il secondo tema è la candidatura Bonino, che è in campo ufficiosamente da molto prima di ieri ed è sostenuta da ampi settori del Pd, soprattutto – chi l’avrebbe mai detto – da una bella fetta di popolari. Il risultato dell’esplorazione di Zingaretti, quindi, era davvero scontato: non ci sono veti sulla Bonino e non ci sono speranze per tenere l’Udc. Con un messaggio ai cattolici: se non vi piace la Bonino, dovete fare un altro nome. La risposta a questa domanda arriva con l’intervista di oggi al Messaggero di Giuseppe Fioroni, che fornisce alla Bonino la più grande copertura che sia possibile sul fronte cattolico a Roma. Qualcuno parla di candidare Letta o Bindi per mettere all’angolo l’Udc e vedere se hanno il coraggio di dire no a un candidato centrista, ma io non credo affatto a questa lettura: Bindi è un personaggio indigesto all’Udc (i Dico, la sinistra sociale, eccetera), Letta non è affatto il tipo da eccessi di coraggio e Bersani non è matto al punto da mettere in discussione la propria leadership sacrificando il proprio vicesegretario (nonché ideale candidato premier per il 2013, ma questa è solo una mia previsione). Salvo incredibili sorprese, si andrà quindi a una sfida tra Polverini e Bonino. Un sondaggio di Crespi oggi parla di una situazione di estremo equilibrio, con Emma Bonino addirittura in lieve vantaggio, ma ci credo poco. Quel che è certo è che la candidatura Bonino, se ben giocata, potrà coinvolgere e mobilitare molte energie, che la fase calante del governo potrebbe rendere meno ricettivo l’elettorato di centrodestra e che la candidatura Polverini per il centrodestra non sarà una passeggiata di salute: gli scontri tra Feltri e Fini non ne sono che un antipasto di quel che vedremo, mentre non è ancora chiaro in cosa si risolverà l’estremo scetticismo di Alemanno e Caltagirone (che è l’editore del Messaggero, mica pizza e fichi). Insomma, non è impossibile, ci vuole un piccolo miracolo. Come sempre.
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Sono d’accordissimo su tutto quello che dici, e` una situazione pazzesca, ma le soluzioni ci sono e ci sarebbero; la Bonino e` il nome migliore che ho sentito fino ad ora (e io sono iscritto al PD), secondo solo a zingaretti, che pero` lascerei dov’e`, per non rischiare di fare kamikaze a tripletta (comune di roma, provincia di roma, regione lazio).
l’unica cosa… spero ti sbagli su letta, l’ho pensato anche io che e` il piu` probabile per il 2013… ma letta e` davvero pessimo.
giusto per ribadire un aspetto che rimarchi in modo appropriato. In Lazio e Puglia le liste dei partiti dei csx avevan perso, poi grazie al voto dato solo ai candidati presidente si riuscì a conquistare la vittoria. In Piemonte la distanza tra il voto dei partiti era di un solo punto percentuale a favore del csx, conquistato grazie al boom nella provincia di Torino. Senza contare il buon risultato delle liste civiche del presidente, che probabilmente son difficili da digerire visto che rubano seggi per i consiglieri regionali, ma certo che hanno sempre spinto i valori dei candidati progressisti verso l’alto
Voteremo la Bonino e Toscani, se ce lo lasciano fare… Che ne dici?
Ehhhhhh…si,tutto vero.
L’analisi è giusta.
Purtroppo però è un letto di procuste.
Ossia l’alternativa è fra prendersi un’ennesima batosta subito alle regionali, ma salvare una prospettiva strategica di autonomia politica, oppure salvarsi ora con una sconfitta onorevole o, se si è fortunati, con una semi-vittoria, ma crearsi parecchi probabili guai in prospettiva strategica rinunciando alla propria “sostanza” politica mi verrebbe da dire, al proprio dna “democratico” in termini di metodi e di contenuti.
Sono quelle situazioni che i greci antichi chiamavano “tragiche”: cioè, appunto nel senso antico, situazioni in cui non c’è via di uscita, qualunque cosa faccia l’uomo non può uscirne.
(Ovviamente sia detto questo con un poco di ironica leggerezza, perchè poi di cose tragiche ce ne sono ben altre).
E questo perchè gli errori sono stati fatti prima, negli ultimi anni. Adesso c’è poco da fare.
Incredibile: quattro commenti e sono d’accordo con tutti
(un po’ meno sul votare Toscani, ma non roviniamo questo momento).
Beh, io sarei anche per Cappato in Lombardia e Pannella in Campania, oltre che per la Bresso in Piemonte. Aspetto notizie per Veneto e Calabria.
Nel caso di Vendola, l’aggravante per i dirigenti regionali Pd è dato dall’aver ripetuto più volte che avrebbero sostenuto Vendola come presidente. Sia Blasi che Emiliano hanno ribadito più volte il concetto dopo le primarie regionali. Poi a dicembre è calato D’Alema in Puglia e tutti all’improvviso si sono accorti che Vendola non andava più bene (e nessuno che abbia avanzato una critica sui suoi 5 anni di governo!). E’ per questo che tantissimi elettori del pd sono imbestialiti con i loro dirigenti. E’ stato un voltafaccia senza ritegno, senza che almeno si indicessero le primarie.
Un’ultima cosa: non dimentichiamo che il principale attore dello scandalo sanità è Tedesco, assessore proposto dal Pd (e poi sistemato al Senato per preservare la corsa di Emiliano a sindaco di Bari)! La colpa di Vendola è stata quella di accettare tale designazione.
Peggio di così i dirigenti da D’Alema in giù non potevano fare.
Non sono d’accordo solo su una cosa: “Sono queste, più che quelle di lungo periodo, le ragioni che hanno spinto il Pd a cercare dappertutto un’alleanza con l’Udc.” Sono ANCHE queste. Ma la prospettiva di lungo periodo c’è, eccome. E d’altra parte, senza sarebbe un bagno di sangue, a meno di non cambiar legge elettorale.
Ma la cosa che salta più all’occhio è un’altra: ma com’è che i dirigenti del PD sono messi così *tanto* male? Com’è che non c’è una classe di dirigenti all’altezza, in così larghe parti d’Italia? Che fine ha fatto la formazione politica di scuola PCI? Qualcuno se ne sta occupando?
Caro Francesco, tutto bene, però sei troppo critico con Vendola. E su questo chi ha vinto il Congresso doveva essere più lineare. Si poteva benissimo dire, quest’estate, che Vendola doveva essere sostituito, invece è stato detto il contrario, e non va bene fare così (o, almeno, io sono davvero stufo di una politica così).
“È bene quindi sapere che chiudere del tutto la porta all’Udc vuol dire decidere che al Pd e al centrosinistra serve l’ennesima gravissima batosta, magari con la speranza che sia il colpo di grazia sulle attuali classi dirigenti.”
E perché? Solo perché uno non vuole candidati centristi in tutte le regioni? Dimmi una sola regione dove l’UDC abbia detto il candidato lo scegliamo insieme attraverso un confronto serio e democratico. Finora io ho visto solo dire di no a tutti quelli che non fanno parte della margherita. secondo te è una politica che il PD può accettare? Probabilmente la risposta è si, se pensi come qualcuno che il PD debba diventare “er partito sociardemocratico de noartri…” Ma il PD che conosco io era nato su altre basi.
“Ammesso che non finisca per essere controproducente, anche e soprattutto per il paese, di questo si tratta: molti lo fanno in ottima fede, ma pensare o dire che oggi il Pd e il centrosinistra possono far bene – o addirittura meglio – anche senza l’Udc è pensare o dire una cosa semplicemente falsa.”
Io credo che oltre che delle regionali, bisognerebbe anche preoccuparsi del futuro. Allora, se l’alleanza con l’UDC ha un senso non dovrebbe essere solo un asse tattico, per “non prendere batoste” ma un discorso strategico, costruito sulla condivisione di pezzi di programmi fattivi e produttivi, per sempio le politiche per la famiglia. Ma allora le basi e anche il processo di dialogo dovevano avere step diversi. E se questa alleanza con l’UDC era così importante, perché Rutelli che lavorava a consolidare questa prospettiva è stato fatto uscire senza colpo ferire dal partito? E se in Puglia, come ha già detto Pippo, Vendola non andava bene, perché in fase congressuale erano tutte pacche sulle spalle e ammiccammenti alla parola “sinistra”?
Le contraddizioni sono evidenti, marchiane, rozze. Un ragionamento andrebbe fatto anche su questo o no?
…postilla per chiarire: quando parlo di contraddizioni rozze e marchiane mi riferisco alla strategia dell’attuale direttore della ditta e del suo stratega, non del tuo post :)
Boccia ha oggi dichiarato che sul suo nome convergono 10(!) partiti e che sette di essi non vogliono le primarie. Cioè adesso sono gli altri a decidere se dobbiamo fare le primarie.
Ma che sono iscritto a fare al pd? C’è Casini che decide tutto. Tanto vale voto udc.
@Giuseppe:
Non so se sono stato troppo critico con Vendola, critico sicuramente sì. Ma è una critica politica, sulla strategia (restare fuori del Pd, trasformarsi in uomo-partito da salvare) e sulla tattica (come ha gestito queste giornate e questa partita, adesso). Sul fatto che anche queste cose si dovevano dire durante il congresso, invece di riempirsi la bocca con la parola “sinistra” per sedurre i nostalgici, come ricorda Marco, sono completamente d’accordo. E come abbiamo visto è soltanto una tra le tante cose che Bersani ha fatto o non ha fatto contraddicendosi rispetto a quanto aveva detto o non detto in estate.
@Marco:
Sono concorde con le critiche che fai al comportamento dell’Udc, che sta giocando questa partita in modo spregiudicato approfittando delle debolezze del Pd. Resto dell’idea che il loro criterio sia allearsi coi più forti, e non con i più centristi. Per esempio, non è vero che finora abbiano detto di no “a tutti quelli che non fanno parte della margherita”. In Piemonte l’Udc appoggia Bresso, che viene dal Pci, dal Pds, dai Ds, eccetera. Detto questo, si può naturalmente essere contrari rispetto all’alleanza con l’Udc e pensare che l’armageddon sia l’unica soluzione per ricominciare a costruire qualcosa di sensato: io la penso più o meno così, per dire. Ma allora bisogna dire questo, che il Pd senza l’Udc tracollerà e un tracollo è quello che ci serve. Dire che il Pd a questo giro può fare meglio senza l’Udc è semplicemente falso, che ci piaccia o no. Poi certo, c’era modo e modo di fare questa alleanza: l’ho scritto nel pezzo. A Bersani sarebbe bastato tenere fede a quanto aveva promesso.
è una analisi molto lucida e poco erratica (che aggettivi!!! e chi sei obi-wan kenobi??? http://209.85.129.132/search?q=cache:HaMkcCHDxHwJ:it.wikiquote.org/wiki/Guerre_Stellari_-_Una_nuova_speranza+%22Non+%C3%A8+goffa+o+erratica+come%22&cd=3&hl=it&ct=clnk&gl=it ) però proprio casi come quelli di marrazzo e vendola nel 2005 insegnano che le candidature si “costruiscono”. entrambi erano dati per spacciati alla presentazione. vendola gay e di rifondazione in una regione prettamente moderata, marrazzo un trito faccione tv senza nessuna verve politica. ma il primo si affermo’ con le primarie e su quell’onda ando’ a vincere. il secondo fu presentato molto per tempo e poi fu ben sostenuto da tutta la coalizione per tutta la campagna. insomma, basta decidersi e lavorare sodo. tutte attitudini di cui il pd “esercizio poco fa”…
Questo qui per lungo tempo ho osservato. Durante tutta la sua vita lui guardato lontano, al futuro, all’orizzonte; mai la sua mente su dove lui era, su cosa faceva. Avventura. Puah! Emozioni. Puah! Un Jedi queste cose non ambisce. Tu sei avventato! (Yoda)
La linea editoriale di questo blog è che Buq ha sempre ragione.
“Detto questo, si può naturalmente essere contrari rispetto all’alleanza con l’Udc e pensare che l’armageddon sia l’unica soluzione per ricominciare a costruire qualcosa di sensato: io la penso più o meno così, per dire.”
Ci spiega perche’?
Certo. Ci vorrebbe un post a parte, ma potrei dirti in modo vago e impreciso che nel mondo moderno le cose migliori sono sempre seguite a eventi tragici e scioccanti, proprio per la forza che questi hanno di costringere le persone a guardare in faccia la realtà, farsi coraggio e obbligarsi a cambiare. Penso a grandi eventi (la nascita dell’Onu, la Costituzione, eccetera) ma anche alla politica. I grandi cicli di governo e rinnovamento (da Blair allo stesso Obama) iniziano con una rovinosa sconfitta da cui si riparte da zero o quasi, non da un vivacchiare. Ma cercherò di argomentare meglio appena posso, e per il momento ribadisco l’accento sul “più o meno”.
analisi lucida che mi permetti di corregere solo per la parte che riguarda la puglia.
1. “un presidente uscente del quale tutti, anche chi non ne sa nulla, ripetono come un mantra «ha governato bene», anche senza ricordarsi una sola cosa che abbia fatto”.
Non è così. Il bilancio del governo vendola, anche con il contributo decisivo di uomini e donne PD, è fatto di tante luci e di non taciute ombre (gestione sanità su tutti). Se il giudizio fosse stato diverso nel senso comune il PD non avrebbe avuto difficoltà a considerare conclusa l’esperienza Vendola e ad affermare con coraggio l’indispensabilita dell’accordo con l’UDC. Le sabbie mobili derivano da questa ambiguità mai risolta: voler valorizzare l’esperienza Vendola accogliendo la pregiudiziale anti Vendola dell’UDC: un ossimoro politico
2.”un Vendola che a volte non ha resistito alla tentazione del buttarla in caciara. È persino superfluo fare notare che se Bersani avesse tenuto fede alla sua promessa – le primarie per individuare i candidati alle cariche monocratiche – tutto questo non sarebbe successo. Vendola si sarebbe candidato, il Pd avrebbe trovato – avrebbe trovato? – un candidato insieme all’Udc e lo avrebbe sfidato. Nella paura di perdere quelle primarie – e quindi probabilmente la Puglia – c’è la ragione del mancato impegno in quel senso di Bersani, ma è difficile sostenere che la pantomima ancora in corso abbia fatto meno danni.”
Le primarie non sono state mai veramente perseguite dal PD perchè s’è fatto imporre da subito il veto su Vendola di Casini. Non ha lavorato per allargare l’alleanza e convincere comunque l’UDC che Vendola dovesse far parte del nuovo progetto. Il quale non s’è imposto, pur avendone il diritto da uscente al primo mandato, ma s’è offerto per le primarie di coalizione. Ma l’ulteriore paradosso di cui il PD s’è reso complice è stato il seguente: in caso di sconfitta Vendola avrebbe accettato l’esito delle primarie lavorando al fianco di Boccia-Emiliano. In caso di vittoria di Vendola l’UDC si sarebbe sfilata!
Questo è il capolavoro pugliese.
Sul fatto che quelli dell’Udc siano spregiudicati al limite del poco di buono non ho dubbi. Ma quando Vendola non sarà candidato, il fatto che quelli dell’Udc sono stronzi sarà una magra consolazione, no? Un politico deve far sì che le cose accadano. Se Vendola dopo le europee fosse entrato nel Pd, sarebbe stato molto più complicato per Bersani voltargli le spalle e accettare la pregiudiziale. Bersani naturalmente poteva non accettarla comunque (al prezzo di perdere la Puglia: l’Udc ha il coltello dalla parte del manico).
francesco se ricordo bene chi sollecitò fortemente Vendola a correre per la segreteria di PRC fu il Pd e d’alema in primis; la sua decisione di uscire dopo la sconfitta e porsi alla testa della galassia delle disperse forze della sinistra venne accolta con favore per indebolire e isolare la sinistra cosiddetta massimalista. Immaginare l’ingresso di Vendola nel PD dopo il risultato delle europee, che in puglia fu ottimo, era a dir poco azzardato. Questa valutazione rafforza l’idea, per tanti inaccettabile qui in puglia, che Vendola sia vittima di un pregiudizio immotivato e ingiustificato che sarebbe stato respinto al mittente se il preidente uscente fosse stato un iscritto al Pd (vedi burlando e bresso). Che partito è il PD che non riesce a far accettare all’UDC l’indiscutibilità di Vendola come uscente da candidare alle primarie? Che partito è il PD che non riesce a convincere forze alleate di accettare le primarie quando le stesse considerano inevitabile che il candidato debba essere del PD? solitamente le primarie di coalizione vengono ostacolate dai partiti minori quando queste rivendicano il diritto a candidare loro uomini ma temono che la forza elettorale e organizzativa del PD predetermini il risultato; ma è incomprensibile che esse vengano rifiutate quando tutti convengono sul’inevitabilità di una candidatura del PD. E’il PD, o parte di esso, che non le vuole e tradisce così gli impegni congressuali, come giustamente ricordi.
Ma Vendola non ha un partito. Il partito di Vendola non esiste. Da Sinistra e Libertà, già quasi irrilevante, sono usciti i Verdi e sono usciti i Socialisti (che sostengono Boccia e non lui, tra l’altro). Vendola è solo, e per lui non entrare nel Pd è stato un vero suicidio. Poi sì, la sua candidatura fu sollecitata dal Pd: ma poi lui perse, e alle europee tirò su una miseria di voti. Non è mica tutto colpa del Pd. Su tutto il resto hai ragione, e penso sia da imputare all’estrema debolezza del Pd e all’ipocrisia di Bersani.
Ma il “governo” Vendola cosa ha fatto, in Puglia? Il Costa spara a zero dicendo che c’e’ “un presidente uscente del quale tutti, anche chi non ne sa nulla, ripetono come un mantra «ha governato bene», anche senza ricordarsi una sola cosa che abbia fatto”. Ma non dice cosa, appunto, Vendola abbia fatto.
E’ possibile, per una volta, affiancare un confronto tra fatti e dichiarazioni di intenzioni al toto-nomi delle facce politiche che piace cosi’ morbosamente in Italia? (poi tutti a criticare il Grande Fratello)
Per inciso, io non dubito del fatto che Vendola abbia fatto delle cose buone. L’idea che ho è che sia stato una delusione rispetto alle aspettative che molti nutrivano nei suoi confronti, e che dall’essere il presidente più “di sinistra” d’Italia, quello innovativo, eccetera, non sia seguito un’opera di governo particolarmente innovativa o rinnovatrice rispetto a quello che avrebbe potuto tranquillamente fare Boccia o un altro esponente del Pd candidato al suo posto.
La frase del mio post non spara a zero su Vendola ma, appunto, su tutti quelli, “anche chi non ne sa nulla, [che] ripetono come un mantra «ha governato bene», anche senza ricordarsi una sola cosa che abbia fatto”.
Questo sondaggio Lorien per Il Fatto non è recentissimo (realizzato tra il 03/12 e il 04/12), ma può tornare utile.
Nella sfida contro CD+UDC il CS risulta nettamente favorito in Emilia Romagna, Toscana e Umbria; leggermente favorito in Marche, Lazio (!) e Basilicata.
http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/asp/visualizza_sondaggio.asp?idsondaggio=3654
Francamente non vedo perchè la soluzione di perdere sia quella peggiore. Ci vorrebbe veramente un ripulisti totale. Io parto da una premessa che è una mia opinione personale: il gruppo dirigente del PD capisce un solo argomento, i voti presi. Naturalmente qualcuno mi dirà che in politica bisogna vincere e anche Francesco ragiona in termini di vittoria o di sconfitta. Credo però che i dirigenti del PD (ma non Francesco)dimentichino che in politica bisogna vincere con le proprie politiche non vincere e basta. Io sono pronto ad accettare compromessi ed alleanze con partiti sostanzialmente di centro destra (come l’UDC) purché siano fatte sulla base delle nostre idee e dei nostri programmi altrimenti non stiamo facendo un compromesso ma uno scambio di favori (io do un governatore che ti piace a te e tu dai i tuoi voti a me). E allora se tutto questo è vero e se perdere o vincere è l’unico argomento che Bersani e colleghi capiscono facciamoli perdere. Al di là di ogni considerazione su Vendola (che non sono in grado di fare perchè non conosco la realtà pugliese) che senso ha non volerlo affrontare nelle primarie perché si ha paura di perdere? Vuol dire che il partito vuole imporre una linea contraria a quella dei suoi elettori oppure non ha la minima capacità di proporre una candidatura che sappia prendere più consensi di Vendola. In entrambi i casi che partito è? Non certo quello per cui tutti gli iscritti (io compreso) si sono battuti. Similari considerazioni si potrebbero fare negli altri casi: ma chi degli iscritti al PD voterebbe mai se fosse totalmente libero di scegliere (intendo anche senza dover fare considerazioni del tipo meglio il PD che il PDL insomma in un mondo ideale)l’UDC invece della Bonino? Mi sfugge totalmente come un elettore di centro sinistra si possa sentire più vicino all’UDC piuttosto che alla Bonino (e infatti l’UDC su allea con il PDL) in Lazio.
L’unico dubbio che ho è questo e magari qualcuno di voi può aiutarmi a scioglierlo: posto che dal 1989 il PD e tutti i suoi predecessori non hanno fatto altro che raccogliere sconfitte (L’Ulivo e l’Unione non erano il PD)e la classe dirigente è sempre la stessa da allora con l’ennesima sconfitta se ne andranno veramente una volta per tutte? Mi sembra già di sentire le vostre risposte.
Lo so, Costa, che la sua frase non spara a zero su Vendola ma su chi lo sostiene ciecamente, senza sapere cosa ha fatto e cosa aveva promesso.
Proprio per questo le ho chiesto se poteva dirci qualcosa di piu’ in merito. Credo che ora vi sia molto hype a riguardo, oltre a molto bisogno di fatti e chiarezza.
@Angelo
un conto e’ raccogliere una sconfitta, magari di misura, un conto e’ una debacle elettorale. Si vota in 13 regioni, 11 delle quali “rosse”. Se il PD si presentasse da solo e portando a casa 2 di quelle regioni, l’attuale dirigenza non potrebbe fare altro che andare a casa.
A proposito, nel 2005, quando il centro-destra ottenne la stessa debacle di cui sopra, ha mandato a casa la classe dirigente di allora?
il bilancio di Vendola alla fine del mandato è di eccellenza nei settori da lui richiamati ieri da Santoro: politiche giovanili, servizi sociali, cultura, legislazione su lavoro nero e servizi sociali, tutela ambientale e del territorio, new economy e incentivi alle imprese, rilancio del trasporto pubblico, turismo.
Risultati di eccellenza riconosciuti anche da osservatori non di parti e ottenuti anche grazie a uomini e donne del PD.
Il vero tallone d’achille è la Sanità, soprattutto rispetto alle incaute attese suscitate nel 2005: qui è forte la cadutà di fiducia di molti elettori. Fossi un suo consigliere suggerire a Vendola di essere più spietatamente sincero nel riconoscere i suoi errori: ne trarrebbe vantaggio e credibilità.
Dove ha sbagliato? Nell’accettare, senza resistenza, che venisse imposto un assessore alla sanitù in palese conflitto d’interesse (salvo poi tardivamente rimuoverlo appena giunti i tam tam di un’indagine gidiziaria; nel non aver contrastato gli appettiti di partito nella gestione clientelare delle asl con la nomina di direttori generali a amministrativi senza segnare alcuna novità rispetto al suo predecessore; nel non aver capito che ancor prima che la qualificazione della spesa e l’innalzamento delle prestazioni nel ssn il vero banco di prova era recidere il rapporto tra politica e affari. Qui i suoi limiti. Che coinvolgono naturalmente tutta la maggioranza, pd in testa, i cui uomini sono coinvolti nelle indagini più delicate.
dire che vendola nulla ha fatto è non solo inesatto ma ingeneroso;
sostenere che non ha mantenuto la promessa più impegnativa, ripulire la sanità in puglia, è legittimo.
nonostante questo vendola resta una spanno sopra i suoi indicati competitor: per questo continua ad essere forte e popolare.