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L’inciucio in cinque punti

Cose sparse sulla più noiosa questione politica che si poteva scegliere per concludere l’anno.

Primo.
A voler commentare le parole di D’Alema per quelle che sono state, e non per le varie dietrologie che ne sono seguite, io non ci ho trovato niente di manifestamente scandaloso. A D’Alema è stato chiesto come si concilia l’essere ritenuto l’ultimo dei comunisti ma anche colui che ha tradito il suo popolo – “facendo gli inciuci”, ha aggiunto provocatoriamente la giornalista. La risposta è stata una verità storica, cioè che i comunisti italiani si sono dovuti difendere in ogni epoca da questo tipo di accusa e che i compromessi non sono tutti uguali: alcuni servono.

Secondo.
Qui bisogna mettersi d’accordo su una cosa, che cercherò di spiegare come a un bambino di dieci anni. Una cosa sono i compromessi tra maggioranza e opposizione, gli accordi che si possono trovare su alcune materie fondamentali. Le famose “riforme condivise”, che tutti in teoria dovremmo auspicare: non solo perché la sinistra lo ha chiesto a gran voce tutte le volte che il centrodestra ha deciso di fare da solo, vedi nel caso del porcellum, ma anche perché fare le riforme insieme è l’unico modo per evitare che le leggi fondamentali dello stato vengano cambiate a ogni cambio di governo. Ora, certamente non tutti i compromessi sono buoni: nel momento in cui due parti mettono in discussione le loro posizioni di partenza nel tentativo di trovare un accordo su un terreno comune, il fatto che l’accordo si riveli un cattivo accordo è una delle possibilità. Altrettanto certamente, però, non tutti i compromessi sono cattivi. Anzi. La storia del mondo moderno è andata avanti a forza di compromessi: solo le dittature e gli imperi possono farne a meno, e manco sempre. Tante di queste volte, poi, l’oggetto del compromesso non è stato tanto la risoluzione definitiva di un problema (cosa che è complicato fare dall’oggi al domani con moltissime cose) bensì la riduzione del danno, altro potentissimo motore del progresso sociale e civile.

Terzo.
Tutto il casino di questi giorni probabilmente si deve solo all’utilizzo della parola “inciucio” e al fatto che D’Alema ha risposto a una provocazione con un’altra provocazione, dicendo non tanto che non tutti i compromessi sono “inciuci”, bensì che a volte gli “inciuci” servono. Non mi sembra comunque che il senso delle sue parole possa essere frainteso, anche perché lo stesso D’Alema ci è più volte tornato su, in questi giorni, per chi ha voluto leggerne. Mi sembra che spesso e volentieri un certo giornalismo e una certa letteratura si riferiscano con l’orribile parola “inciucio” non tanto a un compromesso al ribasso o inefficace, bensì a un complotto. L'”inciucio” non è incontrarsi a metà strada, bensì fare una di quelle cose all’italiana per cui si litiga in tv e poi la sera si va al ristorante, ci si mette d’accordo e tutto finisce a tarallucci e vino. Ora, se questa è la definizione di “inciucio”, direi che in questa circostanza possiamo sgombrare il nostro dibattito da questa parola radioattiva. D’Alema ha detto che certi compromessi sono utili, e che a certe condizioni un compromesso con Berlusconi potrebbe rivelarsi salvifico per il paese. È legittimo manifestare dissenso, anche profondo e radicale, da questa posizione politica, ma non è legittimo – a meno che non si abbiano delle prove, oltre alla solita sbobba dietrologa e populista – accusare D’Alema di voler fare pappa e ciccia con Berlusconi. La retorica dell'”inciucio”, quella per cui D’Alema e Berlusconi sarebbero da anni amici e fratelli e la Bicamerale è diventata una leggenda metropolitana, è figlia di alcuni dei mali peggiori della società italiana e della sua politica, oltre che della disinformazione: l’idea evocata sopra per cui tanto poi alla fine vanno a cena tutti insieme e si fanno delle gran risate, è tutto un magna magna, sono tutti uguali, a pensar male ci si azzecca e non sono mica nato ieri. Un’idea molto di destra, tra l’altro, che da anni trova cittadinanza a sinistra, con i risultati disastrosi che conosciamo.

Quarto.
C’è dell’ammirevole coraggio nel modo spregiudicato con cui D’Alema affronta di petto il manicheismo vuoto di cui sopra, il populismo di sinistra e il dipietrismo, specie se confrontato a come buona parte del resto della classe politica del Pd sia a questo completamente subalterno per paura o per opportunismo, come nel caso del mai così pessimo Veltroni. Però il problema esiste. Ignorarlo è meglio che esserne schiavi ma non è sufficiente a risolverlo. Oltre allo sberleffo e alla provocazione, da un politico come D’Alema mi aspetterei una soluzione concreta al problema della gigantesca egemonia culturale che quel pensiero che lui avventatamente definisce “azionista”, ma che è più corretto definire semplicemente populista, esercita da diversi anni nella sinistra italiana. Un piano, un’operazione verità, una sfida culturale. D’Alema e i suoi colleghi di partito hanno una grande responsabilità in tutto questo, che è quella di aver spesso cavalcato questi sentimenti – vedi il quinquennio 2001-2006 – per ricompattare la propria base davanti al comune nemico. L’ondata populista del 2007 dovrebbe aver reso chiaro a tutti che non funziona, e che andrebbe spiegato qualcosa a quelli che solidarizzano con Fini quando nel Pdl lo linciano chiamandolo “compagno Fini” e due secondi dopo in modo del tutto speculare linciano D’Alema per essere uscito dai ranghi, ammesso che questo abbia fatto. Non si può continuare ad aggirare questo problema: ho scritto in tempi non sospetti che Bersani, tra mille difetti che mi hanno fatto preferire Marino, era però il candidato più attrezzato ad affontare questa battaglia culturale. Dopo le regionali non si tiri indietro e lo faccia: il tempo c’è e non se ne può fare a meno.

Quinto.
Ma la proposta di D’Alema, allora? Da una parte mi trovo d’accordo con quanto scrive Corrado Truffi sul blog dei Mille: il Pd non ha bisogno di accreditarsi come partito riformista, né con il Pdl né con il paese. E d’altra parte si fa davvero difficoltà a immaginare che dal compromesso con questa maggioranza si possa tirar fuori qualcosa di buono. Il Pd fa bene a dirsi disponibile a confrontarsi in parlamento, com’è giusto e normale che sia, ma mi sembra che abbia ragione Napolitano e che purtroppo non esistano proprio le condizioni politiche perché si possa trovare un accordo dignitoso. Altra cosa sarebbe l’ipotesi di un vero do ut des: chiedere a Berlusconi di abbandonare il tragico ddl sul processo breve in cambio della promessa di un’opposizione più morbida davanti a un “lodo Alfano costituzionalizzato”, che protegga solo lui e le alte cariche dello stato. Prima di gridare il proprio schifatissimo no, infatti, sarebbe utile andare a dare una ripassata alle storie delle persone coinvolte nei processi Eternit, Parmalat, Cirio, Thyssen, per dirne alcuni. Mogli i cui mariti un giorno sono usciti di casa e sono arsi vivi. Nonne che hanno visto i loro fratelli, i loro figli e i loro nipoti ammalarsi di cancro e morire. Famiglie che di punto in bianco hanno perso ogni risparmio e sono finite sul lastrico, strozzate dai debiti, senza la possibilità di dare un futuro dignitoso ai propri figli. Salvare Berlusconi per salvare il loro diritto ad avere giustizia. Sì, è un ricatto sporco e ignobile. Ammesso che questa prospettiva si possa rivelare concreta, però, è bene rendersi conto che rifiutarla significa assumersi il peso e la responsabilità di una posizione estremamente dolorosa e complicata. Non è roba da slogan e battutine indignate.

45 commenti

  1. marco:

    Pessimo post.
    cedere ad un ricatto è quanto di più ignobile ci sia. Diseducativo e ti espone a subirne altri. Che si abbia paura di dire di no è sintomo che l’opposizione non ha spessore. E sia le parole di d’alema sia la linea che sta assumendo il pd sono li a dimostrare la loro inadeguatezza a capire e trovare le risposte al tempo che stiamo vivendo. Sono politici che riducono la politica a tattica svuotata di contenuti perchè non li hanno e non sono capaci di produrli sul piano culturale e valoriale. Sono saltate le regole di etica di comportamento e di questo passoi tutto è possibile anche acettare e far passare per acettabile subire un ricatto.
    Sono completamente in disaccordo con te. marco

  2. francescocosta:

    Chissà che diresti dei “ricatti”, se in gioco ci fosse qualcosa a cui tieni davvero.

  3. pier:

    “Salvare Berlusconi per salvare il loro diritto ad avere giustizia. Sì, è un ricatto sporco e ignobile. Ammesso che questa prospettiva si possa rivelare concreta, però, è bene rendersi conto che rifiutarla significa assumersi il peso e la responsabilità di una posizione estremamente dolorosa e complicata. Non è roba da slogan e battutine indignate”
    ma sono l’unico a pensare che sarebbe bello salvare chi deve essere salvato e punire chi deve esserlo, berlusconi compreso? troppo idealista eh? comunque è ovvio che dovendo scegliere ci pieghiamo a un lodo alfano bis, se obbligati. però è questo che non sopporto della politica italiana, di d’alema e di gente come lui: l’obbligo al compromesso, spesso negativo e mai totalmente accettabile, quell’immobilismo nel provare a fare le cose, quei troppo interessi dietro molte decisioni che appuntano soffiano sul fuoco del discorso del populismo di sinistra che affrontavi e che mi trova molto d’accordo. chissà se si potesse cambiare

  4. francescocosta:

    Anche io lo penso, saremo idealisti insieme. È chiaro che un compromesso comporta la rinuncia a qualcosa, e può essere buono o cattivo. In questo caso, non dico nemmeno che per me è buono: dico che non lo so, che capisco sia le ragioni del sì che le ragioni del no, e dico che però è una questione molto più complessa e pesante della sbrigativa teoria del complotto che se ne sta facendo.

  5. Marco D:

    Sottoscrivo il punto quinto, il resto lo consegno alla riflessione altrui. Perché io non l’ho capito, forse perché nonostante i miei 35 anni di età anagrafica, politcamente non arrivo ai 10 richiesti dal titolare del blog, per comprendere questioni così sopraffine.
    Io pensavo che compromesso volesse dire trovare un accordo conveniente alle due parti coinvolte e non barattare il privilegio di qualcuno con con i diritti degli altri.
    Per inciso, una persona a me cara soffre i postumi di 8 anni di lavoro nell’amianto. Pregherei tutti quelli che in queste ore stanno utilizzando questo artificio retorico di smetterla con questo uso improprio dei dolori altrui.

  6. francescocosta:

    Può non piacerti, ma non è un “artificio retorico”: è un fatto.

  7. Filippo:

    Loso è quasi OT, ed oltretutto lo chiedo gentilmente e somessamente: quindi il qualunquismo è di destra? (fine paragrafo tre)

  8. Filippo:

    Qui si offrono vari tipi di qualunquismo…
    http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Qualunquismo

  9. francescocosta:

    Il qualunquismo come “sistema di pensiero”, diciamo, sì: il cuore del qualunquismo – quello del “sono tutti uguali”, per capirci – è l’attacco e la sfiducia indiscriminata verso le elite, di qualsiasi tipo queste siano. Politiche, culturali, giornalistiche. Allo stesso modo, il qualunquismo è sfiducia completa nelle istituzioni e nei partiti, che invece sono da sempre patrimonio della sinistra, che li ha sempre intesi come difese e pilastri della democrazia e della rappresentanza degli interessi dei cittadini (delle masse, si sarebbe detto una volta). Per non parlare della tradizione della sinistra italiana, che vedeva al centro del proprio profilo identitario la convinzione di essere diversi dagli altri, anche e soprattutto da parte degli elettori. Quindi sì, secondo me il qualunquismo è un pensiero intrinsecamente di destra. Questo non vuol dire che non possa colpire persone e partiti di sinistra, ovviamente.

  10. Roberto:

    Mah. In parte la tua analisi è giusta, però credo che ogni tanto valga la pena di difendere un principio. E quello dell’uguaglianza di fronte alla legge non è un principio da poco.

    Comunque, mettendo per un attimo da parte questo punto, bisogna dire che il PD va a dialogare con persone verso le quali è legittimo nutrire pochissima fiducia. Tu usi il termine ricatto, e sono d’accordo. In caso di rapimento, pagheresti il riscatto senza avere la garanzia di ottenere la liberazione dell’ostaggio?

  11. Filippo:

    Secondo me è il veleno della democrazia, nel senso che in un sistema non democratico dove non esiste partecipazione nella gestione della cosa pubblica vedo difficile l’insorgere di un sentimento simile.

    Ora se inizialmente poteva essere affine ad un destra elitista che sentiva di aver perso potere in un contesto democratico. Poi si sono aggiunti i cittadini(le “masse” di una volta appunto) delusi dalla democrazia, che contribuiscono ad alimentare questo sentimento. Ripeto che sia il veleno della democrazia son d’accordo (ne mina le basi) che inizialmente sia stato proprio di una certa destra elitista pure. Pero poi non saprei. Mi fermo onde non scivolare in ulteriori OT.

  12. francescocosta:

    In caso di rapimento, pagheresti il riscatto senza avere la garanzia di ottenere la liberazione dell’ostaggio?

    Se fossi un politico, in qualche modo “terzo” rispetto alle parti coinvolte nel ricatto, probabilmente no. Se fossi personalmente coinvolto nel rapimento – esempio: rapiscono mio figlio – probabilmente sì. Ma lo farei per disperazione e sapendo che sarebbe sbagliato: è sempre sbagliato pagare riscatti ai terroristi, perché quel denaro serve a finanziare altri rapimenti e uccisioni. Ma questo non è il nostro caso. Cedendo al ricatto di Berlusconi non si aumenta il suo potere: si evita che possa usare il potere che già ha per darsi comunque l’immunità (non gli serve mica il Pd) distruggendo le speranze di giustizia di centinaia di persone.

  13. Antonio:

    Scusami Francesco,
    in parlamento il governo ha i voti per far passare qualunque legge. Quindi il problema non è il comportamento parlamentare, ma il prezzo politico. Evidentemente, se cercano un tipo di accordo, non hanno la capacità di pagare il prezzo politico per il lodino alfano. Ne deduce chiunque che a maggior ragione non ce l’hanno per il processo breve (che darebbe possibilità di sganciamento ai finiani, etc.).
    Mettere di fronte alla minoranza, come fa D’Alema, una falsa alternativa, fra una cosa che costerebbe moltissimo al pdl (il processo breve – perchè gli argomenti che tu porti sui processi se li dovrebbero affrontare da soli), e una che costerebbe il totale sputtamento del pd (il lodino alfano – appena due mesi fa si gioiva della decisione della corte costituzionale, e adesso si farebbe la stessa cosa con i nostri voti.. allora è vero che per il pd tutto, ma proprio tuto, è negoziabile) implica, secondo me non serve un dietrologo, la decisione politica di far durare berlusconi per tutta la legislatura. Di take him off the hook, direbbero in US.
    Per me, e per molti (chiamateci azionisti se vi piace lo stereotipo) è un grave errore.
    Di più: non regge la logica. Ogni volta che B. vorrà ottenere cento minaccerà mille, al che il Pd risponderà, piuttosto che mille, cento te lo regalo io.. Non serve conoscere un minimo di Teoria dei Giochi per capire che un partito d’opposizione che fa così è inutile, se non dannoso.
    Faccia il processo breve, se ne ha la forza. Riapra lo scontro con Napolitano, con Fini, stressi ancora la sua maggioranza.. Io dico che non può farcela.
    Ciao

  14. umanesimo:

    Dire che un compromesso può portare dei vantaggi è come fare la scoperta dell’acqua calda. Il problema è A CHI porta questi vantaggi. Nel caso della rinuncia a fare una legge sul conflitto di interessi in cambio di una bicamerale (che fu quasi completamente inutile) il vantaggio di quell’accordo non si è certo riverberato sul paese ma: a) su D’Alema per via della poltroncina su cui ha poggiato il suo vanitoso deretano b) su Berlusconi che – caso unico al mondo – ha potuto così continuare a fare il capo del governo negli anni a venire anche se era un tycoon-monopolista delle telecomunicazioni.

    Costa, nella sua solita (e noiosa) disamina in salsa finto-terzista, dimentica di dire questa cosa molto semplice: che dagli inciuci d’alemoberlusconici non ha tratto vantaggio il paese o la cosa pubblica, bensì i due personaggi in questione (uno che ha il conto corrente molto più pingue, l’altro che è più intelligente, entrambi che vedono l’azione politica come metodo di autoaffermazione del proprio strabordante ego).

    L’aria vigile (Costa la chiama populista) che tira in Italia, combinata alla diffusione delle informazioni che permette la rete, per fortuna ha impedito questo ennesimo sfregio alla dialettica democratica che si dovrebbe dipanare in una sana competizione tra maggioranza e opposizione piuttosto che in scambi finalizzati a perpetuare anomalie uniche al mondo.

  15. Ciclotimicosempre:

    Sarebbe ora di mettere sul piatto il conflitto di interessi. In vendita le televisioni, public company. E Rai tolta dal controllo politico. Ma gestita da un ente culturale autonomo. Poi si può ragionare.

  16. Maurizio:

    Concordo perfettamente con Antonio. Qui si tratta di un PDL in evidente difficoltà politica, che in teoria ha i numeri ma continua a perder pezzi, a veder crescere distinguo. Di fronte a questa situazione un’opposizione si oppone e fa scoppiare queste difficoltà. Volete fare il processo breve? Fatelo, non cercate sponde. E prima e dopo si fa l’ostruzionismo, assieme alla reiterata spiegazione in tutti gli spazi pubblici degli effetti sui processi Parmalat, Thyssen, ecc.

    Una minoranza stimabile, scelta oltretutto senza preferenze dagli elettori, dovrebbe spendere un po’ per la sua credibilità. E non darsi assente in parlamento nei voti cruciali (lo so che non cambiava niente, ma magari motivava l’elettorato che ne avrebbe avuto maggior rispetto…), proporre accordi in cambio di altro, ecc. L’impressione inciucista non deriva solo da populismo qualunquista. Deriva da delle dichiarazioni sconcertanti di Violante e qualche altro circa “rassicurazioni” date in passato a B., deriva dai fogliettini passati da Latorre in tv a quello che doveva essere un suo concorrente. Deriva da politiche non troppo diverse da quelle della destra sul lavoro (l’introduzione del lavoro interinale, per esempio, senza nemmeno che, inizialmente, costasse di più alle aziende). Deriva anche dall’osservazione quotidiana, per chi può, di come si comportino i dirigenti PD locali in merito a molte questioni. Indistinguibili dai vari partiti degli affari e da buona parte della destra.

    Per cui ne farei meno una questione culturale dell’elettorato, e più di esempi concreti degli eletti, se permetti.

  17. umanesimo:

    Ma La Torre chi è? Con un’esperienza ridottissima (e locale) dal punto di vista amministrativo si è trovato prima a fare il sottosegreatario poi (molti anni dopo) a fare il vice presidente dei senatori del partito. E’ il braccio destro (e portavoce) di D’Alema lo sanno tutti, e da quando fa politica nazionale ha inanellato una gaffe dietro l’altra. Il PD inizi a distinguersi con nomine interne basate sui meriti e non su logiche di questa natura.

    Lo sapete che La Torre insegna alla scuola di formazione politica (!) di Dell’Utri. E dobbiamo pensare che non vi siano inciuci come dicono Costa e D’Alema? Dobbiamo pensare che non vi siano strane commistioni di potere tra le elites?

  18. umanesimo:

    Latorre scritto tutto attaccato scusate il lapsus. La sostanza di quanto scritto sopra non cambia, comunque.

  19. Sergio:

    Francesco, ti sei trasferito nella Torre d’Avorio in cui vivono D’Alema e soci?
    L’appoggio ad un nuovo lodo è un incubo. Siamo sempre in una democrazia e si vota ogni tanto. Capisco che alcuni del PD verrebbero eletti anche per sorteggio (cit.) ma se si punta al 4% mi dedico a qualcosa di più serio della politica.

  20. francescocosta:

    @Antonio:

    Di più: non regge la logica. Ogni volta che B. vorrà ottenere cento minaccerà mille, al che il Pd risponderà, piuttosto che mille, cento te lo regalo io.. Non serve conoscere un minimo di Teoria dei Giochi per capire che un partito d’opposizione che fa così è inutile, se non dannoso.
    Faccia il processo breve, se ne ha la forza. Riapra lo scontro con Napolitano, con Fini, stressi ancora la sua maggioranza.. Io dico che non può farcela.

    A me sembra ti sfugga che il Pd non concede alcunché. Berlusconi ha già adesso il potere per ottenere legittimamente sia mille che cento: non ha bisogno di spararla grossa per chiedere concessioni, per il semplice fatto che non ne ha bisogno. Allo stesso modo, non capisco da dove trai la convinzione che “non può farcela”: Fini non ha mai condizionato l’agenda legislativa della maggioranza, così come Napolitano. E oggi Berlusconi è molto più forte di due settimane fa, vedi alla voce Tartaglia.

  21. francescocosta:

    @umanesimo:

    Nel caso della rinuncia a fare una legge sul conflitto di interessi in cambio di una bicamerale (che fu quasi completamente inutile) il vantaggio di quell’accordo non si è certo riverberato sul paese ma: a) su D’Alema per via della poltroncina su cui ha poggiato il suo vanitoso deretano b) su Berlusconi che – caso unico al mondo – ha potuto così continuare a fare il capo del governo negli anni a venire anche se era un tycoon-monopolista delle telecomunicazioni.

    Scusa ma non sai davvero di cosa parli. Spero sia uno degli effetti dell’egemonia culturale e della propaganda di cui sopra, e non della malafede. Non ci fu alcuna rinuncia a fare la legge sul conflitto di interessi “in cambio” della bicamerale. La legge ordinaria sul conflitto di interessi fu approvata alla camera nel marzo del 1998. Nel frattempo la bicamerale stava introducendo nella Costituzione la questione dell’incompatibilità tra cariche di governo e titolari di concessioni pubbliche, affidando i ricorsi alla Corte costituzionale (e non al parlamento, com’è adesso). Una cosa talmente indigesta per Berlusconi che lui all’improvviso fa saltare tutto e vota contro: se la bicamerale è stata questo grande inciucio, non si capisce perché Berlusconi abbia fatto di tutto per demolirla. A bicamerale fallita, la legge ordinaria già approvata alla camera arriva al senato, e lì nonostante un ostruzionismo bestiale del centrodestra il centrosinistra la modifica in senso ancora più restrittivo, inserendo nel testo la questione dell’incompatibilità che era saltata col fallimento della bicamerale. La legge passa al senato. Poi il governo D’Alema cade, e nei restanti due anni di legislatura il centrosinistra non porta la legge alla camera, dove avrebbe potuto trovare l’approvazione definitiva. Io ho scritto più volte che il centrosinistra ha compiuto un madornale e colpevole errore nel non approvare la legge sul conflitto di interessi, ma chiunque conosca i fatti sa benissimo che la bicamerale non solo non c’entra nulla, ma anzi andò vicinissimo a farlo.

    Detto che una legge sul conflitto di interessi sarebbe necessaria e sacrosanta – qui rispondo anche a Ciclotimicosempre – è ingenuo e del tutto illusorio pensare che questa possa costringere Berlusconi a vendere le sue tv o addirittura eliminarlo dalla scena politica. Berlusconi ci metterebbe trenta secondi a lasciare ogni incarico diretto nel settore privato, affidare le imprese a un blind trust e trovare un po’ di comodi Galliani che gli gestiscano gli affari. Il problema Berlusconi è il problema di decine di milioni di italiani che gli vanno dietro: è un problema politico.

  22. francescocosta:

    @sergio:

    Francesco, ti sei trasferito nella Torre d’Avorio in cui vivono D’Alema e soci?
    L’appoggio ad un nuovo lodo è un incubo. Siamo sempre in una democrazia e si vota ogni tanto. Capisco che alcuni del PD verrebbero eletti anche per sorteggio (cit.) ma se si punta al 4% mi dedico a qualcosa di più serio della politica.

    Forse non sono stato abbastanza chiaro nell’ultima parte del post, ma mi sembra di averlo detto esplicitamente: io non ho un’opinione definita sulla proposta di D’Alema. Trovo argomenti a favore e argomenti contro: non lo so. Dico che è una cosa molto più complicata di come sembra, che non può essere liquidata con un paio di formulette oltranzista o con la dietrologia dell’inciucio, e dico che molte delle motivazioni che vengono addotte per rifiutare sono inconsistenti ove non addirittura false – vedi le leggende metropolitane sulla Bicamerale.

  23. Diego:

    provo a buttare giù qualche scenario:

    a) il PD offre la maggioranza qualificata al Lodo Alfano per approvarlo coi 2/3. Il lodo non va al referendum confermativo. Di Pietro fa una campagna elettorale devastante sull’inciucio. IDV si consolida, il PD perde voti. Silvio vince a mani basse.

    b) il PD non trova l’accordo con Silvio. A questo punto:

    b1) Silvio fa il processo breve. Ha i numeri? Forse. Ma in Parlamento succederebbe un casino e nelle piazze pure. Senza contare che il processo breve ha profili di incostituzionalità, quindi può essere approvato ma non diventare operativo mai.

    b2) Silvio non ha i numeri (o il coraggio) per fare il processo breve. Approvazione ordinaria del Lodo Alfano e referendum confermativo. Il referendum diventa un referendum “ad personam” sulla figura di Silvio. Credo che nessuno possa prevederne l’esito. Chiaro che, se lo vince, siamo spacciati.

    Con queste premesse, e sotto il profilo (uso un’altra parola orribile) tattico, cosa ci conviene di più?

    Per quanto riguarda i processi Thyssen e amianto, se l’accusa è omicidio volontario direi che il processo breve non si applica. Se qualcuno ne sa di più è il benvenuto.

  24. Marco:

    una battaglia improba quella di Francesco, tra chi come lui “mastica” la politica da qualche tempo, la studia e ne conosce le dinamiche e tra chi invece sa solo protestare, gridare all’inciucio, demonizzare e colpevolizzare.
    Cari duri e puri, prima di giudicare e sparare sentenze – pratica facile e rapida – bisogna studiare – pratica difficile e lunga.
    Voi avete scelto la prima. Non otterrete niente, se non un pò di gratificazione personale nel sentirvi paladini.
    Noi continuiamo a pensare a cose più serie…

  25. Federico:

    Commento un po’ tardino:

    1-Se il PD riesce a scambiare i ddl ordinari con un opposizione leggera al ddl costituzionale (attenzione, con voto contrario!) mandandolo così al referendum, sarebbe un affare. Contando che ci vorrebbero comunque diversi mesi per via dell’iter.

    2- Ma c’è il testo della bozza della bicamerale da qualche parte? O una raccolta di proposte, dibattiti della stessa? Sono un po’ stufo di sentire tutto e il contrario di tutto. E all’epoca avevo otto anni, ero più preso dal convincere i miei a comprarmi il modellino della Ferrari (che poi alla fine mi sono comprato da solo due anni fa) che dai dibattiti parlamentari.

  26. Marco D:

    @omonimo (Marco)

    i dui e puri non esistono. esistono solo quelli che coltivano la dfficile arte della speranza, contro il falso realismo dei cinici (che è spesso solo delusione verso se stessi). E noto che in questi ultimi c’è sempre una maggiore insofferenza, quasi che le critiche fossero una offesa di lesa maestà a chi si sente depositario del bene supremo. forse bisognerebbe essere meno arroganti e rispettare l’opinione di tutti.

  27. Gaetano:

    > Chissà che diresti dei “ricatti”, se in gioco ci fosse qualcosa a cui tieni davvero.

    C’è in gioco qualcosa a cui tengo davvero: la scuola e la sanità pubblica, la ricerca e l’ambiente, in relazione alla vita e al benessere dei miei figli che sono ancora piccoli. Per questo ho bisogno di una democrazia che funzioni. E una democrazia per funzionare ha bisogno di regole e principi non negoziabili.

    Per costruire la nostra democrazia hanno dato la vita migliaia di giovani italiani mezzo secolo fa. Pensiamo anche a loro.

  28. antonio:

    @Marco
    sottoscrivo quanto scritto da Marco D. aggiungo che questi grandi geni della “politica politicata” che con tanto disprezzo giudicano le istanze degli altri (compresi molti dei loro elettori) non possono che essere giudicati, se non sulle intenzioni, almeno sui risultati. Ebbene, quale risultato peggiore della condizione del centrosinistra di questi anni? Del fallimento del governo D’Alema 1 (un annetto e mezzo scarso, nessun risultato memorabile e caduto sulle regionali per spavalderia)? Dell’evidente insofferenza che in tanta parte dei loro stessi elettori provocano?

  29. Marco:

    Continuo a non capire. Avete confuso il post di francesco con un’apologia di D’Alema? rileggetelo.
    Non provo disprezzo verso nessuno, ma talvolta sorrido nel vedere chi non ha mai nemmeno provato a entrare nei meccanismi della politica per capirli e migliorarli che è pronto a risolvere qualunque problema capitale in quattro balletti.
    So benissimo che il PD fa tanti errori, ha tanti problemi, ma voi cosa state facendo per risolverli?

  30. Gaetano:

    Io non capisco nulla dei grandi meccanismi della politica e non sono un grande scienziato politico, come lo sono invece i nostri dirigenti del PD, che peraltro non ottengono nessun risultato da vent’anni.
    Però un po’ gli affari miei sono in grado di farli. E fare accordi con uno che si salva dalla galera grazie a me e in cambio mi dà solo la salvezza del ricatto morale per le povere vittime (ricatto che lui fa solo a me ma lui se ne frega), un po’ di pace and love, e una lacrimuccia per Natale, e poi e poi Le Grandi Riforme Epocali… che la casta non farà mai… Insomma, vuoi i miei voti? allora regala Rete4 a Sky, e sostituisci Minzolini con una persona nominata da me, e iniziamo a discutere.

  31. Filippo:

    Gaetano, scusa per l’ennesimo OT, ma se chiedi che si sostituisca Minzolini con una persona da te scelta, è il cane che si morde la cosa. Qui non si tratta di passare dal Minzolini berlusconiano ad un “minzolini” antiberlusconiano. Si tratta di spezzare un sistema. O no? Ci vorrebbe una personalitá di alto spicco. I dirigenti TV dovrebbero essere garanzia di autonomia (che poi è sempre relativa, pero’ considerata la situazione attuale il margine di miglioramento è ampio).

    Detto questo la questione presa in considerazione da Francesco è effettivamente complessa. E’ vero che Berlusconi non ha credibilitá quando parla di riforme (quasi 8 anni di potere con i risultati che sappiamo) e che il suo ricatto è ignobile (perché lo è). Ma è pure vero che di mezzo ci vanno dei poveri cristi che si troveranno senza giustizia per sempre (i processi andaranno a farsi benedire = e nulla e nessuno gli potrá fare giustiza = mai).

    Ognuno puo’ difendere la sua posizione, ma bisogna essere coscienti di tutto quello che c’è in gioco.

  32. francescocosta:

    @Federico:

    Qui c’è tutto – http://www.camera.it/parlam/bicam/rifcost/ – ma è certamente un po’ scomodo da consultare. L’ideale sarebbe immergerti negli archivi di Repubblica e Corriere. Io non l’ho letto ma mi dicono che sia molto buono il libro di Stefano Passigli, «Democrazia e conflitto di interessi. Il caso italiano».

  33. Maurizio:

    Personalmente ritengo i punti sollevati nel mio commento (il 16: scusa l’egocentrismo, ma è per amor di argomento) non risolti dalle tue risposte. Dovremmo chiederci perché l’elettorato si fida poco dei dirigenti PD e li considera inclini all'”inciucio”. Tu dici che è effetto di una subcultura populista di destra, io sostengo che ci sono comportamenti diffusi dei dirigenti, invece, a giustificarlo. Non ho mai visto autocritica da parte di chicchessia del PD su questo.

  34. marco2:

    “l’elettorato”…una parte dell’elettorato, che ha preso il 7% al congresso e il 15 alle primarie.
    vediamo di non dimenticarcelo, eh ?
    la linea vincitrice al congresso è chiara : non è ambigua.
    ci si allea con chi si può, e si fanno le riforme.
    Bersani ha garantito che non si fanno accordi su leggi ad Berluscam.

    se qualcuno non gli crede, può andare nel partito il cui leader ha appena mandato una letterina a babbo natale (sic !) in cui definisce il premier “il diavolo”.
    lì, forse, non dovrà confliggere con se stesso.

  35. francescocosta:

    Maurizio, vai. Fammi un elenco dei comportamenti dei dirigenti Pd che li mostrerebbero “inclini all’inciucio” (non quelli che non condividi: quelli che secondo te mostrano l’intenzione di fare accordi sottobanco con Berlusconi allo scopo di garantire la sua sopravvivenza). Ti anticipo io sul pizzino di Latorre, che certamente è tra questi per quanto più rivolto a bastonare Idv che a favorire il Pdl. Altri?

  36. umanesimo:

    “D’Alema resta il migliore di tutti. E’ lui l’interlocutore per le riforme istituzionali”.

    “D’Alema è D’Alema. La sua battaglia sull’inciucio (a favore dell’inciucio – n.d.r.) è stata efficace e coraggiosa”
    — Marcello Dell’Utri

    via dottorcarlo
    http://dottorcarlo.tumblr.com/post/298354920/dalema-resta-il-migliore-di-tutti-e-lui

    ps
    non ho tempo per risponderti sulla bicamerale più avanti lo farò via email ma non sai proprio ciò di cui parli, detto questo non capisco dove ti possa portare la tua posizione se non a redtv o a qualche giovane scranno parlamentare… ma forse sono io l’ingenuo…

    per me comunque d’alema resta indifendibile (se non come abile anzi abilissimo tessiitore di trame correntizie dove esce sempre vincitore o quasi)
    come pensare di presentarlo in modo diverso da quello che è stato nella storia politica italiana?

    ricordiamoci quando non diventò presidente della repubblica solo perché prodi disse di no e venne fuori napolitano, in quei giorni d’alema – che già rilasciava allegre interviste sul fatto che avrebbe abitato a prati invece che trasferirsi al quirinale – fece scrivere a fassino una lettera al foglio dove arriva alla repubblica semi-presidenziale

    carta canta o scripta manent se preferisci

    saluti e buone feste…

  37. umanesimo:

    errata corrige:
    apriva non arriva, scusate

  38. francescocosta:

    Umanesimo, se la tua risposta è tutta nel “così facendo diventerai parlamentare” ti meriteresti una risposta con lo stesso strumento retorico: anche tu sei prontissimo per fare il parlamentare dell’Idv. Sulla bicamerale, quando troverai tempo e argomenti per rispondere – non vedo cosa, dato che ho semplicemente elencato come sono andati i fatti, ma sono curioso – fallo pure qui, non via email.

  39. umanesimo:

    Francesco Costa (blogger piddino ndr) ha detto:

    Fammi un elenco dei comportamenti dei dirigenti Pd che li mostrerebbero “inclini all’inciucio”

    Marcello Dell’Utri (condannato per associazione di stampo mafioso a 9 anni e per frode fiscale a due anni e tre mesi, condanna patteggiata, ndr) ha detto:

    « Ho stilato io la lista dei possibili relatori (alle lezioni di etica e politica del Circolo Dell’Utri di Milano, ndr), certo. E Nicola Latorre, non lo nascondo, è tra quelli che stimo di più… Va aggiunto anche il fatto che Latorre è persona perbene, illuminata e pacata. Insomma, uno che ragiona. Non è un fanatico, e i fanatici io non li amo mai, sia se sono a destra, sia se sono a sinistra. Stimo Nicola umanamente e politicamente, ed è stato coraggioso ad aver accettato l’invito” (Marcello Dell’Utri, Corriere della Sera, 9 marzo 2007)».

    Nicola Latorre (portavoce dalemiano ndr) ha detto:

    « “Con il senatore Dell’Utri esiste un rapporto di grande cordialità e di stima reciproca. La mia impressione su di lui è estremamente positiva: penso sia una persona pacata, sensibile e di spessore” (Nicola Latorre, Ds, vicecapogruppo dell’Ulivo al Senato, Corriere della Sera, 9 marzo 2007)]».

  40. umanesimo:

    caro costa non ho mai votato (e mai voterò) idv (la tattica pd è di identificare il critico con il nemico e affibbiargli l’etichetta che in realtà non porta)

    buone feste di nuovo

  41. francescocosta:

    Scusa ma mi scappa da ridere. Quindi l’elenco dei comportamenti del Pd che li mostrerebbero “inclini all’inciucio” sarebbero due dichiarazioni di Dell’Utri e Latorre che dicono di stimarsi? Dove sono gli accordi sottobanco? Dove sono le cose che le cose che hanno fatto di nascosto per garantirsi successo e sopravvivenza l’un l’altro? Gli inciuci? Ma sei serio?

  42. francescocosta:

    (sei stato tu a dire a me che ero pronto per lavorare a Redtv: fortunatamente ti sei accorto di quanto fosse ridicolo come argomento – certo, ho dovuto usarlo contro di te per fartelo capire, ma pazienza – e quindi confido che d’ora in poi non lo userai più, né qui né altrove)

  43. Maurizio:

    Francesco, mi limito a ripetermi. Spero che serva a cogliere il punto:

    “L’impressione inciucista non deriva solo da populismo qualunquista. Deriva da delle dichiarazioni sconcertanti di Violante e qualche altro circa “rassicurazioni” date in passato a B., deriva dai fogliettini passati da Latorre in tv a quello che doveva essere un suo concorrente. Deriva da politiche non troppo diverse da quelle della destra sul lavoro (l’introduzione del lavoro interinale, per esempio, senza nemmeno che, inizialmente, costasse di più alle aziende). Deriva anche dall’osservazione quotidiana, per chi può, di come si comportino i dirigenti PD locali in merito a molte questioni. Indistinguibili dai vari partiti degli affari e da buona parte della destra.”

    Poi il discorso è lungo, ma: sulla campagna di Repubblica si ha la netta impressione che il PD voglia puntellare B, invece di farlo cadere, perché, semplicemente, non si sente pronto a prenderne il posto. E anche perché, visto il passato, preferisce che a fare certe politiche siano loro.

    Io, poi, scevro di certezze, non so nemmeno come stiano le cose. So però cosa determina una certa percezione, solo perché in parte sono cose che mi fanno un cattivo effetto, in parte perché parlo con altri. L’intervista di D’Alema di oggi, che grida al complotto per metterlo in cattiva luce, è ridicola. L’elettorato non è soddisfatto della linea politica del PD da molto tempo, da quanto sento io. Lo si vota per male minore. Ma con scarsissima affezione. Se è solo un problema di percezione (e può essere) ricordo che la percezione in politica è sostanza e una classe dirigente degna dovrebbe agire anche in tal senso. Di Pietro lavora di più sulla percezione (e a livello locale le cose sono guaste anche lì, intendiamoci; però ci sono meno delusioni alle spalle). Non voglio venderti una verità, ma una percezione che mi pare parte dei dirigenti non voglia cogliere, preferendo attaccare chi la vede in un certo modo, anziché chiedersi perché la vedano così.

  44. francescocosta:

    Però se parliamo di percezione facciamo un altro discorso, su cui peraltro sono d’accordo e su cui la tragica situazione del Pd di questi anni e la sua sconfinata mediocrità non hanno certo facilitato un’operazione di verità e chiarezza. L’importante è capire che di fatti, di inciuci, non ce ne sono. L’unico di qualche rilevanza è il pizzino di Latorre a Bocchino, dagli effetti minuscoli (certo non ha “puntellato” B.) e comunque successivo a tutta la propaganda e la retorica sull’inciucio. La stessa famose frase di Violante, senza tutto quel che vi si è ricamato sopra, è molto meno scandalosa di quanto sembri: Violante dice che a B. era stato promesso che non sarebbero state toccate le sue televisioni. E ci mancherebbe! La legge sul conflitto di interessi non aveva lo scopo di espropriare Berlusconi o danneggiare le sue imprese, bensì quello di introdurre il principio dell’incompatibilità tra l’incarico di governo e la titolarità di concessioni da parte dello stato. Una cosa, ripeto, che a B. era così indigesta che rovesciò la Bicamerale: dove stava l’inciucio?

  45. Gianluca Aiello:

    Neppure l’inizio anno è stato migliore.
    La brutta figura che questa classe dirigenziale “professionista” sta facendo è l’immagine della politica dei partiti contro quella dei cittadini.