«Poveracci»

«Si tratta di poveracci. Pericolosi poveracci». Non c’è molto da aggiungere, in fin dei conti, secondo Tullio De Mauro, linguista e già ministro della pubblica istruzione. Ogni volta che Mario Balotelli scende in campo lo spettacolo è sempre lo stesso. Insulti, bordate di fischi, cori oltraggiosi. Dicono che il giocatore provoca, per questo gli urlano «Devi morire» o «Se saltelli, muore Balotelli». Dicono che non è razzismo, che il ragazzo ha un carattere difficile, che è esuberante. Difficilmente però un coro potrebbe essere più esplicito di «Non esistono negri italiani». D’un tratto siamo tornati al colore della pelle come criterio per determinare la nazionalità di una persona, e alla nazionale di calcio come recinto di identità nazionale la cui purezza va salvaguardata.

Siamo tristemente abituati alla presenza del razzismo nella nostra società, ma questi concetti non sembrano appartenere a un’epoca storica e culturale lontanissima da quella presente?
«In realtà, come sappiamo, ci sono delle sottili venature di razzismo in ogni essere umano. Naturalmente da questo ad arrivare alle manifestazioni di razzismo di cui siamo testimoni, la strada è molto lunga».

Si è discusso a lungo, non solo in relazione al caso Balotelli, del fenomeno dei gruppi ultras e di come in quell’ambiente si sia sviluppato un determinato tipo di linguaggio, un codice, spesso dai contenuti esplicitamente violenti e razzisti. È un fenomeno che rischia di contaminare l’intera società, più di quanto non lo sia già?
«Non credo che ci sia questo rischio e non credo che, almeno in questi termini, questo fenomeno possa diffondersi nell’intera società. Almeno voglio sperarlo. I protagonisti di questi episodi sono solo dei poveracci, pochi pericolosi poveracci».

Eppure davanti a uno spettacolo che si ripete puntuale ogni domenica, il mondo del calcio non fa altro che minimizzare, peraltro in modo più che compatto. «Il razzismo non c’entra», dicono.
«Cosa possiamo dire. Sono scandalosi i fischi, è scandaloso chi fischia ed è scandaloso che noi siamo costretti ad assistere a questo ragazzo che viene fischiato. Non credo, sinceramente, che ci sia molto altro da aggiungere».

(per l’Unità di oggi, pagina 9)

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27.11.09 - Mollichine, Unità
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17 commenti »

  1. “D’un tratto siamo tornati al colore della pelle come criterio per determinare la nazionalità di una persona”

    D’un tratto?

    Commento di luca del 27 November 2009 alle ore 12:40
  2. Che incivili, mica come la Curva Sud, quelli sì che sono brava gente. “Moggi magari mori oggi”, “O Pessotto buttate de sotto”, “39 sottoterra viva viva l’Inghilterra”… e poi com’era quello dopo la scomparsa di Giovannino, aspè, “se saltelli muore un altro Agnelli”, sì quello…

    Commento di John Doe del 27 November 2009 alle ore 12:45
  3. Beh, se ci pensi lo «sporco negro» e il «non esistono negri italiani» sono diversi, come pensiero che sta dietro. Persino nei paesi che hanno avuto col razzismo problemi più gravi dei nostri, il collegamento tra colore della pelle e nazionalità è scomparso del tutto, appartiene a un’altra epoca. Si dice ancora «sporco negro», ma solo gli ultimi nazisti rimasti dicono che «non esistono negri americani», per dire.

    Commento di francescocosta del 27 November 2009 alle ore 12:45
  4. Ah beh, che gli ultrà e le curve siano feccia non lo scopriamo oggi. Io l’ho scritto decine di volte: sono il ricettacolo del peggio della società. Ma questa è un’aggravante, non un’attenuante.

    Commento di francescocosta del 27 November 2009 alle ore 12:46
  5. “Persino nei paesi che hanno avuto col razzismo problemi più gravi dei nostri”. Credo che questo sia in parte “il problema”, noi stiamo vivendo adesso quello che in altri paesi europei, Francia, Uk. è successo almeno una generazione fa, e negli Usa ancora prima. E’ un maledetto riflesso pavloviano, un rifugiarsi nel più bieco identitarismo, quello del colore, perchè si percepisce il diverso come una minaccia.

    Commento di John Doe del 27 November 2009 alle ore 12:56
  6. Poi c’è chi equipara i cori contro Balottelli ai fischi contro Totti di domenica scorsa, chiamando bastardi i 12.000 baresi che si sono permessi di non applaudirlo dopo che ha segnato 3 gol. Mah…

    Commento di giot del 27 November 2009 alle ore 13:44
  7. mA CHI TE LO DOVEVA DIFRE CHE DOVEVI FINIRE IN COPERTINA DI UN MENSILE DA 16 MILA COPIE DI TIRATURA?!? EHEHEHEH

    Commento di holdenC del 27 November 2009 alle ore 17:27
  8. Eh, l’importanza di avere gli amici giusti.

    Commento di francescocosta del 27 November 2009 alle ore 17:34
  9. Arsenal, by and large, have no problems with this kind of filth any more, although they have problems with other kinds, particularly anti-Semitism. There are black fans, on the terraces and in the seats, and our best players – Rocastle, Campbell, Wright – are black, and enormously popular. You can still, even now, occasionally hear idiots who jeer the black players on opposing teams. (One night I turned round angrily to confront an Arsenal fan making monkey noises at Manchester United’s Paul Ince, and found that I was abusing a blind man. A blind racist!) And sometimes, when an opposing black player commits a foul, or misses a good chance, or doesn’t miss a good chance, or argues with the referee, you sit quivering in a panic of liberal foreboding. “Please don’t say anything, anybody,” you sit muttering to yourself. “Please don’t ruin it all for me.” (For me, please note, not for the poor bastard who has to play just feet away from some evil fascist stormtrooper – such is the indulgent self-pity of the modern free-thinker.)

    Then some neanderthal rises to his feet, points at Ince, or Wallace, or Barnes, or Walker, and you hold your breath … and he calls him a cunt, or a wanker, or something else obscene, and you are filled with an absurd sense of metropolitan sophisticate pride, because the adjectival epithet is missing; you know that this would not be the case if you were watching a game on Merseyside or in the West Country or in the North-East, or anywhere that has no real multiracial community. It’s not much to be grateful for, really, the fact that a man calls another man a cunt but not a black cunt.

    Nick Hornby

    Commento di Sergio del 27 November 2009 alle ore 18:09
  10. Della “generazione Balotelli” si discute anche qui in provincia: a Lodi ormai, per capirci, dei nuovi nati 1 su 5 è figlio di stranieri e la metà degli stranieri tra 0 e 19 sono nati in Italia. È nei fatti una società multietnica, che piaccia o no!
    http://briciolecaotiche.wordpress.com/2009/11/26/la-%E2%80%9Cgenerazione-balotelli%E2%80%9D-aumentano-i-bambini-nati-a-lodi-da-genitori-stranieri/

    Commento di michele merola del 27 November 2009 alle ore 18:11
  11. Il razzista cieco è bellissimo.

    Commento di francescocosta del 27 November 2009 alle ore 18:18
  12. http://www.youtube.com/watch?v=nuuBVWo_W3U

    Commento di Emilio del 27 November 2009 alle ore 18:26
  13. «Caccialo via» dice Tyler. «È troppo giovane.» Quanto giovane è troppo giovane?«Non ha importanza» dice Tyler. «Se il candidato è giovane, gli diciamo che è troppo giovane. Se è grasso,è troppo grasso. Se è vecchio, è troppo vecchio. Se è magro, è troppo magro. Se è bianco, è troppo bianco. Se è nero, è troppo nero.»

    Commento di fabio del 28 November 2009 alle ore 02:16
  14. Tutto giusto, per carità. Ma si può dire che sto Balotelli è uno stronzo senza passare per razzisit?

    Commento di alberto del 28 November 2009 alle ore 14:38
  15. Certo, ma non nascondiamoci dietro questo dito, no?

    Commento di francescocosta del 28 November 2009 alle ore 19:04
  16. gli amici di torino mi dicono che dietro alla caciara della curva juventina contro balotelli ci sono beghe tra ultras e società per motivi più pratici, in particolare i prezzi dei biglietti nel nuovo stadio (sembra che i piani della società prevedano pesanti rincari). non ne sarei sorpreso.
    circa il razzismo dei cori da stadio, non è nè nuovo (io sono juventino e mi ricordo cosa urlavano a davids, in tutta italia) nè isolato nel panorama europeo (chiedete ad adebayor cosa gli hanno detto i tifosi dell’arsenal un mesetto fa, oppure provate a sentire qualcuno che abbia visto di recente una partita in russia o in grecia o in germania). questo non vuol dire che non vada combattuto, ma per favore risparmiamoci i pistolotti moralistici: se si vuol fare qualcosa di serio, l’iniziativa migliore sarebbe quella di adottare in toto e da subito il pacchetto legislativo anti-hooligan che è stato introdotto con successo in inghilterra una decina di anni fa.
    comunque gli imbecilli più pericolosi del calcio italiano non stanno in curva, stanno in tribuna stampa

    Commento di enrico del 29 November 2009 alle ore 01:50
  17. Alle medie mi ricordo di un negretto veramente stronzo. Ne combinava sottobanco di tutti i colori, ma portava sempre la faccetta da angioletto coi professori facendo ricadere odiosamente la responsabilità sempre sugli altri.

    E poi per difendersi accusava noialtri sistematicamente di razzismo.

    Da lì il divertimento mio e di alcuni compagni nell’assecondarlo, apostrofandolo con espressione del viso sprezzante e tono orribile “Nnnegrrrroo!”. Ovviamente noi lo prendevamo per il culo, ma lui si sentiva tanto a suo agio e gli faceva gioco il ruolo della vittima.

    Commento di tom del 30 November 2009 alle ore 17:01

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