Dichiarazione di voto (lungo post di fine campagna)

Versione per gli amanti della sintesi: voterò Marino, senza entusiasmo.

Versione per tutti gli altri. Per ragioni diverse, non credo che Franceschini o Bersani possano dare a questo partito la sterzata di cui ha bisogno. Franceschini è una scelta di continuità con questi due anni, nel bene e nel male. Due anni in cui il progetto del Pd a vocazione maggioritaria – che poi vuol dire preferire la creazione di nuovo consenso all’aggregazione di quello già esistente ma sparpagliato – è stato conservato, ma messo in pratica nel più scellerato, superficiale e improvvisato dei modi. Un po’ di qua e un po’ di là, un po’ responsabili uomini di stato e un po’ a gridare alla deriva putiniana, un po’ garantisti e un po’ giustizialisti, un po’ liberali e un po’ statalisti, un po’ con Ichino e un po’ con l’Onda, eccetera eccetera. Se oggi così tanta gente è allergica al progetto del Pd, alle primarie e alla vocazione maggioritaria, molto dipende dalla strategia approssimativa e dilettantesca con la quale questa è stata percorsa in questi due anni. Dovesse vincere Franceschini, poi, ripartirebbe la stessa campagna di logoramento che ha fatto fuori Veltroni: risalterebbero fuori Red (che fine ha fatto, nel frattempo?), le fondazioni, i distinguo sui giornali, eccetera. Non sarebbe colpa di Franceschini, ma non credo che lui, così come il suo predecessore, sia in grado di normalizzare questo dissenso interno impedendo le conseguenze devastanti che ha avuto durante la segreteria Veltroni.

Bersani, dall’altra parte, sarebbe un ottimo segretario di un altro partito. Lui è uno che sa cos’è la politica ed è di certo il più affidabile dei tre. Non è un caso, infatti, che sia stato l’unico candidato dal quale non abbiamo mai sentito pericolose e interessate lisciate di pelo a quella frangia populista – Di Pietro, la-questione-morale, la-casta – che rappresenta allo stesso tempo la causa e la conseguenza di molti problemi del Partito Democratico. Non mi convincono granché l’idea di partito e l’idea di paese che ha in mente. Lui dice, in soldoni, che sono le uniche con cui abbiamo vinto – unire l’opposizione, alleanze larghissime, eccetera – ma io penso che nel 2006 abbiamo vinto nonostante quelle e non grazie a quelle: abbiamo vinto nonostante un candidato premier bollito, una coalizione ecumenica fatta prima del programma e un partito “perno centrale” della coalizione che ha preso botte dalla sua destra e dalla sua sinistra, in un eterno dibattito sul suo essere schiavo di Dini o della sinistra radicale.

Sia Bersani che Franceschini rappresentano, in modi diversi e in qualche modo anche per ragioni diverse, una classe dirigente che porta sulle proprie spalle – tra tanti indiscutibili meriti, primo fra tutti l’aver fatto il Pd – le responsabilità del posto in cui ci troviamo. Entrambi, in modo diverso, sono destinati a mettere in scena una semplice riedizione del passato. Sia l’uno che l’altro hanno le carte in regola per fare cose migliori di quelle che abbiamo visto in questi tragici due anni, ma non ci basta un segretario che vada un po’ meglio del precedente. Non ci basta per vincere le regionali, per convincere i quattro milioni di elettori che hanno lasciato il Pd dal 2008 a oggi e un paio di quelli che votano centrodestra a fidarsi di noi. Non ci basta a rilanciare e decontaminare l’immagine di un partito malsopportato dai suoi stessi elettori. Ci vuole una sterzata.

E veniamo a Marino. Credo che la sua mozione sia di gran lunga la più moderna e adeguata, relativamente a questi tempi e a un partito che va rifondato. Migliore l’idea di partito, migliore l’idea di paese. Migliore sul piano della concretezza e migliore su quello dell’idealismo, migliore sul piano delle proposte e migliore su quello dei comportamenti. Migliore la squadra, soprattutto: in tutta Italia nelle file della mozione Marino hanno lavorato e si sono fatti le ossa decine e decine di ragazzi in gamba, persone che fino a ieri vivevano ai margini di questo partito – se non addirittura fuori – e hanno trovato spazio per lavorare, imparare e prepararsi. Credo che la candidatura Marino sia decisamente migliore di quella di Bersani e di quella di Franceschini.

Migliore naturalmente non vuol dire perfetta. E considerata la qualità e i limiti delle proposte di Bersani e Franceschini, penso che una candidatura terza avrebbe potuto fare un po’ di più, raccogliere più consenso e giocarsela meglio. La candidatura di Marino ha avuto alcuni limiti, frutto per lo più della scarsa dimestichezza di Marino con questo genere di impegni e della grande difficoltà di trasformare un personaggio-bandiera in un un credibile leader di partito. Col passare dei giorni Marino è cresciuto molto come politico, imparando i fondamentali e acquisendo un po’ di mestiere. Credo però che non sia riuscito a convincere fino in fondo gli elettori di essere qualcosa di più che un semplice personaggio-bandiera. Di essere Barack Obama e non Jesse Jackson. Non è manco detto che questo limite fosse superabile, ma a volte ho avuto la sensazione che lui non ci abbia provato, che fosse troppo forte il riflesso e la tentazione del rifugiarsi nel recinto dentro il quale si muove con maggiore dimestichezza. Ma non è questa la ragione fondamentale per la quale domani lo voterò senza entusiasmo.

Non mi è piaciuto l’accento demagogico col quale ha condotto le ultime settimane della sua campagna, tutte imperniate sul dimostrare quanto fossero indecenti Bersani e Franceschini e non quanto fosse migliore lui: non si possono infilare le parole «capibastone» e «inciucio» in ogni frase. Non mi piaciuto il corteggiamento a Di Pietro e al giustizialismo, così come non mi è piaciuta la retorica della questione morale (tanto meno nella sua disastrosa prima uscita, sullo stupratore romano). Non mi è piaciuto il fatto che abbia deciso di puntare più sulla rete polverosa e tutt’altro che innovativa di Bettini e Meta piuttosto che su quella fresca, futuribile e in gamba che si era riunita al Lingotto. Mi è dispiaciuto perché ha tarpato le ali alla candidatura, preferendo un gruppo politico alla ricerca di posizionamento a uno in cerca di svolte e vittorie. E mi è dispiaciuto anche perché non è servito: a Roma, il “regno” di Bettini e Meta, la mozione Marino è andata peggio che a Milano, “regno” di Scalfarotto e Civati.

La battaglia politica per il cambiamento che un gruppo sempre più largo di persone ha condotto in questi mesi non è cominciata con la mozione Marino e non si concluderà con la mozione Marino. Ma nella mozione Marino ha trovato spazi, ha detto le proprie cose, ha organizzato le proprie iniziative, ha raccolto consensi, si è allargata ed è cresciuta. Per questo voterò Marino: perché ogni voto in più per la sua candidatura è un voto in più per costruire – non ora, ma presto – un partito degno dell’obiettivo di cambiare questo paese. Un voto per un futuro che con Marino ha fatto molti passi, e molti altri ne farà da domani in poi.

P.S.: Non spenderò una parola per convincere a venire a votare chi crede che si debba votare alle primarie per fare un dispetto a Berlusconi. Anzi, vorrei fare loro un appello accorato: restate a casa. La logica con cui verreste a votare ha fatto solo danni su danni, ha giustificato ogni mediocrità sull’altare del «non è il momento» ed è uno dei tanti fattori per cui ci troviamo dove ci troviamo. Non è il tempo delle prove di forza o delle spallate, questo. È tempo di scegliere un segretario. Le due cose non vanno bene insieme.

P.P.S.: Bersani 53, Franceschini 37, Marino 10. Affluenza più vicina ai tre milioni che ai due.

Sullo stesso tema:

  1. Un terzo dei seggi
  2. Bersani/3
  3. Per un pelo
  4. Omofobia percepita
  5. Weekend di passione


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18 commenti »

  1. concordo su tutto…meno sull’affluenza, che temo sarà sotto i due

    Commento di pasquale del 24 October 2009 alle ore 21:48
  2. Và bene ok non centra niente e questo non è il posto giusto etc etc etc. Ma di/su Marrazzo non c’è niente niente niente da dire? Che senso ha gridare per la libertà di stampa in GRAVE(?) PERICOLO se poi, qui e altrove, quando si vuole si tace i fatti non esistono e non c’è niente niente niente da dire perchè il fatto/caso non sussiste/esiste? Per tornare in tema, vincerà Bersani che è il candidato migliore e peggiore che si possa avere, con buona pace del Repubblica.no Franceschini e del minoritario Marino. Una vittora per il PD che ne trarra vantaggio, per l’emminenza grigiobaffina che torna a tessere le sue tele, per lo schieramento di sinistra che abbandonerà la dialettica delle sottane e della morale per concentrarsi sui fatti; una sconfitta per Berlusconi e il suo schieramento che si troverà contro un avversario abile come Bersani poco interessato alle 10 domande del partito di repubblica, ma allo stesso tempo si torna indietro ai tempi dell’ulivo, si corre un potenziale rischio di scissione e poi bisognerà chiedersi perchè una come la Binetti appoggi Bersani…

    Commento di Coriolano del 24 October 2009 alle ore 22:37
  3. Scusa, con tutto il rispetto per i piombini poi lingottini eccetera, ma mi pare che il loro peso elettorale reale sia stato ben dimostrato dai “mirabolanti” risultati elettorali di Ivan Scalfarotto in tutte le occasioni. Non mi stupisce particolarmente che Marino si sia affidato più a Bettini, per dire.

    Commento di jack del 24 October 2009 alle ore 22:50
  4. pienamente d’accordo, anche sull’affluenza.
    Il finale direi 50-35-15

    Commento di marco del 24 October 2009 alle ore 22:52
  5. Jack, non sommare le pere con le mele. Un’elezione europea in un quattro regioni d’Italia è proprio completamente tutta un’altra cosa rispetto a una campagna congressuale nazionale. Ma se proprio vuoi sommare le pere con le mele, perchè non citi Civati, consigliere regionale eletto con più preferenze in Lombardia, per dirne uno?

    Commento di francescocosta del 24 October 2009 alle ore 22:59
  6. perché è stato eletto di suo nel 2005, prima di tutte le varie storie dei mille, piombini eccetera

    Commento di jack del 24 October 2009 alle ore 23:33
  7. Ciao Francesco,
    mi ritrovo anche io nella tua analisi, dissento solo quando parli di “accento demagogico”: Marino ha ragione quando parla di “capibastone” e di questione morale (anche se forse non è riuscito a sviluppare il tema in modo sufficientemente articolato).
    Il problema è che il PD al nord è a vocazione minoritaria, non ha più un rapporto con gran parte dell’elettorato, ed al sud ha dato prova di inefficienza ed in alcuni casi anche di corruzione o di connivenza con il malaffare. A mio avviso ciò andava detto in modo più netto, soprattutto alla convenzione. Perchè senza una diagnosi onesta non sarà mai possibile definire la giusta terapia.

    Io spero che il nuovo segretario, chiunque esso sia, fissi come prima norma del partito quella per cui il valore del merito sia applicato a tutte le cariche istituzionali: non si può candidare Bassolini e Loriero, anche semplicemnte nelle liste delle primarie, dopo la misera prova amministrativa che hanno dato, ciò vuol dire legittimare il loro operato.
    Nella società, inoltre, c’è una tensione verso la legalità e la moralità che se il PD non prova a riassumere nella sua proposta politica verrà sempre di più intercettata da Di Pietro e, un domani, Grillo. Non possiamo permetterci questo.

    Per il resto Marino ha fatto la sua parte, con i punti di forza e di debolezza che a tutti sono evidenti. Io ci tengo comunque a sottolineare il suo coraggio. Per trasformare il senatore Marino da uomo bandiera a vero leader non bastano tre quattro mesi. (Obama era in odore di candidatura alle primarie USA fin dalla sua elezione al senato, già di per sè straordinaria)

    Ciao ed in bocca al lupo per il futuro del PD.

    P.P.S.: Io da Mariniano un po’ più convinto di te dico 2,5 milioni: Bersani 45, Franceschini 35 e Marino 20.

    Commento di Davut del 25 October 2009 alle ore 01:14
  8. Analisi molto vera (su Marino, che comunque voterò, in particolare su rapporto coi capibastone laziali).
    Ora vado a fare il mio turno al seggio (ora et labora).

    Commento di cacioman del 25 October 2009 alle ore 08:55
  9. [...] volete comprendere meglio il perchè votare Marino, date uno sguardo a questo articolo di Francesco Costa: dice le stesse cose precedenti, ma le dice meglio] Comments [0]Digg [...]

    Pingback di Radio Atlantide vota Marino del 25 October 2009 alle ore 09:11
  10. la mia idea da immigrato

    Commento di Stiben del 25 October 2009 alle ore 09:59
  11. Ci siamo, oggi, a 25 anni, per la prima volta andrò a dare il mio contributo, a fare il mio dovere in quanto cittadino di sinistra italiano, cittadino perché abitante e residente di questa terra, anche se orgogliosamente di nazionalità colombiana.

    So bene che si tratta semplicemente delle elezioni primarie e non certo di quelle politico-amministrative ma, certamente, avrò la possibilità di scegliere, democraticamente, il potenziale prossimo primo ministro della Repubblica, più precisamente, colui che oggi starà a capo dell’opposizione. Nonostante io sappia che, molto probabilmente, non potrò votare quando ci saranno le elezioni politiche, so che il mio contributo per la scelta del segretario del Partito Democratico è fondamentale proprio per il ruolo che il vincitore andrà ad occupare. Infatti, per il corretto funzionamento di ogni democrazia è necessaria una opposizione forte, quindi, il mio voto è fondamentale e lo diventa ancor di più quando alla guida del governo c’è un personaggio che cerca, in modi più o meno evidenti, di limitare la sovranità popolare di continuo.

    La possibilità del voto a chi come me studia, paga le tasse, lavora, insomma vive nel territorio italiano è un segno che, lungi dall’essere antipatriota, rappresenta un importantissimo gesto di civiltà. Non capisco, per esempio, perché chi è di nazionalità italiana, ma vive dall’altra parte del mondo da decenni, possa votare per la scelta dei governanti di un paese col quale ha un rapporto non più da cittadino bensì, per quanto importante, soltanto affettivo; mentre, i numerosi immigrati regolari, che fanno parte delle scuole italiane, delle università italiane, delle fabbriche italiane, delle campagne italiane, delle città italiane, in definitiva del mondo italiano, non possano dare il loro voto per scegliere gli amministratori e i governanti della terra in cui vivono.

    Ora, indiscutibilmente, la speranza sarebbe che questo non fosse un momento isolato ed unico, ma che spalancasse la via a tanti gesti di vera civiltà, perché credo fermamente che questa sia la chiave per ottenere un progresso reale, una garanzia dell’uguaglianza dei diritti civili, politici e sociali per tutti i cittadini, in altre parole “il sogno della democrazia”.

    http://stiben.wordpress.com/2009/10/25/oggi-io-immigrato-voto-il-sogno-della-democrazia/

    Commento di Stiben del 25 October 2009 alle ore 10:10
  12. [...] Dichiarazione di voto di Francesco Costa [...]

    Pingback di Marco Bani » Perchè votare Marino? 1 del 25 October 2009 alle ore 11:04
  13. bravo per la tua consueta onestà.
    io resto dell’idea che la candidatura di marino sia poco più che folklore (ma io credo che far più del 10). quanto hai detto su bersani e franceschini, però, è duro da confutare.
    stamattina a Palermo c’era ho visto la fila al gazebo. è una bella cosa.

    Commento di holdenC del 25 October 2009 alle ore 13:51
  14. Condivido quasi tutto, specialmente sull’inesperienza di Marino, però mi sembra un po’ troppo il paragone con J. Jackson anche e non solo perché JJ è da sempre l’ago della bilancia dei candidati americani, mentre Marino non dovrebbe esserlo – anche se alla fine lo sarà – o almeno non lo è nelle intenzioni dei suoi sostenitori, me compreso.
    Credo inoltre che gli attacchi diretti a Bersani & Franceschini e “l’aggancio” a Di Pietro – che non rende felice nemmeno me -, siano dovuti solo ed esclusivamente per avere un più alto risalto mediatico e, sicuramente, cercare di portare gli indecisi e gli ex elettori passati con Di Pietro a votare lui anziché gli altri candidati.
    Sono anch’io del parere che votare Marino – o Bersani o Franceschini – solo per andar contro Berlusconi non porta a nulla, e anzi ci distruggerà prima della fine annunciata, però è anche vero che moltissimi ex DS (che non votano Bersani) vanno, o andranno, alle Primarie solamente per eleggere chi metterà meglio il bastone tra le palle di B.
    È sbagliato, e lo è perché in questo momento non siamo ancora capaci di fare un’opposizione adeguata allo strapotere di B., e fin quando non riusciremo a creare – esatto: creare! – un partito che sappia fare BENE opposizione e dare il primo input ad una possibile valutazione d’intenti su come governare, Berlusconi governerà per i prossimi 100 anni. Impariamo prima a coesistere tra di noi, dopo verrà molto più facile creare le alleanze e le strategie per governare il Paese. Marino si è candidato per cambiare il PD, non per fare il segretario. E ne è consapevole pure lui.

    Commento di Jack (l'altro) del 25 October 2009 alle ore 15:29
  15. [...] (da Francesco Costa) [...]

    Pingback di Montaigne » Blog Archive » Pochi e buoni del 25 October 2009 alle ore 17:11
  16. Beh, Prodi magari si addormentava in piedi ma era tutt’altro che bollito.

    Commento di Antonio del 25 October 2009 alle ore 17:15
  17. Che palle con sta cretinata del giustizialismo di Di Pietro. Ma dove sta il giustizialismo nel volere fuori dalla gestione della cosa pubblica chi se ne è dimostrato indegno?

    Il post parlava d’altro, ma l’occasione per buttar lì questa cretinata c’è sempre.

    Tornando alle primarie, sono contento che non abbiate bruciato un pezzo da novanta, quale in effetti non si è dimostrato Marino. Se aveste tirato fuori il pezzo da novanta, ho paura, se anche fosse stato Obama, avrebbe avuto ugualmente quel poco spazio che ha avuto e quindi sarebbe rimasto nell’oblio come è praticamente rimasto.

    Oggi mia madre: “Ma chi è sto Marino?”
    e la mia cugina: “I tre candidati? Franceschini…. Bersani… e poi mi pare un altro… boh. Chi?”

    Commento di Manuele del 25 October 2009 alle ore 17:22
  18. [...] d’ore inizieranno ad arrivare i primi risultati. Intanto vi ricordo il mio pronostico, fatto ieri. Sull’affluenza ci ho preso. Bersani 53, Franceschini 37, Marino 10. Affluenza più vicina ai [...]

    Pingback di Francesco Costa » Qui direttona del 25 October 2009 alle ore 21:21

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