Vedi alla voce “polpetta avvelenata”
Non ci voleva Eugenio Scalfari per spiegare ai tre candidati alla segreteria del Pd che se fai le primarie e scrivi su tutti i muri delle città «Il 25 ottobre scegli tu il segretario», poi sarebbe un discreto suicidio eleggere a segretario del Pd uno che alle primarie è arrivato secondo o terzo. Va bene che dal Pd ci si può aspettare più o meno di tutto, ma su questo i tre candidati hanno le idee abbastanza chiare. Due perché teorizzano da mesi il valore e l’importanza del popolo le primarie, l’altro perché se è vero che riterrebbe imbarazzante sovvertire la volontà di 400 mila iscritti, figuriamoci quanto riterrebbe imbarazzante sovvertire la volontà di un paio di milioni di elettori. Perché, allora, tutto questa manfrina attorno alla proposta Scalfari del «faccia il segretario chi vince le primarie, anche solo con un voto in più»?
Bisogna fare un piccolo passo indietro. Dello statuto del Pd si è detto e si dice, a ragione, peste e corna. È un documento figlio di una segreteria che teneva insieme tutti per non scontentare nessuno, e finì per scontentare tutti e tenere insieme nessuno. Mettetevi nei panni del povero Veltroni: metà dei suoi sostenitori voleva le primarie, metà voleva il congresso. Nell’impossibilità di prendere una qualsiasi decisione, non c’era altra via: il Pd avrebbe fatto sia le primarie che il congresso (fortunatamente non esisteva una terza corrente a chiedere, chessò, i caucus). Non che quell’epoca sia definitivamente tramontata: questo è esattamente il genere di compromessi vuoti ed ecumenici ai quali Bersani e Franceschini sarebbero costretti più volti a ricorrere, se eletti segretari, data l’estrema eterogeneità degli schieramenti che li sostengono. Il meccanismo barocco tramite il quale uno di loro vincerà le primarie determinerà poi anche il suo futuro da segretario: con le primarie, infatti, non si elegge direttamente il leader bensì si scelgono gli oltre mille componenti dell’assemblea nazionale. Il segretario del partito è quindi il candidato che porta con sé almeno il 51 per cento dei delegati dell’assemblea. Ora, dato che Scalfari non propone di riscrivere lo statuto da qui al 25 ottobre, questa regola non cambia: il segretario lo fa chi ha il consenso del 51 per cento dei delegati. Questo vuol dire che la proposta Scalfari non mette minimamente la corsa alla segreteria al riparo da accordi e accordicchi, e non disinnesca nemmeno il ruolo potenzialmente determinante della candidatura di Iganzio Marino. Chi vince le primarie col 46 per cento dei voti sarà pure segretario, come chiede Scalfari, ma deve prima allearsi con uno dei due sconfitti per sfondare la fatidica soglia del 51 per cento.
Ecco quindi che la proposta Scalfari appare in tutto quello che è: un appello al voto utile, a vantaggio di Dario Franceschini (che ha bisogno di ufficializzare una regola del genere per convincere gli elettori di avere una qualche speranza: se mai batterà Bersani, certo non lo farà prendendo da solo il 51 per cento), a svantaggio di Pierluigi Bersani (che qualcuno dava da giorni in avvicinamento nei confronti di Ignazio Marino, col quale la vittoria sarebbe assicurata) ma soprattutto di Ignazio Marino, che infatti ha rifiutato «con sdegno» la proposta. Non si tratta di contestare il risultato delle primarie, ché nessuno potrebbe avere l’ardire di sostenere che possa fare il segretario un candidato uscito sconfitto dalle primarie, bensì di contestare la mossa furbetta e un po’ ipocrita di chi, di fatto, vuol trasformare una corsa a tre in un ballottaggio.
Molte di queste cose erano prevedibili. L’unica strada attraverso cui Marino avrebbe potuto evitare un appello al voto utile da parte di uno dei suoi avversari passava per un risultato congressuale intorno al 20-25 per cento, tanto da potersi dire in corsa per la segreteria senza sembrare il Veltroni che parlava di rimonta prima delle politiche del 2008. Non era prevedibile, invece, che la mossa sarebbe stata giocata da Eugenio Scalfari, fondatore e padre nobile di quel quotidiano che ormai viene definito – informalmente – «un giornale-partito» dai suoi stessi giornalisti e che ha deciso di spendere al sua influenza e il suo prestigio esplicitamente e a tutto campo. La cosa potrebbe finire per essere controproducente, per almeno due ordini di ragioni. La prima è che se c’era un modo per spingere Marino tra le braccia di Bersani era certamente questo: far passare il senatore e chirurgo come il candidato inciucione a confronto di due candidi angioletti, e non è un caso che proprio da parte della mozione Franceschini siano venuti in queste ore gli attacchi più violenti nei confronti di Marino, reo di essersi sottratto al proprio massacro. La seconda ragione è che i precedenti per Scalfari sono tutt’altro che confortanti: l’ultima volta che il fondatore di Repubblica mise bocca nella competizione per la leadership del più grande partito del centrosinistra era il 1994, la sfida era tra D’Alema e Veltroni, Scalfari scelse pubblicamente Veltroni. Indovinate chi vinse.
Sullo stesso tema:


Apprezzo il tuo tentativo di fare chiarezza sul tema; mentre trovo incomprensibile che Stampa e Unità attribuiscano a Bersani la stessa posizione di Franceschini.
Però non mi torna il tuo riferimento al 51% dei delegati. Nello statuto leggo invece che diventa segretario chi ottiene (eventualmente) la maggioranza assoluta dei delegati. Altrimenti si procede al ballottaggio tra i due candidati con più delegati e vince chi ottiene la maggioranza semplice.
Avete visto il confronto tra i candidati? io ero presente e mi è sembrato che Ignazio Marino si sia distinto positivamente rispetto ad un Franceschini troppo falso (dette cose non presenti nella sua mozione) e un Bersani apparso come estraneo al congresso non mettendosi troppo in mezzo e tentando di tenersi il più possibile fuori dal confronto come da sempre ha fatto cercando di evitarlo.
[...] P.S. Segnaliamo anche l’analisi di Francesco Costa: Vedi alla voce “polpetta avvelenata” [...]
marino vicino a bersani? ma dai!!! sara’ accordone sia che vinca bersani sia che vinca franceschini. a meno che franceschini nn superi il 50% da solo. bersani lo vedo molto impacciato, stanco, noioso, parla da prima repubblica. anche ieri a annozero nn si e’ capito quello che ha detto. sta dilapidando tutto il vantaggio degli iscritti..
Scusa Francesco,
che vuol dire Marino tra le braccia di Bersani?
Stiamo facendo una battaglia per rinnovare il partito nelle sue proposte e nei suoi uomini e finiremo per appoggiare chi ha ricandidato Bassolino e Loriero?
Tante parole sul recupero dello spirito del Lingotto e poi finiamo per consegnare il PD a Massimo D’Alema, che al progetto non ha mai creduto e che ha contribuito a ritardare la nascita?
Io vorrei che la mozione Marino fosse chiara su questo punto: mai con Bersani, perché sarebbe ritornare al vecchio centro-sinistra.
Scalfari o non Scalfari, io mi sentirei tradito da una soluzione del genere.
Naturalmente non pretendo che il mio punto di vista coincida con quello tuo, di Giuseppe Civati o di Ignazio Marino. Ma vorrei – se possibile – che mi si dicesse con chiarezza, se è quell’orizzonte che sta prendendo piede in qusto ore.
grazie
Marco
nel commento precedente…Lapsus calcistico: il nome del politico è Loiero e non Loriero (un portiere di calcio appunto).
C’è un punto che non regge nel tuo ragionamento, ed è che Bersani e Franceschini, lungi dal fare accordi sottobanco o trattative nascoste, hanno dichiarato apertamente, alla luce del sole e prima di conoscere i risultati, che si impegnano a votare (e a far votare dai loro) in assemblea chiunque prenda un voto più degli altri.
Se anche Marino faceva questo, forse poi poteva legittimamente dire anche io corro per vincere, mentre ora dà solo l’impressione di essere il terzo incomodo a cui hanno rotto le uova nel paniere!
Lazzaro, vedo che non hai capito la tesi fondamentale portata da Francesco Costa. Ovvero che questa manfrina è solo un metodo subdolo per instillare nell’elettorato delle primarie una sorta di istinto al voto utile. Marino non vuole fare il terzo incomodo o l’inciucione, difende solo il suo diritto a portare fino in fondo il proprio lavoro e le proprie idee. Sono gli altri due, e soprattutto Franceschini che hanno la sindrome da “terzo incomodo”, vissuto non come arricchimento del dibattito ma solo come fastidioso “ladro di voti”. Il che la dice lunga sul rispetto in cui tengono i militanti e i volontari che si sono impegnati in questi mesi nei circoli e fuori dai circoli.
Pier, mi pare che sia tu a non aver capito: posto che tutti riteniamo lo statuto del PD vergognoso, e posto che quello statuto abbiamo, c’è un solo modo per togliere ai capi-corrente il loro potere nell’assemblea, ed è costringerli a dichiarare prima dell’esito del voto che chiunque prenda un voto in più sarà segretario. Altrimenti il dubbio che ci sia qualcuno che vuole fare il “democristiano” e trattare dopo il voto non me lo leva dalla testa nessuno.
Infine, il ruolo di terzo incomodo, se mi permetti, se lo è costruito Marino da solo, fin dall’inizio della campagna congressuale, credendo che gli avrebbe portato più voti: in realtà gli ha portato qualche iscritto, che altrimenti non avrebbe preso la tessera, ma nel complesso si è dimostrata una strategia perdente!
Ma scusate, mi state forse dicendo che il 25 ottobre non si elegge direttamente il segretario ma i componenti di un’assemblea che poi possono decidere loro chi eleggere segretario?
Se fosse vero, io non vado a votare! Sarebbe questa l’idea di democrazia e partecipazione del partito democratico?
@Roberto R
Perché ti stupisci? In linea di massima funzionano così anche le Primarie americane. I delegati non “possono decidere loro”, sono vincolati dal mandato che gli hanno dato l’elettori.
Da noi l’unica anomalia si verificherebbe nel caso i tre candidati si dividessero il consenso in modo eterogeneo: tipo i primi due intorno al 40%, il terzo intorno al 20%.
In questo caso, non avendo raggiunto nessuno dei 3 il 50% +1 del consenso, si andrebbe al ballottaggio assembleare fra i primi due. Dunque, in teoria, mentre i delegati dei due candidati ancora in corsa sono vincolati, i delegati del terzo sarebbero liberi di far convergere il loro voto su uno o sull’altro.
Spero di essere stato chiaro e spero che tu vada a votare.
Sarà comunque un bell’esempio di democrazia, per un paese in cui governa Silvio Berlusconi.
@Marco:
Wow, come le primarie americane, che fico!
Il paese al mondo con il più basso tasso di partecipazione attiva alla vita poltica (soprattutto tra i meno abbienti), il paese dove le multinazionali scelgono i senatori, il paese dove le lobby economiche contano più dei partiti…
Ma che nell’esempio!!!
Il tuo modo di ragionare, caro marco, non aiuterà mai il PD!
Siccome Forza Italia fa schifo, allora accettiamo qualsiasi schifezza del PD, basta che sia poco pocc minore.
Ma ti sembra che io vada a votare per legittimare 400 notabili che poi, forti anche del mio voto, fanno e diafano quello che vogliono?
Se mi facevano eleggere il segretario, allora sì, ma così proprio no!
E al danno ai aggiunge anche la beffa che fanno finta di dare il potere al cittadino e credono di essere democratici solo perché sono un po’ meno tiranni del Grande Dittatore!!!
[...] cosi’ va il mondo, lo abbiamo visto quando il profeta Scalfari ha cucinato e offerto quella polpetta avvelenata dal “saloon” di Serena Dandini sulla TV [...]
[...] cosi’ va il mondo, lo abbiamo visto quando il profeta Scalfari ha cucinato e servito quella polpetta avvelenata dal “saloon” di Serena Dandini sulla TV [...]
@roberto rizzo
“Siccome Forza Italia fa schifo, allora accettiamo qualsiasi schifezza del PD, basta che sia poco pocc minore.”
non ho detto nulla di tutto questo. ho detto che il PD sceglie democraticamente il leader, il Popolo della libertà (forza italia non c’è più) no. tutto qui.
Non ho capito molto cosa c’entrano le critiche che fai al sistema politico americano con il sistema elettorale. In altre democrazie occidentali, le primarie non ci sono, ma quelle che tu chiami “lobby” contano lo steso e tanto.
Io trovo che le primarie siano un modo nuovo e serio di scegliersi il leader e preferisco questo, a quando la direzione del partito faceva tutto da sola.
credo che la non risposta al commento di marco non sia casuale. per quanto mi riguarda speravo in una maggiore chiarezza dalla mozione marino su questo punto, ma ovviamente non c’è stata.
@Vincenzo
Ma non è detto che Francesco non mi risponda prima o poi. ;)
Io vorrei precisare che la mia non è una polemica. Andrò a votare convinto per Marino e chissà potrebbe anche arrivare qualche sorpresa positiva. Dopo vedremo.
Finora Marino non ha disatteso le aspettative che riponevamo in lui, ed in un PD davvero moderno, per cui spero che si possa arrivare fino in fondo con la stessa limpidezza.
Peraltro, parlando e leggendo in giro, mi sembra che la maggior parte dei sostenitori della Mozione abbia le mie stesse perplessità ad appoggiare il progetto del “partito bocciofila”.
La non risposta al commento di Marco è dovuta semplicemente al mio weekend lungo. Io faccio il giornalista: registro cose che sento, umori, opinioni, e questo ho fatto quando ho scritto che qualcuno dava da giorni [Bersani] in avvicinamento nei confronti di Ignazio Marino. Magari non è vero, magari è un avvicinamento che è stato respinto, magari è l’atteggiamento di alcune persone che stanno con Bersani e non di altre (cosa che mi sembra più realistica, sinceramente).
Quando invece scrivo che se c’era un modo per spingere Marino tra le braccia di Bersani era certamente questo faccio semplicemente una riflessione politica, condivisibile o no: Franceschini sta attaccando Marino molto più di quanto non lo stia facendo Bersani e questa cosa avrà le sue conseguenze dopo il 25 ottobre e forse anche prima, visto che questi attacchi sono reciproci. Non conseguenze “inciucistiche” ma conseguenze politiche: Franceschini pensa che il modo migliore per prendere i voti di Marino sia attaccare Marino, io non credo e credo semmai che questo possa avere conseguenze opposte.
Detto questo, io non ho alcun incarico di alcun tipo nella mozione Marino: non so come andrà a finire e certo non è in mio potere determinarlo. Se vuoi la mia opinione, andare con Bersani è l’ipotesi che tra tutte tengo in minor considerazione e penso sarebbe un grave errore.
Grazie Francesco per la risposta e i chiarimenti.
E mi fa piacere che la pensiamo in maniera simile… Questo lo dico in omaggio alla tua striscia dei peanuts ;) (Lucy voterebbe per Bersani, sicuro).
Io faccio il maestro e quando insegno ai miei scolari a scrivere in stile giornalistico (anche questo ci tocca fare!) dico sempre loro che non devono semplicemente “registrare quello che sentono” ma chiedersi chi lo dice, per quale ragione, e cercare il senso profondo che si nasconde dietro alle cose…. Esercitare quindi una funzione critica.
Ma si vede che questo lo si isegna alle elementari, poi anni di professione insegnano invece a “registrare le cose che si sentono”…..
Dove andremo a finire, signora mia!
Roberto, anni di professione insegnano la differenza che c’è tra un articolo che riporta una notizia, un retroscena e un’analisi. E faccio molte più analisi che retroscena, tra l’altro. Prova a dare un’occhiata qui prima di sfoderare il prossimo “signora mia”.
Che analisi profonde, signora mia!
Quella sulla partecipazione degli studenti, poi, un coacervo di banalità concluse con la tipica frase a effetto:”cominciano prima e finiscono dopo”. Roba da Pulitzer: analisi profonda, introspezione degli intervistati, ricerca critica delle ragioni… ma ce ne fosse una, dico io!
Da tempo ho smesso di leggere l’Unità e, dopo aver letto questo pezzo oggi, esco rafforzato nella mia determinazione. Anzi, smetterò di leggere anche questo blog, così per essere sicuro che qualche “signora mia” non mi scappi più!
Ecco, forse avresti bisogno di qualcuno che ti insegni la differenza tra una notizia e un’analisi. Quel pezzo sui sedicenni non era un’analisi: ho sentito delle persone e ho riportato quel che hanno detto nel modo più fedele possibile. Il coacervo di banalità, ammesso che ci sia, l’hanno detto quelle persone. Ciao, non ci mancherai.
a me sembra che sia marino a stucchicare franceschini, ma è un’opinione come la tua. dal suo posto di vista fa anche bene, anche perchè pescare voti tra i signori delle tessere bersaniani non è proprio un compito facilissimo. resta il fatto che registro anch’io le stesse voci che registri tu e la cosa non mi piace per niente
Ho sentito qualcuno nei giorni scorsi dire esattamente la stessa cosa: “il mio servizio non aveva nessun intento polemico, o critico: si limitava a mostrare una realtà, a far conoscere una persona…” sai chi era vero? Quella sottospecie di tuo collega che ha fatto il video sul giudice Mesiano!
Il giornalismo, e questo lo sanno anche i bambini di 7 anni, non è mai raccontare dei fatti oggettivi, o in modo neutro riportare le opinioni di qualcun altro, perché la semplice scelta dei fatti e delle opinioni riportate è appunto una SCELTA!
Certamente non vi mancherò: potrete continuare a non usare la testa, senza il minimo contraddittorio!
Buon proseguimento
Ma sei matto? Davvero non riesci ad accorgerti della sottile differenza che passa tra quel servizio e questo articolo? In quel caso era una scusa scema che non stava in piedi, dato che mostrava la vita privata di una persona tentando di farla passare per quello che non era, cioè “stravagante”. Nel mio caso è esattamente quello che ho fatto: sono andato all’uscita delle scuole, sono andato in stazione, e ho parlato con un po’ di ragazzi. Ho riportato nel pezzo la gran parte delle cose che mi hanno detto (tutte no, per motivi di spazio) conservando il senso generale delle cose che mi ha detto la totalità delle persone che ho sentito. Poi ho parlato con uno dei responsabili dei Giovani democratici, gli ho chiesto un’opinione a proposito e ho riportato fedelmente quanto mi ha detto. Cos’ho fatto che non andava?
[...] con l’UDC ma una bella rivoluzione; voto Marino perché non ha “accettato” la polpetta avvelenata di Scalfari; voto Marino perché chissenefrega se non c’ha l’esperienza politica… [...]
[...] Franceschini ha spiegato – davanti ai miei occhi – cosa intende per “lodo Scalfari”: Il principio è che l’assemblea del 7 novembre ratifica il vincitore delle primarie: si va [...]