Poi passiamo ad altro
Perché gli articoli della Costituzione non sono slogan né comandamenti religiosi: sono molto di più, sono uno strumento, attento ma duttile e molto intelligente, che in ogni parola e passaggio dice molte cose, circostanziate e ragionate. E quindi non è andando in giro a mostrare cartelloni con il testo dell’articolo o adorando in piazza copie della Costituzione che la si rispetta: la si rispetta capendola e apprezzandola in quello che i suoi estensori hanno voluto farne. Se l’espressione “uguali davanti alla legge” fosse davvero matematica e assoluta, non esisterebbero l’immunità parlamentare (l’autorizzazione a procedere) né l’immunità diplomatica, né quella concessa agli stessi giudici della Corte Costituzionale. Invece la Costituzione ha previsto queste deroghe. Non avendo previsto quelle contenute nel lodo Alfano, la CC lo ha dichiarato incostituzionale. Ma quei giudici hanno studiato una vita per ragionarne e deciderlo: non hanno tirato fuori l’edizione pocket della Costituzione e hanno fatto due più due, come fanno quelli che leggono “ripudia la guerra” e concludono che la Costituzione faccia dell’Italia un paese di nonviolenza gandhiana.
Sullo stesso tema:


spero l’ultima battuta non fosse riferita al senatore Marino che ha detto giustamente: “L’articolo 11 della Costituzione è chiaro: l’Italia non partecipa a guerre”.
L’articolo 11 non dice questo. Se Marino ha detto così, ha sbagliato.
ciao francesco,
si, marino ha detto proprio cosi’ (puoi controllare sul suo sito) e la costituzione recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…”
ciao,
gabriele
E poi? Scrivi anche il resto.
hai ragione, scusa, non volevo imbrogliare:
Art. 11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
***
sulle guerre in iraq e afghanistan sai bene come la penso, ne ho scritto spesso sul mio blog, anche di recente. Tu ed io abbiamo opinioni differenti, il che e’ legittimo e salutare in una democrazia; quello che lamento e’ un’assoluta mancanza di dibattito su questi temi nei mezzi d’informazione
ciao,
gabriele
Il punto è proprio quello. Dire che secondo la Costituzione l’Italia non partecipa a guerre è sbagliato. Poi uno può essere d’accordo o non d’accordo con andare in Iraq o in Afghanistan, legittimamente: ma l’articolo 11 non è un argomento.
Il problema dell’articolo 11 (il problema dell’articolo 11 oggi) è la definizione di guerra, alquanto problematica perché problematico oggi è il diritto nazionale e il concetto di sovranità statale. Se stiamo alla definizione classica di guerra (oggi, ripeto, praticamente inutilizzabile), l’articolo 11 è molto chiaro e dire che l’Italia “ripudia la guerra” può essere ellittico, ma è sostanzialmente corretto. L’Italia ripudia la guerra nei due sensi principali in cui la si intendeva: come aggressione di altri popoli o come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (il che significa che se fosse esistita la nostra costituzione avrebbe ripudiato anche una guerra, che molti riterrebbero giusta, contro la Germania per impedire l’annessione dei Sudeti). Proprio per questo, accetta di cedere della sovranità se questo può servire per creare organizzazioni internazionali capaci di risolvere le controversie internazionali in maniera pacifica. Di fatto, accetta la guerra come difesa dalle aggressioni esterne, e infatti “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino” (art. 52).
scusate, intendevo dire che problematico è il “diritto internazionale” non “nazionale”
E’ vero, la Costituzione non fa dell’Italia un paese di nonviolenza gandhiana. Ma sarebbe bello!