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Plebiscitarismo! Aggiramento della democrazia interna!

Una serie di domande da fare agli elettori e agli iscritti democratici per capire come si stanno orientando in vista delle primarie e in virtù di quali ragioni stanno decidendo chi sostenere, «per sperimentare forme nuove di consultazione e mettere a disposizione del partito e dei candidati alla segreteria un quadro aggiornato delle aspettative e delle valutazioni dei nostri elettori». Commissionato dai comitati per Bersani segretario, il questionario è stato inviato via email ieri ai sostenitori dell’ex ministro che si sono iscritti al suo sito, e interpella gli elettori su diversi temi: come vedono i tre candidati, quali temi stanno loro più a cuore, quali sono i punti deboli e i punti forti di Bersani, Franceschini e Marino. Che i candidati a qualsiasi competizione facciano svolgere delle indagini e dei sondaggi sul proprio conto e su quello dei propri avversari non è certamente una novità. Nonostante questo, però, ci sono almeno tre ragioni per le quali il questionario inviato dalla campagna di Pierluigi Bersani ai suoi sostenitori è piuttosto insolito.

Primo, il campione. Inviando il questionario agli utenti iscritti al sito che sostiene la candidatura di Bersani, questo sarà inevitabilmente composto da elettori con un’opinione tendenzialmente favorevole alla candidatura a segretario dell’ex ministro. Secondo, la tempistica. Questo genere di rilevazioni ha senso se effettuata con un certo anticipo rispetto alla consultazione, così da avere il tempo di apprendere i risultati dello studio e avere il tempo di decidere di conseguenza se puntare più su un tema o più su un altro, se prendere i necessari provvedimenti per rispondere alle richieste dell’elettorato o cercare di modificare i suoi orientamenti. Terzo, la provenienza della ricerca. Normalmente i candidati commissionano ricerche e sondaggi ma non le conducono direttamente. Questo perché avere il marchio di un candidato su un questionario che chiede opinioni su tutti e tre i candidati in causa può spingere parte degli elettori consultati a utilizzare le risposte per mandare un messaggio al committente piuttosto che dare la propria opinione con sincerità, distorcendo così i risultati dell’indagine.

Nonostante questo, però, il questionario via internet di Bersani può essere comunque un esperimento interessante. Da una parte si tratta di una piccola svolta rispetto alle dichiarazioni dell’ex ministro alla Festa democratica di Genova («Va bene, sì, Internet, la tecnologia e tutto l’ambaradan. Ma non si può fare politica se non si guarda la gente negli occhi»), dall’altra può essere un primo timido passo nella direzione del maggiore coinvolgimento degli iscritti e degli elettori. L’articolo 28 dello statuto del Pd, infatti, prevede esplicitamente la possibilità di consultare periodicamente gli iscritti del partito, con dei referendum consultivi o deliberativi. L’importante è non ricordarsene solo durante la campagna congressuale.

(per l’Unità)