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Tutto un programma

Per quanto sia obiettivamente terribile, la cosa peggiore del primo numero del Fatto non è il progetto grafico e nemmeno il notevole scivolone sul pezzo di apertura, bensì l’articolo di Massimo Fini sull’Afghanistan. Non che ci si potesse aspettare granché di diverso dal principe del pensiero reazionario, apologo della teocrazia iraniana e di quanto di peggio esista a questo mondo. Ma qui siamo oltre la solita critica all’interventismo, alla guerra e agli Usa: siamo all’esplicito e sperticato elogio delle virtù dei talebani, della loro rettitudine, delle loro virtù e del loro coraggio. Nell’Afghanistan del mullah Omar, “si poteva viaggiare tranquilli anche di notte”. E i treni arrivavano in orario.

(update: al Fatto replicano a Palazzo Chigi riguardo il pezzo di apertura)