La morte di Berlusconi

Mi han chiesto di scrivere un editoriale-coccodrillo, immaginando cosa scriverei nel giorno della morte di Silvio Berlusconi. Sembra un po’ surreale, e non potrebbe essere altrimenti, ma non avrei potuto essere più serio.

Per anni abbiamo pensato che questo giorno sarebbe stato, nel suo piccolo, un punto di svolta della storia del paese. Sbalorditi e travolti dalla capacità di Berlusconi di sopravvivere a ogni sconfitta, non poteva esserci altro modo per abbassare il sipario: davanti alla sua immortalità politica, non rimaneva che attendere la sua morte fisica. Per vent’anni, un pezzo consistente dell’Italia ha aspettato la morte di Berlusconi con la pazienza con cui si attende la fine di un interminabile digiuno: l’ineluttabile alba al termine di una lunga, lunghissima nottata. Poi le cose sono cambiate. A un certo punto, dieci anni fa, abbiamo capito che la morte di Berlusconi non avrebbe cambiato granché, in uno scenario politico che aveva finalmente imparato a fare a meno della sua figura. Ci rimane un addio in qualche modo atteso, come tutti quelli dei personaggi celebri che raggiungono una certa età, e la sensazione che dovrà passare ancora del tempo prima di avere una percezione completa e oggettiva di come e quanto in profondità Silvio Berlusconi ha cambiato questo paese.

In questi giorni, alcuni commentatori hanno parlato della «seconda morte di Berlusconi», sostenendo che la prima e probabilmente più dolorosa morte del cavaliere di Arcore sia avvenuta dieci anni fa, in quel 14 giugno del 2010 che ha cambiato la rotta della politica italiana. La prospettiva della storia mostra ravvicinati e schiacciati, come in una foto, avvenimenti che tennero in sospeso le sorti del paese per otto lunghi mesi: la sconfitta di Belrusconi alle elezioni regionali e la definitiva rottura con Gianfranco Fini, la dissoluzione del Partito Democratico dopo la vittoria di Pierluigi Bersani, gli scandali sessuali sui massimi dirigenti dell’Udc che distrussero il partito di Casini, la nascita della cosiddetta «coalizione tricolore» composta dai finiani del Pdl, l’Italia dei Valori e l’ala destra fuoriuscita dal Pd. Si definirono un “comitato di liberazione nazionale” e in effetti da qualcosa liberarono l’Italia: dalla sinistra. Da una parte rimase la Lega Nord, reduce dal più grande risultato della sua storia all’indomani della morte di Umberto Bossi; dall’altra la coalizione tricolore, un centrodestra securitario e liberale – “europeo”, dicevano – con un leader intenzionato a guidare la transizione verso il dopo Berlusconi. A sinistra solo macerie. Il segretario del Pd Pierluigi Bersani aveva puntato tutto sull’alleanza strategica con l’Udc, un progetto che fu disintegrato dagli scandali distrussero il già esiguo consenso del partito di Casini. Quando quel che rimaneva del centro politico decise di andare con Fini, una bella fetta del Pd li seguì nell’arco di pochi giorni. Quei pochi che rimasero litigarono per settimane sull’opportunità di unirsi alla coalizione tricolore, come in un nuovo Cln, o presidiare la sinistra. Il verdetto delle politiche fu impietoso. La Lega Nord ottenne uno straordinario ma inutile 24 per cento, il Partito Democratico si fermò esanime al 19 per cento. La coalizione tricolore ottenne un incredibile 52 per cento, mostrando come la figura polarizzante di Berlusconi, specie negli ultimi anni della sua avventura politica, avesse finito per ridurre e non per aumentare le potenzialità della destra italiana.

Ora che Silvio Berlusconi è morto, possiamo affermare con qualche certezza che la sua eredità più profonda e duratura non sia stata tanto l’aver trasformato la destra italiana, quanto aver cambiato la sinistra. Anno dopo anno, governo dopo governo, una buona metà dell’elettorato italiano è diventata sempre meno interessata alle vicende del paese e dei suoi concittadini, e sempre più appassionata alle vicende personali dell’allora premier. Sempre più arrabbiata e desiderosa di vendetta, sempre meno tollerante e partecipante alla vita politica del paese. Sempre più egoista e individualista, sempre meno altruista e lungimirante. Talmente arroccata nella difesa di alcune bandiere apolitiche – la questione morale, la laicità dello stato, il conflitto di interessi – da dimenticarsi completamente di quello che una volta determinava la differenza tra destra e sinistra: il rispetto delle minoranze e degli altri, l’erogazione dei servizi pubblici e la loro qualità, le politiche del fisco, del lavoro e dei redditi, le infrastrutture, l’istruzione. Pensavano che tolto finalmente di mezzo Berlusconi, il governo sarebbe scivolato placidamente tra le loro mani. Solo che l’uovo cadde dall’altra parte, e a raccoglierlo c’era una destra deberlusconizzata, capace di convincere la grande maggioranza degli italiani a votare per lei e aprire un nuovo solido ciclo di governo.

Alcuni sostengono che tutto sia cominciato con l’esplosione del populismo di sinistra, nel 2007. Altri fanno coincidere il primo segnale di questo smottamento con gli applausi fragorosi che la platea del Pd destinò a Gianfranco Fini nel 2009, mentre il presidente – oggi dello Stato italiano, allora della Camera dei deputati – arringava degli elettori che nessuno pensava avrebbero mai potuto votare per lui. A pensarci adesso, invece, non poteva esserci segnale più evidente. Gli elettori del Pd pensavano di aver cambiato Fini e averlo portato dalla loro parte; era successo esattamente il contrario. Dietro la più grande trasformazione dell’elettorato italiano c’era sempre lui, Silvio Berlusconi. La sua era si è conclusa definitivamente, ben prima della sua morte. La sua eredità segnerà ancora a lungo la storia di questo paese.

(per Giornalettismo)

Sullo stesso tema:

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53 commenti »

  1. Se “una buona metà” dell’elettorato è arroccata nell’antiberlusconismo, perché nel tuo bellissimo racconto (molto politico e poco fanta-) il Pd prende solo il 19% mentre il “tricolore” deberlusconizzato, ma non antiberlusconiano, si piglia il 52%?

    Comunque, speriamo di no.

    Commento di Luca Gras del 16 September 2009 alle ore 12:26
  2. Perché il loro chiodo fisso è Berlusconi. Gli elettori del Pd stimano Fini più di quanto non stimino D’Alema o Fassino, e solo perché ha cominciato a parlar male di Berlusconi, unica costante ossessione. Intanto sono diventati di destra: sulla sicurezza e su tante altre cose. Sparito Berlusconi, niente impedirà loro di votare chi gli pare, magari proprio lo stesso Fini. Il Pd già oggi è al 26% e il trend è in continua discesa.

    Commento di francescocosta del 16 September 2009 alle ore 12:30
  3. Articolo oggettivamente brutto. Non è un buon coccodrillo e non è neppure buono come profezia. Ho paura che sia troppo influenzato dalla tua personale battaglia del 2009. Riprova nel 2020 (pessimista! :)

    E poi il disco rotto: “idv è destra, io sono sinistra gne gne gne” ha un po’ stufato. E’ molto berlusconiano, altroché.

    Commento di Manuele del 16 September 2009 alle ore 12:48
  4. Come se invece la tua opinione non fosse influenzata dalla tua personale battaglia del 2009. Eddai.

    Commento di francescocosta del 16 September 2009 alle ore 12:51
  5. Ma io il commento l’ho scritto nel 2009 senza pretese di scrivere come se fosse il 2020 :-)

    Dai su, non volevo essere troppo cattivo. Pensiamo a Marino, che per motivi forse diversi (ma neppure troppo) entrambi tifiamo per lui.

    Commento di Manuele del 16 September 2009 alle ore 13:08
  6. quindi, alla fine, c’è speranza che prima o poi stira le zampette? non ci seppellirà a tutti? … e dire che io nel resto del mondo voterei a destra …

    Commento di Umberto del 16 September 2009 alle ore 13:42
  7. purtroppo, lo scenario è poco fanta.
    la principale differenza tra la mozione bersani e le altre due (franceschini e marino) è proprio questo aspetto del centro trattino sinistra (con quel pezzo che si occupa di coinvolgere l’elettorato più a sinistra e quell’altro pezzo che si prende cura dell’elettorato moderato: come se bastassero queste operazioni politologiche) piuttosto che centrosinistra, con deriva da Nuovo Grande Centro o Coalizione Tricolore che dir si voglia.
    f.b.

    Commento di f.b. del 16 September 2009 alle ore 13:50
  8. L’ articolo e’ bellissimo, mi congratulo sinceramente. Ma l’ analisi politica risente delle fregole congressuali, con la solita triste manfrina su Bersani. La realta’ e’ che di questo congresso non dico fra dieci, ma neanche fra due anni ci ricorderemo piu’ nulla.
    Anche se, non nominandolo, l’ articolo riconosce con onesta’ l’irrilevanza di Marino e l’ isolamento minoritario del suo seguito: una meteora insignificante, quindi, come tutto il piccolo esercito di salvatori della sinistra alla quale l’ elettorato (non di sinistra) del PD si rivolge adorante di settimana in settimana, sperando che l’uomo della provvidenza faccia quello che loro non vogliono e sanno fare: la politica. Il “marinismo”, quindi, versione autunno-inverno del veltronismo, e’ l’ eredita’ politica piu’ significativa di Berlusconi.

    Commento di Gianni del 16 September 2009 alle ore 14:47
  9. E menomale che credi nell’ineluttabilità del progresso!

    Commento di Giovanni Fontana del 16 September 2009 alle ore 15:19
  10. Beh, appunto! Non sarebbe il mio governo, ma sarebbe un governo parecchio migliore di quello attuale: più laico, meno leghista, più ragionevole.

    Commento di francescocosta del 16 September 2009 alle ore 15:21
  11. Che sarebbe migliore dell’attuale non c’è dubbio.

    La cosa tragica è che ieri sera discutevo accesamente, su FB, con vari interlocutori… tutti della sinistra “comunista” (così l’autodefinizione) o comunque a sinistra del PD (tranne uno di IDV)… e la domanda era proprio “Per liberarsi di Berlusconi, votereste Fini?” Molti rispondevano di sì… per tutti era palese l’inutilità del PD… Dovremo spezzarci la schiena per risalir la china.

    Commento di Luca Gras del 16 September 2009 alle ore 15:37
  12. Lo voterebbero domani, comunisti e non comunisti. Un mare di gente – ma un mare davvero – vota a sinistra solo e soltanto perché odia Berlusconi. Togli lui, metti un presentabile Fini, e questi continuano a vincere per quindici anni.

    Commento di francescocosta del 16 September 2009 alle ore 15:40
  13. Necrologio per Berlusconi – In anticipo sui tempi…

    Mi han chiesto di scrivere un editoriale-coccodrillo, immaginando cosa scriverei nel giorno della morte di Silvio Berlusconi. Sembra un po’ surreale, e non potrebbe essere altrimenti, ma non avrei potuto essere più serio….

    Trackback di casaeditriceonline.it del 16 September 2009 alle ore 17:16
  14. Pezzo scritto bene. Ma non sento di poter accettare che una parte (UdC) possa sparire travolta da scandali… Non mi sembra che in Italia gli scandali, personali o di partito, possano in realtà travolgere qualcosa. Al massimo, aumentano la popolarità dei soggetti coinvolti.
    O no?

    Commento di Luca Spinelli del 16 September 2009 alle ore 17:53
  15. Bellissimo pezzo , suggestivo e neppure implausibile.

    Commento di Pike del 16 September 2009 alle ore 18:01
  16. Bah, un bel raccontino di fantasia, scritto con talento ma niente piu’. Orizzonte 2020, peccato che se fosse stato scritto solo due anni fa – con le primarie per Veltroni alle porte e l’inizio della “nuova stagione” – Bersani non sarebbe nemmeno stato nello scacchiere, cosi’ come non avrebbe trovato posto la frantumazione dell’UDC per scandali sessuali e ne’ la nuova destra illuminata, risultante del botto elettorale di Di Pietro alle ultime europee assieme alle recentissime beghe di Fini coi giornali del premier.

    Lasciate perdere le disamine politiche basate su questo racconto. Tra due anni le farfalle avranno sbattuto le ali e noi ci troveremo a commentare una situazione completamente diversa. Il trucchetto di proiettare la realta’ odierna, leggermente distorta, nel futuro remoto lo usano gia’ da decenni per scrivere le trame di film, libri o fumetti di fantascienza (vedi alla voce Nathan Never, per restare in Italia) e consertire ai lettori di immedesimarsi nella situazione facilmente.

    Commento di Antonio del 16 September 2009 alle ore 18:01
  17. jumping the shark eh?

    Commento di andrea mollica del 16 September 2009 alle ore 18:17
  18. bellissimo
    …e forse su fini c’hai ragione!

    Commento di pitigrilli del 16 September 2009 alle ore 18:23
  19. [...] 2009 Settembre 16 by pitigrilli Con il pretesto di un finto coccodrillo Francesco Costa ipotizza cosa potrebbe succedere se tra un anno Berlusconi cadesse. Divertente, e [...]

    Pingback di Fantapolitica « Pitigrilli del 16 September 2009 alle ore 18:34
  20. ma tutta la sinistra alternativa per chi aveva votato nel 2010?

    Commento di Barbara del 16 September 2009 alle ore 18:48
  21. eheh, grande cosa l’ottimismo

    Commento di holdenC del 16 September 2009 alle ore 19:19
  22. la solita solfa secondo cui l’opposizione non si fa con l’antiberlusconismo. Niente di più aberrante.

    Commento di daniele del 16 September 2009 alle ore 19:53
  23. mi potrebbe fare un elenco di questi fantomatici milioni di sedicenti comunisti che voterebbero Fini tranquillamente se non ci fosse più Berlusconi? Io sono comunista, Fini non lo voterò mai e non lo farebbe nessuno delle decine di comunisti che conosco

    Commento di giovanni del 16 September 2009 alle ore 22:29
  24. Insulsa proiezione. Al solito Berlusconi viene sottovalutato. Non come statista, in quello siamo d’accordo, è una pippa. Ma come uomo di potere. Berlusconi può forse essere messo in crisi da una sconfitta alle regionali? Non è mica D’Alema!

    L’unico vero nemico di Berlusconi è la degenerazione neuronale di cui è palesemente vittima. Se continuerà a peggiorare è possibile che si metta a strizzare le tette alla Merkel durante una foto di gruppo a un summit UE.

    Commento di Procellaria del 17 September 2009 alle ore 02:23
  25. [...] By corrado Francesco Costa immagina l’articolo che scriverebbe alla morte di Berlusconi. Mi han chiesto di scrivere un editoriale-coccodrillo, [...]

    Pingback di Coccodrillo « La Casa Dei Giochi del 17 September 2009 alle ore 07:45
  26. @giovanni: I famosi comunisti erano quattro amici e conoscenti (stiam parlando di una chattata su Facebook, mica di un sondaggio). Però mi ha fatto impressione – non bella – che solo prendessero in considerazione l’idea.

    @daniele: essere di centrosinistra oggi vuol dire necessariamente essere antiberlusconiani, non tanto per l’uomo ma per quello che ha fatto e continua a fare. In questo non concordo affatto con Francesco.
    Certo, anche per chi è anche solo vagamente liberale – anche di centro o di destra – essere contro Berlusconi sarebbe un dovere assoluto. E sono solo contento se nascono un centro e/o una destra liberali e decenti. E sono completamente d’accordo che la sinistra debba farsi carico di battaglie di contenuto (del resto non è quel che dice anche Bersani?). Ma far discendere da qui che l’opposizione non debba essere fieramente antiberlusconiana lo trovo un nonsenso, anzi a dire il vero un vezzo radical-chic che imputo al pur bravissimo Francesco.

    Commento di Luca Gras del 17 September 2009 alle ore 08:03
  27. Francesco Costa come Monteiro Rossi

    Commento di G. del 17 September 2009 alle ore 09:15
  28. la cosa migliore dell’articolo è il riferimento alla morte di Bossi

    Commento di francesca del 17 September 2009 alle ore 09:18
  29. Ehi, io non ho mai detto né scritto né pensato che l’opposizione non debba essere antiberlusconiana. Non sono scemo. Mi preoccupa l’antiberlusconismo come dato prepolitico. Ne scrissi qui, per chi è interessato a sapere come la penso: http://www.francescocosta.net/2009/04/03/l-ultima-ideologia/

    Da diverso tempo [un certo] anti-berlusconismo non è [più] la conclusione tratta da una posizione politica – Berlusconi vuole fare la riforma X, noi pensiamo sia migliore la riforma Y, quindi siamo antiberlusconiani – bensì ne è origine e causa, abdicando completamente alla ragionevolezza: Berlusconi vuole la riforma X, noi siamo antiberlusconiani, quindi vogliamo la riforma Y. L’antiberlusconismo come dato genetico e prepolitico ha provocato conseguenze terribili e suicide per la sinistra, schierando una parte dell’elettorato progressista su posizioni considerate estremamente conservatrici da qualsiasi moderno partito di centrosinistra, ad esempio sulla scuola e sul lavoro.

    Commento di Francesco del 17 September 2009 alle ore 09:35
  30. [...] Francesco Costa » La morte di Berlusconi Ora che Silvio Berlusconi è morto, possiamo affermare con qualche certezza che la sua eredità più profonda e duratura non sia stata tanto l’aver trasformato la destra italiana, quanto aver cambiato la sinistra. [...]Gli elettori del Pd pensavano di aver cambiato Fini e averlo portato dalla loro parte; era successo esattamente il contrario. Dietro la più grande trasformazione dell’elettorato italiano c’era sempre lui, Silvio Berlusconi. La sua era si è conclusa definitivamente, ben prima della sua morte. La sua eredità segnerà ancora a lungo la storia di questo paese. (tags: Berlusconi Morte Fini Governo Destra Pd Sinistra) [...]

    Pingback di links for 2009-09-17 | OpenWorld del 17 September 2009 alle ore 10:05
  31. parole cariche d’odio per l’Idv, si capisce, troppi voti portati via ai sinistroidi col “populismo” di pietro…

    Commento di Stefano del 17 September 2009 alle ore 11:40
  32. Francamente non so dove lavori, cosa fai, chi sei… e raramente ti leggo. Lo faccio solo perché non sopportando Luca Sofri lo leggo continuamente, e mi vado sempre a vedere dove/chi linka.
    Ma su una cosa sono certo: queste tue letture sulla sinistra, così ricche di preconcetti, di luoghi comuni, di ammiccamenti, di sordità peggiori alle sordità dello stesso PD, tutto questo insomma è molto più berlusconiano del berlusconismo che credi di aver individuato a sinistra.
    Mi dirai: portami degli esempi. Più o meno è l’impostazione di tutto il testo (peraltro con un titolo di pessimo gusto). Se proprio devo banalizzare la questione, uno tra tutti: piantala di pensare che a sinistra conti solo l’antiberlusconismo, perché è una visione così riduttiva che se ci pensi bene alla fine diventa quasi un’argomentazione di comodo, da salotto, tanto per dirla.
    E sul resto, appunto, non sei da meno.
    Boh,
    Alessandro

    Commento di Alessandro del 17 September 2009 alle ore 12:05
  33. [...] le scarpe ma per esercizio di scrittura Francesco Costa si porta avanti con i tempi e scrive il coccodrillo di Silvio Berlusconi: Ora che Silvio Berlusconi è morto, possiamo affermare con qualche certezza che la sua eredità [...]

  34. >A un certo
    >punto, dieci anni fa, abbiamo capito che la morte di Berlusconi non
    >avrebbe cambiato granché

    Epocale sciocchezza.

    Commento di Hytok del 17 September 2009 alle ore 13:44
  35. @ luca grais

    è proprio quello che dicevo. La solita solfa era quella di Costa.

    Commento di daniele del 17 September 2009 alle ore 14:08
  36. Curiosita’: ma chi te l’avrebbe chiesta esattamente ‘sta cosa “surreale” che hai scritto?
    Giornalettismo? Ahhhhhh, ho capito!
    Cioe’, quella mattina dello sciopero eravate in classe solo tu, Maddalena, Abramo e Mauro (i soliti secchioni-crumiri). E’ arrivato il Redattore Capo Supplente (perche’ quello vero era ammalato) e visto che non aveva voglia di far niente pure lui vi ha assegnato un temino di fantasia, ‘na cosa tanto per tenervi un po’ impegnati mentre lui si leggeva tranquillo la Gazzetta dello Sport. Lui alla fine vi ha messo 7 a tutti (senza nemmeno correggere!!)e tu tutto contento sei subito corso a farlo vedere a zio Luca, che’ ‘ste cose je piacciono tanto e “scusce” sempre le mancette, cosi tu poi te ce compri i Big Mac, i Video Games e pure qualche Marvel original edition.

    Ma il redattore capo di ruolo … quando torna? Non vorrei che rimanete troppo indietro col programma.

    Commento di Chris del 17 September 2009 alle ore 14:15
  37. Chris, perché bisogna scadere nelle presa in giro?

    Commento di Luca Gras del 17 September 2009 alle ore 14:19
  38. Perché, questo testo di Costa non è forse una presa in giro?

    Commento di Alessandro del 17 September 2009 alle ore 14:20
  39. Francesco, mi lasci perplesso. Il comportamento che tu dici (Berlusconi dice nero, quindi noi diciamo bianco) non mi sembra affatto quello, per esempio, dei gruppi parlamentari del PD. Ma di per sé neanche dell’IDV (con qualche eccezione, la più clamorosa quella del referendum elettorale, in cui però il “sì” di Berlusconi è stato solo il pretesto per coprire le vere cause del “no” di Di Pietro).
    Fa’ qualche esempio, se ti va, che magari così si vede se ci capiamo meglio.

    Commento di Luca Gras del 17 September 2009 alle ore 14:23
  40. Sul lavoro, vedi com’è stato trattato Ichino negli ultimi dieci anni e come viene trattato tutt’ora da buona parte della sinistra. Sulla scuola. Sugli assenteisti nella pubblica amministrazione. Sulla politica estera. Sull’età pensionabile. Non è che su tutte queste cose il Pd avrebbe dovuto dire “Berlusconi ha ragione”, sia chiaro. Ma avrebbe dovuto evitare di dire l’esatto contrario, come ha fatto molto spesso, solo per il gusto di. Poi il Pd è un partito grande e complicato, e quindi so bene che ci sono amministratori locali, parlamentari e dirigenti che hanno detto cose giuste e condivisibili.

    Commento di francescocosta del 17 September 2009 alle ore 14:33
  41. L’articolo ovviamente non voleva essere una profezia..credo che le provocazioni servano a far riflettere e a giudicare dal numero di commenti pare quindi che Francesco ci sia riuscito.
    @alessandro: critichi le critiche all’antiberlusconismo, ma col tuo commento hai fatto ciò che, normalmente, l’”antiberlusconismo” produce ovvero la critica a priori :)

    Commento di Dario del 17 September 2009 alle ore 14:33
  42. E comunque: quel pezzo parlava soprattutto degli elettori, più che dei dirigenti. E gli elettori sono molto più sterilmente ideologici di parecchi dirigenti.

    Commento di francescocosta del 17 September 2009 alle ore 14:33
  43. @Dario
    Va bene la battuta e sorrido volentieri.
    Ma qui stiamo discutendo su un testo veramente sciocco: un’accozzaglia di ovvietà che purtroppo ha già comportato 42 inutili commenti, 43 compreso il mio.
    Dare tutta quest’importanza a queste cose – ribadisco – è molto più berlusconiano del berlusconismo attrinuito all’antiberlusconismo. Auff!
    E magari la prossima volta troviamo un premier da contestare col cognome più corto…

    Commento di Alessandro del 17 September 2009 alle ore 14:38
  44. perché “paese” con la “p” minuscola più e più volte?
    d

    Commento di davide del 17 September 2009 alle ore 14:39
  45. Perché doveva essere maiuscolo? Ortograficamente, è una maiuscola facoltativa. http://forum.accademiadellacrusca.it/phpBB2/viewtopic.php?t=915&sid=18d8cf39b5cc1b75658342d6ed43b6d2

    Commento di francescocosta del 17 September 2009 alle ore 14:45
  46. Concordo sulla questione delle maiuscole :)

    Per il resto, il problema non è se Ichino ha torto o ha ragione, il problema – ahimé – è che non abbiamo una posizione definita sul lavoro (e non solo sui “temi etici”…) Però posso permettermi di non essere completamente d’accordo con le tesi di Ichino, o di Morando, senz’essere trattato come un relitto? Il PD può, senza sdraiarsi sulle posizioni della CGIL (a cui NON appartengo), accogliere nel suo seno ANCHE istanze e sensibilità che provengono dalla CGIL? E’ quest’opera di “reconductio ad unum” che manca (come ormai diciamo tutti), e in sua assenza tutti – colpevolmente o meno, consapevolmente o meno – hanno la tendenza a rifugiarsi nelle antiche certezze, quali che siano.

    Commento di Luca Gras del 17 September 2009 alle ore 15:40
  47. Certo che sì. Le migliori istanze della Cgil poi stanno già nel Pd, prendi uno come Achille Passoni, per esempio. Quando parlo del trattamento riservato a Ichino non mi riferisco a chi si limita a non essere completamente d’accordo con le sue tesi. Mi riferisco a chi lo tratta come un appestato, un “servo dei padroni”, un eretico.

    Commento di francescocosta del 17 September 2009 alle ore 15:47
  48. Francamente non mi sembra che sia questo, però, il clima generale nel PD. Con tutti i difetti che ha (il PD), beninteso.

    Commento di Luca Gras del 17 September 2009 alle ore 16:50
  49. mica ho capito i “fatti” del 2010 ….
    berlusconi perde le regionali di marzo 2010
    a giugno si fanno le politiche e la coalizione di fini prende il 52% … e berlusconi?? non si ripresenterebbe ? o è morto di infarto per la delusione elettorale (o magari perché per la delusione aveva cercato qualche distrazione ….) ?

    Commento di riccardo da parigi del 17 September 2009 alle ore 17:35
  50. [...] Qui, invece, un serissimo articolo in cui si immagina cosa succederebbe alla morte di Berlusconi. [...]

  51. Mah, mi sembra un po’ riduttivo ridurre 15 anni di politica agli ultimi 6 mesi.

    Commento di Giovanni del 21 September 2009 alle ore 10:26
  52. [...] poco lecito, riconducibile a Silvio Berlusconi si scrive almeno un editoriale utile per capire cosa succederà dopo che il Premier avrà abbandonato la [...]

  53. Berlusconi creperà molto presto: prima la sorella, poi la madre. La Grande Meretrice sta prendendo la mira e poi… ZAC! Abbiate fede, gente! Abbiate fede!

    Commento di IO del 10 November 2009 alle ore 23:09

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