Pyongyang
Su questo blog me la sono presa più di una volta con chi ciarla di “deriva putiniana” e “regime” riguardo la situazione italiana, quindi so di non dover fare troppe premesse prima di dire questa cosa: ho gli anticorpi. Dire – allusivamente o esplicitamente – che l’Italia è una dittatura vuol dire mentire e offendere spudoratamente chi in un regime ci vive per davvero, con tutto quel che questo comporta. Per rendersene conto basta prendere una dittatura a caso – la Cina? l’Iran? l’Arabia Saudita? Cuba? – e confrontare le libertà dei cittadini di quei paesi con quelle dei cittadini italiani, una per una, la qualità dei processi elettorali (ove ci siano) e quella delle loro vite. Ma questo lo sapete già. Quello che non sapete è che ho deciso che a questa regola corrisponde un’eccezione, che è quella dei primi due canali della televisione pubblica italiana e dei suoi telegiornali. E’ un’eccezione che conferma la regola: l’informazione su carta stampata è libera, la rete pure, c’è Sky, Raitre, eccetera. Però è un’eccezione, ed è notevole: un isolotto nordocoreano nella penisola italiana. Se pensate che sto esagerando è perché non guardate la televisione pubblica da mesi, forse da anni, se non quando c’è una partita di calcio. Ma fidatevi, e poi l’episodio di Lorena Bianchetti di qualche mese fa dovrebbe avervi detto qualcosa.
Ora, guardare il Tg1 e lamentarsene sul proprio blog è un po’ l’hobby dell’estate, ma volevo che restasse traccia del fatto che oggi sul telegiornale della tv pubblica è andato in onda un servizio agiografico su Vladimir Putin, nel decennale del suo primo insediamento da presidente russo, nel quale le uniche parole non sperticatamente elogiative sono state una cosa tipo “sebbene qualcuno non sia d’accordo con lui” mentre passava un rapidissimo fotogramma di Anna Politkovskaya e un confuso riferimento alla questione di Litvinenko, per poi continuare a elencare i successi del “presidente 007″. Ovviamente nessuno ha spiegato chi fosse la donna del fotogramma: chi non sa quella era Anna Politkovskaya non c’ha capito niente. Chi lo sa è rabbrividito.
Sullo stesso tema:


Francesco, io il servizio l’ho visto su tua segnalazione, andando direttamente sul web per informarmi meglio su che aria tira in rai
[http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-46d6e1f7-e052-4d27-8247-c41258ed3dd6.html?p=0]
Sinceramente mi pare una critica eccessiva, quella contenuta in questo post, e non lo dico per difendere la tv pubblica che io privatizzerei in blocco.
Nel servizio si dice, cito testualmente, “giunge al potere per una manovra di palazzo repentina e misteriosa” e poco più avanti il notista parla degli scarsi effetti mediatici a livello di popolarità in relazione agli scandali di “omicidi clamorosi di giornalisti, finanzieri ed ex agenti segreti”. Segue una ricostruzione abbastanza oggettiva di Romano, su come Putin sia antidemocratico ma sostanzialmente supportato dalla maggioranza degli elettori russi. Perché rabbrividire?
Perche` un giornalista, in italia, fa l’opinionista e per l’opinione pare non ci sia bisogno di supporto fattuale, perche` l’opinione e` oggetto di fede. Le opinioni infatti sono tipicamente molto semplici: putin = dittatore = male -> tg1 parla del male = ne dice anche bene = tg1 pyongyang. Come la fede, un modo per sentirsi nel giusto senza farsi troppe domande.
Interessante infatti che nell’articolo ci sia il link all’episodio della Bianchetti, ma non al servizio oggetto del post.
Interessante infatti che nell’articolo ci sia il link all’episodio della Bianchetti, ma non al servizio oggetto del post.
La cosa è dovuta al fatto che scrivo con connessioni antidiluviane: per cercare il video della Bianchetti basta Google, per il video del Tg1 serve andare sul sito del Tg1, cercare il link all’edizione della sera del giorno X, eccetera.
Per il resto, la fede non c’entra nulla: ci sono solidissimi argomenti e prove concrete per ritenere Putin non esattamente un democratico, e certamente non un alfiere del bene. Così come ci sono diversi argomenti per dimostrare come il Tg1 sia un tg talmente filogovernativo da risultare spesso surreale. Servono obiezioni migliori.
Il punto non e` quanto Putin sia democratico e chi pensa che l’italia sia in pericolo di democrazia non puo’ certo pensare meglio della russia.
Il punto non e` quanto il tg1 sia surreale e chi critica la tua maniera di fare giornalismo non puo` certo pensare che sia meglio il tg1.
Il punto e` che tu racconti di un servizio del tg1 come se fosse solo agiografia e zero (o quasi critica). Se si guarda il servizio si scopre che e` falso.
Come del resto e` falso che bisogna cliccare sul sito del tg1, andare sul giorno, etc etc. Il link che ti ha dato G. L. e` diretto.
Informazioni false a sostegno di opinioni, magari l’intento e` buono, ma non e` molto piu` che Travaglio.
Sono obiezioni ragionevoli?
Sono obiezioni alla mia buonafede e non alla mia opinione, e non è necessario mettere in dubbio la mia buonafede per contestare la mia opinione. Il post non contiene il link al video perché scrivo dalle vacanze con una connessione molto lenta, e il sito del Tg1 non è molto accessibile, né il loro player. E’ la stessa ragione per cui non sono intervenuto successivamente per riaprire il post e modificarlo: scrivo col cellulare. Non tutte le operazioni mi riescono così semplici. Tra l’altro, l’accusa è veramente risibile: avrei omesso il link al servizio per impedire alle persone di guardarlo, come se fosse così complicato arrivarci da soli e come se una decina di milioni di persone non l’avessero già visto. E come se non fosse in realtà mio interesse che lo si guardi, dato che ho deciso di parlarne come esempio negativo dell’informazione della televisione pubblica italiana. Insomma, annamo bene, come dicono.
Tornando al tema della discussione e lasciando stare queste sciocchezze, io penso che quello sia il servizio più elogiativo che fosse possibile fare su Putin. Trovo scandaloso che le decine e decine di giornalisti morti ammazzati siano derubricati con la frase “si è liberato con durezza della stampa”, che vuol dire tutto e niente. Voi dite che “almeno han detto quello”. Trovo scandaloso che tutto in quel servizio, dalla costruzione dell’offensiva sulla Cecenia che ha lanciato il personaggio Putin, al numero di secondi (zero) dedicati all’opposizione a Putin in questi anni e alle sue condizioni, e al perché si trova in quelle condizioni, alla confusione dei riferimenti agli omicidi mirati e soprattutto ai loro mandanti, sia descritto con un linguaggio vago e allusivo, tale da non far capire nulla a chi non conosce le singole vicende: responsabilità, inchieste, interessi, ruolo di Putin e dei suoi oligarchi. E’ un servizio da due minuti, ma c’è modo e modo di fare un servizio da due minuti e questo è giornalisticamente un pessimo modo. Per dire, i continui riferimenti alla grande popolarità di Putin non vogliono dire granché, se non si parla delle continue angherie di Putin nei confronti dei partiti dell’opposizione e di qualsiasi altra voce si permetta di dissentire. Insomma, trovatemi un autocrate che non sia “popolarissimo in patria”. E poi l’utilizzo delle immagini di Putin a petto nudo confezionate proprio per fare propaganda; e poi il pur autorevole Sergio Romano, che in pochi secondi prosegue col linguaggio allusivo per poi dire una balla piuttosto grossa, cioè che Putin ha liberato la Russia dalle oligarchie, quando chiunque sappia qualcosa sull’argomento sa che si è limitato a sostituire un’oligarchia con un’altra. Insomma, si tratta, a mio modo di vedere, di un servizio giornalisticamente scadente, palesemente schierato e molto poco onesto. Il tutto inserito in un tg filogovernativo fino al midollo e che nelle edizioni precedenti si era premurato di descrivere gli ottimi rapporti tra Berlusconi e Putin e sbugiardare i governi di mezzo Occidente, Usa compresi, e la loro irritazione per il ruolo di Berlusconi nell’affare South Stream.
Voi dite: beh, però almeno han detto quelle due o tre cose. Certo, potevano dire che Putin guarisce i bambini malati toccandogli la fronte. Ma si può sempre far peggio. Io dico che quello era il servizio più elogiativo possibile che si potesse fare su Putin senza far scoppiare un caso: enfatizza i suoi meriti, arrivando anche alle bugie; nasconde le sue colpe, con la vaghezza del linguaggio e arrivando alle omissioni. Non è niente di nuovo, tra l’altro: è quello che il Tg1 fa giornalmente quando parla di Berlusconi, dedicando minuti e minuti all’inchiesta in Puglia senza dire mai di cosa parla quell’inchiesta. Io non mi sento affatto di dire “Beh, però bisogna dire che almeno ne parlano”. Fanno il minimo che sono obbligati a fare per informare, mettendo in mezzo il massimo per disinformare.
Io non guardo spesso i telegiornali ormai. Nelle redazioni tutti sono al servizio del potentato di turno e poco mi cambia se per lavorare devono dire grazie a Silvio B. o all’intera struttura del P.D. Voglio informazione e da quei servizi lì non ottengo granché.
Le tue critiche sulla gestione generalista del servizio pubblico che fa il minimo indispensabile per tirare a campare sono pertanto condivisibili; è la battaglia contro il tg1 in particolare che non riesco a capire e mi sembra che Minzolini paghi lo scotto della sua gestione sul caso “puttanaio” in maniera eccessiva, reo di quell’arringa difensiva con cui chiarì il suo punto di vista, cioè perché raiuno non riteneva adeguato dare troppo risalto all’argomento. Il problema, consentimi, non è la libera scelta editoriale di un direttore, quanto piuttosto il fatto che se altri ne fanno una ugualmente legittima e radicalmente differente il premier non ci sta e dice “tutti fuori”.
Minzolini prima di questo giro di boa era stimato a livello bilaterale, ho il vivido ricordo di certi ammiccamenti rutelliani nel salotto di Vespa: non diviene un impostore solo perché vicino all’attuale maggioranza e, parimenti, la sua linea non per forza deve essere dettata da qualcuno. Tra La Stampa e il piccolo schermo non ha perso la sua autonomia intellettuale.
Tu pretendevi una sorta di reportage in 120 secondi e sai meglio di me che era impossibile esprimere tutti questi concetti, tanto più che hai fatto praticamente un post per commento, giusto per specificare il tuo punto di vista in merito. Quel servizio è sicuramente omissivo, giocoforza la tempistica lo richiedeva, ma – ripeto – non ci vedo lo scandalo, né soprattutto la mala.fede.
Ma non ti volevo certo accusare di malafede!
No no, e` un discorso piu` ampio, la lamentela e` sull’atteggiamento generale del giornalismo. Si riportano le opinioni come fatti e per questioni di sintesi non ci si cura di raccontare veramente quello che succede, ma quasi, solo come supporto alle proprie opinioni.
Hai tutte le giustificazioni di questo mondo, ma e` l’automatismo che mi da fastidio. La verita` esatta non conta piu` molto e anche se sembra una cosa innocua e` – imho – alla base del degrado dell’informazione in italia.
Poi che dire, con le tue opinioni sono d’accordo.
[...] ad un regime autoritario Francesco Costa, usando i criteri del buon senso, ha scritto parole definitive. Per quanto mi riguarda, mi pare chiaro che non sia a rischio l’appartenenza [...]
[...] Confermo: la televisione pubblica “è un isolotto nordocoreano nella penisola italiana”. [...]
[...] Costa sul suo blog). L’informazione sempre più sotto controllo come raccontano in molti (ancora Francesco Costa e Massimo Mantellini) che quest’estate hanno visto il tg1 sotto la nuova direzione di Minzolini [...]
[...] manganello forse è esagerato ma, per dirla alla Francesco Costa, c’è “un isolotto nordocoreano nella penisola italiana”. E, aggiungiamo noi, sta [...]