Non ci caschiamo più
Uno dice: mesi e mesi di litigate e polemiche, finalmente al congresso ci chiariremo. Oh, ci voleva. Ne abbiamo bisogno. Discuteremo, ci divideremo, parleremo di idee e di politica. Il nostro è un partito plurale, grande, sfaccettato, è normale che ci siano sensibilità diverse: il congresso è proprio il momento per confrontarsi e scegliere in modo democratico quale strada intraprendere per i prossimi anni. Lo faremo, lo faremo anche perché questa volta non sono tutti compatti su un solo candidato ma ne abbiamo due, Bersani e Franceschini, più un terzo incomodo di un certo peso come Marino. Insomma, stavolta si parla di politica, ci si divide sui temi. Dite? A guardare i frastagliati schieramenti di Bersani e Franceschini, purtroppo, si direbbe il contrario.
Partiamo dall’armata brancaleone che sostiene Pierluigi Bersani e prendiamo in esame un po’ di argomenti delicati: quelli su cui ci si è ferocemente divisi negli ultimi mesi e sui quali gli iscritti del Pd chiedono chiarezza. Le primarie? Rosy Bindi pensa che le primarie “devono essere utilizzate ad ogni livello per selezionare in modo trasparente la classe dirigente del partito regionale e nazionale”, Massimo D’Alema ha detto che fare le primarie per eleggere il segretario nazionale è “una cosa assurda” e che “a scegliere il proprio segretario devono essere gli iscritti”. La laicità dello Stato? Enrico Letta avrebbe votato sì al decreto “salva Eluana”, Barbara Pollastrini fu l’unica addirittura a non astenersi e votare no al voto sul conflitto di attribuzione del caso Englaro. Le riforme istituzionali? La stessa Bindi chiede una legge “rigorosamente maggioritaria”, D’Alema è un noto sostenitore del modello tedesco, proporzionale. L’età pensionabile? Francesco Boccia è per “alzarla, immediatamente”, la fetta di Cgil che appoggia Bersani invece è pronta a fare le barricate. Stanno tutti con Bersani. E si potrebbe continuare.
Franceschini e i suoi non se la passano meglio. Immigrazione? L’attuale segretario pensa che i respingimenti siano una cosa “disgustosa”, Rutelli pensa che siano “giusti” e si vanta del fatto che li ha inventati il centrosinistra. Diritto del lavoro? Pietro Ichino è per il contratto unico, Paolo Nerozzi – dai giornali definito “l’anti-Ichino” – dice di essere “irremovibile”. E le primarie? Walter Veltroni pensa siano essenziali, Franco Marini in direzione nazionale avrebbe detto di preferire che il segretario venga scelto da un comitato. Lo stesso Marini, poi, pensa che lo statuto del Pd sia “da rifare da cima a fondo”; lo stesso statuto che Salvatore Vassallo, suo estensore e altro franceschiniano, difende con passione. Sulla laicità, impossibile non ricordarsi del discorso che rese celebre Debora Serracchiani e dei suoi affondi sul testamento biologico e sulla sostituzione di Ignazio Marino con Dorina Bianchi. Voilà: oggi Serracchiani è dalla stessa parte di Dorina Bianchi, Paola Binetti e Giuseppe Fioroni, che avrebbero votato sì al decreto salva Eluana. Per non parlare di Cesare Damiano, Luigi Nicolais e Raffaele Bonanni: quando il centrosinistra governava se le davano di santa ragione, oggi sono tutti e tre con Franceschini, così come gli altri di cui sopra.
Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Chiunque tra Franceschini e Bersani dovesse arrivare alla segreteria del partito, questo non ne uscirebbe affatto con una linea più chiara o più netta di quella avuta finora, né con una maggiore capacità di prendere decisioni ed evitare polemiche interne, meno che mai riguardo le questioni che lo hanno lacerato. Questo perché anche stavolta, come da vent’anni a questa parte, la classe dirigente del centrosinistra non ha scelto da che parte stare in nome delle idee, della politica, dei tanto evocati contenuti, bensì sulla base delle ruggini personali, delle vecchie alleanze, delle ambizioni e delle spartizioni. Stanno con Bersani tutti i nemici giurati di Veltroni, a cominciare dai diversissimi Rosy Bindi ed Enrico Letta, con quest’ultimo che spera di essere il candidato premier ideale nella futura alleanza con l’Udc. Stanno con Franceschini i popolari e i veltroniani – alleati da tempo per reciproca convenienza, con poche cose in comune – più la Serracchiani, Sassoli e Cofferati, in nome della fiducia accordata loro dal segretario in occasione delle elezioni europee. Ogni schieramento ripropone al suo interno uno spettro infinito e sfaccettato di posizioni molto eterogenee, ove non addirittura contradditorie, che inevitabilmente non potranno che generare altri compromessi infiniti e al ribasso, altre corse ai distinguo e tentativi di logorare l’avversario, altri ricorsi a formule astruse come quelle sulla “posizione prevalente”. Sia Franceschini che Bersani si propongono di innovare il partito, di cambiarlo, di rivoltarlo come un calzino. Lo sappiamo: i bei discorsi gli son sempre venuti bene. Dietro le parole, però, sembra ci sia la solita sbobba.
Sullo stesso tema:


Dimmi te come si fa ad appassionarsi ad un tale futuro politico.
Soluzioni politiche ?
Bellissimo pezzo, che mi salvo tra i preferiti a futura memoria.
Aggiungo solo che ricordo la Serracchiani burlarsi di Cofferati dalla Bignardi, criticandolo per avere accettato la candidatura europea, quando aveva rifiutato il secondo mandato a Bologna, per motivi di prossimità geografica
come poteva essere diversamente, francesco?
o si prsentavano nove-dieci candidati, tanti quante sono le macroaree del pd e si facevano tuti la guerra tra loro col risultato di avere u incitore forte del 15 per cento dei voti. oppure ci si mescolava tra persone che su singoi temi la pensano diversmwnete cercando di lavorareinsieme nell’ottica di una visione generale comune. il partito democratico è questo, d’altro canto.
se questo non si vuole, non c’è problena. esistono già un po’ di partitini dell’1-2 per cento. se ne possono creare altri. lì è più facile essere d’accordo su quasi tutto.
Vota Marino.
Però così non si capisce perché non ha funzionato con Veltroni. Le aree tematiche nel Pd sono tre o quattro, e comunque nulla di male ad avere nove candidati. Letta è molto più vicino ai popolari che a D’Alema. Fassino è molto più vicino a Bersani che a Marini. Il punto è – o almeno, così sembra a me – che i criteri sono completamente altri, ed esulano del tutto dai temi e dalle “visioni generali”.
Talmente niente di nuovo sotto il sole, che appena fatto fuori Grillo per le tanto evocate regole, il giorno dopo le stesse regole vengono infrante per prorogare l’iscrizione. E’ solo una proposta, certo, ma il buongiorno si vede dal mattino… :(
Il pezzo dice due cose:
- finché ci sono queste persone avremo sempre queste contraddizioni, questa continua rissosità etc.
- rabbia ed indignazione: il pd potrebbe essere altro.
Domanda: perché chiudere le porte a Grillo? Perché si possono candidare i vari d’alema etc(che mi sembrano essere ben lontani dall’idea del pd che hai tu e, ahimé, non solo tu…) e non Grillo?
Io sono per Marino e non nutro grande simpatia per Grillo ma l’intervista di oggi sul corriere non è male:
-«Se io fossi stato al posto loro…». Se fosse stato al posto loro? «Avrei detto: caro Grillo, lascia perdere, non possiamo tesserarti perché sono anni che ci prendi per il culo. Però se vieni al congresso sei un ospite gradito. Vieni e ci dici la tua. Sarebbe stata una risposta politica. Avrebbero fatto bella figura. Ma tirare in ballo il paragrafo tre dell’articolo nove! Quella non è una risposta politica: è burocrazia. Allora la politica non serve a niente. Basta un apparato con dei regolamenti. Boh…».
Alcune idee di Grillo (acqua, wi-fi etc,) sono ostili al pd?
Non so, mi sembra che si debba ragionare politicamente… cosa che il pd non fa mai.
Strano che l’articolo non contenga alcun appunto al candidato Marino (cos’hanno in comune Bettini e Scalfarotto?): dev’essere una coincidenza :-)
Tutto vero anche se poco confortante, se non per il fatto che sono tutti motivi in più per rafforzare Marino.
Ti segnalo l’intervento di oggi di Cundari.
Un po’ meno “oggettivo” del tuo e un po’ più furbetto nello spandere schifo a destra e manca riguardo al PD.
Leggendo questi interventi dei dalemerrini la cosa che mi colpisce di più è che – aldilà del tema del giorno – sembra sempre di sentire sotto traccia una voce tenebrosa che ripete “Tanto adesso arriva D’Alema, vince il congresso e poi vi facciamo un culo così…”
http://quadernino.wordpress.com/2009/07/16/il-canto-del-grillo/
Se ogni schieramento ha posizioni incompatibili al suo interno, che succede al PD dopo il congresso, quando sara’ eletto il segretario e ci si ricompatta tutti insieme? Anche qualora dovesse vincere Marino, Binetti andra’ d’accordo con Scalfarotto? Bonanni invitera’ a cena Damiano? Insomma, perche’ una vittoria di Marino dovrebbe rendere le cose migliori delle armate brancaleone di Bersani e Franceschini?
Beh, perché se vince Marino, non c’è alcun motivo per cui lui o Scalfarotto si debbano mettere d’accordo con Binetti. A questo servono i congressi. Se no, se dobbiamo comunque poi metterci d’accordo tutti, allora tanto vale non farli.
Io sono davvero terrorizzato dal tono di un post come questo. E francesco e’un dei miei preferiti…
Insomma, ladies and gentlemen, questo e’ un congesso politico! Non il circolo della canasta che si riunisce eleggere il presidente!
I congressi sono fatti cosi’. Ovunque (dove si fanno… e in Italia c’e’ solo quello del PD!), in tutto il mondo in qualunque partito (erano cosi’ quellidi PCI e DC, per chi se lo ricorda). O ne siamo coscienti o stiamo a casa. Anche perche’ “gli altri” (dalemiani e franceschiniani…) lo sanno come si lavora ad un congresso. Vi ricordate il conresso che porto’ franceschini alla segreteria? Ecco, “loro” erano preparati e “noi” no.
Speriamo che stavolta saremo piu’ scaltri e preparati. Un congresso NON E’ fatto per “eleborare”, ma e’ fatto per eleggere! Il resto sono diversivi per il pubblico…
Anche io sono terrorizzato, ma dal deteriorarsi delle capacita’ analitiche del Costa, che mi parrebbe capace di ben altro.
La sua analisi politica e’ che l’ elemento di definizione degli schieramenti al congresso (due su tre, lascia stare i santi) sono le simpatie personali.
OK, grazie. Ci vediamo da Lilli Gruber.
Ci sono due modi di vedere i variopinti schieramenti che sostengono Franceschini e Bersani.
Il primo modo (ottimista) è pensare che, per quanto se ne dica male, il PD sta davvero diventando – seppure a fatica – qualcosa di nuovo rispetto ai DS e la Margherita/Popolari. Questo spiegherebbe perché Franceschini è diventato il pupillo di Walter, mentre Bersani e Letta, Bindi e D’Alema hanno scoperto inusitate affinità elettive.
L’altro modo di vedere le cose (pessimista) è che i due schieramenti non sono altro che coalizioni congressuali, nel più classico, becero, stile democristiano… Bisogna dare l’assalto alla segreteria e, pur di vincere, ci si allea con chiunque. Tanto poi, per discutere, c’è sempre tempo dopo…
Comunque la si veda, emerge in maniera prepotente la novità della terza proposta, quella di Marino e dei lingottiani. Se davvero, il PD sta cambiando in meglio, allora è l’occasione per votare un candidato fuori dalle logiche di fazione, come il senatore Marino. Il programma è chiaro come il profilo del candidato. E’ la proposta di un Partito Democratico vero e moderno che vuole innovarsi ed innovare.
Se, invece la lotta tra Bersani e Franceschini è l’ennesimo gioco al massacro del centro-sinistra, allora ancora di più bisogna puntare a qualcosa di radicalmente diverso. E’ l’occasione per fare un salto in avanti per tutti.
Io la penso così e, per la prima volta, nella mia vita, a 36 anni, ho deciso di iscrivermi ad un partito per appoggiare un candidato e un progetto in cui credo.
http://www.youtube.com/watch?v=HfXbkqCtY9I
[...] Francesco Costa » Non ci caschiamo più — una carrellata di opinioni all’interno delle varie mozioni [...]
Analisi che condivido e che solo se non si vuole guardare in faccia la realtà non si vuole vedere. E’ la solita logica. Dentro tutti oppossizione interna compresa. E’ puro gioco di potere. Loro pensavano ci mischiamo un po come con una nuova partita di scala quaranta diamo le carte e vediamo chi vince. l problema è che il mazzo di carte è sempre lo stesso. Dobbiamo cambiare il mazzo di carte.
Francesco, condivido l’idea che dovevi parlare anche di Marino. Cosi rischi di sempre imparziale.
Scusate, io non ho trovato dichiarazioni così contraddittorie ed eterogenee tra gli sponsor di Marino. Se ne trovate, segnalatemele. Bettini stesso, tra l’altro, che com’è noto ha fatto diversi passi indietro, è solo la persona che ha spinto Marino a candidarsi. Il programma, come Marino ha dichiarato più volte, lo stanno scrivendo Civati e i piombini. Senza mediare con nessuno, tant’è che ieri Marino al Gay Village ha detto di essere per le civil partnership (ovvero stessi diritti del matrimonio, come in Regno Unito: lo dico per chi qualche tempo fa cercava di attirare l’attenzione cianciando il contrario) e ha aperto alle adozioni alle coppie gay.
Aggiungo: Franceschini potrebbe dire lo stesso, preoccupato di tenere insieme Serracchiani e Binetti? Bersani potrebbe dire lo stesso, preoccupato di tenere insieme Letta e Pollastrini? Lo stesso discorso potrebbe essere fatto su cento altri temi: sul mercato del lavoro, sui finanziamenti alle scuole private, eccetera. La candidatura Marino è lungi dall’essere perfetta, ma non ha di questi problemi.
Allora Grillo, polemico, satirico (ma la satira non è sempre “giusta”?), rompic..i, che affronta temi cari alla sinistra e agli esuli del PD, fuori. Ma Alessandra Gurrea, ex presidente Leghista del FVG, ostile al centrosinistra, anche perché sfidante di Illy nel 2003, emarginata dai suoi alle ultime politiche, senza più speranze di carriera nella Lega, cosa fa? Si redime e si iscrive al PD, a Tolmezzo. Tutto regolare, con grande plauso dei dirigenti PD FVG.
di sembrare, no di sempre. Sorry
il pd è un punto interrogativo? rispondi con un semplice gesto: vota ignazio marino
[...] Francesco Costa, qui, per capire che genere di accozzaglia (non è offensivo: molte cozze sullo stesso scoglio, si [...]
[...] 19, 2009 Da Francesco Costa alcune interessanti osservazioni. Posted by ilcrinale Filed in Attualità Leave a Comment [...]
[...] due schieramenti indecisi a tutto scegliamo Marino Francesco Costa analizza le posizioni di vari esponenti dei due schieramenti che appoggiano Bersani e Franceschini [...]
quindi se vince Marino tutte queste persone son fuori? Oppure Marino riuscirà a farli andare d’accordo? E mi dispiace che ancora una volta venga dimenticata la vera alternativa, Mario Adinolfi. Se c’è una cosa molto poco democratica è non dare lo stesso spazio a tutti di esprimere la propria opinione.
Votate Marino.
Tutte queste persone nominate nel bellissimo pezzo di Francesco non so a voi, a me han fatto venire il voltastomaco.
Compreso Bersani.
[...] tempo fa avevo scritto delle incongruenze e delle contraddizioni presenti all’interno degli schieramenti che sostengono Bersani e Franceschini, e di come [...]