links for 2009-07-15
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Qui, ovviamente, lo si aspetta a braccia aperte
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"After we invaded and stabilized Bosnia, we didn’t just toss their competing factions the keys. President Bill Clinton organized the Dayton peace talks and Richard Holbrooke brokered a deal that has lasted to this day. Why are we not doing in Iraq what we did in Bosnia — when the outcome here is 100 times more important?" (e nel pezzo c'è anche una barzelletta raccontata da Talabani)
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In mancanza d'altro, per capire come si evolve l'economia nordcoreana bisogna basarsi su Google Earth
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"Rilancerà, questa volta in pubblico, la sua sfida a Khamenei e ad Ahmadinejad, o sancirà la sua personale tregua?"
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"In tempi pessimi – quali sono questi – vanno forte il si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio, il conservatorismo, l’oblìo dell’anacronismo e fallimento di certi metodi e sistemi, e la voglia dell’omino forte e delle regole solide e riconoscibili, persino se si sono contestate quelle regole fino a quando c’erano. Desiderio d’ordine, e capi. Niente di male, dico sul serio: basta non nasconderselo".
Sullo stesso tema:


Beh, a dire il vero l’uomo forte lo vogliamo noi.
Ognuno vuole il suo omino.
A neanche un giorno dalla pubblicazione originale del pezzo di Naim su FP (13 luglio), che chiede conto dei due pesi e delle due misure del mondo islamico nei confronti dell’Occidente e della Cina, arrivano (14 luglio) delle notizie piuttosto interessanti su chi nel mondo islamico si sia fatto carico di vendicare la repressione, e in che modo.
Nonostante ciò, ha perfettamente ragione Naim quando nota lo squilibrio delle reazioni. Ci sono diversi modi per provare a spiegarlo: in termini di potere (politico ed economico), il diverso peso che l’Europa può esercitare sui Paesi arabi, rispetto al sopraggiungente colosso cinese, in termini di aiuti allo sviluppo e di finanziamento di progetti strategici; in termini ideologici, è evidente che lo scontro ‘di civiltà’, quando emerge (ovvero: quando qualcuno decide di inasprirlo), si giochi tutto su una linea che è il confine orientale d’Europa, e non quello orientale del Kazakistan.
Da un certo punto di vista questa disparità di trattamento non si porta dietro considerazioni unicamente negative: se le proteste sono maggiori quando ad agire è l’Occidente, è perché noi europei siamo ancora i principali interlocutori di un dialogo religioso-morale millenario con il mondo arabo, ed anche perché, più in generale, le democrazie si prestano maggiormente al dialogo (perciò alla parresia, alla critica a viso aperto), e sono ben più trasparenti verso ogni discriminazione. Due caratteristiche sconosciute alla Cina contemporanea, sia a causa dell’impossibilità di assimilare i monoteismi islamico e cristiano al confucianesimo, sia a causa dell’illiberalità del regime autoritario.
[...] Pilgrim è un mio commentatore così bravo e preparato che alcuni suoi commenti meriterebbero di diventare dei post. A neanche un giorno dalla pubblicazione originale del pezzo di [...]