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La scomparsa dei fatti

Uno dei luoghi comuni più abusati da parte di un certo pezzo di elettorato di, ehm, sinistra, è che Marco Travaglio sarà pure uno stronzo, ma le cose che scrive sono incontestabili perché si limita a citare i fatti. Dato che per smentire il luogo comune non bastano le cause perse per diffamazione, né le note scorrettezze pseudo giornalistiche, è bene prendersi l’abitudine di appuntarsi da qualche parte il racconto delle sue gesta migliori, che magari torna utile a qualcuno. Il nostro eroe scrive ieri, a proposito della raccolta di firme promossa da Beppe Grillo durante il secondo Vday, quello del 25 aprile 2008:

Quindi avendoci provato con il referendum, bloccati in Cassazione con la scomparsa di qualche centinaia di migliaia di firme…

E’ una balla. Al di là del fatto che siano state consegnate molte meno firme rispetto a quelle annunciate, quelle firme erano tutte invalide, e lo erano per un motivo che era a conoscenza di Grillo e Travaglio ben prima di quella manifestazione, figuriamoci adesso. La legge impedisce di depositare richiesta di referendum nei sei mesi successivi alla data di convocazione delle elezioni, e considera non valide le firme vecchie più di tre mesi. Quindi quelle firme erano carta straccia – furono raccolte il 25 aprile, pochi giorni dopo le elezioni politiche – e la cosa era nota a tutti. Grillo fu scorretto al punto da ignorare la legge, salvo poi gridare al complotto della Cassazione (vi ricorda qualcosa che sta accadendo in questi giorni, per caso?) e Travaglio oggi fa finta di dimenticare il dettaglio. Se alcuni fatti scompaiono così, misteriosamente, altri invece risultano essere inventati di sana pianta, vedi – stesso pezzo – D’Alema e Bersani militanti della FIGC, Federazione Italiana Gioco Calcio. O dite che s’è confuso?

(grazie a F. e a Tommaso)