Un’altra storia

Non avevo mai scritto un discorso perché durasse appena cinque minuti e devo dire che non si tratta di una cosa semplicissima, specie se si vuole tentare di evitare di parlare per slogan. Spero di esserci riuscito, anche se comunque sono andato un po’ lungo. Peccato, perché la parte che ho dovuto saltare per arrivare alle rimaneggiate conclusioni era quella più ficcante nei confronti di Franceschini e Bersani, che erano lì in prima fila e avevano parlato poco prima di me (da qui l’inserimento improvvisato del passo iniziale sul parlar bene e razzolare male). O forse meglio così, dato che la platea era molto indisciplinata e in alcuni tratti forse un po’ indulgente con qualche sparata cerca applausi – ma qui torna la cosa dei cinque minuti, e comunque l’argomento va approfondito. A voi trovare il brano di cui parlo nel testo integrale del discorso, che segue.

Più avanti – domani, diciamo – alcune riflessioni a freddo sulla giornata di ieri e su quelle che verranno, dopo.

“Se questo partito, infatti, dovesse iniziare il cammino con i difetti della politica preesistente, con i gruppi e le correnti chiuse e in conflitto, sarebbe quanto di più lontano dallo spirito che in queste ore sento attorno a noi, dalla nuova fiducia per una possibilità che si apre”.

Con queste parole, due anni fa, Walter Veltroni descrisse le difficoltà sulle quali si sarebbe potuto incagliare il cammino del Partito Democratico. Non possiamo dire di non essere stati avvisati per tempo.

In questi due anni abbiamo assistito a un pessimo spettacolo, celebrato sul palco di un progetto che era stato annunciato come epocale e straordinario. Il Pd ha camminato a ritroso, portando con sé non solo tutti i difetti dei partiti che lo hanno costruito, ma molti altri completamente inediti.

Ho ascoltato le analisi di chi sostiene che il problema di questo partito sia stata la presunzione della sua “vocazione maggioritaria”, gli eccessi delle primarie e il suo scarno “radicamento sul territorio”, insomma, il suo non essere abbastanza come i partiti che avevamo prima. Peccato che i partiti che avevamo prima non andavano poi benissimo: il partito solido, ancorato a sinistra, radicato e con le tessere lo abbiamo già avuto, si chiamava Democratici di Sinistra e il suo massimo risultato fu il 17%. No, grazie.

Il Partito Democratico non è nato per tutelare le identità e i modelli dei partiti del passato, meno che mai è nato per replicarne lo stile e i comportamenti. In questo senso, però, nemmeno la cosiddetta “stagione veltroniana” è il modello a cui guardare, anzi. Pochi mesi dopo il discorso del Lingotto, le liste per le primarie lasciavano già presagire quello che avremmo visto. In barba alla chiarezza delle posizioni politiche abbiamo visto “Binetti per Veltroni” e “Odifreddi per Veltroni”. “Livia Turco per Veltroni” e “Rutelli per Veltroni”. Abbiamo visto persino “D’Alema per Veltroni” e “Bersani per Veltroni”. Noi abbiamo detto più volte, e ci crediamo, che la diversità delle opinioni è una ricchezza per un grande partito. Ma nessun grande partito può pensare di elaborare la propria visione del paese attraverso la ricerca di un costante unanimismo, attraverso accordi e alleanze che non hanno nulla di politico.

Nell’evidente mancanza di un progetto, abbiamo fatto tre cose: abbiamo litigato sulle alleanze, perché è chiaro che quando ci si rende conto di essere incapaci a convincere gli elettori a votare per noi, non ti rimane che tentare di annettere direttamente il loro partito. Abbiamo fatto un’opposizione annacquata, litigando sulla questione dell’essere più o meno populisti di Di Pietro. E abbiamo scimmiottato la destra. Abbiamo detto cose becere sugli omosessuali. Abbiamo proposto le ronde democratiche. Abbiamo propugnato idee violente sul testamento biologico. Abbiamo sostenuto la pratica barbara dei respingimenti degli immigrati. Non è così che si vincono le elezioni e, anche se lo fosse, sarebbe una vittoria di cui avrebbe poco senso gioire. Ci serve invece un partito capace di sostenere posizioni di avanguardia: che non si vergogni a parlare di aumento dell’età pensionabile, di matrimoni gay, di abolizione degli ordini professionali, di apertura delle frontiere. Un partito che abbia il coraggio di sostenere con convinzione delle idee giuste.

Abbiamo tradito noi stessi per cercare di guadagnare qualche voto, e abbiamo finito per perdere sia noi stessi che i voti. Spacciare il nostro tracollo elettorale per il risultato di un partito che “ha tenuto” è ridicolo. E’ vero, le aspettative erano ben peggiori, ma non è che quelle aspettative fossero dovute a un’invasione di cavallette. Quelle aspettative si dovevano al comportamento irresponsabile di un intero gruppo dirigente, che per due anni ha giocato al “tanto peggio, tanto meglio” sulla pelle del paese. Noi non ci siamo dimenticati dell’anno appena trascorso, di come si è ridotto a brandelli questo partito. Se anche il prossimo segretario dovesse essere così bravo da recuperare quattro milioni di voti, mica bruscolini, arriveremmo a quanto abbiamo ottenuto alle elezioni perse del 2008. Altro che “abbiamo tenuto”, queste elezioni sono state l’ultimo passo prima del baratro.

La partita congressuale si è aperta in anticipo, perché mentre i militanti del Pd erano ancora in giro per le città a fare campagna elettorale per i ballottaggi, alcuni dirigenti di questo partito hanno deciso che non potevano più aspettare, che gli scappava di litigare subito. Se D’Alema e Letta hanno appoggiato Bersani dalle pagine dei quotidiani, dall’altra parte non sono rimasti con le mani in mano. Veltroni è uscito dal silenzio per sostenere la candidatura di Franceschini e qui la cosa ha preso i contorni del comico, dato che Franceschini all’epoca non solo non era candidato, ma anzi ripeteva di non avere alcuna intenzione di candidarsi. Io penso che Franceschini sia riuscito a limitare i danni, in questa campagna elettorale, ma non credo che questa sia la migliore presentazione per chiedere la fiducia degli iscritti del partito, meno che mai degli italiani.

La politica non si fa così. Non si fa dicendo la frase che è più comodo dire, per poi a contraddirsi pochi minuti dopo. Lo dico anche perché quando si parla di “ricambio della classe dirigente” poi arriva sempre qualcuno a dire che i nuovi, peggio ancora se giovani, non avrebbero l’esperienza necessaria a guidare questo partito, non avrebbero la credibilità, il senso di responsabilità. Davanti allo spettacolo offerto da questa classe dirigente, non possiamo non chiederci di quale “esperienza”, di quale “credibilità” e soprattutto di quale “responsabilità” si stia parlando.

Badate, non abbiamo altre occasioni. Non ci sono elementi di innovazione e discontinuità per pensare che Bersani o Franceschini possano portare il Partito Democratico a fare cose diverse da quelle fatte finora e non siamo nelle condizioni di sprecare tempo. Non lo siamo noi, perché un’altra sconfitta vorrebbe dire la morte di questo partito, con tutte le sue conseguenze. Non lo è il paese, che è in agonia, strozzato dalla crisi economica e dalla sua cronica immobilità.

Questo è il momento di essere coraggiosi, di prendersi delle responsabilità e lanciare una sfida concreta, non di testimonianza, al congresso di ottobre. Dobbiamo essere coraggiosi noi, e devono essere coraggiosi gli iscritti e i militanti di questo partito, che spesso in passato non sono riusciti a liberarsi dai vincoli di obbedienza a questa classe dirigente inadeguata. Dobbiamo chiedere a noi e a loro di avere coraggio, non solo perché non c’è niente da perdere – quello che poteva essere perso è già stato perso – bensì perché non ci saranno altre opportunità. Se abbiamo qualcosa da dire a questo paese, se abbiamo qualcosa da fare per questo paese, il momento è adesso. Perderemo, forse, e in quel caso le cose continueranno ad andare più o meno come vanno ora, cioè male. Se vinceremo, però, sarà tutta un’altra storia.

Sullo stesso tema:

  1. Frase del giorno
  2. La mozione degli affetti
  3. Realisti (e re) su Marte
  4. Buoni consigli
  5. Domani


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17 commenti »

  1. Come al solito mi riconosco integralmente nelle tue parole. Servirà?

    Commento di Mao del 28 June 2009 alle ore 18:38
  2. Un discorso onesto, di buon senso, pieno di posizioni condivise e condivisibili. Chiuso in fretta e un po’ malamente. La cosa migliore, dal punto di vista della costruzione retorica, era il fatto che ci sono vittorie che, se anche ottenute, non danno ragione per cui gioire. Come oratore sei piuttosto disastroso (ti gratti la testa, leggi troppo, dici che devi tagliare, la voce ha le pause sbagliate).

    Commento di Stefano G. del 28 June 2009 alle ore 18:52
  3. Grazie a entrambi. Riguardo le mia oratoria, hai ragione: porto a parziale giustificazione il fatto che non avessi mai parlato a più di cinquanta persone, e ieri quando ho preso la parola erano almeno 600, più qualche migliaio online. Proprio perché li scrivo, i discorsi, so bene che il grosso di queste cose (le pause, la postura, eccetera) si imparano facendo pratica: confido quindi che ci siano dei margini di miglioramento :)

    Commento di Francesco del 28 June 2009 alle ore 20:39
  4. aumento dell’età pensionabile, di matrimoni gay, di abolizione degli ordini professionali, di apertura delle frontiere

    ottimo programma. che gli Italiani schifano. bisogna avere il coraggio di dire che bisogna cambiare gli Italiani.

    Commento di Kerub del 28 June 2009 alle ore 22:36
  5. Appunto, l’ho detto.

    Commento di Francesco del 28 June 2009 alle ore 22:37
  6. Non è facile parlare in cinque mInuti. Secondo me (e di molti dei quasi trecento che seguivano l’incontro sul sito dei mille) sei stato uno dei più incisivi. Hai detto poche cose essenziali, ma che sono rimaste in mente. Sei giovane, con l’esperienza migliorerai, non temere. Non so che cosa trarrete e trarrai dalla giornata di ieri. Troppi interventi, troppo poco tempo a disposizione, troppi protagonismi, specie dei parlamentari. Leggerò con curiosità le tue impressioni nei prossimi giorni. Complimenti per il blog e grazie per il tuo prezioso servizio di rassegna dell’informazione internazionale.

    Commento di Valeria del 28 June 2009 alle ore 23:07
  7. Ho visto qualche intervento del Lingotto.. Boh, in cinque minuti si riesce a dire proprio poco, tranne qualche slogan efficace (Civati, Marino, pochi altri). Devo dire che tra i peggio metto la Concia, che urlava “misogini!” anche a chi dal pubblico gli faceva notare che era fuori tempo, e la Serra (deludente). Tutto sommato il tuo mi è sembrato un buon discorso.

    Commento di Gambero del 28 June 2009 alle ore 23:46
  8. [...] che non «fanno titolo» come scrive l’Unità. Leggetevi l’intervento di Cristiana o quello di Francesco Costa per capire la qualità delle [...]

  9. Chapeau, Fra ;)

    Ovvio che i tic nervosi o linguistici facciano parte delle pecche d’un retore agl’inizi della propria carriera. Ovvio pure che siano normali di fronte a platee insolitamente popolose per te.

    Me sei piaciuto.
    Un cono di gamberetti offerto dalla casa.

    F.

    P.s.: Le mani che plaudivano più forte di tutti erano quelle di Arianna? ;)

    Commento di Francesco Minciotti del 28 June 2009 alle ore 23:56
  10. Minciotti, ma per chi mi hai presa? Alla prossima, niente dolcetti.

    Commento di Arianna del 29 June 2009 alle ore 00:15
  11. Ti ho mandato una mail subito dopo aver ascoltato il tuo discorso però non ho ricevuto risposta.
    lì spiegavo la mia posizione nei confronti del tuo pensiero e del partito comunque la sostanza è che condivido a pieno le tue parole.
    speriamo che i concetti che hai espresso trovino un seguito.

    Commento di Arianna del 29 June 2009 alle ore 01:37
  12. [...] solo intellettuale; Cristiana Alicata per la schiettezza e l’abilità comunicativa; Francesco Costa per la lucidità dell’analisi e l’invito a essere [...]

    Pingback di Lingotti da conservare « Champ’s Version del 29 June 2009 alle ore 11:50
  13. bravo Francesco. bel discorso e m’è piaciuta anche la tensione che ti si vede addosso (soprattutto quando fai i gesti con le mani, eheheh), un misto di emozione e di carica “vibrante”. poi perdinci, hai 25 anni… chapeau.

    off topic: in effetti, da quanto sei magro, non ci si crede che magni tutte quelle schifezze…

    Commento di lu del 29 June 2009 alle ore 12:41
  14. Complimenti anche da parte mia per l’intervento. Ti esorto a continuare su questa strada: da quando ho iniziato a seguirti sul tuo blog sono passato da elettore IdV ad elettore PD … hai visto mai che altri seguano il mio esempio?

    Commento di el.Mar del 29 June 2009 alle ore 14:38
  15. Quel che mi chiedo io è se il vostro gruppo di Piombini ha idea di quanto marcio sia il vostro partito a tutti i livelli. Parlo delle zone “rosse”, e in particolar modo in Toscana e nella provincia di Firenze. Se ce la fate (e me lo auguro per voi) a strappare la leadership nazionale, non scordatevi di ripulire molto a fondo le zone dove siete al comando da decenni. So che voi vedete in modo critico l’accordo nazionale con idv… ma forse in certe zone è l’unica ancora di salvezza su cui appoggiarvi. Paradossalmente proprio nelle uniche zone dove sareste in grado di vincere tranquillamente da soli.

    Commento di Manuele del 29 June 2009 alle ore 16:19
  16. Mi scopro sempre più spesso a pensare e dire le stesse cose che dici tu: guarda cosa scrivevo quasi venti giorni fa…
    http://ilprimocerchio.blogspot.com/search?updated-max=2009-06-22T09%3A25%3A00%2B02%3A00

    Avrei voluto vedere la faccia di Bersani durante quel passaggio.

    Commento di federico russo del 29 June 2009 alle ore 17:08
  17. Sono rimasto un po’ deluso dall’esito del vostro incontro al Lingotto.
    Sì perchè avete, in qualche modo, dato a ben vedere che aprivate ad una candidatura di Chiamparino, come poi emerso più chiaramente.
    No, era a mio avviso un errore (si è ritirato definitivamente e forse si “accoderà” a Bersani). Vi è la necessità che i cosiddetti quarantenni, meglio se tutti uniti e non divisi come letto, presentino un loro candidato.
    Non penso che avrebbe chance di successo sugli altri due Franceschini e Bersani (Adinolfi meglio rinunciasse a vantaggio del gruppo giovani), ma perchè portatore di quell’attesa di rinnovamento che solo voi potete e dovete produrre CONTRO la nomenclatura romana e al di fuori dell’ormai specioso e ammuffito dualismo D’Alema-Veltroni.
    Da parte femminile, e di Finocchiaro nella fattispecie, c’è una sorta di sudditanza a D’Alema e così nessuna di quelle che avrebbero potuto (Finocchiaro in primis) si spenderà in una corsa ad ostacoli e indebolirà la candidatura del dalemiano Bersani.
    Civati, Serracchiani, o altri, che non conosco, dovete avanzare la candidatura del gruppo i Piombini Democratici e dar corpo al movimento. Tangibilmente e senza accodamenti, almeno in questa prima fase congressuale e delle primarie. Dopo, se il quorum non sarà raggiunto, il candidato potrebbe svolgere il ruolo di Vice-segretario UNICO.
    Ciò avverrebbe in autonomia. Perchè, se sarà vero che Serracchiani farà parte della squadra di Franceschini da subito, questa verrà comunque meno o compromessa al giudizio degli altri.
    E’ una vita che mi spendo per il rinnovamento della politica e dei partiti. A 67 anni posso ben dirlo, così vorrei vedervi più decisi, con più coraggio, a costo anche di qualche delusione. Ma se siete rinunciatari voi così giovani, che speranze restano?
    Certamente Franceschini non è stato lineare fino in fondo presentando la sua candidatura dopo aver lasciato intendere che non avrebbe proseguito oltre il Congresso di ottobre.
    Ma se lui non si fosse candidato ci troveremmo oggi d’innanzi alla riedizione delle precedenti primarie con Bersani appoggiato da tutti i notabili, salvo qualche consolidatore di correntina personale.
    Perciò una Segreteria annunciata anzitempo (quando ancora Veltroni era Segretario) e sottrattasi alla responsabilità di affrontare il post Veltroni e le elezioni europee e amministrative.
    E’ già, D’Alema ha pensato bene di non esporsi, neppure per interposta persona, alla batosta elettorale, che poteva essere pure più grave.
    Concludo: no non potete e non dovete sottrarvi alla responsabilità di una candidatura dopo aver messo su un movimento come il vostro.
    Pensaci e rifletteteci tutti assieme, senza lasciar trascorrere “alcune settimane”. Non giovani scapestrati, ma neppure timorosi.

    Commento di Aliso del 30 June 2009 alle ore 19:36

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