Il momento

Si sta discutendo molto in queste ore del “cambio di linea” che Obama avrebbe fatto a proposito dell’Iran. Detto che era prevedibile che in presenza di repressioni e violenze la linea americana sarebbe dovuta cambiare, mi sembra che più che di un cambio di linea si sia trattato di un cambio di toni, stavolta molto più perentori che in passato. Mi sembra poi che le manifestazioni abbiano esaurito la loro spinta, e anche questo era prevedibile: l’oscuramento dei media stranieri, i vari blocchi alla rete e soprattutto le feroci violenze della milizia non hanno dato scampo ai manifestanti. Leggere i messaggi su Twitter di oggi pomeriggio fa venire i brividi alla schiena: li stanno massacrando.

Se l’Occidente pensa che la fine delle proteste – che peraltro potrebbe essere soltanto temporanea – corrisponda automaticamente alla vittoria del regime, sbaglia. E se lo pensa per ignavia, l’errore è doppio. La teocrazia iraniana non è mai stata così debole e impopolare, e a me sembra che questo sia invece il momento di alzare il livello delle pressioni, per non lasciare al regime la possibilità di serrare i suoi sfilacciatissimi ranghi: erogare finanziamenti agli oppositori e dar loro sostegno concreto, cercare alleanze strategiche con altri paesi dell’area, infiggere sanzioni al regime, alzare i toni e dire anche cose diverse da quelle dette finora. Gli iraniani hanno fatto il loro, e hanno fatto più di quanto chiunque si sarebbe potuto aspettare. Ora qualcuno raccolga la loro bandiera.

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24.06.09 - Diario
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8 commenti »

  1. ma siamo sicuri che la teocrazia in iran sia cosi’ in difficolta’? non e’ un esponente della teocrazia anche mousavi? e se e’ cosi’, a parte deplorare la violenza (che va sempre bene e non serve a granche’), non sarebbe piu’ logico evitare di schierarsi apertamente con i manifestanti?

    Commento di enrico del 24 June 2009 alle ore 19:02
  2. Lo era certamente, parte della teocrazia. Nel momento in cui contesta i risultati elettorali definiti dall’ayatollah “volontà divina”, e poi contesta e disobbedisce alla stessa guida suprema, insultandola a più riprese, di fatto si mette fuori dalla teocrazia. Questo mi sembra un punto sul quale concordano tutte le analisi di questi giorni, di qualsiasi orientamento.

    Commento di francescocosta del 24 June 2009 alle ore 19:05
  3. Sicuramente Mousavi, ma cosa garantisce che non instauri a sua volta un regime simile se dovesse spuntarla.

    Nel nostro piccolo possiamo dire che la sinistra di Prodi è totalmente diversa rispetto alla destra di Berlusconi, ma durante le transizioni la qualità della politica e della società non sono cambiate di pari misura.

    Credo che servano trasformazioni più profonde o discontinuità più forti per cambiare il corso delle cose. Mi chiedo come la comunità internazionale possa contribure?

    Sicuramente il contatto con l’esterno è una delle risorse più efficaci. Leggendo questo articolo:

    http://online.wsj.com/article/SB124562668777335653.html#mod=article-outset-box

    direi che l’Europa potrebbe dare un contributo punendo ad esempio Nokia e Siemens, se ciò che dice l’articolo risultasse vero.

    Commento di riccardodm del 24 June 2009 alle ore 19:37
  4. mah, a me sembra più un contrasto interno alla teocrazia, tra due fazioni che condividono lo stesso disprezzo per i valori laici e democratici. schierarsi a fianco degli studenti che protestano in piazza non è una garanzia di progressismo, gli studenti scesero in piazza anche per sostenere le aberrazioni di khomeini (e di innumerevoli altri dittatori fanatici prima di lui).
    Le analisi del New Yorker e soprattutto dell’Economist mi sembrano su questa linea

    Commento di enrico del 24 June 2009 alle ore 23:09
  5. Mi pare di aver letto che l’articolo del Wsj. Il software fornito da Nokia e Siemens ha diversi scopi, ed è utilizzato da tantissime altre nazioni per gestire delle reti, con scopi assolutamente pacifici e non repressivi. Prendersela con Nokia e Siemens è come prendersela con Chrysler perché fabbrica le jeep che usano i basiji: dipende tutto dall’uso che si fa delle cose.

    Riguardo Mousavi – così rispondo anche a Enrico – si tratta certamente anche di uno scontro interno alla teocrazia, ma non si tratta, mi sembra, di uno scontro tra due fazioni uguali. Un esempio su tutti: nel momento in cui Mousavi si fa beffe dell’ayatollah, si mette su una posizione esterna alla teocrazia e alla repubblica islamica. Per non parlare poi del fatto che Mousavi è sempre più strumento delle masse, che lo hanno spinto a diventare il loro capopopolo e lui – con bravura e coraggio, non era scontato – lo ha fatto. Non il contrario.

    Commento di francescocosta del 25 June 2009 alle ore 12:40
  6. Non penso che questi software possano essere efficaci senza un minimo di adattamento dei parametri per il cliente, in particolare quando si tratta di intercettare contenuti. Nell’articolo si parla di joint venture tra due colossi e non il semplice acquisto di un prodotto finito. Ovviamente è tutto da confermare.

    In ogni caso tu venderesti la jeep a chi sai vorrà usarla per commettere un reato?

    Commento di riccardodm del 25 June 2009 alle ore 14:22
  7. Sembra che non si tratti nemmeno di cattivo utilizzo: Nokia e Siemens ribadiscono che “nessuna capacità di filtraggio o di censura della Rete iraniana avrebbe dunque il marchio Nokia-Siemens”.
    http://punto-informatico.it/2651102/PI/Brevi/filtri-iraniani-non-sono-nokia-siemens.aspx

    Comunque io non la venderei, la jeep, e questo è lo stesso motivo per cui all’epoca mi incazzai con Yahoo quando cedette i dati del dissidente cinese. Però distinguo chi vende la pistola da chi spara, ecco.

    Commento di Francesco del 25 June 2009 alle ore 14:40
  8. [...] il precedente, e a chi è interessato agli sviluppi in Iran consiglio sempre l’aggiornatissimo blog di Francesco Costa. Segnalo anche i drammatici e appassionati resoconti di Fatemeh Karimi, una studentessa iraniana, [...]

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