63.460
La capienza delle carceri italiane è calcolata in 43.167 detenuti. La capienza “tollerabile” – cioè quella oltre la quale non c’è più spazio nemmeno per terra, quella oltre la quale è impossibile stipare altra gente – è calcolata in 63.623 persone. Il numero di persone detenute oggi nelle carceri italiane è quello nel titolo del post. Tanto per parlare di certezza della pena.
Di queste 63.460 persone, 31.306 sono imputate in attesa di processo. Delle 30.186 condannate, a 19.604 rimangono meno di tre anni da scontare. I condannati per reati gravi, che scontano una pena da dieci anni fino all’ergastolo, sono 3.186. L’assurdità abominevole del sistema carcerario italiano è tutta qui.
(hat tip: Ristretti orizzonti)
Sullo stesso tema:


[...] Francesco Costa » 63.460. [...]
quartum non datur:
1) elevare condizionale a 5 anni
2) fare altre carceri
3) un indulto ogni tre anni
mi sa che hai detto una cosa imprecisa, ferma restando la gravità estrema della situazione. La tabella è ordinata per “durata della pena residua”, non “durata della pena” tout court. Quindi chi deve scontare ancora un anno, per dire, è magari un tizio che ne ha fatti già sei o sette e “vede” l’uscita, non chi è condannato ad un anno, perchè in Italia sotto i tre anni in galera non si va (c’è la legge Simeone e l’affidamento ai servizi sociali…e meno male, viene da dire)
@Kerub:
Ammesso che sia la cosa giusta da fare, costruire nuove carceri comunque non basta. L’ambizioso piano carceri del governo creerà 12.000 mila posti, disponibili tra 3-4 anni. Non basterebbero nemmeno se fossero pronti domani, senza contare che con le leggi attuali la popolazione carceraria cresce di 1.000 detenuti ogni mese. L’indulto è una misura eccezionale e ovviamente non è la soluzione al problema, per quanto in situazioni di emergenza umanitaria come questa sarebbe una manna. Non si può pensare però di farne uno ogni tre anni. Bisogna evidentemente cambiare le leggi. Prevedere altri tipi di sanzioni per i reati minori. Puntare su altri tipi di pene, magari più esplicitamente rieducative rispetto alla barbarie di una detenzione che, allo stato attuale, può solo gettare nel baratro i detenuti che invece sarebbero recuperabili.
@Diego:
Hai ragione, correggo.
io ho sempre pensato che al massimo tenessero 65535, evidentemente non sono a 32 bit. Fra poco l’overflow.
La questione sono i quasi 31mila in attesa di giudizio, non quelli condannati.
La misura dell’adeguatezza di una legge/sanzione non può essere la capienza residua delle carceri. Fermo restando che la detenzione fine a se stessa, senza rieducazione, è più dannosa che inutile.
Quindi non vedo l’inutilità nella costruzione di nuove carceri.
[...] [...]
Certo… come disse il filosofo: facile fare il fr*cio col culo degli altri.
Costa, mi dica: lei ha mai subito un reato terribile per poi vedere l’artefice del suo dolore liberato o punito con pene risibili?
Lo so, è una domanda qualunquista. Ma se a lei è capitata una cosa simile, il suo post ha senso e le chiedo scusa per la provocazione; altrimenti sono chiacchiere salottiere facili facili.
Mi stia bene,
Alessandro
In pratica metà dei carcerati in Italia sono innocenti.
fino a prova contraria.
fino a che Francesco non aggiorna la statistica :-)
Siccome sono il solito puntiglioso, mi chiedevo: ma quando dici “Di queste 63.460 persone, 31.306 sono imputate in attesa di processo”, intendi che sono in carcere solo perchè in custodia cautelare, o stai conteggiando tutti i carcerati che sono ANCHE in attesa di giudizio, ma che sarebbero comunque in carcere per altri reati?
63460 gli attuali detenuti, dei quali
31306 quelli detenuti in attesa di giudizio e
30186 i detenuti condannati in via definitiva.
Ne mancano 1968 (credo), cosa sono … detenuti innocenti o detenuti che non hanno diritto al processo?
Saluti
Venti-trenta anni fa i carcerati erano circa 50.000.
Tenendo conto che, a quanto dicono, metà della popolazione carceraria è fatto da extracomunitari (che allora non c’erano), delle due l’una: o gli italiani sono diventati più onesti, oppure metà dei delinquenti italiani sono fuori.
Una buona soluzione (oltre a quella di costruire qualche nuovo carcere) sarebbe quella di rimandare a casa loro gli extracomunitari, almeno quelli con reati “minori”, perchè scontino la pena laggiù. E se anche non la scontano, va bene lo stesso.
fammi qualche esempio di reati con pena superiore a tre anni che puniresti senza il carcere.
@alessandro:
Non si tratta (solo) di una domanda qualunquista. Non me ne volere: si tratta anche di una domanda scema, per due motivi.
Il primo. Uno dei fondamenti del diritto e delle pene dal Medioevo in poi è un principio semplicissimo: è bene che le vittime di un reato – sia questo piccolo o grande – non abbiano da decidere la sorte che deve toccare al suo autore. Dal ragionamento opposto sono scaturiti tutti i peggiori mostri della storia della giustizia: dalla pena di morte alla legge del taglione. Sono contrario alla pena di morte, eppure sono certo che vorrei che chi dovesse torturare, violentare o uccidere mia figlia morisse in modo atroce e doloroso. Questo è esattamente il motivo per cui trovo giusto e saggio che un paese civile non permetta al padre di una ragazza violentata di dare pareri sulla sentenza da comminare allo stupratore.
Il secondo motivo è ben più semplice. Mi dici – in sostanza – che se non sono stato vittima di un reato, le mie opinioni sul sistema carcerario sono “chiacchiere salottiere”. Questo vuol dire che sono “chiacchiere salottiere” anche tutte le tue opinioni sulle discriminazioni delle donne, in quanto tu uomo? O sui diritti negati agli omosessuali, in quanto tu eterosessuale? Devo pensare che reputi “chiacchiere salottiere” anche le tue preoccupazioni sui precari, se non sei precario, o sulla fame nel mondo, se non sei un bambino africano? L’idea che per avere titolo di esprimere un’opinione su qualcosa, allora quel qualcosa deve riguardarci personalmente, è quanto di più sciocco si possa tirar fuori durante una discussione. Discutiamo del punto, piuttosto.
@Giacomo:
Gli imputati sono imputati e basta, quindi innocenti. Gli imputati ma condannati per altro reato, stanno nella categoria dei condannati.
@LeoPerutz:
Cito testualmente dalla lettera che accompagna il pdf linkato (non ne ho trovato copia online):
E inoltre:
Insomma, anche la soglia di tollerabilità – calcolata chissà come, forse sui metri quadri di pavimento a disposizione – delle 63.623 persone, è stata superata.
@Kerub:
Io penso che salvo accertati motivi di pericolo per i cittadini (quindi violenti, assassini, stupratori, eccetera), il ricorso alle pene sostitutive e alternative alla detenzione debba essere sistematico. Ma ci possono essere ovviamente varie sfumature e situazioni diverse, e non è un caso che in queste cose la legge si limiti a indicare dei principi generali ma poi lasci alle persone preposte decidere caso per caso. Non credo che il ricorso alle pene sostitutive e alternative della detenzione sia solo giusto in sé, come principio; non penso solo che eviti la clamorosa ingiustizia e “incertezza” della pena di cui racconta questo post. Penso anche che sia utile per prevenire altri reati, perché niente diseduca il condannato più che la detenzione in una struttura carceraria, peggio ancora se in condizioni da terzo mondo. Non si tratta di abdicare alla nostra sicurezza per salvaguardare i diritti umani. Si tratta di fare le due cose insieme, anche perché collegate tra loro.
a me sembra che tanti reati siano giòà stati abbondantemente depenalizzati (vedi falso in bilancio).
io sarei addirittura un anti-proibizionista per la droga (cioè il tossicodipendente va dal medico e si fa liberamente prescrivere oppiacei e canapacei a prezzo simbolico).
non la trovi in Parlamento una maggioranza per fare dell’Italia una Finlandia nel mediterraneo.
dire che, imprecando per l’imperfezione di questo dannato mondo incivile, si debbano creare altri 30.000 posti in carcere.
E mo’ che c’entra il falso in bilancio e, soprattutto, la depenalizzazione? Non si tratta di depenalizzare i reati, si tratta di prevedere pene alternative o sostitutive alla detenzione carceraria (http://www.giustizia.it/pcarcere/misure_alternative/misure_alternative.htm), così come già oggi previsto per l’ordinamento per diversi reati.
La maggioranza in Italia non ci sarà mai, se non iniziamo a dirlo e a convincerne le persone. Altrimenti secondo la stessa logica dovremmo smettere di parlare di testamento biologico, adozioni monoparentali o a coppie omosessuali, eccetera. Le cause giuste si difendono e si portano avanti anche se sono impopolari, anche perché non c’è altro modo per farle diventare popolari. Tante delle conquiste che abbiamo già ottenuto erano impossibili cinquanta o cento anni prima. Sono convinto che così sarà per quelle che oggi ci sembrano impossibili. Ma questo è un altro discorso.
Caro Francesco,
La ringrazio per la risposta così puntuale, intelligente e civile.
Sapevo di poter contare sulla Sua buona educazione e sul Suo straordinario senso del rispetto per chi non la pensa come Lei. Sempre che il verbo “pensare” Le appartenga, ovviamente.
C’è una costante tra tutti quelli più o meno simpatizzanti il sistema sofristico applicato ad arte: l’arroganza, la supponenza e la totale mancanza di senso dell’autocritica.
Sapevo che in Lei avrei trovato un altro alfiere, ma non in maniera così… “scema”.
Buona giornata,
Alessandro
va bene: cominciamo a convincere unma maggioranza.
ma intanto ampliamo le carceri.
sennò tocca fare un indulto ogni tre anni.
@alessandro:
Io ho risposto ai tuoi argomenti, vedi di farlo anche tu, se ci riesci. Se no, per quanto tu possa provare a buttare la palla da un’altra parte, la discussione è chiusa lì, inevitabilmente.
@kerub:
Le stiamo già facendo le nuove carceri, saranno pronte tra tre anni. Nel frattempo che si fa? Tra tre anni a questo ritmo i detenuti saranno 100mila, quando la capienza regolamentare sarebbe di 43mila. Che facciamo?
Francesco,
Lei insulta, e non ha risposto a un bel nulla.
Il guaio è che la base dei suoi ragionamenti non regge: abbiamo constatato che nelle carceri abbiamo troppi delinquenti (o presunti tali… eccheppale ‘sta storia della “presunzione”).
Vogliamo ripetere l’ultimo indulto, che è stato uno scandalo (Travaglio docet, ma non solo lui) e un insulto per chi ha subito certi crimini, oppure evitare post come i suoi e studiare tutta la questione dalla sua vera radice?
Il ragionamento che chiedo è semplice. Finora sono stato insultato, in maniera sofisticata per carità, ma insultato.
Torno a giocare e palla…
Alessandro
un altro indulto?
Tu vedi alternative? Sul serio, ti ascolto: non importa come, a me interessa che non si mettano centomila persone dove c’è spazio, letti e bagni per quarantamila.
certo: altro indulto. però con contemporaneo provvedimento per la costruzione non di 12000 posti aggiuntivi ma di 50000.
se tu firmi i 50000 in più allora io firmo l’indulto.
sennò di cosa stiamo parlando?
[...] Con il reato di immigrazione clandestina ci saranno ancora più persone in attesa di processo e il sovraffollamento delle carceri diventerà ancor più un’emergenza sociale. 63.460: questo era il numero dei detenuti nelle [...]
[...] Un’altra conseguenza negativa del provvedimento potrebbe essere quello di peggiorare il problema del sovraffollamento delle carceri. [...]
Per me la soluzione è trasformare velocemente (ma a molte strutture manca molto poco)le carceri abbandonate (elenco sul Mattino di qualche giorno fa)in fabbriche dove si possa lavorare e dormire in modo che anche loro si guadagnino da vivere(cromature, zincature, trattamenti pellame ecc,ecc, in particolare tutti quei lavori che gli italiani non vogliono più fare), dando delle agevolazioni e sconti di pena proporzionati alla produzione.Altra soluzione trasformare le fabbriche non più redditizie(tipo Termini Imerese) in fabbrice e dormitori, (on i lavoratori GRATIS diventerebbe competitiva!!!)naturalmente su base volontaria e con agevolazioni e sconti di pena a chi aderisce.
Già oggi i detenuti non socialmente pericolosi hanno la possibilità di lavorare, e questo ovviamente rappresenta una cosa importantissima nell’ottica della rieducazione e del reinserimento della società. Tant’è che moltissimi detenuti vorrebbero lavorare ma non ne hanno modo. Altra cosa è proporre di costringere a lavorare anche chi non vuole: trattasi di lavori forzati.
Cose di cui speravamo di esserci liberati.
http://it.wikipedia.org/wiki/Lavoro_forzato