Cose da fare
Dopo le decine di tappe della Carovana del Pd, dopo Piombino, dopo Roma, l’appuntamento è a Torino, alla Sala dei 500 del Lingotto, il 27 giugno.
Siamo il Partito Democratico. Siamo un grande e moderno progetto di cambiamento e ricostruzione del centrosinistra italiano, della politica italiana, e dell’Italia. Siamo un partito che nasce e cresce intorno a idee e valori condivisi, e che ha come primo obiettivo l’estensione di questa condivisione. Non modificando queste idee e questi valori, non contaminandoli con compromessi e contraddizioni: ma declinandoli in un progetto collettivo di progresso e di visione del presente e del futuro. E costruendo un consenso su questa visione. Siamo il Partito Democratico, non siamo due partiti che si sono alleati. Non siamo la convivenza di obiettivi e interessi diversi, da far convivere e di cui fare commercio politico. Non vogliamo che questo progetto sia ostaggio di meccanismi e fallimenti i cui risultati hanno portato il centrosinistra italiano ai peggiori risultati degli ultimi vent’anni. Crediamo che contesti nuovi chiedano scelte nuove, crediamo nell’assunzione di responsabilità di chi viene sconfitto, e nell’assunzione di responsabilità di chi vuole superare le sconfitte. Noi vogliamo superarle, vogliamo cambiare l’Italia in meglio, e governarla. Siamo, siete, siamo assieme l’alternativa alla spartizione tra vecchie correnti del più ambizioso progetto politico nella storia dell’Italia repubblicana. Sappiamo di essere in tanti, finora troppo trascurati e impotenti. Non andremo al congresso di questo partito per scegliere se consegnarlo a un leader della Margherita o a un leader dei DS. Ci andremo per darlo al leader del Partito Democratico e alle persone del Partito Democratico.
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Ammazza, oh. Il vuoto pneumatico. Venticinque righe dalla quali e’ stata accuratamente eliminata ogni traccia di politica. Costa, sinceramente, con tutta la stima che sai, se non cominci a sbattere le alucce e a provare a volare alto con questi qui ci rimani impastoiato per sempre. E poi tocchera’ anche a te fare il giovane fino ai quarant’ anni suonati: not an easy thing.
Anche a me questi “manifesti” (?) lasciano perplesso. Son troppo lunghi per dare un’idea secca e precisa della direzione del partito, troppo vaghi, danno un senso di incertezza e fragilità quando nel testo vogliono indicare determinazione e voglia di guidare il paese verso un progetto concreto. E’ molto difficile capire a chi è indirizzato, e che scopo dovrebbe avere. Non un buon segno.
A me pare che la parte funzionante del PD (il vostro gruppo, chiamarvi piombini non mi sembra il massimo, anche questo mi sembra parte del problema) debba giocare le carte più vicino al petto, e comunicare le sue intenzioni al pubblico con particolare attenzione a decidere un linguaggio di impatto. Se prima questo era importante solo per i cartelloni, la radio e la TV, ora credo sia importante usare la stessa accortezza sulla rete.
Se c’è una cosa che si può imparare realmente da Obama e importare nel nostro paese, è l’importanza della costruzione di una narrativa che possa dare senso preciso del progetto/partito ai potenziali elettori. Questa è una cosa che va costruita nel tempo, ma credo perda in impatto se viene presentata a mozzichi: è come distribuire il dietro le quinte prima dell’uscita di un film. E’e un aspetto decisamente sottovalutato dai candidati del PD. Credo che sia stata una differenza chiave tra Scalfarotto, che non è riuscito a dare quest’idea nel corso di multiple campagne elettorali, e la Serracchiani, che l’ha data anche solo con quel singolo discorso, un colpo di teatro forse fortuito, ma che fa capire quanto la “freschezza” del messaggio sia fondamentale per creare un’impressione di solidità e affidabilità.
Che questo accada con i “veterani” è normale, vista l’abitudine al riciclo, ma quelli che vogliono cambiare le cose devono avere un approccio diverso. E’ una cosa che dovreste decisamente discutere in questi incontri, e visto che le tue analisi della situazione son sempre lucide, chiare e soprattutto poco indulgenti, spero sia una cosa a cui tu possa lavorare in prima linea.
Gianni, sei proprio il “Risto Mejide” dei imille e dintorni.
Chi é Risto Mejide! Ah!Esplora e poi dimmi…
Stavolta concordo con Gianni. Un proclama decisamente anonimo e alquanto ombelicale. A me personalmente comunica una sgradevolissima sensazione: che i piombini viaggino col freno a mano dell’ipercautela tirato.
No Filippo, non e’ questione di cautela o freno a mano: e’ che veramente non c’e’ niente altro.
Quel documento dice quello che c’è da dire, se no mi facevo la mia personale mozione congressuale e chi ci stava ci stava. Invece vogliamo allargare la discussione a quante più persone è possibile, e poi con loro scendere nel dettaglio delle cose. Chiunque? Chiunque non voglia scegliere tra Bersani e Franceschini. Secondo me la cosa è già parecchio escludente.
[...] ne dite [...]
Manifesto peggio del solito, l’ho già commentato da Ivan. A che ora vi vedete a Torino? Sono in città e quasi quasi faccio un salto.