La pagina nera
Mu’ammar Gheddafi è capo di Stato della Libia da quaranta anni – dal 1° settembre del 1969, per la precisione – ovvero da quando alla guida di un colpo di stato militare depose il re Idris. Durante i primi anni del suo regime nazionalizzò le imprese, espulse la comunità italiana, vietò la vendita di alcolici, restaurò la Shari’a, che è quella cosa per cui l’omosessualità è condannata e soppressa e le donne adultere possono essere uccise nei modi più fantasiosi, giusto per dirne una. Negli anni seguenti camminò a braccetto con l’Unione Sovietica, diede il suo sostegno al dittatore ugandese Idi Amin Dada (responsabile di oltre 500.000 morti, secondo Amnesty International) e a Bokassa, altro dittatore sanguinario e cannibale, nonché a organizzazioni terroristiche quali l’IRA e Settembre Nero, che sono quelli del massacro di Monaco, sempre per dirne una. Gheddafi e il suo regime furono i responsabili, secondo le Nazioni unite, dell’attentato terroristico più grave e sanguinario mai realizzato prima dell’11 settembre: un aereo passeggeri esplose sopra Lockerbie, in Scozia, uccidendo duecentosettanta persone. Oggi la Libia è tutt’ora una dittatura militare, in cui i partiti politici sono stati aboliti nel 1972, i sindacati non esistono e la successione avviene secondo la linea dinastica. Fine del ripassino.
Al ripassino andrebbero aggiunte le torture e i campi di concentramento, il macello a cui sono destinate le persone che noi orgogliosamente respingiamo al confine, il “perdurante contesto di violazioni dei diritti umani, la prolungata assenza di indagini e chiarimenti su casi del passato e un clima di paura, in cui la maggior parte dei cittadini ha timore di sollevare questioni relative ad abusi del passato e del presente”, per usare le parole di Amnesty International. Però Gheddafi è il nostro amico dittatore, e quindi oggi lo accogliamo con grandi onori. Gli attribuiamo una laurea honoris causa in giurisprudenza, a lui che delle leggi se ne infischia bellamente. Gli permettiamo di profanare il Senato della Repubblica, a lui che non sa neanche cosa sia un’elezione e reprime quotidianamente le libertà con violenza e prevaricazioni. La giornata di oggi è una pagina nera nella storia della democrazia italiana.
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E siccome non ci piace farci mancare cose belle oggi c’è anche il patatrack delle intercettazioni. Oggi vado a chiedere a Piero Grasso cosa ne pensa (anche se già lo so).
Condivido parola per parola quello che hai scritto.
[...] giornata di oggi è una pagina nera nella storia della democrazia italiana. Francesco Costa sulla visita di Gheddafi in Italia.Sintetico e tragicamente condivisibile. Scritto da Matteo [...]
[...] ripassino su Mu’annar Gheddafi che oggi pianta la sua tenda a Villa Panphili e riceve una laurea [...]
[...] dalle più alte cariche dello Stato e ripassa il suo intervento che terrà domani in Parlamento, F.sco Costa ci ricorda alcune cose sul personaggio in [...]
Ma perché non fai lo stesso ragionamento di realpolitik fatto per Obama?
Il punto è il fine diverso? Allora perché non contesti il fine di Berlusconi? anzihcé le violazioni di diritti umani di Gheddafi?
[...] nostro amico dittatore Giugno 10, 2009 Al ripassino andrebbero aggiunte le torture e i campi di concentramento, il macello a cui sono destinate le [...]
E purtroppo é anche la stessa persona che da quasi 40 anni ci usa come marionette con la scusa del risarcimento per i danni fatti ai tempi delle colonie, che detiene dagli anni settanta un importante pacchetto di azioni FIAT, per il quale molto probabilmente abbiamo immolato un tristemente noto DC-9 ecc. ecc. ecc. ecc.
@Giovanni
Perché mi sembra azzardato mettere nello stesso calderone il discorso di Obama al Cairo e la visita di Gheddafi. Anche perché se no dovremmo metterci anche il golpe in Salvador e gli accordi di Monaco, e converrai che non tratta esattamente della stessa cosa. In nome della realpolitik si possono fare le cose più svariate, e questo non rende immediato dare loro lo stesso giudizio. Cambiano i fini, cambiano i mezzi, cambia la difficoltà di raggiungere i fini, cambia l’urgenza di raggiungerli e il numero di alternative a disposizione.
attenti, perchè è solo una coincidenza ma in questa pagina nera odierna si iscrive anche la legge liberticida sulla quale il Parlamento dei soldatini si avvia a votare la fiducia.
per rimuovere l’imbarazzo della telefonata con qualche starlette (o di qualcosa di peggio) si dà una stangata alla libertà di informazione senza precedenti.
[...] Francesco Costa ci ricorda chi sia Gheddafi, l’uomo che verr premiato con una laurea honoris causa e che parler nell’aula del nostro Senato. Al ripassino andrebbero aggiunte le torture e i campi di concentramento, il macello a cui sono destinate le persone che noi orgogliosamente respingiamo al confine, il perdurante contesto di violazioni dei diritti umani, la prolungata assenza di indagini e chiarimenti su casi del passato e un clima di paura, in cui la maggior parte dei cittadini ha timore di sollevare questioni relative ad abusi del passato e del presente, per usare le parole di Amnesty International. Per Gheddafi il nostro amico dittatore, e quindi oggi lo accogliamo con grandi onori. Gli attribuiamo una laurea honoris causa in giurisprudenza, a lui che delle leggi se ne infischia bellamente. Gli permettiamo di profanare il Senato della Repubblica, a lui che non sa neanche cosa sia unelezione e reprime quotidianamente le libert con violenza e prevaricazioni. La giornata di oggi una pagina nera nella storia della democrazia italiana. [...]
Una curiosità: l’Università di Sassari gli darà una laurea honoris causa in “Abbattimento di aerei di linea civili americani”?
Per sapere.
Appunto. Quindi il problema non è fare pesanti omissioni, ma il fine: perché allora hai ricordato che Gheddafi è un dittatore, invece di dire che questo incontro non aiuta a pacificare le tensioni fra Libia e Occidente?
Dai che al ripassimo potevi aggiungere qualche parola sul perché questi italiani – che di certo non erano li’ in villeggiatura- siano stati espulsi, sull’importanza e la “storicita’” di questa visita (che si, anche io considero folle, ma tanté) e soprattutto su quella strana fotografia che aveva gheddafi oggi sulla giacca.
@Giovanni:
No, il problema – cioè i criteri in base ai quali giudicare o no accettabile un compromesso – sono tutte le cose di cui sopra: la portata delle omissioni e le loro conseguenze, il numero delle alternative a disposizione, la qualità del fine, l’emergenza nel suo raggiungimento. In questo caso mi sembrano che il giudizio su tutti questi criteri sia negativo: omissioni gigantesche, conseguenze gravissime, nessuna emergenza, accordi economici e sui “respingimenti” come unico fine.
Proprio per la sua ignobiltà, non ho parlato del fine di quest’incontro, nel post. Perché se manca la giustezza del fine, il problema dell’accettabilità del compromesso non si pone nemmeno. Quindi, e non so se così rispondo alla tua domanda, se il fine del teatrino di oggi fosse stato – al contrario – stabilire degli accordi sull’abolizione della tortura e sul fatto di trattare come esseri umani i migranti dalla Libia e i dissidenti, e avessimo avuto la ragionevole certezza che la cosa potesse avere qualche speranza di funzionare, sono abbastanza sicuro che mi avresti fatto compagnia a consegnargli la laurea.
@Luca:
È vero, l’Italia ha un debito da saldare nei confronti dei libici, in ragione delle tragiche avventure coloniali del fascismo. Però questa secondo me è un’aggravante: mi sembra che – tra le altre cose – omaggiando Gheddafi si infligga ai libici un’altra umiliazione, piuttosto che lavare la precedente. E mi sembra che Gheddafi utilizzi cinicamente il nostro senso di colpa (ammesso che sia davvero quello che ispira il governo Berlusconi, e io ho molti dubbi) per infliggere altre sofferenze ai suoi cittadini.
[...] *qui un profilo di Gheddafi Articoli simili :Il blog di Berlusconi su PocaCola ? Al massimo gli facciamo un template..Berlusconi, Pdl e Europee : più gnocca per tuttiGreat piece of pussyL’ultima di Romano e SilvioGiannutri [...]
Costa, scusi se glielo dico ma questa polemica mi sembra pretestuosa. Colloqui ufficiali, incontri politici e accordi commerciali con Gheddafi sono stati fatti da tutti i governi italiani degli ultimi 20 anni. In ogni modo, visto che lei è coerente, mi aspetto in futuro il medesimo sdegno in occasione di visite ufficiali in Italia da parte di leader di Paesi dove non sono rispettati i diritti umani.
Colloqui ufficiali e incontri politici sono una cosa, e guai se non ci fossero. Lauree honoris causa, pubblici riconoscimenti e interventi in parlamento sono tutt’altra cosa. Riguardo lo sdegno in altre occasioni, c’è stato e certamente ci sarà ancora, con inevitabili eccezioni per le ragioni che ho spiegato nel commento numero 14.
Sulle lauree honoris causa e l’intervento in Parlamento posso essere d’accordo con lei, ma non sulla visita in sé.
Però le ragioni che ha spiegato nel commento 14 non mi sono chiarissime. Se domani il governo italiano invita il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Paese sul cui rispetto dei diritti umani c’è qualche “perplessità”, lei protesta o non protesta? (A scanso di equivoci, io non protesterei affatto; faremmo benissimo a invitarlo, come facciamo bene a invitare Gheddafi).
Come ho detto, colloqui ufficiali e incontri politici sono una cosa, e non credo che l’Italia debba interrompere le relazioni diplomatiche con la Cina o con l’Iran: non credo servirebbe a molto. Penso che però che queste relazioni diplomatiche debbano porsi, tra gli altri, il fine di migliorare le condizioni delle persone in quei paesi, o quantomeno non essere complici del loro deterioramento. Sulla base di questo criterio – e dei mezzi utilizzati per raggiungerlo, vedi di nuovo commento 14, che a me sembra molto chiaro – deciderei se protestare o meno.
lungi da me l’appoggiare le strategie berlusconiane di corto respiro, tuttavia la sua visione mi sembra un po’ naive. io credo che ci sia un piano politico e strategico – dove può essere anche giusto porsi il fine di migliorare le condizioni delle persone nei paesi (tenendo sempre a mente però anche i rischi di questo approccio: è stato esattamente questo il fine ufficiale dell’intervento USA in Iraq) – e un piano diplomatico, dove un incontro ufficiale è semplicemente un incontro ufficiale, e mettersi lì a protestare con gli striscioni è un comportamento non da politici ma da studenti universitari. scusi il cinismo, ma la vedo così.
Però mi sa che non legge le cose che scrivo.
Commento 18:
“Colloqui ufficiali e incontri politici sono una cosa, e guai se non ci fossero. Lauree honoris causa, pubblici riconoscimenti e interventi in parlamento sono tutt’altra cosa.”
Detto questo, per me il miglioramento della condizione delle persone non è un fine che “può essere anche giusto porsi”. È l’obiettivo più importante, la condizione che tiene in piedi tutti gli obiettivi minori. E non è naive, è giusto e spesso anche a portata di mano.
bene. allora diciamo che siamo più o meno d’accordo. sì alla visita di gheddafi, obiezioni sulle lauree e i discorsi in parlamento. volevo solo sottolineare che “il miglioramento delle condizioni delle persone” è un obiettivo che può essere perseguito con strumenti giusti o azzardati o sbagliati (anche in buona fede), e nei casi peggiori strumentalizzato.
D’accordo in pieno….
Massimo D’Alema prova a spegnere la polemica su
Gheddafi in Senato e parlando con i giornalisti in Transatlantico
dice: “Non e’ una seduta del Senato e quindi non c’e’ una
deliberazione del gruppo del Senato sul discorso che Gheddafi
terra’ domani in Senato. Palazzo Madama concede solo l’Aula e visto
che Gheddafi e’ leader dell’Unione africana e di un paese verso il
quale noi abbiamo qualcosa da farci perdonare non trovo affatto
scandaloso che Gheddafi faccia il suo discorso all’Aula del
Senato. Ognuno e’ libero di esprimere le sue valutazioni. Io
esprimo le mie”. Quindi conclude: “Tra l’altro qui alla Camera
Arafat parlo’ con la pistola…”
Best friends forever…
Una relazione idilliaca, tar i cari leader e dunque, per pura transitività, anche tra le due nazioni tutte…:
http://setolleratequesto.files.wordpress.com/2009/06/megicchitali.jpg?w=600&h=423
Best friends forever…
Una relazione idilliaca, tra i cari leader e dunque, per pura transitività, anche tra le due nazioni tutte…:
http://setolleratequesto.files.wordpress.com/2009/06/megicchitali.jpg?w=600&h=423
Quando di mezzo c’è la ragion di stato che è l’ipocrisia somma si sorvola su tutto.
[...] Francesco Costa: Mu’ammar Gheddafi è capo di Stato della Libia da quaranta anni – dal 1° settembre del 1969, [...]
E se dichiarassimo guerra alla libia?
[...] se non fosse bastata la leccata di culo dello scorso giugno, come se non fosse evidente l’uso degli immigrati come arma di continuo ricatto (indovinate [...]