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Frase del giorno

Chi dice che se vince il sì al referendum si consegna il paese a Berlusconi dice una panzana. La legge attuale assegna l’identico premio di maggioranza alla lista o alla coalizione che ottiene un voto in più. Quindi sono io a chiedere: è preferibile per il Pd una legge elettorale che unisce Pdl e Lega, o un’altra, come quella che esce dal referendum, che li divide?
Dario Franceschini

9 commenti

  1. Sergio:

    Non mi convince il bipartitismo imposto con la mannaia.

  2. masaccio:

    Proviamo a capire cosa dice Franceschini: il referendum divide Lega e Pdl perché con il referendum la Lega diventa inutile al Pdl. Per Franceschini, si può inferire dalla domanda retorica, è quindi meglio un governo solo Pdl che un governo Lega-Pdl.
    Insomma, stiamo facendo una battaglia per ottenere un rimpasto? Vogliamo cambiare l’Italia mettendo Ghedini al posto di Calderoli?

  3. francescocosta:

    Per te come per chiunque dovrebbe essere meglio un governo solo Pdl che un governo Pdl-Lega. Non solo perché sarebbe effettivamente un governo migliore, ma anche perché la rottura di quell’alleanza farebbe traballare – se non crollare per tutto – anche le tantissime alleanze in tutte le giunte di centrodestra da Firenze in su. Mi sembra surreale che l’opposizione faccia una battaglia per tutelare la compattezza della maggioranza.

  4. Filippo Zuliani:

    Frase a mio avviso poco felice, quella di Franceschini. La nuova legge elettorale dovrebbe essere preferibile se fa del bene al paese, non se avvantaggia o meno il PD alle urne. Poi lo sappiamo tutti che qualsiasi cosa e’ preferibile ad un governo Berlusconi, ma un po’ di stile non farebbe male.

  5. masaccio:

    Ma minare “la compattezza della maggioranza” semplicemente facendo in modo che Berlusconi, di quella compattezza, non abbia più bisogno, mi sembra una contraddizione in termini. A meno che, appunto, l’obiettivo non sia politico, cioè cacciare la Lega dal governo.
    Tu dici che “sarebbe effettivamente un governo migliore”. Ecco, io vorrei argomentazioni, su questo. In che modo Ghedini al posto di Calderoli cambierebbe in meglio questo paese?
    Capisco che, per far perdere voti a Berlusconi al sud, dato che il suo è prevalentemente un partito meridionale, andiamo dicendo da anni che il vero problema di questo governo è che è “schiavo di Bossi”. È tattica, facciamo bene a farlo. Ma lo sappiamo tutti che non è così, vero? Sappiamo tutti che Berlusconi è più a destra e più pericolo di Bossi in ogni campo, vero?
    In quanto alle conseguenze sulle amministrazioni locali, l’esperienza finora ci dice il contrario: ogni volta che il Pdl ha mostrato qualche esitazione sulle proposte leghiste, dalla sicurezza al federalismo, la Lega ha guadagnato palate di voti. Fate in modo che il Pdl molli la Lega, e vedremo monocolori leghisti in tutto il Veneto.

  6. francescocosta:

    Sei particolarmente miope se non ti rendi conto di quanto sia meglio Pisanu che Maroni al ministero dell’interno, giusto per fare il primo esempio che mi viene in mente. O di come le cose peggiori del decreto sicurezza siano state fatte per la Lega e dalla Lega, piuttosto che da Berlusconi (ti ricordo il famoso centinaio di parlamentari Pdl che si sono ribellati alle norme sui medici spia).

    Il tuo punto sulla necessità del Pdl di stare alleato con la Lega al nord, pena l’estromissione dalle giunte, è un ulteriore motivo per puntare sul referendum. Perché in un attimo fa cadere la teoria sul fatto che se vince il sì ci si tiene la legge frutto del referendum. Falso, altrimenti Berlusconi perde dappertutto. Quindi la vittoria del sì al referendum otterrebbe il risultato di scrivere una nuova legge elettorale, dimenticarci il porcellum e tenere Pdl e Lega a litigare e perdere consensi e credibilità.

  7. Chapeau « Linnea:

    […] Via Francesco. […]

  8. masaccio:

    Non ci siamo capiti, ma è normale. Purtroppo (non la prendere come una critica, ti assicuro che non lo è) la maggior parte degli abitanti di questo paese non ha la minima idea di cosa sia la Lega e soprattutto di quale sia la base del suo consenso.
    I provvedimenti razzisti di questo governo sono necessari a Berlusconi non per mantenersi il consenso della Lega, ma della base leghista, che è in vaso perfettamente comunicante con quella del Pdl, da sempre. Se la Lega non fosse alleata di Berlusconi, lui dovrebbe aumentare la dose di razzismo per recuperare quel consenso, non certo diminuirla. Anche tra gli elettori del Pdl, al nord, il consenso verso quelle misure è pressoché totale, per questo Berlusconi non ha mai rotto con la Lega neanche quando poteva: perché rompere su questi temi vorrebbe dire perdere buona parte del suo consenso per regalarla a Bossi.
    Perciò il risultato del referendum sarebbe un Berlusconi onnipotente all’interno del governo ma strutturalmente in competizione a destra sul fronte del razzismo. Complimentoni.
    Prima o poi bisognerà capirlo: non si trasforma una minoranza in maggioranza con l’ingegneria elettorale. Per governare ci voglioni i voti, e i voti si prendono con la politica. Se veramente l’obiettivo è frenare l’escalation razzista, magari, sarebbe il caso di smetterla di giocare a far concorrenza alla Lega su chi se la prende di più con gli immigrati, come fanno certi sindaci del Pd, e come fece in campagna elettorale Veltroni…

  9. Francesco:

    Prima o poi bisognerà capirlo: non si trasforma una minoranza in maggioranza con l’ingegneria elettorale. Per governare ci voglioni i voti, e i voti si prendono con la politica.

    Guarda che io la penso esattamente così, e quelli che puntano sull’ingegneria elettorale per diventare maggioranza sono soprattutto quelli – dentro il Pd specialmente, fuori la parola “maggioranza” non esiste – che puntano sull’astensionismo perché se no “non vinciamo più”. Io non punto sul sì per trasformare una minoranza in maggioranza, tutt’altro. Io punto sul sì perché credo sia l’unica via oggi per avere una legge elettorale migliore di questa. Nel frattempo, vittoria o no del sì, la sola presenza del referendum è motivo di discordia tra Pdl e Lega, e credo che l’opposizione dovrebbe farlo notare e provocare le due parti affinché continuino a litigare, dando per scontato che i loro litigi si traducano in perdite di consenso e popolarità.