Frase del giorno
«Anzi, io ogni giorno che passa penso che quelle vignette siano una tragica rappresentazione del cattivo gusto: quel Maometto brutto, barbuto, con la satira non c’entra niente. La satira è gioco, allegria…». Provocazione… «Sì, certo. Ma bisogna saperla fare. Quelle vignette mi ricordano invece solo certe altre caricature, di tanti anni fa, quando qualcuno disegnava gli ebrei con il naso adunco…». Quindi lei non le avrebbe pubblicate. «Esatto, non le avrei mai messe in pagina».
Parola di Vauro Senesi, il 5 febbraio 2006. Proprio lui, a discettare di buon gusto e di cattivo gusto, di cosa è satira e cosa non lo è, di vignette da pubblicare e di vignette da non pubblicare – oggi vi direbbe da censurare, forse. La sanzione disciplinare inflitta a Vauro dalla Rai mi sembra un’enorme scemenza, ma i martiri difensori part-time della libertà di espressione mi fanno ribollire il sangue, per di più se sono del tipo arrogante con la Binetti e prono con i fanatici invasati e assassini.
(hat tip: Abr)
Sullo stesso tema:


dovrebbe ribollirti solo per il conformismo e lo spirito censorio che anima chi ci governa, lasciando perdere i difetti privati di chi non ha nessun complito amministrativo e non agisce nel nome di nessuno senon di se stesso. o no?
C’è da dire che noi siamo più abituati a prendercela coi nostri, forse anche a ragione.
Ma il ragionamento, ci pensavo, vale anche all’opposto. Cioè i non scandalizzati da maometto, e scandalizzati da Vauro.
Credo che ci sia un baratro tra la frase di Vauro e la sua sanzione amministrativa (e sospensione).
Dire “io non pubblicherei un contenuto” o affermare che quelle vignette erano di cattivo gusto è legittimo. Così come è legittimo dire che le caricature di Vauro di Berlusconi (nano con il sorriso spocchioso) lo sono altrettanto. Del buon gusto delle vignette presentate ad Annozero si può discutere, ma prendere dei provvedimenti nei confronti di un dipendente a causa dei propri gusti è abuso di potere.
Non esiste un correttore di bozze in TV, nessuno ha avuto il tempo di vedere quelle vignette prima che fossero pubblicate. Vauro non avrebbe pubblicato le vignette se fosse stato direttore di un giornale, ma tutti sappiamo che quando leggiamo un giornale leggiamo il punto di vista di una redazione. Nessuno pensa che quando si guarda un programma TV si colga il punto di vista del CDA, ma quello della redazione del programma, soprattutto se è in diretta. Che poi tale redazione venga spesso decisa dal CDA è un altro discorso ;-)
Insomma, sappiamo tutti che il direttore della RAI si sarebbe potuto benissimo limitare a prendere le distanze dai contenuti o dalla forma delle vignette, senza arrivare a sospenderne l’autore. Confondere l’espressione del proprio giudizio e la responsabilità di un editore con la censura a posteriori e l’abuso di potere, da parte di una persona intelligente quanto te, mi sembra parecchio ipocrita.
Complimenti.Strepitoso post.
Forse non è chiara la differenza tra opinione e censura. Opinione è quando uno esprime la sua idea su qualcosa (ad esempio delle vignette che non gli piacciono), censura è quando qualcun altro gli impedisce di esprimerla (come è successo a Vauro, ti piaccia o meno).
[...] da quello di Francesco, per protestare convinto e nuovamente indignato che lui* può difendere la libertà di Vauro, ma Vauro, per coerenza, non [...]
Come ha ben detto Filippo, c’è una bella differenza tra opinione e censura: su quelle vignette la penso esattamente come Vauro, le trovai stupidamente offensive e inutilmente provocatorie, ma ciò chiaramente non vuol dire che secondo me la loro pubblicazione, che mi pareva inopportuna, andasse proibita…
Bè Filippo, se tu fossi il proprietario di un giornale e un tuo dipendente pubblicasse qualcosa o sostenesse opinioni che non condividi perché reputi sbagliate o offensive – e non mi riferisco alla vignetta di Vauro che non mi sembra insignificante e quindi non chissà che offensiva – davvero se potessi non lo licenzieresti? A me sembrerebbe libertà, non censura, anche perché mica gli staresti vietando di lavorare da altre parti: gli stai vietando di lavorare da te e basta.
Vauro disse “io quelle vignette non le avrei messe in pagina” ==> ergo “quelle vignette non sono da pubblicare” ===> “sono da censurare”.
Per la RAI le vignette di vauro non sono da mettere in onda ===> le vignette non vanno in onda.
Non vedo, al di là dei soloni che cercano qua con abili arrampicate su specchi e dizionari della lingua italiana, una grossa differenza.
Esattamente. La differenza tra opinione e censura è solo nel potere che ha il singolo individuo. Vauro non dice solo che quelle vignette non gli sono piaciute. Vauro dice che potendo, fosse dipeso da lui, quelle vignette non le avrebbe pubblicate, come un Mauro Masi qualsiasi. Non lo avrebbe fatto perché «la satira è gioco, allegria», come un Mauro Masi qualsiasi.
Che poi certo, Giovanni dice bene: dall’altra parte ci sono incoerenze altrettanto evidenti, forse anche di più. Ma davanti a cose come questa parlare di “altra parte” perde un po’ il suo senso.
c’e’ un gran casino.
vauro quelle vignette non le avrebbe pubblicate: scelta legittima di un eventuale editore. ipotesi: le vignette su maometto vanno in onda sulla tv di stato (quindi, in teoria anche nostra), vauro e’ presidente garante o qualunque cosa della suddetta tv di stato, beh non credo che vauro avrebbe cacciato l’autore delle vignette. o, almeno, non e’ questo quello che dice nella sua dichiarazione.
per questo il ragionamento di androkos non regge, perche’ la rai non e’ un giornale. per questo jack fa il passo piu’ lungo della gamba: censurare non e’ la stessa cosa che non pubblicare (e comunque vauro non e’ stato censurato, quanto, forse, cacciato). per questo, francesco, il tuo post ha poco senso: vogliamo negare ad una persona di esprimere opionioni su altre che fanno il loro stesso lavoro e dire “no, con loro non vorrei lavorarci”? a qualche cosa a che fare con la censura?
Concordo con lucap.
Dire “non le avrei pubblicate” non è come dire “se le avesse trasmesse sulla mia TV l’avrei cacciato”. C’è un abisso, e lo sapete. Paragonare una redazione giornalistica ad una tv è improponibile.
Non ci vedo nulla di male a paragonare una tv a una redazione giornalistica,visto che si discute se sia lecito o meno decidere che e cosa pubblicare e trasmettere; al massimo il discrimine è che si tratti di una tv di stato, i cui criteri sono un po’ diversi da quelli di una tv gestia da un privato. E non capisco un’altra cosa, Luca: perché dici che se Vauro pensa che quelle vignette non debbano essere pubblicate, non deduci che non le vorebbe trasmesse in tv? Anzi a maggior ragione: se pensa che non siano un buon prodotto e non le vuole pubblicate, non dovrebbe metterci ancora più cura e quindi decisione nel non sceglierle dovendo gestire la cosa pubblica?
La differenza (mi permetto di rispondere anche se era stato interpellato Luca) è che in una redazione il direttore può vedere il giornale prima che venga pubblicato, cosa che non può avvenire con una trasmissione TV in diretta.
Credo che in questa situazione sia scorretto parlare di censura, perché le vignette di Vauro sono state mostrate in TV senza alcun problema (proprio perché prima nessuno le aveva potute vedere, avendole lui disegnate in diretta). La sua cacciata successiva mi sembra eccessiva e strumentale, ma non penso si possa parlare di censura, semmai di sproporzione fra comportamento del singolo e punizione.
La tesi di questo post è “Vauro si lamenta perché l’hanno cacciato” MA “Vauro dice che non avrebbe pubblicato le vignette su Maometto” QUINDI “Vauro è incoerente e non dovrebbe lamentarsi”.
La tesi è palesemente falsa. Se Vauro avesse detto “se fossi al posto del direttore della RAI caccerei Vespa perché è fazioso” allora il procedimento logico avrebbe senso, ma posto così com’è non funziona.
Ragazzi, è molto più semplice. E’ chiaro che ci sono differenze tra la pubblicazione di una vignetta e la sua lettura in diretta, e quella differenza è che per la prima il controllo editoriale è preventivo alla pubblicazione e per l’altra è successivo. Ma il controllo c’è, con tutte le sue caratteristiche: altrimenti nessuno sarebbe responsabile di quello che va in onda in diretta. Nei giornali, il responsabile è il direttore: Vauro dice che se lui fosse stato il direttore, la vignetta non sarebbe stata pubblicata. In tv, il responsabile è il direttore, che ovviamente non può cancellare una cosa che è andata in onda ma può prendere altri provvedimenti, provvedimenti che non possono che essere sanzionatori o riparatori, dato che non si può tornare indietro nel tempo. Se fosse stato direttore di una tv Vauro avrebbe detto, stando alla sua posizione: questa ormai è andata, altre vignette come quella non andranno in onda. Masi non ha fatto nemmeno questo – che sarebbe stato assolutamente nel pieno dei suoi diritti e doveri di direttore – bensì una scemenza. Vauro non è stato licenziato, non è stato cacciato, non è stato censurato: è stato sospeso per una puntata. Se volete la mia opinione, ripeto, trattasi di scemenza, tant’è che poi ieri sera anche senza Vauro in studio le sue vignette sono arrivate ugualmente. Ma sappiamo cos’avrebbe fatto Vauro: avrebbe evitato che altre vignette come quella finissero in diretta. Opinione più che legittima, se poi non ci si straccia le vesti in nome dell’assalto alla libertà di espressione quando le proprie vignette non vengono più mandate in onda.
A parte il cattivo gusto (parola della settimana, mese, anno per i senes severiores di rete e stampa) di collegare le parole di Vauro all’assalto criminale dell’ambasciata italiana, che pure è cosa sulla quale rifletterei se scrivessi un post sul cattivo gusto di qualcun altro (la trave e la pagliuzza, no?), mi sembra che il puntello ideale sul quale imperni la tua difesa (il potere è la sola differenza tra opinione e censura, quindi anche Vauro è un censore) sia veramente troppo debole per una persona ben istruita.
Primo, perché Vauro ha commentato una scelta artistica ed editoriale di un collega, essendo alla pari e rilevando, peraltro, un tarlo per nulla insignificante, vale a dire la facile deriva razzista di una satira che si trasforma in intrattenimento reazionario (chiunque conosca la storia della comicità sa a cosa mi riferisco). La Rai, invece, ha effettivamente censurato un dipendente: se la realtà è ancora un argomento di un certo interesse, la distanza fra i due casi è già sostanziale ed eccezionale.
Secondo, e assai più importante, il potere non costituisce mai una piccola differenza: questo è il motivo per cui negli USA un politico ci pensa due volte prima di scagliarsi contro un comico o un giornalista, mentre comici e giornalisti si scagliano a vicenda l’uno contro l’altro e contro i politici di ogni schieramento, con quella splendida libertà che io invidio loro. Tanto è potente l’informazione in sé che pare fin eccessiva: in Gran Bretagna, ad esempio, è sufficiente un’inchiesta scandalistica (purché documentata e basata su fatti veri) per distruggere per sempre una carriera politica. Ma in Italia, no. In Italia un giornalista (o un comico) non è potente come un editore, e l’editore non è potente come il governo: e, come si vede, tali gerarchie sono fedelmente applicate. Intendo dire che il potere non è mai una piccola variabile: è l’argomento dell’equazione, che a risolverla sia la politica (esercitandolo) o il giornalismo e la satira (osservando-analizzando-criticando) non importa, ma ognuno deve rapportarcisi secondo i propri strumenti e senza confondere i calcoli del vicino, tantomeno strappargli il foglio di mano.
Tu, Gramellini e Grasso potete criticare in ogni modo Vauro e Santoro: questo è il senso illuminista della libertà; in questo consiste l’opinione di Vauro sulle vignette sacrileghe. Ma Berlusconi e Fini devono farsi da parte, altrimenti Masi si trova costretto a reagire come qualunque dipendente: obbedendo alle volontà del datore di lavoro.
PS – Assecondando questa aberrazione logica secondo cui esprimere dissenso equivale a censurare, per non passare da censore, non dirò nulla di quella sorta di insulto ad Aristotele che è il “sillogismo” di jack: ognuno lo giudichi da sé nella sua vacuità argomentativa.
ok francesco, e in parte arianna, mettiamo per un secondo che mi scordo che la tv e’ di stato, che il canone lo paghiamo noi, e tutto il resto, e a cuor leggero accetto l’idea che il direttore possa effettivamente decidere su chi e come e cosa mandare in onda senza pensare che quello e’ un servizio pubblico.
e, punto due, concordiamo che sia una scemenza aver sospeto vauro, ancorpiu’ considerando che vauro era di ritorno da qualche parte e non avrebbe presenziato comunque (cosi’ ho letto mi pare sul manifesto). e allora, torniamo da capo, al post: che senso ha dargli addosso dicendo che lui non avrebbe pubblicato delle vignette? che senso ha provare a mettergli in bocca che forse lui le avrebbe censurate?
e poi, non e’ che forse ogni tanto ci proviamo un gusto quasi masochistico non tanto e non solo a prendersela con i nostri (come dice giovanni) ma a provare a sbugiardare sempre e comunque – i nostri e non – e trovare quella piccola lontana cosina che faccia sembrare che anche stavolta no, mica e’ senza peccato anche lui!? a che/a chi serve?
Luca, stai pericolosamente scivolando dal concetto di “giusto” a quello di “utile”.
Allora che senso aveva mettere le dichiarazioni di Cofferati? Anche quelle sono “sbugiardanti” e “peccatanti”.
Vauro aveva detto una vaccata, nel momento in cui si contraddice, si fa notare.
il problema e’ proprio che Vauro secondo me non aveva palesemente detto una vaccata, ma espresso un suo parere se fosse stato editore di qualcosa. la vicenda e’ del tutto diversa da questa, come ho gia’ detto. Cofferati aveva mille volte detto e fatto una vaccata.
non e’ la stessa cosa.
argomento, prendendo stralci da una conversazione privata(parole mie, si capisce):
io difendo la liberta’ di un editore di pubblicare quello che vuole ma nn chiedetemi di difendere la liberta’ di un direttore di una tv di stato (quindi amministratore dei NOSTRI beni) di cacciare uno perche’ fa una vignetta considerata oscena. attenzione, nn contro la legge, ma oscena. un direttore deve rispondere a standard di qualita’, e di audience ahime’. nn credo anno zero abbai contraddetto nessuno dei due, considerando la qualita’ di altra cose in tv – ed in questi giorni drammatici soprattutto. poi in assoluto possiamo discutere se anno zero e’ o non e’ una buona trasmissione, ma questo non c’entra ora.
Non capisco. Il direttore di una tv di stato non ha diritto (e dovere) di decidere cosa trasmettere sul canale che dirige? L’unico discrimine è il fare cose illegali? E allora a che serve il direttore? C’è già la polizia, per sanzionare le cose illegali.
Sembra che Vauro, Santoro, Vespa, Tizio o Caio abbiano un qualche diritto inviolabile per cui devono andare in diretta una volta la settimana sulla tv di stato. Hanno quel diritto in quanto firmatari di un contratto o in quanto cittadini italiani? Se ce l’hanno in quanto firmatari di un contratto, i loro diritti e i loro doveri stanno su quel contratto che hanno firmato, fino al giorno della sua scadenza. Su quel contratto stanno scritti anche i motivi per cui possono essere legittimamente e liberamente sanzionati dai loro superiori e rimossi dai loro incarichi. Non solo se fanno cose illegali, anche se fanno cose inopportune, brutte o oscene. E dovremmo augurarci che sia così, altrimenti non avrebbe senso lamentarsi per il fatto che il Tg1 si bullasse degli ascolti dopo il terremoto: trattasi di una cosa perfettamente legale. Così come è legale trasmettere i programmi spazzatura, riempire la tv di tette e culi, eccetera. Tutte cose legali. Invece noi vorremmo un direttore che facesse i palinsesti, che decida cosa tenere e cosa lasciare, no? Solo che se decide di lasciare quello che a noi non piace, ecco gridare all’abuso e alla censura. No. Al limite si tratta di una scelta editoriale sbagliata, ovviamente contestabile quanto ci pare.
Se poi invece si pensa che Santoro e Vauro hanno quel diritto intoccabile in base al fatto che sono cittadini italiani e devono poter esprimere le loro opinioni sulla tv degli italiani, allora voglio la stessa cosa anche io. Un programma in diretta tv ogni settimana.
“Tutte cose legali.” vero, ma di pessima qualita’. no, un direttore deve stare attento alla qualita’, non solo alla legalita’. io non credo quelle vignette di quel giorno fossero di qualita’ piu’ scadente di prima.
“Hanno quel diritto in quanto firmatari di un contratto o in quanto cittadini italiani? Se ce l’hanno in quanto firmatari di un contratto, i loro diritti e i loro doveri stanno su quel contratto che hanno firmato, fino al giorno della sua scadenza.”
concordo, ed infatti possiamo discutere sul fatto che santoro abbia gia’ il contratto per l’anno prossimo e forse andrebbe sostituito con qualcosa di nuovo, ma che c’entra questo con il fatto che una persona venga cacciata perche’ fa una vignetta? tu lo sai cosa c’e’ scritto in quel contratto? io no personalmente, se c’e’ scritto non pubblicare vignette con cubature e bare ok,mi ricredo.
come dicevo c’e’ poi il discrimine dell’audience, che certo non vale in assoluto (senno’ viva amici!), ma qualcosa vorra’ dire se 5 milioni di persone hanno visto una puntata sul terremoto dopo tutti gli approfondimenti che c’erano gia’ stati? di questo un direttore deve tener conto.
io non credo quelle vignette di quel giorno fossero di qualita’ piu’ scadente di prima.
Introducendo il principio sacrosanto della qualità mi dài ragione: si tratta di una decisione editoriale. Può essere certamente giusta o sbagliata – mi sembra che per entrambi la decisione riguardo la vignetta sia sbagliata – ma trattasi di quello, non di censura. Una cosa perfettamente nei diritti di qualsiasi direttore. Io credo invece che la trasmissione di Santoro fosse ampiamente deficitaria sul piano della qualità giornalistica: probailmente non lo avrei sospeso, sicuramente non lo avrei assunto.
tu lo sai cosa c’e’ scritto in quel contratto? io no personalmente, se c’e’ scritto non pubblicare vignette con cubature e bare ok,mi ricredo.
C’è scritto sicuramente – come su qualsiasi contratto giornalistico – che il direttore della Rai e il direttore di rete (che per Santoro è Raitre, a causa di un bizzarro accordo) sono responsabili di quanto Santoro dice e fa e quindi possono intervenire se giudicano faccia o dica cose inopportune che recano danno all’azienda. La stessa cosa vale per te col Manifesto e per me con l’Unità: è loro diritto. La discussione, quindi, è se quella vignetta fosse abbastanza da giustificare la reazione: la nostra risposta è no, siamo d’accordo. Trattasi di scelta editoriale sbagliata, non di attentato alla libertà d’espressione.
Mi sembra che Vauro, Santoro e tanti dei loro sostenitori non parlino di scelta editoriale sbagliata, bensì del fatto che le vignette e la satira non debbano mai subire controlli editoriali sui loro contenuti perché naturalmente irriverenti, provocatorie e quindi “zona franca”. Chi la pensa così non può concordare col Vauro che non vorrebbe pubblicare le vignette danesi. Se Vauro pensa sia l’una che l’altra cosa, allora è in palese contraddizione.
qualcosa vorra’ dire se 5 milioni di persone hanno visto una puntata sul terremoto dopo tutti gli approfondimenti che c’erano gia’ stati? di questo un direttore deve tener conto.
Tener conto sì, esserne schiavo no. Se no, appunto, viva Amici.
ripeto, la differeza tra un giornale normale e la Rai e’ che la Rai e’ finanziata anche da me e da te, l’unita’ no. se l’unita’ ti caccia perche’ non arrivi agli standard di qualita’, fatti vostri (tuoi, di soru, di concita etc). in questo caso sono fatti di tutti.
“Trattasi di scelta editoriale sbagliata, non di attentato alla libertà d’espressione” siamo d’accordo, ma diciamo che mi preoccupa se la scelta editoriale sbagliata venga fatta cosi’ e proprio in questo momento, quando un canale piu’ in la’ maroni brontola crozza. e lo dico, ti assicuro, senza nessun dietrologismo e senza pensare che siamo in una dittatura o amenita’ del genere.
en passant, se non sbaglio santoro risponde al direttore del Tg3 e a quello di rai due, ma mi sembra di aver capito che i due siano stati “scavalcati” da quello della rai.
Attenzione a non confondere le carte in tavola: qui non siamo più alla linea di partenza, ma a quella d’arrivo. Pur non conoscendo il contratto di Santoro, né quello di Vauro (e dubito che tu ne sappia più di chiunque altro), le leggi di mercato valgono per tutti: un direttore non sospende un programma che gli porta ascolti e introiti pubblicitari (figuriamoci adesso che Santoro ha “battuto” lo speciale della De Filippi…). Per questo si dice che i direttori editoriali, di norma, sospendono o cacciano solo in caso di diffamazione e non per il gusto personale: l’arbitrio non è una virtù del buon direttore e la polizia non fa le linee editoriali (questo sarebbe Orwell), ma la prevenzione da future cause milionarie normalmente muove talvolta ad una sospensione parzialmente giustificata pur prima dell’accertamento del reato diffamatorio (nonostante, poi, i tribunali diano spesso torto ai politici suscettibili, vd. Luttazzi).
A questo livello preliminare stanno i diritti (non inviolabili in astratto) dei giornalisti nei rapporti con le dirigenze: chi informa e intrattiene deve fare l’interesse del pubblico che accede al servizio (anche mostrando tette e bullandosi degli ascolti, a suo rischio e pericolo). Così, il giudizio di gusto su quanto mostrato va equilibrato fra dirigenza e pubblico: chi vive dell’una parte senza l’altra fa un grave torto alla comunicazione stessa.
Alla livello ulteriore, invece, sta l’effettiva realtà: Masi non è un direttore qualsiasi, perché fa riferimento ad una commissione parlamentare che è espressione del potere politico. A questo punto ci troviamo di fronte al dilemma dell’uovo e della gallina: vengono prima l’indignazione di Fini e Berlusconi, o la censura di Masi? Secondo ANSA, viene prima lo sdegno politico. Questa – fa male dirlo – è censura politica, è maccartismo. Accettarla o liquidarla come semplice scemenza dà il segno del senso di democrazia diffuso in questo paese. Quando la RAI sarà veramente libera, allora i direttori potranno concordare coi politici di ogni sponda sul cattivo gusto dei giornalisti. Non si può parlare di RaiDue come della CBS o del Guardian finché il Parlamento sceglierà direttori e gerarchie televisive.
In ogni caso, da un punto di vista squisitamente giornalistico, non si capisce perché una RAI, che accetta le “trasmissioni cucite addosso”, reagisca solo contro quelle che rompono le scatole o hanno cattivo gusto: il gusto è un giudice implacabile che non si applica con un “non mi piace”, ma richiede più profondità. Santoro non va difeso perché critica il governo e invita Di Pietro, così come Vespa non va difeso perché sul governo si appiattisce: ognuno merita il suo spazio, in una tv pubblica, fintantoché ha successo e seguito. Infatti, quello che avrei gradito notare nella manovra moralizzatrice del dr. Masi sarebbe stata qualche lettera/email degli spettatori. Invece no, ci è stato servito il solito “panino” di opinioni politiche: questo dà un segnale chiaro di chi ha peso sulle decisioni editoriali del servizio pubblico. Tu lo accetti? Io no.
Comunque sia, dato che finora non è stato trovato nulla di falso nelle accuse di Annozero alle azioni della Protezione Civile, dove sta il quid della critica a Santoro? Dov’è il cattivo gusto di Santoro? (su quello di Vauro si può anche concordare, ma quella è satira) I just don’t get it. Tutto ciò sa molto di disputa fra patriottismo e disfattismo: “Santoro parla male della Protezione Civile perciò non è di buon gusto”… ma non siamo più nel 1915, eh!
Hai presente il fuoco di fila contro Bush dopo Katrina? Negli Stati Uniti i giornalisti furono liberi di criticare il Capo dello Stato perfino in una situazione esponenzialmente più grave di quella abruzzese. Nessuno fu sospeso per cattivo gusto, e ciò è semplicemente innegabile.
Yes, they could. No, we can’t.
PS – In ogni caso, nulla autorizza, a mio parere, il fallace collegamento tra Vauro, censura e coerenza che qui è stato proposto.
Disegnare gli africani come baluba con l’orologio al collo, i cinesi (o i vicentini) come mangiagatti, gli arabi come barbuti, gli ebrei come nasoni non è satira, è intrattenimento reazionario, sfottò. Vauro può permettersi di giudicare al riguardo, in quanto vignettista satirico. Il potere politico colpito dalla satira non può giudicare, in quanto oggetto della satira. A rigore, nemmeno noi potremmo giudicare, perché il lazzo della satira (specie quella “moderata” di Orazio e Giovenale, quella citata dai finti puristi) si rivolge anche contro di noi. Senza “contraddittorio”. Senza “riequilibrio”.
Hai mai letto una parabasi di Aristofane? In quei versi ricchi di turpiloquio e allusioni non c’è solo la critica di Cleone e della demagogia, ma c’è la derisione dei costumi. Allora, la sacralità dell’atto (garantita dal quadro religioso) non concedeva a nessuno di interrompere la messa in scena. Neppure a Socrate, nonostante la palese diffamazione da lui subita nelle Nuvole.
Nel V secolo.
Avanti Cristo.
Non abbiamo fatto qualche passo indietro? O acquistando la pennicillina e la pastorizzazione abbiamo perso la libertà?
Mi pare evidente la differenza tra la RAI e un giornale.
La RAI è pagata coi soldi di tutti i cittadini, esistono sentenze della Corte Costituzionale che fin dagli anni ’60 hanno invitato il parlamento a dare spazio al pluralismo. Finché sarà un servizio pubblico questo è ciò che dovrebbe fare. Dare spazio a tutti coloro che sono in grado di gestirlo professionalmente, non solo a chi fa comodo a questo o quello schieramento politico.
Un giornale è invece fatto coi soldi di privati (o almeno dovrebbe) quindi è chiaro che può allontanare chi non rispetta la sua linea editoriale. E’ proprio per questo che esiste nel contratto giornalistico qualcosa che si chiama “clausola di coscienza” che dovrebbe consentire al collaboratore allontanato (o che si allontana) per “divergenza di vedute” di essere indennizzato dall’editore.
Mi sembra che spesso l’antipatia personale e il gusto di fare gli “anticonformisti del progressismo” qui contino di più dell’onestà intellettuale.
Non riesco a star dietro ai commenti e a rispondere a tutti, mi dispiace. Ma mi dispiace che si dicano delle cose sgradevoli come che qui «l’antipatia personale e il gusto di fare gli “anticonformisti del progressismo” qui contino di più dell’onestà intellettuale». Le mie antipatie sono frutto delle mie posizioni, certamente discutibili quanto libere e oneste. Non c’è nessun gusto a fare l’anticonformista, sarei molto più contento se tutti la pensassero come me. Vorrei farvi osservare però che un pensiero progressista che ha vinto le elezioni due volte in sessant’anni avrebbe forse bisogno di un po’ di coraggio in più.
La vignetta di Vauro se l’è presa con il governo, non con un dio né con i morti. E’ stato colpito dalla sospensione in quanto l’anello più debole del carrozzone Santoro. Dovresti capirlo perfino tu.