Cos’è successo ieri

La notte prima dell’assemblea costituente avevo descritto il campo da gioco, gli schieramenti e gli orientamenti. Sulla base di quella situazione avevamo elaborato un piccolo piano – ci arrivo dopo – per tentare di sparigliare le carte, discutere di qualcosa e uscire dal rigido schema della festosa kermesse, che poi invece è quello che si è puntualmente verificato. Arrivati all’assemblea, però, avremmo scoperto quasi subito che nella notte erano cambiate due cose non indifferenti, rispetto allo schema della sera prima.

La prima cosa è che buona parte dei veltroniani aveva stretto un accordo sulla candidatura Franceschini e gli altri avevano deciso di non rompere le scatole, lasciando così al solo Parisi – già compromesso, davanti agli elettori e ai costituenti, grazie alle sceneggiate delle altre volte – la bandiera delle primarie subito. Lo abbiamo capito quando, scorrendo la lista dei cinque interventi a favore delle primarie, abbiamo visto sparire il nome di Stefano Ceccanti, inizialmente previsto e col quale invece la sera prima ci eravamo sentiti più e più volte. «Non possiamo lasciare questa battaglia a Parisi». Parola di Stefano Ceccanti, ore 22: era lui, di fatto, l’organizzatore del fronte anti-Franceschini. Il giorno dopo al suo posto ha parlato Rognoni, probabilmente desideroso di prendersi una vendetta contro chi non lo ha riconfermato nel cda Rai. Allo stesso modo, la mattina abbiamo visto il nome del veltronianissimo Ermete Realacci saltar dentro i cinque oratori pro-Franceschini. L’accordo era stato stretto, all’insegna del solito mantra: non spaccare il partito. Inutile dire che un dissenso dei veltroniani avrebbe reso tutto molto più fluido e forse avrebbe spinto i costituenti ad avere un po’ di coraggio in più. Così, invece, chi si metteva fuori dalla scelta di Franceschini si metteva fuori da tutto, e l’assemblea di ieri – ci arrivo dopo – era innanzitutto un’assemblea di funzionari di partito ed eletti a tutti i livelli.

La seconda cosa diversa da come ci aspettavamo era l’umore dell’assemblea. Eravamo tutti convinti di trovare un dissenso forte, nei confronti dell’attuale dirigenza e della soluzione Franceschini. Non avevamo questa convinzione sulla base dell’esplorazione del nostro «demi-monde» – per dirla come quello lì – per quanto quel «demi-monde» diventa ogni giorno più largo e rappresentativo e bisognerà anche riconoscergli il suo peso, un giorno. Lo eravamo sulla base delle cose che avevamo ascoltato da parte di decine e decine di persone iscritte al partito, dai cosiddetti militanti. Sulla base delle cose che al forum si erano detti parlamentari e iscritti, dalemiani e veltroniani. Io personalmente lo ero anche sulla base dei diecimila commenti arrivati al sito dell’Unità che mi ero letto quasi uno per uno: commenti scritti non dal “popolo della rete”, non dai grillini o dai dipietristi, bensì da persone che spesso non hanno nemmeno un indirizzo email, da abbonati al giornale, da gente con vent’anni di tessera. Aveste provato voi a fare un test, e aveste chiamato la sera dell’assemblea venti persone a caso iscritte al partito, cosa vi avrebbero detto? Viva Franceschini? No. Lo dicevano anche i sondaggi: non quelli inutili dove voti dieci volte ma quelli fatti seriamente. Lo dicevano tutti i giornalisti e gli editorialisti del paese, da quelli più schierati a difesa dell’apparato ai noti battitori liberi. Lo dicevano tutti, invece non era così. Ci eravamo dimenticati del tutto delle modalità con cui fu eletta quell’assemblea, con le liste bloccate redatte da Goffredo Bettini e pochi altri maggiorenti. Ci eravamo dimenticati del fatto che l’assemblea costituente rappresentasse – tra gli altri – anche tutti gli eletti del partito: parlamentari, consiglieri regionali, consiglieri comunali, eccetera. Chi si sarebbe catapultato a Roma convocato appena due giorni prima? Chi avrebbe voluto, chi avrebbe potuto? Sono arrivati in 1200 sui 2800 totali, ed erano in assoluto la platea più disciplinata e narcotizzata che io abbia mai visto. Nessuno ha mai storto il naso, nemmeno quando l’ineffabile Realacci ha detto che «alla gente le primarie non piacciono, mia mamma non le vuole». Nemmeno quando la Finocchiaro si è proclamata «orgogliosa delle nostre diversità», nel giorno in cui erano tutti blindatamente compatti. Nemmeno quando Rosy Bindi ha motivato acrobaticamente il suo appoggio alla soluzione Franceschini. Nemmeno quando Franceschini ha detto «c’è ottimismo, oggi è un giorno nuovo». Applausi scroscianti a ogni riferimento alla solita sbobba, al lavorare pancia a terra, a stare uniti. Applausi scroscianti per ogni plauso a Walter Veltroni, applausi scroscianti per ogni critica a Walter Veltroni.

Il piano prevedeva che in caso di elezione immediata del segretario, avremmo tentato di trovare un buon candidato che sparigliasse le carte, sul quale far convergere i voti dei delusi – che immaginavamo essere parecchi. In assenza di un buon candidato, ci saremmo accontentati di un candidato qualsiasi, di bandiera. Per dare gambe a questa possibilità servivano tre cose: un fronte fluido, un’assemblea scontenta e – da parte nostra – la partita perfetta. Le prime due cose sono sparite dalla sera alla mattina, la terza non l’abbiamo fatta. Se c’era una possibilità di scalfire quel moloch, questa era attraverso cinque interventi magnifici ed esaltanti, che rassicurassero la platea sull’assenza di rischi nel fare le primarie e puntassero il dito contro una soluzione ancora più fintamente unanime di quella che incoronò Veltroni. Di fatto, l’unico a fare un intervento degno di questo nome è stato Gad Lerner. Parisi avrebbe fatto meglio a non parlare e lasciare il timone ad altri, ma il suo fine era soprattutto mettere una bandierina. Rognoni è stato pessimo, noioso e inconcludente. Paola Concia, con la quale erano state concordate tutte le tappe del piano e che sarebbe stata la nostra eventuale candidata, ha fatto un discorso energico ma improvvisato ed eccessivamente umorale. Due errori, quindi: non scegliere oratori migliori e non aver preparato un buon discorso all’eventuale candidata. Due errori gravi e fondamentali.

Un buon discorso avrebbe fatto la differenza? Probabilmente no. Ma avrebbe fatto qualcosa. Forse avrebbe scosso la base. Forse avrebbe inchiodato la dirigenza ad alcune responsabilità. Avrebbe, soprattutto, smascherato alcuni dei mille alibi dietro i quali si nascondeva chi non voleva fare le primarie. Avrebbe chiesto conto a Cuordileone Bersani del suo comportamento scriteriato. Avrebbe svergognato in tre frasi tre quell’unanimismo terribile, peggiore di quello che ha condannato Veltroni. E avrebbe attirato applausi e visibilità mediatica, che contano e servono. Non è andata così.

Si è votato quindi per decidere se eleggere subito il segretario o iniziare il percorso per le primarie. Su 1200 votanti, 1000 erano per il segretario, quindi per Franceschini. Abbiamo capito che ci saremmo dovuti cercare quelle cento firme nei rimanenti 200, e tra quei 200 c’erano i parisiani che avevano anche loro grande difficoltà a trovare le firme e soprattutto non avevano alcuna intenzione di unire le forze e convergere su un candidato esterno alla loro componente organizzata. Abbiamo raccolto un po’ di firme ma abbiamo capito che non saremmo riusciti ad arrivare a cento. Il piano era fallito. Mentre i parisiani faticavano ancora – qualcuno sospetta (ma è solo una voce) che non abbiano mai raggiunto le cento firme, le loro firme sono state raccolte da Franceschini, pur di evitare uno spettacolo sovietico – è saltata fuori a un certo punto l’ipotesi di una candidatura di Francesco Boccia, in aperta rottura con la disciplinata obbedienza dei lettiani. Ma è svanita subito anche questa. Di fatto una candidatura terza era impossibile.

Ultimate le candidature ha parlato Franceschini, che ha finito praticamente a ora di pranzo. Alla fine del suo discorso la Finocchiaro ha salutato tutti, ha ricordato gli orari in cui erano aperte le urne e poi, mentre tutti andavano a mangiare, ha dato la parola a Parisi, che ha parlato nel caos generale. Sono seguiti gli interventi estemporanei di una serie di mezze figure: alcuni decenti, altri veramente penosi. Ha parlato Cuperlo, deludendo. Ha parlato Luca Spadaro, che era il capo della sinistra giovanile di Catania quando vivevo lì. Ha parlato uno che ha detto che il Pd è «la terza fase morotea». Cuordileone Bersani ovviamente se l’è fatta alla larga.

Poi si sono contate le schede. Come avevamo previsto, di fatto hanno votato per Franceschini tutti coloro che volevano il segretario subito. Dei duecento che volevano le primarie, solo 92 voti per Parisi (meno delle firme teoricamente raccolte, e vi garantisco che quelli per Franceschini non firmavano manco morti). Più di cento astensioni, che la Finocchiaro non si è nemmeno degnata di citare, ché fa comodo a tutti metterla sul «tuttiuniti vs Parisi». Invece c’eravamo anche noi, che alla fine non avevamo alcuna intenzione di votare né l’uno né l’altro.

Tutti contenti. Il partito riparte, Walter aveva ragione, siamo uniti. Ma cos’avevamo sbagliato, allora? Se era un problema di linea, perché eleggere il vice di Veltroni? Se il problema era l’unanimismo di facciata, perché chiudersi dietro uno ancora peggiore e più largo? Se Franceschini non sarà un commissario fino a ottobre, perché lo sfidante Bersani gli ha lasciato la platea? Eccetera. A parte un gruppetto di fulminati, ieri queste domande all’assemblea non interessavano. Franceschini giurerà sulla Costituzione: tutti in piedi ad applaudire. Abbiamo risolto i nostri problemi.

40 commenti

  1. Kerub:

    dovevate votare tutti Gad Lerner,

  2. Luca:

    La mia opinione è che queste cose devono essere organizzate mesi prima, non agli ultimi due giorni. Il che significa che la "corrente fluida" di generazione U e de I Mille dovrebbe iniziare ad avere linee e leader definiti fin da subito. Così, quando capita l'emergenza, tutti sanno qual è il proprio posto e ruolo – un "tutti ai posti di combattimento" e che ci diano un giorno o un mese all'improvviso non è più importante, perché si è pronti da prima.

    Bisogna essere pronti alla partita perfetta dev'essere pronta ben prima del fischio di inizio, particolarmente quando non si può prevedere quando arriva :-)

  3. wobegon:

    Bisogna pensare a una figura e, molto più importante, una piattaforma per il congresso.
    L'area del rinnovamento vero, chiamiamola così, non ha la forza di esprimere un candidato vincente, credo. Ma potrebbe risultare determinante se si andasse a uno scontro fra big. Bersani è in campo, perchè non pensare a Franceschini come possibile alleato?

  4. Donato De Sena:

    Se bisogna mettere in moto la macchina delle primarie per far andare a votare milioni di persone, che devono solo mettere una croce su una lista bloccata, meglio non far nulla. Meglio votare il segretario con l'applausometro all'assemblea congressuale. Una imitazione dell'elezione per acclamazione come avveniva in Forza Italia. Poi si lamentano che scendono al 23%, gli stessi che si opponevano al Porcellum liberticida e gli stessi che hanno lottato contro le liste bloccate per le Europee. Complimenti per la lezione di democrazia.

  5. Donato De Sena:

    I tesserati del Pd sono manco la metà di quelli dei Ds. Le sezioni sono morte. E la partecipazione? Leggetevi l'intervista di D'Alema dopo le dimissioni di Veltroni. Di manifestazioni, direttivi, congressi, assemblee se ne possono fare a centinaia. E la partecipazione?

  6. Matteo:

    Visti osservatori di Putin all'Assemblea di ieri che prendevano appunti!;-)

  7. Enzo Gioberto:

    La partita perfetta provate (proviamo) a giocarla al congresso. Perchè, come ho scritto su facebook, fallita la presa della Bastiglia ci resta la rivoluzione d'ottobre

  8. About Piddì « malingut:

    [...] in tutto ciò sono imille : avevano lo spazio per provare qualcosa, era la loro occasione e non ce l’hanno fatta. Forse non ci sarebbero riusciti, ma se non ci provi è sicuro che non ci riesci. Poi bloggare può [...]

  9. marcoDeAmicis:

    Generazione U qualcuno avrebbe anche potuto consultarla.

  10. Giancarlo:

    Ma siete proprio sicuri che questo PD ci arriva a ottobre?

  11. Paolo Russomanno:

    Dobbiamo metterci a lavorare per il congresso fin da ora. Lavorare su ogni possibile strategia, compresi i colpi mediatici, fino ai colori da indossare per risaltare di più.
    Al Congresso conta il numero di tesserati? Lanciamo per questi mesi una campagna di tesseramento ad alzo zero.
    Conta esserci? Appena si sa dove sarà cominciamo a trovare posti convenzionati dove poter soggiornare a poco costo anche da fuori.
    Mettiamo su un team di speechwriting vie web per i discorsi, stendiamo dei piani, facciamo strategie.
    Dobbiamo farci attivi e dobbiamo farci cattivi. È l'unico modo per provare a fare qualcosa di reale, sennò tanto vale abbandonarci a ciò che lo schifo che tu ben racconti invita a fare: fare spallucce e mandarli a quel paese.
    Abbiamo fallito all'Assemblea, falliremo un po' meno al Congresso, andremo meglio la volta dopo e poi – se saremo abbastanza bravi, abbastanza caparbi, abbastanza folli e incazzati per insistere – vincere.

  12. luca:

    luca ha perfettamente ragione.

  13. nicola mirenzi:

    Rompere l'unanimismo non sarebbe stato male. Magari sulla base di un'idea piuttosto che di un metodo soltanto.

  14. John Doe:

    Io credo che la partita perfetta semplicemente non esista a questo tavolo. Se li lasci fare barano per battersi l'un l'altro, ma contro "lo straniero" diventano una falange.

    Ma davvero si pensa che, avendo in mano tutte le cariche per controllare un'assemblea, per farne l'ordine del giorno, il regolamento…….tutto, lascino al primo che passa giocare una partita che, almeno potenzialmente, è perdente per loro?

    Boh, io penserei francamente a qualcosa d'altro. Se si seguono le loro regole, si seguono regole truccate. Oppure ho capito male il resoconto di Costa?

  15. d.l.:

    Da spettatrice, per un attimo appassionata, mi pare che abbiano ragione kerub e anche mirenzi. forse su Lerner riuscivate a convincere pure i parisiani (e cmq il discorso che aveva fatto era l'unico degno del nome). E forse qualche idea di merito avrebbe aiutato (benché pure io sia una fissata del metodo).

    Poi, confesso, avendo intensamente osservato in questi giorni e non solo (compreso forum dell'Unità), che da molto tempo a me "i giovani" sembrano dei ghiaccioli, a volte un po' "chiattilli" (si dice dalle mie parti, + o – è = "fighetti").
    Ora, per quanto il pd possa essere di plastica, e per quanto diciate cose buone e giuste, questo è un handicap.
    L'unico che a me pare "umano" è Pippo Civati. Tra gli altri più noti, Concia è un simbolo, ma è fredda anche lei, Scalfarotto quasi idem o peggio … e la smetto se no dico delle inutili cattiverie.

    ps.
    Se può essere utile per capire le mie emozioni (e quelle del mio target, per quanto ridotto), qualche dato.
    50 anni, ex militante fgci e pci (72- 84 o giù di lì). Poi, tutte le possibili cittadinanze attive, compresa lista anti-Iervolino (e relativa batosta) alle ultime comunali.
    Non ho votato Pd, che a Napoli proprio non si può (ma per me c'è anche dell'altro) e non lo voterò ora, anche se mi piacerebbe poterlo votare e magari perfino tornare a fare politica in un partito democratico. Anche fatto di molte "sensibilità": non è questo, il problema.
    E' solo che oggi il pd è esattamente ciò che tu descrivi, e da casa mia questo si vedeva un po' più chiaramente fino dall'inizio. Perché difficilmente la fusione fredda (ché quello c'è stato) avrebbe potuto generare altro da ciò che ha generato: il peggio del pci + il peggio della dc.

    scusate per la lunghezza e la mancanza di sfumature, ma già così è una pippa.

  16. giovanni:

    sembrano le cronache di John Reed da Mosca durante la Rivoluzione di Ottobre……..

  17. A parte un gruppetto di fulminati - Vittorio Pasteris:

    [...] Il diario della giornata all’Assemblea del PD di sabato scorso Tutti contenti. Il partito riparte, Walter aveva ragione, siamo uniti. Ma cos’avevamo sbagliato, allora? Se era un problema di linea, perché eleggere il vice di Veltroni? Se il problema era l’unanimismo di facciata, perché chiudersi dietro uno ancora peggiore e più largo? Se Franceschini non sarà un commissario fino a ottobre, perché lo sfidante Bersani gli ha lasciato la platea? Eccetera. A parte un gruppetto di fulminati, ieri queste domande all’assemblea non interessavano. Franceschini giurerà sulla Costituzione: tutti in piedi ad applaudire. Abbiamo risolto i nostri problemi. [...]

  18. Valter:

    Come capita spesso, siamo molto bravi ad analizzare le cose "dopo". Ma dopo, lo sappiamo, è troppo tardi.
    Ci sono tanti spunti interessanti nella tua analisi delle cause e qualche tentativo di risposta; così come vengono fuori da altri commenti come quello di Luca, Paolo, …
    Certo che l'intervento appassionato di Paola Concia non ha colpito affatto e l'impressione che ho avuto seguendo tutti gli interventi su YuoDem è che "noi" siamo arrivati pensando di avere in mano una svolta epocale ma non preparati allo stato dei fatti.
    Mancano sette mesi al Congresso. Saremo pronti?

  19. Il giorno dopo « ValterBlog:

    [...] stentano a venire fuori un po’ di commenti a freddo (diciamo a tiepido…). C’è Francesco Costa e sono sicuro che nelle prossime ore ne usciranno altri. Come capita spesso, siamo molto bravi ad [...]

  20. Quelli dei blog - manteblog:

    [...] realta’ (e Franceschini lo sa bene) le cose non sono andate esattamente [...]

  21. » La costruzione del segretario nell’era della politica personale:

    [...] perplessi (e depressi) e sono usciti convinti (e orgogliosi) dalla Fiera. Anche se c’è chi la racconta in un’altra maniera, non proprio [...]

  22. Il backstage dell’elezione di Franceschini | Il blog di lucacicca:

    [...] Costa ha raccontato com’è andata veramente l’elezione di Franceschini alla segreteria del [...]

  23. Cronaca di una morte annunciata « Androkos:

    [...] Febbraio 23, 2009 Il racconto di Francesco su cos’è successo all’assemblea costituente del [...]

  24. stefano ceccanti:

    E' vero che io avevo preparato il dispositivo alternativo da votare ed è anche vero che ero stato incaricato io di preparare i 5 nomi. Siccome era un dibattito di natura prettamente politica e non tecnico-giuridica, era giusto far entrare in campo dei dirigenti politici: Carlo Rognoni ed Enrico Moranndo non sono certo meno "veltroniani" di me, come pure Paola Concia; ho ritenuto io di dover fare spazio a loro. Ringrazio per la stima, ma non credo che avrei preso dei voti in più. Per quanrto mi riguarda, prima e dopo, ho spiegtao sempre le stesse posizioni.

  25. John Doe:

    Mi sembra proprio che il vecchio Brecht ci possa aiutare: "ci sedemmo dalla parte del torto perchè tutti gli altri posti erano occupati."

  26. io c'ero!:

    io c'ero! | 23/02/2009 16:31:37

    "…siccome era un dibattito di natura prettamente politica e non tecnico-giuridica, era giusto far entrare in campo dirigenti politici" (Ceccanti dixit).
    Lo sapevamo che gli azzeccagarbugli non fanno politica, ma tirano a campare, nella corte di turno.
    Degli ultimi arrivati pensavamo francamente di più e di meglio.
    Alla prossima!

  27. Anellidifumo:

    Beh anzitutto grazie per il resoconto, dettagliato e interessante. In effetti di errori gravi ne avete commessi parecchi. Sembra che abbiate bisogno di uno spin doctor, in poche parole. Detto altrimenti: di una persona che vi sappia indicare una strategia, una tattica e un obiettivo minimo finale. Poi pare che abbiate poca umiltà: se i parisiani non avevano intenzione di appoggiare il vostro candidato, avreste dovuto convergere su Parisi, perché alla fine sarebbe stato più dirompente il risultato di perdere 200 a 1000, anziché 94 a 1000, o meglio, con i vostri 100 voti astenuti e nemmeno citati.

    Cmqe, non tutto è perduto. Alle prossime elezioni il PD crolla attorno al 22% e magari perderete Rutelli per strada. A quel punto, il partito sarà più fluido e avrete un pochino più di manovra. Ma Bersani sarà naturalmente il prossimo segretario e non penso che sarà peggiore di Franceschini (l'uomo che ha scoperto cosa sia il PIL una sera in tv, a 48 anni, maestro Tremonti) né di Veltroni.

  28. L’Unità: Migliori non basta « Briciole caotiche:

    [...] ps: avevo promesso di non parlare più di pd, ma per i cultori del tema mi sembra interessante, sul blog di Francesco Costa, questa ricostruzione [...]

  29. Giovanni:

    A volte, quando quel che succede è così diverso dalle speranze, può essere utile ragionare "per assurdo": prendere per vero ciò che si pensa falso e cercare di falsificarlo. Si rischia, però: si potrebbe persino arrivare a dire che Franceschini ha ragione e che la realtà e ben più ampia del blog.

  30. Ovvvio:

    Perchè scaldarsi tanto, questi non arrivano poi molto avanti, sono tutti servi dei banchieri…
    Prima lo si comprende meglio è. Ora non si preoccupano nemmeno più di nasconderlo… che volete, che si preoccupano della gente? della salute?
    Tutti a casa che è meglio .

  31. La “Cosa” nostra - Macchianera:

    [...] post di Francesco Costa che descrive cosa è realmente successo il giorno dell’assemblea costituente del PD e che, [...]

  32. alberto biraghi:

    Daniela: impeccabile il commento. Purtroppo il nostro ospite qua avrebbe bisogno non di commenti, ma di qualcuno che gli estraesse il palo dal culo e/o gli amministrasse la sonora dose di sculaccioni che evidentemente non ha avuto all'età giusta.
    Ma il problema è un altro. I cosiddetti giovani, con le loro perentorie e itaglianissime (non è un refuso) richieste di sgabelli e posti al catasto )percché "semo fikissimi" e "c'avemo il PhD", o babbo galeotto o moglie anchorwoman) quasi fanno sembrare umani e credibili Rutelli e Veltroni.
    Ti propongo un gioco. Confronta la loro odierna virulenza a ciò che dicevano-scrivevano-scodinzolavano solo sei mesi fa, condisci con i quotidiani occhiolini ai mandarini di seconda fila (l'ex portaborse Cuperlo esempio lampante, ma non scherza pure la beneficata Alessia Mosca) per crearsi qualche straccio di alleanza a Palazzo. Bingo! Come per incanto appaiono nella loro reale natura di bambini viziati e in carenza di castighi a cui è negata la caramella. Come dire, se questi tecnocrati-wannabe devono essere la classe dirigente del futuro, i nostri Zapatero (senza offesa per Josè Luis), allora sembra quasi meglio Parisi.

  33. luigibio:

    la mia idea è che se il progetto politico faceva acqua, anche l'immagine da liceale buono di veltroni non faceva bene alla causa.
    Correggere questi elementi non è cosa da poco e se non si dovesse arrivare ad una soluzione politica ben delineata è bene che il pd sparisca come forza politica: è una semplice selezione naturale

  34. Anellidifumo:

    Oddio, questo padrone di casa ha preso da Scalfar8 tutte le cose peggiori a cominciare dal non rispondere ai commentatori del suo stesso blog. Mi pare un ottimo modo per fare politica e interloquire con gli elettori, non c'è dubbio. Crea simpatia, scambio di idee e voglia di discutere (con un muro di gomma, semmai).

  35. d.l.:

    @ Anelli
    però qui possiamo scegliere anche l'intense debate
    ;)
    e comunque, è casa sua. E magari noi di fuori siamo un po' scostumati…

    Comunque facciamo che io sono di poche pretese, per cui — visto che almeno qui si racconta approfonditamente — ogni tanto passo e cedo pure alla tentazione del commento (da Scalpha non mi viene quasi più la tentazione)…
    Può darsi che alla fine il nostro ospite ceda. E se no possiamo sempre discutere fra noi

  36. senza parole « SCOMPARTIMENTO PER LETTORI E TACITURNI:

    [...] anche questo link (sono ancora qui che ci [...]

  37. Francesco Costa » Trendsetter:

    [...] che mi sembra  stia circolando parecchio – oggi è sull’Espresso, insieme a uno stralcio di questo post – rivendico la paternità dell’espressione «Cuordileone» in riferimento a Pierluigi [...]

  38. alessandro:

    sono convinto che il tempo di agire è arrivato. Il popolo di sinistra è vivo, forse oggi lo potrebbe essere in maniera pericoloso, per questo credo che sia arrivato il tempo di rendere questa forza costruttiva. Unire le energie per esprimere l’anima viva e sana dell’elettorato di sinistra stanco della pochezza a cui siamo condannati dalla nostra classe politica. In questo processo grande compito è assegnato al popolo della rete, se sarà in grado in Italia a trasformare il mezzo in qualcosa che possa arrivare ad un fine. Stiamo ben attenti a non cadere in facile retorica che ci può portare nell’arida espressione di un dissenso. E’ chiesto ad ognuno di noi di agire in prima persona, senza commettere il facile errore di distruggere tutto, perdendo anche il buono che è nel nostro partito. Dobbiamo tornare a occuparci seriamente del PD, il partito è cosa nostra, solo dalla base potrà ripartire un risanamento della nostra politica, che potrà salvare l’Italia. Stiamo preparando un azione per rivitalizzare il partito, sezione per sezione, sarà provocatoria ma sana. Il PD è cosa nostra. abbiamo bisogno del popolo della rete, solo cosi potremo farcele.
    IL PD E COSA NOSTRA

  39. le inventive:

    -che cos è successo ieri??
    -non lo soo
    -chiedilo a Francesco Cooosta costa costaaaaaa aaaaah!

    (canzoncina)

  40. le inventive:

    W IL COMUNISMOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!! PUZZI