Buttarla in caciara
Meglio specificare: la proposta di Cgil e Rifondazione di fare “obiezione di coscienza” davanti alla norma sulla denuncia dei clandestini da parte dei medici è una sonora scemenza. Non solo per i vari motivi elencati qui, ma anche perché la norma stabilisce che i medici potranno – e non dovranno - denunciare i clandestini che si rivolgono al servizio sanitario nazionale: i medici sono liberissimi di non farlo, senza che sia necessaria alcuna obiezione.
Il punto è che questo non cambia di un briciolo il merito della questione: vanno comunque in fumo anni di lavoro e progetti per informare i clandestini sui loro diritti e praticamente nessuno andrà a curarsi o a far curare i suoi figli sapendo che corre anche la minima possibilità di essere denunciato e segnalato.
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Senza toglier nulla alle considerazioni sul merito della questione in virtù del solo criterio di applicabilità della norma (perché una legge sarebbe vergognosamete razzista anche se perseguitasse i Puffi), io credo che le informazioni sparse dalle agenzie e dai giornali abbiano creato un piccolo cortocircuito semantico.
Ho notato che tutti i titoli si sono concentrati sulla "possibilità" di denunciare i clandestini, ma questo è un equivoco: l'emendamento della Lega, stando al testo delle agenzie, cancellerebbe il comma 5 dell'art. 35 della legge 286 del 1998, nel quale si specifica che un medico non può denunciare lo status clandestino del suo paziente perché – interpreto – l'immigrazione clandestina non costituiva reato e rivelarla avrebbe comportato una violazione del vincolo di riservatezza fra medico e curato.
Ora, invece, il disegno di legge crea il reato di immigrazione clandestina: poiché secondo due articoli celebri del codice penale (361 e 365) un pubblico ufficiale (tipo un medico del Servizio Sanitario Nazionale) ha l'obbligo di denunciare i reati di cui viene a conoscenza, il comma 5 di cui sopra opponeva una contraddizione. Giustamente, questo governo ha deciso di appianarla e correggerla (credo sia proprio questo il senso di un "emendamento", etimologicamente parlando) con la sensibilità di un caterpillar.
Perciò penso che sia accaduto un simile qui-pro-quo: giunte a sapere della soppressione di un comma che dice "non si può", le agenzie hanno deciso di pubblicare la notizia (più cauta) che adesso "si può". Ma, stando al codice, purtroppo, "si deve".
Saluti.
p.s. Ovviamente, tutte queste sono elucubrazioni fatte in attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale; ciononostante, condivido i tuoi dubbi sull'universalità dell'istituto dell'obiezione di coscienza.