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Fin qui

Relazione lunghissima di Veltroni, che ciurla un po’ nel manico della questione morale e dal rapporto tra politica e magistratura e presenta una piattaforma programmatica pienamente condivisibile: peccato che per realizzarla serva un partito che abbia capacità di generare consenso, e questo oggi non ce l’abbiamo. Inoltre, secondo Veltroni il problema sono le primarie, che vanno bene sì ma se fatte ogni tanto. Le primarie sono un problema solo se stiamo mesi a discutere se farle o no e poi quando le facciamo cerchiamo di fare di tutto perché siano una farsa. In tanti poi hanno ripreso questa cosa che le primarie “non devono diventare un totem” perché “scardinano i meccanismi di formazione della classe dirigente”. Ora, l’argomento ha fondamento, ovviamente. Dato che parliamo però di una classe dirigente che da qualche lustro ha completamente e colpevolmente abdicato a fare formazione e ha smesso di selezionare le persone sulla base della loro formazione, possiamo passare ad altro: meglio le primarie, sempre. Poi. Fassino ha detto delle cose condivisibili così come la Sbarbati, seppure con la solita irruenza. Bassolino sembrava catapultato da un altro pianeta. In generale tanti interventi ridondanti e inutili: sembra che siano obbligati per statuto a dire qualcosa, anche se non hanno niente di rilevante da dire. Bachelet ha presentato una mozione firmata da una decina di coraggiosi: la mozione è qui, non è molto ma è già qualcosa, aspettiamo il voto. Chiamparino si è dimesso dal governo ombra. Di collocazione europea del partito non si è parlato quasi per niente. Luca Sofri sta facendo liveblogging qui. Un po’ d’aria fresca la trovate da Giuseppe Civati e Marta Meo, che è intervistata sull’Unità di oggi. Rutelli ha appena detto che “la leadership o si esercita o si esercita”. Non è vero. La leadership o si esercita o non è. Quella di Veltroni non è e non è mai stata, per alcuni limiti suoi e tanti limiti imposti dai meccanismi con cui si è formata la coalizione che lo ha appoggiato alle primarie.

Tutto come previsto, insomma. Fino alle europee andremo avanti così, senza cambi di rotta, specie con queste bufere giudiziarie in corso: stringiamci a coorte nei momenti ufficiali, bastoniamoci a morte appena fuori dalla porta. Sarà un anno duro.

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