Cattive frequentazioni

Letizia Moratti nei giorni scorsi è stata in Gambia a ringraziare il presidente Yahya Jammeh per il voto che il suo paese diede alla città di Milano in vista dell’expo 2015. Non sono mancate le classiche sfilate, le strette di mano e gli scambi di doni. Peccato che Jammeh sia un dittatore con alle spalle il più classico dei curriculum per un capo di stato africano: è arrivato al potere dopo un sanguinario colpo di stato, pensa di curare l’Aids con erbe naturali e l’imposizione delle sue mani, è dietro l’uccisione di giornalisti e civili, pensa che gli omosessuali vadano combattuti “come in Iran” (cioè con l’impiccagione) e cose così.
(grazie a Giorgio)
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[...] Cattive frequentazioni (i pessimi amici africani di Letizia Moratti) 27 Novembre 2008 [...]
[...] Cosa non si fa per il prestigio della propria città. – totanus 28/11/2008 – [...]
Francesco d’accordo con il criticare i flirt dei rappresentanti politici europei con dittatoori vari. Hai ragione. Su questo siamo perfettamente d’accordo. Ok?
Pero’ devi fare attenzione attenzione ad un errore in cui rischi di cadere: non puoi’ pensareche la democrazia in un paese asiatico, africano, ecc sia uguale a quella europea. I modelli di partecipazione si definiscono in base anche a valori cultulari, ecc. Non si puo’ pretendere che le democrazie di altre realtà siano la perfetta fotocopia di quelle europee, non solo non sarebbe possibile (e potrebbe produrre danni) ma pure arrogante (non esistono modelli di partecipazione cittadina migliori dei nostri?). Percio’ quando parli di africa, asia, america latina o mondo arabo bisogna sempre tenere presente questa cosa.
Quando si cerca di capire una realtà molto diversa dalla nostra (in termini culturali, antorpologici, ecc.) bisogna inserirla nel suo contesto . Questo é fondamentale. Altirmenti il rischio é una interpretazione fuoriviante e lontana dalla realtà anni luce.
Filippo, è chiaro che questi abusi affondano in contensti di enorme arretratezza culturale. Non è chiaro però se pensiamo che questa arretratezza culturale sia risolvibile (costruendo scuole, emancipando le donne, rovesciando le dittature, difendendo la libertà dei cittadini) o sia genetica, endemica. Nel primo caso, siamo d’accordo: dobbiamo fare tutto quanto è in nostro potere. Nel secondo caso, la scuola di pensiero per cui “i valori culturali” in Africa sono tali per cui per loro la democrazia è impiccagione dei gay e colpi di stato, e noi “non possiamo pretendere”, è razzismo. Vallo a chiedere un gay impiccato, cosa pensa della sua democrazia. Chiedilo alle donne. Io penso che siamo tutti uguali, europei e africani e australiani, ed esigo – pretendo! – che nessun gay venga impiccato, da nessuna parte. Tollerare gli abusi degli altri dicendo “sono fatti così” è ritenerli degli esseri inferiori. Siccome esseri inferiori non sono, c’entra il contesto, come dici tu. Contesto che va cambiato, modificato, influenzato: in ogni modo.
Pensa a quello che succedeva in Italia all’inizio degli anni ’70: un tribunale decideva di privare un cittadino italiano del proprio diritto di voto (attivo e passsivo)e di bruciare in pubblico tutte le copie del film che aveva realizzato. Il cittadino italiano si chimava (e si chiama tuttora) Bernardo Bertolucci ed il fiml era Ultimo Tango a Parigi, film che oggi fa ridere i polli.
L’accaduto era grave ed andava condannato (qualcuno, mi rifersico agli uomidi delle istituzioni, lo condanno?)´.
Ora se spiego questa storia ad un francese od uno svedese, cerchero’ di contestualizzare. Non per dimostrare che l’italiano e´inferiore ma per aiutare a fargli capire, allo streniero, in che contesto avveniva la faccenda.
Che i diritti umani si possano affermare ovunque? Si, vivamente. Che i contesti locali possano essere uguali? No perché abbiamo una storia diversa.
A mio avvsio i diritti della persona si possono affermare nella diversitá dei contesti, ma con storie e percorsi diversi (e con delle varianti ).