Tre parole: spaccare – il – partito

Rilancio: sapete perché è successo, questo?
Perché quando Walter Veltroni si è candidato a segretario del Partito Democratico, all’apice della sua popolarità, ha preferito la cara vecchia strategia del “non spaccare il partito” alla battaglia delle idee, imbarcando nelle sue liste una vagonata di gente che vedeva il suo partito liquido e il suo bipolarismo come fumo negli occhi. Tutti senza alcun pudore sul carro del vincitore designato (Leftwing chiuse dalla vergogna, per dire), che a sua volta accoglie tutti a braccia aperte: poi il vincitore designato perde le elezioni e viene di fatto commissariato. E lui, ingenuo, pur di non rischiare di schiodarsi da dove si trova e pur di “non spaccare il partito”, cambia drasticamente linea: partito solido, tessere, nomine a valanga per accontentare correnti e correntine, pensando che questo riallineamento possa salvarlo rimetterlo in carreggiata. Ovviamente non è successo, e allora ha pensato bene di buttarla in caciara. Ma tutto va bene, tutto va sempre bene, pur di non spaccare il partito: anche perdere le elezioni.

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18.11.08 - Diario
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6 commenti »

  1. Certo che ci dai dentro col Pd, eh!? Aspetto i tuoi pezzi su Giornalettismo.

    Commento di Donato De Sena del 18 November 2008 alle ore 23:58
  2. [...] sia paziente, e soprattutto educato). Ma Francesco Costa, questo instancabile segugio della rete, insiste nel segnalare il suo personale scoop, sia pure in un post di altro tenore (stavolta si dà [...]

  3. Concordo con te, Francesco. Gia’ all’epoca della riunione di luglio dei mille dissi che Uolterone doveva giocare in attacco, con decisioni coraggiose e volti nuovi se volevo resistere allo tsunami in arrivo.

    Invece s’e’ vista solo politica timida, tentativi di mediazione (al ribasso) in nome del fair play su cui gli avversari, interni ed esterni, banchettano. Non va. Se Uolterone non cambia velocemente finisce che al prossimo congresso lo defenestrano.

    Commento di Filippo Zuliani del 19 November 2008 alle ore 01:01
  4. dunque, riassumendo: veltroni al massimo può fare il ghostwriter di se stesso, dato che di gestire un partito reale nella politica reale non è proprio all’altezza: fa le stesse cose di tutti gli altri senza essere capace, e allora che ci sta a fare lì? (e sì che, resi edotti dalla precedente imbarazzante prova dello stesso alla guida dei ds, i più prudenti avevano provato a mettere in guardia). Non è che basta pronunciare discorsi alati e poi tutti cadono ai tui piedi, eh. Finisce che qualcuno pensa che sono alati ma vuoti, visto che non si applicano in nessun caso. In democrazia capita che gli altri la pensino diversamente, mica si può eliminarli. Se poi si voleva l’one man band e il partito come scendiletto, be rivolgersi all’uomo del “ma anche”, l’uomo inclusivo che ha paura di scontentare pure le mosche, mi pare un po’ un controsenso. Perché non avete scelto d’alema? Era più adatto allo scopo :) (spaccare il partito, sì, ottima idea. Abbiamo già rifondazione al 4%, continuiamo così).
    Ecco, d’alema. Al contrario, d’alema è un ganzo con la macchina del partito, ci sa fare, sa come creare organizzazione, sa come muoversi, come tenere il timone. Quando comanda non ci sono cazzi. Le sue passate prove alla guida sono lusinghiere. Non cade sull’abc. Magari sa poco altro, ecco, è un filino… insomma… in quanto a visione strategica non è che… non ha mai brillato per… sì, passa per intelligente e tagliente, ma intelligente in cosa… in quanto a originalità, a idee chiare sul mondo, ecco… Non è quel che si dice uno statista di livello internazionale, via. Il blair italiano non c’ha nemmeno provato a farlo, ai suoi tempi.
    Però in genere c’è l’opinione che le idee di veltroni siano moderne e quelle di d’alema antiche. boh… a me sembrano intercambiabili e sostanzialmente inesistenti in entrambi i casi, residui del politicismo del pci di cui sono coevi discepoli. entrambi, tolte le pippe iniziatiche sulla forma partito, le alleanze si o no, il linguaggio politico e le sempiterne riforme istituzionali, tutta roba che riempie le pagine di repubblica ma il cui valore politico è zero, il programma sulle questioni serie – quale società, quale economia, quale welfare – se lo fanno scrivere da altri, un po’ come berlusconi con tremonti. veltroni di economia e welfare non sa una mazza, d’alema deve farsi le fondazioni per mettersi in pari con lo studio. Allora, io un’idea per il vostro partito ce l’avrei. Fate segretario uno scagnozzo di d’alema, giovane e brillante, ci sarà pure. Poi però fategli scrivere i discorsi da veltroni. E poi pensionateli entrambi e già che ci siete pensionatevi pure voi, che a imbarcarvi in simili questioni da perditempo mi sembrate sulla buona strada.

    Commento di giorgio del 19 November 2008 alle ore 10:59
  5. Per non spaccare il partito ( per spaccare un liquido prima bisognerebbe congelarlo) si spaccano i maroni.

    Commento di bruno del 19 November 2008 alle ore 11:28
  6. Finché il PD farà il cameriere di Berlusconi non andrà da nessuna parte!!!!! Questa sarebbe un’opposizione???? Degli esempi??? Aiutare B. a distruggere la giustizia, passare pizzini ai sedicenti avversari per suggerirgli la risposta contro un sedicente alleato, ecc ecc ecc
    Io vivo in Francia e se il PS si opponesse cosi a Sarko credo che si beccherebbe i pomodori in faccia!!!!!
    Un’opposizione SI OPPONE, non fa il reggiborse ed il servo!!!
    Quando B. é all’opposizione lui si OPPONE!!!!!
    Perché il PD non fa altrettanto????
    perché NON HA RISOLTO IL CONFLITTO D’INTERESSI da repubblica delle banane che fa dell’Italia lo zimbello dell’Europa???
    BASTA INCIUCI!!!!!! NON SE NE PUO’ PIU’ DI QUESTA CASTA CORROTTA E MAFIOSA!!!!!

    Commento di raul franceschi del 27 January 2009 alle ore 22:33

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