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Tre parole: spaccare – il – partito

Rilancio: sapete perché è successo, questo?
Perché quando Walter Veltroni si è candidato a segretario del Partito Democratico, all’apice della sua popolarità, ha preferito la cara vecchia strategia del “non spaccare il partito” alla battaglia delle idee, imbarcando nelle sue liste una vagonata di gente che vedeva il suo partito liquido e il suo bipolarismo come fumo negli occhi. Tutti senza alcun pudore sul carro del vincitore designato (Leftwing chiuse dalla vergogna, per dire), che a sua volta accoglie tutti a braccia aperte: poi il vincitore designato perde le elezioni e viene di fatto commissariato. E lui, ingenuo, pur di non rischiare di schiodarsi da dove si trova e pur di “non spaccare il partito”, cambia drasticamente linea: partito solido, tessere, nomine a valanga per accontentare correnti e correntine, pensando che questo riallineamento possa salvarlo rimetterlo in carreggiata. Ovviamente non è successo, e allora ha pensato bene di buttarla in caciara. Ma tutto va bene, tutto va sempre bene, pur di non spaccare il partito: anche perdere le elezioni.

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