Veltroni dovrebbe fare lo stesso, dire che il suo caro amico Massimo – quello che si vantava di giocare con le molotov a Pisa, mentre lui era già un funzionario di partito – è diventato uno degli ostacoli principali alla modernizzazione della sinistra, ora che ci siamo liberati dei comunisti e dei verdisti. Lo faccia, Veltroni. Si metta in gioco. Al massimo, come Obama, dovrà spiegare come ha fatto a non accorgersene prima. Se Veltroni tiene davvero al progetto del Partito democratico, come dovrebbe tenerci qualsiasi cittadino italiano che non vuole morire lobotomizzato o di noia, dovrà avere il coraggio di sfidare gli oligarchi della sua parte e di trasformarli nei nuovi Folena, Mussi e Angius. Veltroni avrà bisogno di spingere sull’acceleratore del partito all’americana, senza tessere, senza sezioni, puntando sulla leadership, sulle idee, sugli eletti. Dovrà incalzare il governo Berlusconi sul suo ex terreno, quello della rivoluzione liberale, della modernizzazione del paese, del mercato del lavoro e del sistema pensionistico. Adotti in blocco l’agenda Giavazzi sulle liberalizzazioni, smascheri lo statalismo di Alleanza Nazionale e degli arcobaleni, il protezionismo di Giulio Tremonti e dei no global, la piccineria della Lega e di Beppe Grillo, il corporativismo dei sindacati e dei salotti buoni. Faccia capire che i conservatori del sistema Italia stanno sia alla sua destra sia alla sua sinistra. Dica, insomma, qualcosa di sinistra liberale. Se non lo fa, o se pensa che cincischiare possa essere una soluzione, allora vorrà dire che ha ragione l’ex dalemiano Andrea Romano ad aver scritto nel suo libro “Compagni di scuola” che l’ex classe dirigente diessina è semplicemente e tragicamente inadeguata. “Unfit”, direbbe l’Economist.
L’invettiva - un po’ disordinata ma globalmente sacrosanta - di Christian Rocca contro Massimo D’Alema, sul Foglio di oggi.
7 May 2008, 6.08 pm
Si era detto alla vigilia che Hillary avrebbe festeggiato vincendo di due cifre in Indiana e perdendo di una in North Carolina, si era detto che a Obama sarebbe andato bene il contrario. Stando a quel che abbiamo appreso, chi festeggia è Obama.
L’analisi del voto prodotta questa notte al termine del liveblogging è online, su Giornalettismo
, 3.47 pm

Le date veramente importanti finora nella corsa delle primarie democratiche americane sono state due: il supertuesday del 5 febbraio e il 4 marzo, col voto in Texas e Ohio. In entrambe le circostanze un manipolo di appassionati di politica americana nonché tifosi di Barack Obama si riunì nella mia umile dimora per seguire l’election night (nel dettaglio: io, lui e lui per il supertuesday; io, lui e lei per il 4 marzo), e in entrambe le circostanze andò maluccio. Per carità, Barack si difendeva bene, ma noi speravamo nella notte della vittoria e ci siamo dovuti sorbire tutte e due le volte il victory speech di Hillary. Per questo motivo dopo la seconda notte passata coi musi lunghi abbiamo deciso che è casa mia che porta sfiga, e quindi per adesso ognuno a casa propria e il 4 novembre si vedrà. Qui si pensa che in politica e nel calcio la scaramanzia sia fattore determinante più di tanti altri (più degli allenatori o delle donazioni degli elettori, per dire) per cui ci guardiamo bene dall’infrangere il divieto di riunione: stasera l’election night me la seguo da solo e a questo punto ci scappa pure un bel liveblogging, ché non faccio uno vero da oltre due anni e tocca riprendere l’abitudine. Marzullo direbbe - un giorno vi racconterò di come so recitare Marzullo a memoria, ma facciamo un’altra volta - che “cari amici della notte, per chi è ancora sveglio, per chi non ha voglia o non può dormire, per chi vuole saperne di più” dei risultati delle primarie democratiche in Indiana e North Carolina, ci si vede qui, dall’1,00 del mattino in poi.
3.32 - Obama ha appena finito di parlare (solito gran bel discorso, solito clima da stadio), io ho finito il pezzo che leggerete domattina su Giornalettismo. Gli scrutini sono ancora in corso, ma i risultati sono ormai definiti. In Indiana vince Hillary 52% a 48%, in North Carolina vince Obama 57% a 41%. L’analisi completa del voto la leggerete domani, intanto vi dico una cosa sola: mi sa che abbiamo portato bene. Buona notte
(continua a leggere)
6 May 2008, 10.18 pm
Giovedì pomeriggio sarò al teatro Ambra Jovinelli a seguire Al Gore e il lancio italiano di Current Tv. Nei giorni scorsi gli utenti e gli altri invitati alla presentazione hanno scelto le domande da porre a Gore con un bel sistema 2.0: io ero tutto voglioso di fare una domanda ma poi ho letto nel disclaimer che il topic del dibattito è solo e soltanto il lancio della tv e quindi - benché fossi più che pronto ad acrobazie tipo “Current sosterrà la sua candidatura quando, a convention democratica bloccata, scenderà ufficialmente in campo?” - ho preferito passare il turno. A questo punto però la domanda più che a Gore la farei al titolista di Repubblica: tv ecologica?
(vediamo chi becca il giochino del titolo)
Update: il giochino del titolo lo ha beccato Sergio, e si riferisce a questo. Non avevo notato infine il testo che compone l’url dell’articolo di Repubblica: parlano di Gore o di scarpe?
, 7.35 pm
Questi qui vi fanno da motore di ricerca, e ogni sessanta ricerche piantano un albero
, 7.06 pm
Quella trombona di Hillary si è messa a blaterare dei videogiochi violenti, eccetera
, 3.38 pm
Stanotte, in Indiana e in North Carolina (dovrebbero prenderne uno ciascuno, in teoria)
, 3.32 pm
In questi giorni ho riscontrato che nella sinistra italiana - anche nella sua parte migliore, ché in quella peggiore lo sapevamo già - c’è una timidezza non indifferente nei confronti dei dittatori, nonché quella compiacenza da “fine che giustifica i mezzi” che spinge alla benevolenza verso chiunque metta i bastoni tra le ruote ai nostri avversari politici, fosse anche il più feroce dei terroristi. Per questo motivo, nella recente polemica Gheddafi-Calderoli ho visto amici e persone stimabilissime strizzarsi l’occhio, oppure chiedere sghignazzando se dobbiamo per forza sceglierne uno dei due, oppure ricorrere all’orrida formula “né con Calderoli né con Gheddafi”, come se i due fossero la stessa cosa, mentre i più tacciono imbarazzati godendosi lo spettacolo.
(continua a leggere)
5 May 2008, 6.53 pm
E’ tornato Max D’Alema, pronto a far fare due passi indietro alla sinistra:
«Con il 33 per cento l´autosufficienza sarebbe un errore. Noi dobbiamo cercare di coalizzare, partendo dal livello locale, tutte le forze che si oppongono alla destra».
A parte che a Roma, “a livello locale”, s’è già visto il grande risultato della coalizione frontista delle forze che si oppongono alla destra. Ma Luca Sofri, iMille e il circolo Barack Obama come giudicano questa voglia di ritorno al passato?
Christian Rocca, 5 maggio 2007
Per quel che vale il parere del sottoscritto, che con iMille e il circolo Barack Obama ha qualcosa a che fare: del “ritorno al passato” di D’Alema e di D’Alema penso ogni male. Giudico una nuova alleanza con i sedicenti comunisti e i finti ambientalisti come qualcosa abbastanza vicina al male assoluto nonché qualcosa per cui ho promesso a me stesso di non votare Partito Democratico.
, 10.55 am
La soddisfazione per l’ennesima festa rovinata ai nerazzurri è grande, ma condivido l’appello di Menichini: a pari punti no.
, 10.27 am

Tutti i disastri di Brown o come regalare il paese all’opposizione in poche semplici mosse.
Se pensavate che non si potesse fare peggio del governo Prodi, siate pronti a ricredervi.
Prima ancora dei commenti e delle analisi, bastano i numeri a disegnare la portata del disastro per i laburisti delle recenti elezioni amministrative: 40% dei voti ai conservatori, 25% ai liberaldemocratici, 24% ai laburisti, che perdono 300 seggi mentre i conservatori ne guadagnano 434. A Londra il conservatore Boris Johnson batte Ken Livingstone 43% a 37%, con un distacco di oltre 130.000 voti. Bilancio finale: la peggiore sconfitta degli ultimi quarant’anni per il Labour, roba che nemmeno Margaret Thatcher era riuscita a fare di meglio. Una sconfitta che ha origine nel fisiologico logoramento del Labour dopo un ciclo di oltre dieci anni di governo, nella brillantezza che David Cameron è riuscito a restituire ai conservatori dopo anni di grigiore ma anche e soprattutto nell’incredibile elenco di disastri che Gordon Brown ha inanellato in soli dodici mesi.
(continua a leggere)
4 May 2008, 10.29 am
Marco ha ragione: se la scelta è tra Roberto Calderoli e Saif Gheddafi, beh, Calderoli tutta la vita. Quando inizieremo a trattare i dittatori come meritano di essere trattati, sarà sempre troppo tardi
3 May 2008, 3.14 pm