Wishful thinking
Ora non ho il tempo di argomentare come dovrei, ma voi non pensate che gli indecisi - che sono tanti, ma non così tanti, secondo me - alla fine voteranno soprattutto per Veltroni?
Ora non ho il tempo di argomentare come dovrei, ma voi non pensate che gli indecisi - che sono tanti, ma non così tanti, secondo me - alla fine voteranno soprattutto per Veltroni?
Oggi - dicevamo - abbiamo lanciato la campagna di raccolta fondi. In Italia non siamo molto abituati al fund raising online, ma io penso che questa sia una buona abitudine che dovremmo importare. Il finanziamento libero da parte degli elettori è la più sana - nonché l’unica - alternativa possibile al finanziamento pubblico o al predominio delle lobby; è un modo per premiare i candidati più vicini alle proprie opinioni e per innescare quindi un meccanismo enormemente più sano di quello che usa attualmente la politica per finanziarsi. Last but not least, è un modo per finanziare campagne elettorali volenterose e condotte con estrema sobrietà. Campagne elettorali vere, e chi se ne frega delle liste bloccate: stiamo parlando con un mare di gente, ci stiamo spostando in lungo e in largo: da qui alle elezioni saremo in diversi comuni della provincia di Milano e poi a Genova, a Modena, a Roma, a Londra e chissà in quanti altri posti.
Oggi pomeriggio abbiamo incontrato Flora, una giornalista in gamba che ci darà una mano da qui alle elezioni. Abbiamo preso dei contatti per organizzare una bella iniziativa in bici in giro per Milano, nonché fatte altre telefonate per delle cose future da fare qui a Milano. Ora sono da Ivan, tra breve arriveranno Marella e Francesca e ceneremo insieme. Domani pranzo con Antonio e Silvia che sono a Milano di passaggio, poi alle 19,30 riunione dello staff per discutere della fattibilità di alcune idee. Saremo degli illusi, ma qui ogni giorno che passa ci crediamo di più.
Io non l’ho ancora visto ma - leggendo un po’ in giro - sembra che Barack Obama abbia fatto oggi il più bel discorso della sua campagna elettorale.
Sono in debito del racconto della giornata di ieri, ma come potete immaginare qui le cose si muovono abbastanza freneticamente. Mattina al lavoro tra telefonate, risposte da scrivere per un’intervista, inserimento in agenda di questa e quella iniziativa. Dopo pranzo ci dirigiamo a Monza, alla presentazione della candidatura di Giuseppe Civati: Pippo è il numero 17 della lista e ha deciso di presentare la sua candidatura il 17 Marzo alle 17 e 17 al teatro Binario 7. Insieme a Pippo parlano anche Ivan e Maria Berrini, responsabile ambiente del Pd lombardo. Subito dopo torniamo a Milano per un’aperitivo con Alessia Mosca (responsabile lavoro del Pd), Anna Puccio (esecutivo regionale del Pd) e sessanta giovani della city milanese: tutti ex-elettori di centrodestra che a questo giro pensano di votare Partito Democratico. E’ stata una gran bella iniziativa: invece del classico format per cui i candidati si siedono e parlano davanti la platea, la serata ha seguito una traccia completamente informale, quasi da barcamp. Attorno ai candidati si formavano dei capannelli spontanei di gente e si parlava della situazione politica, del partito, del futuro del paese. Si parlava con la concretezza e il pragmatismo con cui si parla a persone professionalmente altamente specializzate ma con una mentalità politica per nulla ideologizzata: niente slogan e pregiudizi, niente bacchette magiche. In più, durante l’aperitivo ho ricevuto una bellissima notizia riguardo una cosa che faremo da qui alle elezioni. Presto ne saprete di più.
Oggi lavoro via pc e telefono: altre iniziative da concordare e telefonate da fare, mentre prosegue la ricerca di un ufficio. Iniziamo a lavorare a una mega-festa di raccolta fondi che dovremmo fare poco prima delle elezioni. Stasera siamo a un incontro insieme a Pietro Ichino. C’è il sole, e che sole.
Giovanni ha scritto delle cose riguardo me e questo diario sul suo blog e su quello dei Mille, ma se gli dico ‘grazie’ si arrabbia.
Ieri mattina abbiamo fatto una bella intervista con Gianfranco Mascia, che aveva già fatto con Ivan questo lungo e interessante colloquio dopo le primarie del 2005. Poi siamo andati a un pranzo organizzato dal circolo Caponnetto: cinquantuno presenti tra cui, oltre a Ivan, anche Stefano Draghi e Pierfrancesco Majorino, candidati alla Camera nel collegio Lombardia 1 e Daniela Benelli, assessore alla cultura della provincia di Milano. Finito il pranzo ritorno rapidissimo a casa di Ivan, per dare il calcio d’inizio alla campagna. Attorno a un tavolo, oltre al sottoscritto, Ivan, Federico, Marella, Luca, Emanuela, Paolo, Riccardo, Eugenio, Lucio e Giacomo. Un pc al centro del tavolo ci porta le voci e i volti di Marco e Nicolò, direttamente da Palo Alto (beati loro). Discutiamo delle cose da fare in questo mese, del taglio da dare alla campagna, delle iniziative da organizzare e del dove concentrare gli sforzi. Ci salutiamo alle 18,30, un salto nello studio che per un mese sarà la mia casa e poi di nuovo a casa di Ivan, dove ci raggiunge a cena Maria Grazia. A mezzanotte passata di nuovo a casa, e tra diverse email da scrivere, i bagagli da disfare e qualche telefonata, in qualche modo si fanno le quattro del mattino.
Oggi alle nove in piedi, una doccia e fuori. In attesa di trovare un ufficio in cui insediare il comitato elettorale, lavoriamo a casa di Ivan. Nel pomeriggio cercheremo di dividerci tra due cose cui non vogliamo mancare. Ciao.
Cosa ho fatto oggi ve lo racconto domani, ché sono le tre passate e ho finito adesso di scrivere l’ultima email.
La prima giornata a Milano si conclude alle 2 passate, ed era iniziata alle cinque del mattino. Oggi pomeriggio siamo stati a San Siro a sentire Veltroni: lui è visibilmente provato - vive da due settimane su un pullman, ha girato oltre cinquanta province d’Italia al ritmo di tre comizi al giorno, deve farne altre cinquanta ed è martoriato dal raffreddore - ma ha fatto un gran bel discorso. Non tanto per i contenuti, che sono ottimi e sono quelli noti che fanno riferimento alla vision e al programma del Pd, quanto per il tono, per la grinta, per il piglio: il Veltroni di Spello giocava un po’ a scimmiottare il linguaggio di Obama, quello di oggi in certi passaggi sembrava quasi Barack - stessa oratoria brillante, stessi cambi di ritmo, stessa lucidità e padronanza della folla, stessa decisione.
Oggi il Corriere pubblicava una delirante previsione di ripartizione dei seggi basata sui risultati delle ultime politiche: il fatto che entrambe le coalizioni si siano sciolte e che nel 2006 ci fossero due candidati premier e oggi ce ne siano tredici è quindi un dettaglio trascurabile. Non fidatevi eccessivamente dei sondaggi, nemmeno quelli che ci danno in rimonta. Fidatevi, semmai, di quel che vi dice il vicino di casa, lo zio, il collega, la suocera, il fidanzato, la tabaccaia. Parlando un po’ in giro scoprirete una cosa che è già venuta fuori da parecchie ricerche: a questo giro gli indecisi sono in larga parte persone che hanno già votato Prodi e non hanno più grande fiducia nel centrosinistra. In altre parole, persone che hanno già votato per noi e prendono in considerazione l’idea di votare per noi: il Veltroni di oggi ha ottime chance di portarne tantissimi dalla sua parte. Solo un passaggio del discorso di oggi ha fatto sobbalzare il pubblico: “Da piccolo venivo sempre a passare l’estate a Milano”. Si è alzata una risata collettiva.
Dopo aver sentito Veltroni, ci spostiamo a ChiamaMilano per un’iniziativa di Classe Creativa. La comitiva comprende, oltre me e il candidato, Marella, Lucio, Davide e Giacomo. All’iniziativa intervengono, oltre a noi, Giuseppe Civati e Carlo Pastore, vj di Mtv: poca gente ma discussione interessante. Poi aperitivo e infine cena giapponese con Anna Puccio, dell’esecutivo regionale del Pd. Ora a casa: domani intervista mattutina, poi pranzo al circolo Caponnetto e riunione-fiume di kick off della campagna. Nel frattempo cercheremo di incasellare in agenda i tanti inviti ricevuti soltanto oggi. Si balla.
Già a Milano, mattinata trascorsa a smanettare sul canale Youtube e a mettere a punto varie cose in vista della riunione organizzativa di domani, con cui diamo il calcio d’inizio della campagna. Ivan cucina una carbonara per rifocillarci prima di andare a sentire Veltroni, in zona San Siro. Domattina intervista, poi pranzo al circolo Caponnetto, poi riunione. Milano è un po’ uggiosa, ma meno di quel che credevo.
Lo confesso, fino a oggi questa campagna elettorale non mi ha appassionato granché: un po’ perché non so voi, ma io mi sono veramente stufato del plot secondo cui Berlusconi dice una scemenza al mattino e tutti si affrettano a dire cose ancora più stupide per il resto della giornata, cadendo perfettamente nella trappola (chi ha parlato di Ciarrapico, ieri?). Un po’ perché - messi da parte gli ammirevoli sogni di rimonta di Veltroni - comunque vadano a finire queste elezioni il Senato sarà con ogni probabilità un suk ingovernabile, e toccherà trovare soluzioni di altro tipo.
Da qualche giorno però qualcosa è cambiato, e mi rendo conto proprio mentre scrivo che con ogni probabilità questa campagna elettorale finirò per ricordarla per un bel po’. Ivan Scalfarotto mi ha chiesto di dirigere la sua campagna elettorale, e io ho accettato con entusiasmo e un po’ di emozione. Come potete immaginare, le cose da fare sono innumerevoli: organizzare eventi e dibattiti (ma fortunatamente Ivan riceve inviti praticamente dappertutto), gestire il fundraising, mettere in piedi un ufficio stampa, pensare una strategia per la comunicazione, produrre materiali testuali e audiovisivi. Ovviamente non sarò solo: tanta gente in gamba ha già dato la sua disponibilità a dare una mano e, anzi, chiunque volesse aiutare può fare una donazione ai Mille o iscriversi al circolo “Barack Obama”, ché il Ning scoppia di idee e proposte.
Domattina presto un aereo mi porterà a Milano, e rimarrò lì fino alla data delle elezioni. Dopo le elezioni, comunque vada, tornerò a Roma. Sperando che Roma abbia un inquilino in più.
Il punto debole più grande di John McCain è senza dubbio l’età avanzata, tant’è che Foreign Policy s’è divertito a mettere in fila i dodici capi di stato più vecchi del mondo per far vedere quant’è giovincello il senatore dell’Arizona. La notizia però non è questa, e non è nemmeno che Silvio Berlusconi sia solo un mese più giovane di McCain e questo in Italia non sembra importare a nessuno. La notizia è che Foreign Policy si sia dimenticato di Giorgio Napolitano, classe 1925
Non sono ancora nati, e i Giovani Democratici hanno già cominciato a frignare. Lo dico con affetto per i tanti ragazzi in gamba che conosco dentro il comitato promotore: non è chiedendo strapuntini al partito che andrete oltre il recinto che vi state costruendo attorno. Questo lo avete già fatto, e si chiamava Sinistra giovanile.
“Non è un paese per vecchi” è un bel film perché ti prende in giro. Perché i personaggi sono disegnati magnificamente, uno per uno. Perché “sto per fare una cazzata ma la voglio fare”. Perché la regia è splendida. Perché è praticamente senza colonna sonora, e non te ne accorgi. Perché ti fa venire voglia di andare a passare almeno una notte in una di queste topaie che si trovano lungo le strade del Texas. Perché guardi il protagonista e pensi di averlo già visto da qualche parte, e poi salta fuori che era nientemeno il Brand dei Goonies. Perché per un po’ appare Woody Harrelson, quello di Natural born killers. Perché la scena del testa o croce dal benzinaio è proprio fatta bene. Perché finisce proprio quando non ti aspetti e non vorresti che finisca.
“Non è un paese per vecchi” non è un bel film perché ti prende in giro. Perché ci mette due ore per prepararti a una scena che non vedrai. Perché il secondo tempo non è per niente all’altezza del primo. Perché finisce proprio quando non ti aspetti e non vorresti che finisca.