Message in a bottle

Ora esco, e vedo se riesco a fare benzina. Se non mi faccio vivo entro stasera, iniziate ad avvertire i miei cari

Dopo aver passato dodici distributori chiusi e aver rischiato di finire a secco io stesso, la missione è tristemente fallita. Sulle modalità della protesta di questi signori, meglio essere chiari: arrestateli (non tutti, ovviamente: solo i leader sindacali), i capi d’imputazione non mancano

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11 December 2007, 8.35 am

9 commenti »

  1. in merito, concordo con Montezemolo. Ma questi camionisti, hanno idea di qual e’ il costo che paghera’ la produttivita’ della nazione per la loro scellerata mossa? Capisco le loro motivazioni, ma la solita ricerca della mossa a effetto ha anche delle conseguenze. Aumenti per tutti, cari camionisti, ma prima rifondete i danni che avete causato alla collettivita’. Non si usa un cannone per uccidere una mosca.

    Commento di Filippo del 11 December 2007 alle ore 6.24 pm
  2. Concordo. E poi, tra l’altro, io non capisco manco le loro motivazioni, cioè, il gasolio e i pedaggi aumentano anche per me e per tutti i cittadini che usano la macchina e l’autostrada per andare a lavorare, eppure non mi sembra di aver mai visto blocchi stradali ad opera di impiegati, professori o precari.

    Commento di francescocosta del 11 December 2007 alle ore 6.43 pm
  3. francesco, i camionisti non protestano solo per quello.
    http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/sciopero-autotrasporto/piattaforma-camionisti/piattaforma-camionisti.html

    Commento di Filippo del 11 December 2007 alle ore 8.40 pm
  4. Quel settore dei trasporti ha dimostrato e stà dimostrando la propia importanza effettiva nel sistema economico. Lamentare la mancanza di merci ed opporsi alla azione in atto, con ottima varietà di lagne, oltre ad essere fastidioso alla mente, ricorda il comportamento degli infanti, che frignano quando li si distoglie dalla poppata del seno materno.
    Si dovrebbe inoltre capire che alcuni settori non hanno propio la possibilità di dimostrare dissenso con blocchi stradali in quanto, di fatto, esercitano in luoghi altri.

    ..che un domani si propaghi frastuono nelle pubbliche biblioteche per manifestare contro qualche legge balorda tuttavia non lo escludo, siamo pur sempre in italia..

    Commento di Mattia Giovanetti del 11 December 2007 alle ore 11.48 pm
  5. Mattia, se questa tu la chiami protesta, se questa tu la chiami “lamentare la mancanza di merci” allora non sei adatto a vivere in un paese democratico.
    In un paese democratico chi ha delle ragioni da manifestare non mette in crisi un paese, *non taglia le ruote dei tir di chi vuole lavorare*, non prende a pugni un camionista straniero che doveva portare a termine una consegna e dello sciopero italiano non se ne fa nulla, non provoca danni per centinaia di milioni di euro, non impedisce ai cittadini di andare al lavoro, non impedisce alle ambulanze di raggiungere chi ne ha bisogno, non impedisce a chi deve viaggiare di muoversi per le autostrade. Questo è fascismo, e va bene in un paese fascista. In un paese democratico si organizzazano cortei, si fa lobbying, si fanno scioperi garantendo degli standard minimi di prosecuzione del servizio.

    Riguardo le motivazioni, le ho lette. Alcune sono condivisibili, altre lo sono molto meno: protestano per il costo del gasolio e dei pedaggi (eppure, ripeto, non mi sembra che i milioni di italiani che ogni giorno viaggiano per lavoro si siano incatenati ai caselli), per l’invasione di camionisti stranieri (la famosa storia dell’idraulico polacco: cosa dovremmo fare, dire ai romeni che non possono lavorare alla faccia del loro essere comunitari?). Ma non esiste ragione che possa giustificare un comportamento di questo tipo.

    Commento di francescocosta del 12 December 2007 alle ore 2.06 am
  6. c’e’ un bell’articolo sull’argomento camionisti sul blog dei mille :)

    Commento di Filippo del 12 December 2007 alle ore 3.05 am
  7. Non sapevo che alla azione si fossero associati comportamenti violenti, ti ringrazio di avermi riferito la cosa, tuttavia, pesando e misurando l’aria, la cosa non mi sorprende più di tanto.
    Il genere umano tutto non è mai brillato per grazia e animo pacifico. Gesù è stato crocifisso, oggi in italia si fa fatica a ricevere il Dalai Lama, appena si è potuto si è utilizzato il nucleare come arma, Bush attacca i popoli senza prima curare i disastri nel suo paese come ugualemnte fanno altri molti governanti o monarchi che dir si voglia.
    Quando parlavo di “lamenti” mi riferivo a quelli dei consumatori che si oppongono alla protesta perchè, ormai ivasati dal circuito eonomico, alla stregua di tossicodipendenti, DEVONO comprare … e non essendoci merce da acquisire si sentono privati della loro, flasa perchè non sono realmente solo quello (consumatori), identità.

    Siamo in un’epoca di cambiamento, com’è sempre del resto (chi era Eraclito?!) sapersi adattare è quasi un’arte, ma a volte la rassegnazione non è accolta con piacere da tutti, c’è sempre chi alza la testa e forse è anche un bene.

    Commento di Mattia Giovanetti del 12 December 2007 alle ore 9.31 am
  8. La protesta ha assunto forme delinquenziali, ma alcune motivazioni sono condivisibili. I trasportatori sono l’anello debole nella filera distributiva: non è l’azienda di trasporto a fissare il prezzo, ma il committente, spesso la grande industria manifatturiera o alimentare. Essebdo il settore polverizzato, il padroncino o la piccola azienda con cento semirimorchi hanno ben pochi margini di contrattazione: la merce deve arrivare dal luogo x al luogo y nel tempo z e al prezzo k. Se non sta bene, il committente ha facilmente la possibilità di scegliere un altro trasportatore. Molte piccole aziende emiliane, venete e lombarde hanno creato filiali in Rep. Ceca e Polonia perchè possono attingere a manodopera a basso costo e soprattutto usufruire di leggi meno rigide per quanto riguarda i turni di lavoro dei camionisti, naturalmente a scapito della sicurezza sulle strade. E’ il solito problema dell’inefficienza del nostro sistema paese: in Olanda e in Germania ci sono multinazionali del trasporto intermodale con strutture moderne e forte potere contrattuale; qui invece centinaia di piccole aziende che fanno i salti mortali per cercare di organizzare il viaggio di ritorno a pieno carico.

    Commento di kaos del 12 December 2007 alle ore 10.32 am
  9. Concordo con il giudizio negativo su una protesta fascista in un paese sedicente democratico.
    Riguardo al “gasoline tour” che ha fallito il suo intento, è l’ennesimo motivo (se non bastassero quelli ambientali, geopolitici, economici, ecc.) per comprare una macchina a metano.

    Commento di suro del 12 December 2007 alle ore 2.39 pm

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