La buona ragione
Ieri sono stato parecchio severo con Giancarlo Abete e Antonio Matarrese per la loro decisione di giocare comunque le partite di calcio nonostante la situazione potenzialmente esplosiva determinati dalla tragedia della mattinata. Mi è stato fatto notare che, in quella situazione, con migliaia di tifosi già dentro gli stadi o nelle loro immediate vicinanze, un annullamento delle gare avrebbe potuto provocare conseguenze peggiori. E’ vero.
Però. A Bergamo e in tanti altri stadi d’Italia folti gruppi di delinquenti travestiti da tifosi hanno fatto di tutto nel tentativo di far sospendere la partita (a Bergamo riuscito dopo appena 9′). Se la partita fosse stata rinviata, probabilmente avrebbero fatto di tutto per protestare.
La morte di Gabriele Sandri ha dato a subumani e vandali una giustificazione, una buona ragione per assaltare i commissariati, perpetrare ogni genere di violenza e travestire il tutto da cordoglio. E’ singolare che i gruppi organizzati - qualcosa di molto vicino al male assoluto, a parere di chi vi scrive - protestino contro l’uccisione di un normale tifoso colpito ingiustamente dal fato o dall’imperizia perchè incolpevole e non facinoroso, e per far questo decidano di mettere a ferro e fuoco interi quartieri o distruggere gli stadi. Resto dell’opinione che in situazioni come quelli di ieri a Roma nei pressi dello stadio Olimpico, si deve considerare l’ipotesi di utilizzare l’esercito. A scatenare la guerriglia urbana ci pensano da soli i gruppi organizzati: la politica delle forze dell’ordine - per quanto comprensibile - può essere sempre e solo indietreggiamo, conteniamo e incrociamo le dita?
Mi fa male immaginare una qualsiasi città italiana con l’esercito schierato, ma lo preferisco a vedere scene assurde come la camionetta della Polizia di Stato che scappa inseguita da decine di persone. Serve allora fermarsi un attimo, e farsi un piccolo promemoria: stando a quel che si dice di lui e della sua vita, Gabriele Sandri non aveva nulla a che vedere con i rifiuti umani responsabili dei fatti delinquenziali di ieri. Lo dico a costo di dire una banalità: chi ha sbagliato deve pagare. Ma in questa guerra assurda che i gruppi organizzati hanno dichiarato alle forze dell’ordine, non dimentichiamoci da che parte sta la ragione e da che parte sta il torto.
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Sull’uso dell’esercito in operazioni di ordine pubblico ci andrei con i piedi di piombo rinforzato… ciò non toglie che hai ragione, sono gruppi di facinorosi che aspettano un qualsiasi appiglio per scatenarsi. Il fatto accaduto a Badia al Pino è sicuramente gravissimo, non riesco a giustificare in alcun modo un poliziotto che spara (e a sentire il sindacalista della polizia, stamane a Omnibus anch’esso perplesso di come uno sparo “in alto” colpisca il finestrino di un’automobile ad una trentina di metri di distanza. Che poi il carrozzone sia difficilmente bloccabile lo è solo per i miliardi che transitano nel giocattolo, ma che chi lo governa (lega e federazione) sia inadatto e, un po’ stantio… è un altro fatto incontrovertibile. Comunque quando muore un uomo, sia un ragazzo tifoso, sia un poliziotto come a Catania, niente e nulla giustifica le eventuali ritorsioni né da parte della 2piazza” né da parte della polizia.
(detto tra noi se si fermasse il “giocattolo” non me ne fregherebbe proprio niente!)
Secondo me l’errore più grave l’hanno fatto gli organi di informazione: bastava dire che un giovane era stato ucciso per errore (spero) in un autogrill mentre alcuni teppisti se le davano e tutto sarebbe finito lì. Vorrei sapere perchè quel poveraccio sia stato definito “tifoso”. Magari tra quelli che se le davano c’erano degli operai e degli artigiani ma non per questo ho sentito parlare di scontri tra operai e artigiani in un autogrill. Vista la distanza dai campi di calcio sia come orario che come ubicazione non capisco perchè quei teppisti siano stati definiti tifosi. E voglio aggiungere che la colpa di tutto questo deve ricadere sicuramente sul poliziotto che ha premuto il grilletto ma anche su quei teppisti che hanno causato l’intervento della polizia.