Matti
Chi mi legge da un po’ di tempo sa che ho delle idee piuttosto chiare su quei subumani comunemente noti come ultras - non tutti tutti, ovviamente, per carità: diciamo quelli che vanno in giro con le spranghe, quelli che intonano cori contro i carabinieri, quelli che assaltano altri tifosi agli autogrill, quelli che fanno il saluto romano, eccetera.
Quello che è successo oggi però è piuttosto diverso dal classico canovaccio degli scontri tra ultras e forze dell’ordine. Nessuno vuole scatenare la caccia al poliziotto, ma – stando a quello che si è appreso finora sulla dinamica dei fatti – credo vada perseguito con massima severità l’uomo che ha sparato ad altezza d’uomo verso una persona seduta in macchina da una posizione nella quale la sua incolumità fisica non era minimamente minacciata. Allo stesso modo, le persone che hanno deciso di giocare ugualmente oggi assumendosi una enorme responsabilità andrebbero cacciate a calci nel sedere per manifesta incapacità. Sono Giancarlo Abete, presidente della Figc, e Antonio Matarrese, presidente della Lega Calcio.
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Pare, dico pare, che prima della nascita delle tifoserie organizzate la violenza negli stadi fosse tendente allo zero e – qualcuno dice – i tifosi delle due squadre guardavano la partita gli uni accanto agli altri e non separati come ora da reti, cancelli, fossati e gendarmi in assetto antisommossa.
ma i Matti del titolo chi sono?
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Filippo, è la vicenda che è una vicenda da matti (ognuno è matto con una responsabilità e un peso diverso naturalmente). Gli ultras che si picchiano in autogrill, il poliziotto che spara ad altezza d’uomo da 30 metri e uccide un innocente, Matarrese e Abete che fanno giocare le partite (oggi ho un po’ cambiato idea, e sembra che la decisione finale sia stata di Manganelli), i gruppi organizzati che mettono a ferro e fuoco stadi e quartieri.