Sportstreaming chiude, le alternative non mancano

Appassionati di calcio online, voi che amate guardare la serie A e la Champions League su Internet e a gratis alla faccia di Sky, voi che vi dilettate alla ricerca di mille modi per vedere il calcio gratis, voi che grazie a Sportstreaming guarda(va)te partite dai campionati di tutto il mondo e vi dilettavate pure col tennis, il golf, l’Nba e l’Nfl.. sì, dico a voi: invece di piangere sulla chiusura di Sportstreaming, segnatevi l’indirizzo di questo sito. E’ un sito russo, e credo che lì sia più dura far arrivare le diffide legali di Mediaset. Ed è anche in italiano, da qualche giorno. E c’è tutto, ma proprio tutto. Buon divertimento


9 October 2007, 8.04 am

Salvate la rete da (certi) internauti

Abbiamo già scritto di come dopo il Vday decine di commentatori più o meno incompetenti abbiano detto delle cose improponibili su Internet e i blog. A suo tempo, vi segnalai anche quei pochi articoli scritti da persone competenti che valeva la pena leggere.

Succede allora che una associazione chiamata Anti Digital Divide decida di lanciare una petizione contro i giornalisti rei - a parer loro - di aver detto o scritto le cose più aberranti. I bersagli sono Filippo Facci, Giampiero Mughini e Paolo Garzotto. Sorvolo sulla scelta di uno dei mezzi più inutili per eccellenza per far sentire la propria voce (io ho appena firmato come Silvio Berlusconi, e potrei farlo infinite volte: non esistono filtri nè captcha nè verifiche di alcun tipo); sorvolo sulla decisione di attaccare alcune persone che avevano espresso giudizi fortemente critici sul Vday e su Beppe Grillo, oltre che sulla rete. Veniamo alle richieste piuttosto comiche fatte ai giornalisti e alle testate: oltre alle scuse del caso, il Giornale e il Foglio dovrebbero pubblicare per sette giorni un articolo di scuse in prima pagina, Mughini dovrebbe lasciare Controcampo perchè Controcampo ha un sito web, la Rai dovrebbe dedicare una trasmissione al Vday (un’altra? e poi, che c’entra con la rete e il digital divide?). Non credo di avere mai letto nulla di più comico, tant’è che oggi Filippo Facci - invece che difendersi o spiegare le sue ragioni - pubblica su Macchianera per intero e senza alcun intervento la petizione di Anti Digital Divide. E’ la migliore dimostrazione delle ragioni della sua tesi.

(continua a leggere)


, 6.00 am

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8 October 2007, 11.26 pm

Un uomo, un perchè/2 - Franco Giordano

Diceva Giolitti: “Le leggi per i nemici si applicano, per gli amici si interpretano”. Tale massima - che appare, come è evidente, piuttosto aberrante - è applicata alla lettera da Franco Giordano che, in relazione al referendum tra i lavoratori con oggetto il protocollo sul welfare (lo stesso protocollo che hanno firmato e contro cui ora protestano) sostiene ardito, data la probabile vittoria del sì:

“Abbiamo messo a giudizio critico il protocollo: il referendum va rispettato ma anche interpretato“.

Caro Giordano, la Cgil, la Cisl e la Uil hanno sottoscritto l’accordo (un accordo mediocre, tra l’altro, ma per ragioni opposte a quella da te lamentate). I tuoi ministri al governo hanno sottoscritto l’accordo. Quando anche i lavoratori daranno la loro approvazione, ci sarà ben poco da interpretare. I verdetti referendari si accettano, e basta.

Via Libero Pensiero


, 4.48 am

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7 October 2007, 11.22 pm

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6 October 2007, 11.23 pm

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5 October 2007, 11.19 pm

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4 October 2007, 11.25 pm

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3 October 2007, 11.24 pm

Free Burma Day


Free Burma!


, 3.31 pm

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2 October 2007, 11.20 pm

Grulli/2

Viva il limite di doppio mandato!
(vedi anche Viva la preferenza!)


, 2.42 am

Lo storico ritardo del Corriere.it

Dopo due anni due dal restyling di Repubblica.it, oggi arriva finalmente anche quello del Corriere, che fino a ieri stava ancora in 800×600: meglio tardi che mai.
Questa notizia, oltre a confermare il ritardo storico sul lato web che il Corriere sconta rispetto a Repubblica, mi ha fatto venire in mente un aneddoto che conferma questa tesi e ci racconta la nascita di Repubblica.it.

Correva l’anno 1996. Qualche settimana prima delle elezioni politiche del 21 Aprile, una ditta di hardware offrì al Corriere della Sera la concessione gratuita di server e connettività per organizzare un web site sulle elezioni. Il Corriere - frettolosamente - rifiuta. La ditta propone la stessa offerta a Repubblica e Repubblica accetta.
Il 5 Aprile, a sedici giorni dalle elezioni, un team di quattro persone guidato da Vittorio Zambardino mette in rete un po’ di materiali dando vita a quello speciale Elezioni ‘96 che dava l’inizio all’era del giornalismo online in Italia: il sito fa diciassettemila contatti nei giorni precedenti alle elezioni (siamo nel 1996) e va in tilt la notte delle elezioni, quando oltre cinquecentomila persona cercano di connettersi a quelle pagine.

Narrano le leggende che Scalfari ne sia rimasto impressionato. Gli mostrano il demo, lui non dice una parola. Poi si alza e, prima di andarsene a pranzo, pronuncia la frase che rimane storica almeno per chi l’ha sentita: “Oggi pomeriggio non ritorno a fare il giornale: siamo disoccupati”.
Angelo Agostini, Giornalismi


, 2.30 am

Italietta

Il giornalaio, che poche settimane fa protestava perché Bersani voleva far vendere i giornali anche dal tabaccaio vicino alla sua edicola, ieri si è lamentato con me per i privilegi della politica. Il tassista, che poco tempo fa sfilava con Gasparri per impedire che venissero date nuove licenze di taxi, è indignato per i privilegi della politica. L’impiegato pubblico, che a metà giornata va a fare la spesa per la famiglia, non sopporta i privilegi della politica. L’architetto che ha chiesto a un assessore un occhio di riguardo per i suoi progetti, è stufo per i privilegi della politica. Il grande giornalista che per andare in lista chiedeva almeno diecimila voti assicurati dal partito è indignato per i privilegi della politica. Quell’altro giornalista che non può fare il sindaco perché si guadagna troppo poco scrive cose terribili sui privilegi della politica. A tarda età si possono scrivere intemerate sulla pubblica moralità ma se Gerardo Bianco fa con grande dignità e continuità il parlamentare Gian Antonio Stella si indigna. E’ l’Italia che ci meritiamo.
Peppino Caldarola


1 October 2007, 2.14 am
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