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Perchè non andrò al V-day

La cosa è nota: mi piace il Beppe Grillo comico, non mi piace il Beppe Grillo santone. Non mi piace per niente: penso sia il non plus ultra del qualunquismo, decisamente oltre il tollerabile.
Leggo da qualche settimana del Vaffanculo Day: l’8 Settembre 2007, nelle piazze di mezza Italia, Beppe Grillo e i suoi seguaci/lettori raccoglieranno le firme necessarie alla presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare, una proposta di legge con tre obiettivi. Credo che tutti e tre gli obiettivi di Grillo colgano dei problemi reali e concreti, ma credo che tutti e tre propongano delle soluzioni controverse ove non addirittura errate: per questo non andrò al V-day.

Il primo obiettivo della proposta di Beppe Grillo è una legge che impedisca ai cittadini con una condanna passata in giudicato che hanno scontato la loro pena di essere eletti alla carica di parlamentare. E’ una cosa è impossibile e sbagliata.
E’ impossibile perchè in aperta contraddizione con gli articoli 3 (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”), 27 (“Le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”), 51 (“Tutti i cittadini […] possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza”) della Costituzione Italiana, nonchè all’articolo 21 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (“Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese”). Il motivo è molto semplice: scontata la pena i cittadini tornano in pieno possesso dei loro diritti civili e politici e eguaglianza è una parola che non lascia spazio ad equivoci.
E’ sbagliata, inoltre, perchè una norma del genere si presterebbe a distorsioni inimmaginabili (non è un caso se norme di questo tipo sono in vigore soltanto in paesi governati da regimi dittatoriali) e non raggiungerebbe il suo scopo, quello di avere un Parlamento pulito. La lezione del 1992 dovrebbe averci insegnato che la magistratura (o la legge) possono pure azzerare una classe politica rea di ogni nefandezza, ma il tutto è inutile se i cittadini un anno dopo votano in massa persone ancora più disoneste. La battaglia va fatta, e va fatta sul piano della sensibilizzazione popolare: possiamo fare tutte le leggi del mondo, ma sono i cittadini che votano e i condannati – facciamocene una ragione – sono votati dai cittadini (sia con le preferenze che senza).
Impediamo ai condannati di essere eletti? Se non cambia la mentalità dei cittadini, eleggeremo degli incensurati disonesti. E’ già successo. D’altra parte, a voler fare i forcaioli, tutti sono incensurati fino ad un attimo prima di essere arrestati.

Il secondo obiettivo della proposta di Beppe Grillo è una norma che impedisca ad ogni cittadino di fare il parlamentare per più di due legislature consecutive. Delle sue tre proposte, questa è certamente la più sensata e condivisibile. L’unico dubbio che sorge è sulla sua evidente aggirabilità: due legislature nel Parlamento italiano, una nel Parlamento europeo (o a fare il sindaco in una grande città, o il presidente di regione), e si ricomincia.

Il terzo obiettivo della proposta di Beppe Grillo è una legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliere il proprio candidato, quindi la re-introduzione delle preferenze.
Partiamo dall’inizio: la legge Calderoli è una vera porcata. Lo è, prima che per le liste bloccate, per il modo schizofrenico e deliberatamente sfascista con cui assegna i premi di maggioranza e lo è perchè è una legge proporzionale che alimenta a dismisura la frammentazione, con delle soglie di sbarramento fortemente fittizie. Detto questo, credo ci sia un certo cieco culto delle preferenza su cui vale la pena riflettere.
I campani, i calabresi, i siciliani come me sanno benissimo come la preferenza sia il primo strumento di controllo del voto da parte del potere criminale. Inoltre, il meccanismo della preferenza è un meccanismo che frena e ostacola il rinnovamento delle classi dirigenti, perchè fornisce un enorme potere ricattatorio nei confronti dei partiti a figure già molto potenti dotate di un pacchetto di voti “personali”, ai quali i partiti non possono rinunciare. La preferenza depoliticizza il voto, che diventa personale e va quindi a vantaggio di chi ha già potere dandogli un nuovo e non indifferente potere contrattuale nei confronti dei cittadini (“Se mi voti ti do questo e quello”) e nei confronti dei partiti (“Se mi candidi ti porto cinquemila voti”). Non è un caso, infatti, se in gran parte dei paesi europei il sistema delle preferenze non esiste. Le liste bloccate, oltre a liberare i partiti dai ricatti dei potentati locali, permettono alla politica di rinnovarsi e fare scelte coraggiose che le preferenze ostacolano: permettono di lanciare un giovane promettente anche se non ha una base di voti personali, permettono di mettere da parte un big compromesso con la giustizia senza paura di perdere i suoi voti. Nei paesi normali accade questo. Ora, sappiamo bene e nessuno vuole negare il fatto che in Italia sia accaduto tutt’altro: le liste bloccate sono state il pretesto per far entrare in Parlamento candidati impresentabili e chiudere ancora di più la casta dentro sè stessa.
La soluzione di Grillo rischia però di peggiorare la situazione (sapete un Dell’Utri, un Previti o un Cuffaro quanti voti prendono con le preferenze?), mentre la vera soluzione è una sola: un sistema elettorale maggioritario uninominale preceduto da primarie di collegio. Un sistema che permette ai cittadini di conservare un rapporto diretto col candidato e permette ai partiti di sottrarsi ai ricatti di chi, con un sistema proporzionale, acquisisce un suo personale pacchetto di voti da vendere al miglior offerente.

In sostanza, ci sembra che Grillo tocchi tre problemi concreti e reali, ma lo faccia proponendo soluzioni dannose e controproducenti. Questi sono i motivi per cui non andrò al V-day: questo paese ha bisogno di uno scatto di volontà e orgoglio, ma che sia uno scatto per un fine preciso e non per il semplice e ingenuo sfogo di gridare Vaffanculo in piazza, e tornare a casa più frustrati di prima.

V-day? No grazie

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