Speranze di contaminazione

Delle due grandi tradizioni che stanno per dar vita al Partito Democratico, quella liberaldemocratica e quella socialista, la prima ha già prodotto tre candidature per la segreteria - Rosy Bindi, Enrico Letta, Mario Adinolfi - la seconda solo quella di Walter Veltroni. Ecco, qui c’è la prima cosa che i diessini dovranno imparare dai diellini: il coraggio di dare fastidio ai capoccia del partito (tutti ad elogiare Blair e Sarkozy, ce ne fosse uno che si sia letto la loro biografia)

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24 July 2007, 1.49 pm

11 commenti »

  1. non sono d’accordo con la tua analisi…
    non gli manca coraggio, sono sicuri di vincere.

    Commento di capemaster del 24 July 2007 alle ore 2.06 pm
  2. Probabilmente sì, ma la cosa non vale per tutti.
    Bersani aveva tutto pronto per candidarsi. Poi è arrivato l’alt di Fassino e lui ha obbedito in nome della disciplina di partito, dimenticandosi che Fassino non è più segretario di un bel niente. E io credo che una candidatura Bersani avrebbe fatto meglio a tutti i candidati, oltre che al Pd.

    Commento di francescocosta del 24 July 2007 alle ore 2.11 pm
  3. I DS sono un partito elefante. Ci mettono sempre un po’ di tempo prima di mettersi in moto (c’è il timore di andare troppo avanti rispetto alla base).
    Per le primarie del 2016 avremo sicuramente più candidati di tradizione socialista.

    Commento di Valter Gallo - Pennarossa del 24 July 2007 alle ore 2.42 pm
  4. Però così c’è il rischio che da qui al 2016 la base sia da tutt’altra parte :-)

    Commento di francescocosta del 25 July 2007 alle ore 1.13 am
  5. infatti, ma questa non è mancanza di coraggio, è semplice contiunuità col PCI: apparato forte, non si muove foglia che il segretario non voglia

    Commento di capemaster del 25 July 2007 alle ore 2.20 am
  6. Peccato che il segretario non è più segretario di niente (a meno che non sia già diventato capocorrente, la cosa mi sfugge) :)

    Commento di francescocosta del 25 July 2007 alle ore 2.51 am
  7. C’è del vero in quanto dici e c’è del vero in quel che scrive capemaster al primo commento. I ds sono un partito-apparato ancora un po’ “vecchiotto” in questo senso. La Margherita nel suo caos magmatico era già un “piccolo Pd”.

    Una postilla: ascrivere rosy bindi ala tradizione “liberaldemocratica” mi pare troppo. Rosy Bindi incarna la tradizione dossettiana (che con approssimazione e spregio qualcuno bola come “cattocomunista”), che di liberaldemocratico ha poco e nulla e che dal mio punto di vista si piazza a sinistra dei Ds, diciamo che in un’ipotetica geografia politica la Bindi sarebbe solo un pelino più in qua del compagno Mussi. E neanche su tutto.
    La Bindi, cattolica democratica (eh, guarda un po’ questi vituperati democristiani) è senza dubbio il candidato “di sinistra” in questa competizione per le primarie

    Commento di holdenc del 25 July 2007 alle ore 4.46 am
  8. In effetti, Rosy Bindi liberaldemocratica è una forzatura (forse lo è anche cattocomunista, però). Avessi scritto “tradizione democristiana” avrei accontentato tutti, probabilmente :)

    Commento di francescocosta del 25 July 2007 alle ore 7.08 am
  9. i DS esistono ancora… e lo faranno per molto tempo

    Commento di capemaster del 25 July 2007 alle ore 8.52 am
  10. non è questione di coraggio. è un modo, sovietico, di fare politica all’interno del partito che è il problema. non ci sono candidati alternativi perchè ci non è d’accordo sloggia (mussisalviangius).

    è un problema serio, prima di tutto per chiare ragioni di democraticità, ma anche per questioni di governabilità. l’incapacità dei partiti italiani di tenersi i dissidenti significa dispersione. e la dispersione risulta, con l’aiuto del sistema elettorale (che però ne è una conseguenza ancora prima che una causa), nei governi inutili come quello attuale.

    Commento di nullo del 25 July 2007 alle ore 9.03 am
  11. Beh, Fassino è stato segretario dei Ds per anni con una forte opposizione, e quando questa opposizione se n’è andata lo ha fatto per una sua scelta politica nonostante i vari tentativi di “riportare le pecorelle dentro l’ovile”.
    Il punto quindi secondo me non è tanto che le maggioranze nei partiti costringano chi non è d’accordo a sloggiare; il punto è che tutta una serie di norme e regolette incentivino le scissioni, premino chi si stacca da un gruppo parlamentare per farne un altro, chi compone un partitino dello 0,2%. Giusto per fare un esempio che ti è congeniale, nel New Labour convivono senza troppi problemi Blair e Mc Donnell perchè la legge elettorale del Regno Unito non favorisce certo la formazione di partitini bensì le grandi aggregazioni. E la cosa, checchè ne dica la stolta sinistra radicale nostrana, non impedisce a Mc Donnell di manifestare le sue idee e farle contare all’interno del partito e del Parlamento. Gli impedisce semplicemente di andare a fondare un suo partito personale.

    Commento di francescocosta del 25 July 2007 alle ore 12.45 pm

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