Politica 2.0
Post pubblicato su Pennarossa
Da qualche mese ormai si discute della lontananza della politica dalle istanze dei cittadini, della chiusura elitaria delle classi dirigenti, del mancato confronto interno ai partiti e all’elettorato. Tutti vizi genetici della politica italiana, tutti problemi ai quali oggi, con un minimo di buona volontà, è possibile trovare una soluzione; non certo una panacea capace di sanare da sola dei veri e propri difetti storici, ma sicuramente una base di partenza, uno strumento, un medium. Parliamo della rete.
Ancora oggi, anno 2007, in molti – anche tra i ‘cittadini digitali’ – pensano che Internet sia uno strumento di nicchia, un luogo dove poter fare tante cose utili ma senza raggiungere le masse, senza spostare voti. Non è così: oggi, grazie alla rete, è possibile raggiungere direttamente o indirettamente l’intero paese. Oggi, grazie alla rete, è possibile coinvolgere milioni di persone in un sistema di partecipazione democratica.
Per diversi soggetti politici occidentali, i blog sono diventati in breve tempo il principale strumento di comunicazione online: una pagina da curare non più esclusivamente come diario personale, bensì come bollettino per news, avvisi per i militanti, riflessioni ad ampio respiro.
John Kerry, George Bush, Nicolas Sarkozy, Ségolène Royal, Hillary Clinton, Barack Obama hanno impostato la loro campagna elettorale online su un blog. Secondo molti osservatori, il ruolo dei blog è ed è stato fondamentale per la mobilitazione degli attivisti. Fa parte di questo discorso anche la diffusione dei feed RSS: grazie ai feed oggi è possibile canalizzare in una sola pagina flussi di informazioni e notizie provenienti dalle risorse più disparate, è possibile filtrarle con alcune parole chiave, è possibile diffonderle attraverso altri siti e altri blog rendendole indicizzate dai motori di ricerca.
Non finisce qui. Il web 2.0 offre alla politica una serie di strumenti potenzialmente rivoluzionari. Il podcasting e il videocasting: grazie a strumenti come iTunes e YouTube è possibile diffondere liberamente e con estrema facilità degli audiovisivi con un’audience potenziale immensamente più alta di quella televisiva (pensate a quanto questi strumenti sono differenti e migliori della tv, che rende impossibile rivedere un dato documento, diffonderlo, segnalarlo ad altri); il wiki, altro strumento che potrebbe rivoluzionare completamente la scrittura di un programma elettorale o di un manifesto politico (non so voi, ma a me solo l’espressione ‘dodici saggi’ fa venire in mente gente con la barba bianca e il calamaio); il social bookmarking, che grazie a strumenti come del.icio.us permette ai cittadini di condividere le loro pagine preferite con altri cittadini (anche via feed), rendendo così semplice e immediata la distribuzione delle conoscenze.
Ancora: l’instant messaging, che può permettere ad un esponente politico di fissare appuntamenti via chat con i suoi elettori, per discutere dei temi all’ordine del giorno e sondare l’umore e le opinioni dell’elettorato; i client VOIP, primo fra tutti Skype, che permettono gratuitamente di parlare con persone sparse in ogni angolo del mondo e fissare delle vere e proprie “conferenze online”, gli Skypecast (pensate quante cose potrebbe fare un segretario di partito o anche un candidato a sindaco con questo strumento). Ci fermiamo qui, ma potremmo continuare ancora.
Se guardiamo al contesto italiano, non possiamo non notare come i partiti del centrosinistra siano in notevole ritardo sotto il punto di vista della presenza in rete e dell’utilizzo degli strumenti del web 2.0: sorpassati non solo dai loro omologhi europei e occidentali ma anche dallo stesso centrodestra italiano. Se dopo la blog-figuraccia di Romano Prodi, sono diversi i politici di centrosinistra che stanno iniziando ad utilizzare il blog come diario personale (pensiamo soprattutto all’area della Margherita, visto che da parte dei DS si muove veramente pochissimo), nessuno ha ancora compreso le reali potenzialità politiche del web.
A destra lo hanno capito prima di noi: il sito dei Circoli D-Donna di Daniela Santanchè contiene un blog costantemente aggiornato e annuncia l’utilizzo di Skype per comunicare con tutti gli iscritti ai circoli, nonché quello di YouTube e altri strumenti in rete per “comunicare, collaborare, organizzare l’attività dei circoli sul territorio”. Altro esempio: giusto ieri Pierferdinando Casini ha dedicato un’ora del suo tempo a chattare con i commentatori di LiberoBlog, non invitato da una redazione bensì attirato da un post di un blogger. Sapete cosa è successo? E’ successo che Casini ha dialogato con tutti, soprattutto con chi non era d’accordo con lui, e l’esperimento è andato così bene che sarà ripetuto già domani.
So bene quale sia la domanda ricorrente a questo punto: queste cose fanno vincere le elezioni? La risposta è semplice. Data la quantità infinità di fattori più o meno prevedibili che determinano il risultato di una elezione, probabilmente no. Ma forse la domanda era sbagliata. Chiediamoci, invece: queste cose aiutano o no la politica a ridurre la distanza nei confronti dei cittadini, a facilitare ed incentivare la partecipazione democratica ai processi decisionali, a coinvolgere e mobilitare attivisti e simpatizzanti, a diffondere in maniera capillare documenti, idee, programmi, a far sentire cittadini ed elettori parte attiva di un progetto per il quale ognuno può fare la sua parte? La risposta non può che essere sì. E non è forse così che si vincono le elezioni?
Quanto tempo deve ancora passare prima che il centrosinistra si accorga del terreno che sta perdendo sul campo di una delle sfide più importanti del prossimo futuro?
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