Ripuliamo il calcio dagli ultras

I fatti di Catania hanno portato nuovamente alla luce l’emergenza di un problema che non ha certo colto di sorpresa osservatori e addetti ai lavori. Da anni ormai, in diverse città italiane, le partite di calcio sono utilizzate da una folta rappresentanza di teppisti come null’altro che un pretesto per scatenare delle vere e proprie guerriglie, ora contro altri sedicenti tifosi, ora contro le forze dell’ordine impegnate nel tentativo di sedare le violenze e impedire il coinvolgimento degli spettatori.

Si discute e probabilmente di discuterà ancora delle misure più adeguate per correggere i vizi di questo sistema; si dibatterà probabilmente per settimane sui risvolti sociali e culturali delle violenze, sui perchè, sulle possibili vie d’uscita. Le soluzioni esistono. Esistono diverse possibilità, diverse tra loro, ugualmente valide.
Due cose le accomunano tutte. La prima, è che qualsiasi proposta seria per riformare il calcio, sarà realmente credibile ed efficace solo se portata a termine per intero con coraggio e decisione, senza indecisioni e senza quella paura tutta italiana di fare scelte impopolari. Nessun interesse economico deve prevalere sulla necessità di sicurezza dei cittadini (siano essi spettatori o forze dell’ordine) e sull’impellente bisogno di emarginare i violenti.
La seconda cosa, è che tutte queste proposte sono dirette - in un modo o in un altro - ad arginare quella che oggi è da tutti indicata come la principale imputata della situazione malsana in cui versano gli stadi: la curva.
Lungi da noi avallare facili generalizzazioni, data l’enorme mole di appassionati di calcio e tifosi che seguono la loro squadra del cuore dalla curva, e che della curva hanno fatto un mito, un totem; non si può però non riconoscere come nelle curve ristagnino delle vere e proprie sacche di illegalità, violenza, barbarie. I gruppi di ultras organizzati, che riassumono in sè queste caratteristiche, riescono nell’intento delinquenziale di unire mafia ed estremismo di destra, razzismo e commercio di droga e armi, teppismo, violenza e menefreghismo nei confronti dello Stato e della legge. Il fatto che l’ideologia perversa dei gruppi ultras si propaghi attraverso il canale del calcio e del tifo ha fatto sì che, nel corso degli anni, le curve diventassero per i gruppi ultras un vero e proprio luogo di reclutamento di giovani tifosi affascinati da quel che sembra amore viscerale, fede, per una squadra di calcio, ma cela in realtà una fortissima carica anti-sociale che nulla ha a che vedere con lo sport.

Non è un caso, quindi, che tante delle proposte che si fanno in questi giorni vedano nei gruppi ultras il cuore del nemico che si sta combattendo: si parla di divieto dei club di intrattenere rapporti non virtuosi con le tifoserie, di stop alle trasferte organizzate ed ai biglietti premio, di scioglimento forzato dei gruppi ultras, del divieto di esporre striscioni o lanciare fumogeni, di rendere più severa la legislazione a proposito della diffida a partecipare ad eventi sportivi.
Lasciamo a chi di dovere il compito di scegliere le misure più adeguate alla soluzione del problema. Non possiamo però non fare una considerazione. Nessuna riforma atta a rendere il calcio nuovamente uno sport al quale assistere in sicurezza può prescindere dall’emarginazione dei facinorosi, dall’isolamento e il perseguimento dei violenti e di chi utilizza gli stadi per fini che nulla hanno a che vedere con lo sport.
E’ necessario ripulire il calcio: ripulirlo nelle federazioni, dalle incrostazioni di potere che non vogliono cedere il passo ad un rinnovamento del sistema. Ripulirlo nella Lega, da quei vertici ostaggi e strumenti delle piattaforme televisive. Ripulirlo nelle società, da presidenti poco onesti e da bilanci poco chiari. Ripulirlo nelle squadre, dai giocatori che alterano medicalmente le loro prestazioni agonistiche a quelli che simulano falli e falletti. E oggi, dopo la vergogna di Catania, occorre più che mai ripulire il calcio dai gruppi ultras. Nessuna rifondazione del calcio potrà dirsi tale senza passare attraverso questo punto.


7 February 2007, 8.06 am

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