Salvatore Resca
“I cristiani sono perseguitati? […] Ha ragione il ministro Buttiglione che vuole promuovere un movimento per difendere i cristiani perseguitati? […] Il cristiano, a mio parere, è perseguitato quando gli si impedisce di essere cristiano, di manifestare la sua fede, non quando gli altri non accettano le sue idee, soprattutto quando le sue idee impediscono a qualcuno di seguire le proprie! […] E se gli altri non accettassero le sue categorie, pur lasciandolo libero di vivere come vuole, è il cristiano ad essere perseguitato, oppure è lui che perseguita gli altri se vuole costringerli a pensarla alla sua maniera?
[...] Avviene così nei paesi islamici integralisti, mentre sembra essere una conquista occidentale, dovuta (spero) anche al cristianesimo autentico, che la religione non coincida con la legge dello stato, che non si imponga a tutti nemmeno attraverso il consenso della maggioranza.”
Chi ha detto queste parole? Marco Pannella? Fausto Bertinotti? No.
Le parole qui sopra sono di un prete catanese. Il suo nome è Salvatore Resca.
Salvatore Resca è professore di filosofia e vicario parrocchiale della parrocchia Santi Pietro e Paolo, a Catania.
La parrocchia Ss. Pietro e Paolo - situata in un quartiere residenziale della città - nasce nel 1969, con il completamento dei lavori per la costruzione della Chiesa: prima, la Messa veniva celebrata in un garage.
La storia della comunità parrocchiale è contraddistinta da un inconfondibile filo conduttore: un impegno deciso e perpetuo volto al rinnovamento della Chiesa del dopo-Concilio, alla crescita e alla presa di coscienza della società civile come motore della città, alla solidarietà verso i catanesi bisognosi e verso tanti luoghi del mondo dimenticati da tutti. All’inizio degli anni ’80 viene costituito il gruppo provinciale di Pax Christi, il Movimento Cattolico Internazionale per la Pace. Sono anni delicati per la città e per la regione: la Parrocchia Ss. Pietro e Paolo è in prima linea nella lotta ai missili a testata nucleare a Comiso. Sempre in quegli anni si fa un giornale - Facciamo la pace - e si inizia ad ospitare un Centro di accoglienza drogati.
Nel 1987, poi, nasce quello che sarà probabilmente il movimento di società civile più importante che Catania abbia mai visto operare all’interno del suo territorio, e che darà all’intera Sicilia un esempio brillante di impegno civile e “onestà militante”, per dirla come Claudio Fava: parliamo di Cittainsieme, movimento che - ancora oggi - si autodefinisce “associazione laica, al di fuori delle ideologie e delle logiche dei partiti”. Dal 1987 il movimento Cittainsieme si incontra settimanalmente per confrontarsi sulle problematiche della città. Gli aderenti al movimento non sono leader di partito, né agitatori di masse: sono studenti, impiegati, casalinghe, insegnanti. Sono le persone che affollano la domenica la chiesa dei Ss. Pietro e Paolo, dal cui pulpito Salvatore Resca regala puntualmente delle prediche di altissimo valore sociale:
”La domenica Resca incita, rimprovera, esorta, scuote, castiga, accusa, prega: poi, quando la messa è finita, trasferisce la propria collera e le proprie accuse nelle strade.”
(Claudio Fava, La mafia comanda a Catania 1960/1991, Laterza)
Cittainsieme organizza assemblee cittadine, invita sindaci ed amministratori a dibattiti sulla città, propone continue occasioni di confronto e riflessione e - soprattutto - ha il merito di far venire a galla il sentimento di insofferenza di tanti catanesi verso il subgoverno mafioso della città.
L’azione più eclatante del movimento - quella che lo farà finire sui telegiornali nazionali - colpisce molto in alto. Colpisce Nitto Santapaola.
Alla fine degli anni 80, a Catania, Nitto Santapaola è da tutti universalmente conosciuto e riconosciuto come il boss, il numero uno della malavita: nonostante questo, non solo è a piede libero ma - anzi - politici, sindaci, prefetti, questori, arcivescovi e imprenditori fanno a gara per presenziare al matrimonio delle sue figlie o per andare ad inaugurare uno degli autosaloni dei quali tempesta la città per riciclare le tonnellate di denaro sporco proveniente dal traffico di stupefacenti.
Il caso vuole che uno di questi autosaloni sorga a pochi metri dalla parrocchia di Padre Resca, ed è - invece - un po’ meno casuale che il suddetto autosalone occupi abusivamente una pietraia che il Piano Regolatore aveva destinato a verde pubblico. Tutti sanno che l’autosalone è di Santapaola, tutti tacciono. Cittainsieme si muove: scrive una petizione al Comune, invia un’istanza ai vigili urbani ed un esposto alla Procura.
“Alla fine Resca decide di passare ai fatti: raccoglie cento amici di Cittainsieme […], li munisce di Cesoie e li guida all’occupazione della rivendita di Santapaola. Per un giorno intero restano lì, fra gli sguardi incarogniti dei due o tre ceffi del boss, la curiosità della città, le timide visite dei cronisti di Ciancio, una rapida apparizione delle telecamere della Rai. Per ultimo si fa avanti un ufficiale giudiziario con due mesti vigili urbani al fianco e una notifica per gli uomini di Santapaola: devono sloggiare da quel terreno, immediatamente. Padre Resca ha sconfitto Nitto Santapaola.”
(Claudio Fava, La mafia comanda a Catania 1960/1991, Laterza)
Un altro esempio riguarda la festa cittadina per la patrona, S.Agata. Una festa che - oltre ad essere ridotta ormai da anni a becero culto pagano e indecente manifestazione di superstizione e stupidità popolare - è da tempo ostaggio della mafia e del giro di scommesse clandestine che gira attorno agli orari di inizio e di fine della processione e di altre squallide amenità. Tutti sono al corrente di cosa c’è dietro - ma anche e soprattutto durante - la festa di S.Agata: Padre Resca è l’unico a dirlo. La sua schiettezza gli costerà le minacce di morte di un paio di sedicenti devoti.
Cittainsieme - che, tra l’altro, nel 1989 ebbe il merito di “anticipare” il fenomeno-primarie raccogliendo centomila firme per la candidatura di Enzo Bianco a sindaco di Catania - non è che una delle tante realtà della comunità di Ss.Pietro e Paolo: oggi trovano accoglienza nei locali parrocchiali il gruppo scout Agesci più numeroso della città (il Catania 8, nel quale chi vi scrive è onorato di aver trascorso tredici bellissimi anni), il coro polifonico Imago Vocis (diretto dallo stesso Resca e fautore di concerti in mezza Europa), Emergency, Azadì – solidarietà per il popolo curdo -, Al-Awada per il popolo saharawi, la bottega della solidarietà per il commercio equo e solidale. Inoltre, la parrocchia si occupa di adozioni a distanza in Burkina Faso e in India, e ha fatto scavare diversi pozzi d’acqua in Africa.
Tutto così bello, così utile, così libero e scevro da ogni tipo di condizionamento politico da rivelarsi - per taluni - estremamente scomodo.
Talmente scomodo che - e siamo alla storia di oggi, Dicembre 2005 - quando si rendono necessari ed essenziali dei lavori di ristrutturazione nella chiesa (è crollato il tetto a causa dell’umidità) la Regione da vita ad un singolare e vergognoso siparietto.
Nel 2002 la prima richiesta di finanziamento (che avrebbe potuto prevenire il crollo) non riceve nessuna risposta. Stessa sorte tocca alla seconda richiesta, nel 2003. Tutto questo mentre alle altre chiese della provincia i finanziamenti vengono elargiti a piene mani, e per interventi molto meno urgenti: 222.000 euro a chi deve rifare l’illuminazione, 222.000 euro a chi deve ristrutturare la balaustra, 236.924 per chi deve fare “risanamento conservativo”, 400.000 euro a chi deve fare dei generici “restauri” e - ciliegina sulla torta - 375.950 euro per chi deve ristrutturare un campanile.
Alla terza richiesta di finanziamenti della parrocchia SS.Pietro e Paolo, però, la Regione non può più tacere. E risponde, allora, con un vergognoso finanziamento di appena 50.000 euro subito ridotti alla cifra ancora più vergognosa di 15.000 euro (per ricostruire un tetto).
La comunità parrocchiale si è indignata, ma non si è sfaldata: ha rifiutato l’obolo della Regione e si è sbracciata le maniche, con impegno e dignità. Il tetto sarà rimesso a posto con le offerte dei fedeli.
