Change is coming

Da qualche giorno il blog è fermo, lo sarà ancora per un po’ e poi continuerà per qualche tempo (due settimane?) ad andare un po’ a rilento. La ragione è piuttosto banale: quando si cambia in un colpo solo lavoro, casa e città, il tempo per stare davanti a un monitor tende ad avvicinarsi allo zero. Poi riprendiamo però, e meglio di prima.


09.02.10 - Diario

Dove si vota a febbraio

Si è già votato in Grecia, si voterà poi in Costa Rica, Anguilla, São Tomé e Príncipe, Tajikistan e Togo. L’elezione più importante di febbraio, però, è certamente il secondo turno delle presidenziali in Ucraina, con la sfida tra Yanukovich e Tymoshenko.

(continua a leggere)


06.02.10 - E-lezioni

Piccoli Moreno crescono

L’arbitro che durante Francia-Irlanda non vide il clamoroso e decisivo fallo di mano di Henry è stato convocato ai Mondiali di quest’estate


06.02.10 - Sport

L’altro Silvio

Comunque, ieri Di Pietro ha querelato il Corriere della Sera. Una giravolta mica male, per uno che in tema di politici che querelano i giornali ha sempre sostenuto cose tipo che «dalle carte bollate all’olio di ricino il passo è breve». Ma all’epoca si parlava della querela di Berlusconi all’Unità. Poi è stato smentito in modo abbastanza clamoroso sul viaggio negli Stati Uniti, di cui prima aveva negato l’esistenza. Continuo a pensare che la strategia difensiva di Di Pietro – negare sempre e tutto, anche l’evidenza; prendersela con l’ennesimo mal precisato complotto dei poteri forti – possa rivelarsi controproducente, oltre a portare alla mente i comportamenti di qualcuno di nostra conoscenza.

(hat tip: Marco Campione)


06.02.10 - Diario

Come on/2

Il dato odierno sulla disoccupazione negli Stati Uniti fa il paio con quello della settimana scorsa sul pil: qualcosa, forse, inizia timidamente a muoversi.


05.02.10 - Cose che succedono

links for 2010-02-04


05.02.10 - Un clic

“La parola del popolo”

(la foto si ingrandisce con un clic)


05.02.10 - Diario

Democristiani a stelle e strisce

Intanto nei giorni scorsi ha mosso i suoi primi passi il progetto di abolizione del “Don’t ask don’t tell”, la legge statunitense che impedisce agli omosessuali di prestare servizio nell’esercito, obbligandoli di fatto a mentire. Sono stati ascoltati al senato i vertici dell’esercito – compreso il capo di stato maggiore – e il ministro della difesa (che è Gates, repubblicano), e tutti hanno concordato sulla necessità di abolire una legge semplicemente sbagliata. In questa vicenda, uno di quelli che per ora sta facendo la figura peggiore è John McCain, da settimane impegnato in una campagna per la rielezione al senato dall’esito tutt’altro che scontato. Il senatore repubblicano ed eroe di guerra aveva sempre avuto una posizione piuttosto ambigua sul tema, che gli permetteva di non schierarsi apertamente da nessuna parte senza però perdere consensi a destra.

The day that the leadership of the military comes to me and says, ‘Senator, we ought to change the policy,’ then I think we ought to consider seriously changing it because those leaders in the military are the ones we give the responsibility to.

Nonostante oggi il presidente degli Stati Uniti, il capo di stato maggiore e il ministro della difesa (cioè i vertici della gerarchia militare statunitense) sostengano l’abolizione di quella legge, McCain non ha cambiato idea e anzi ha spostato improvvidamente l’asticella.

The reason why I supported the policy to start with is because General Colin Powell, who was then the Chairman of the Joint Chiefs of Staff, is the one that strongly recommended we adopt this policy in the Clinton administration. I have not heard General Powell or any of the other military leaders reverse their position.

Passano 24 ore e arriva la cristallina e tutto sommato non così imprevedibile dichiarazione di sostegno da parte di Colin Powell.

In the almost 17 years since the ‘don’t ask, don’t tell’ legislation was passed, attitudes and circumstances have changed. I fully support the new approach presented to the Senate Armed Services Committee this week by Secretary of Defense Gates and Admiral Mullen.

Ora la palla è tornata nel campo di McCain, che si è infilato nella più classica delle no-win situation: qualsiasi cosa dirà, è condannato a uscirne male. In politica la pavidità si paga.


04.02.10 - Diario

Una buona causa

Samuele Landi – già amministratore delegato di Eutelia e protagonista di questo triste e vergognoso episodio, oggi leader del partito degli, ehm, Imprenditori d’Italia – ha denunciato Claudio Caprara per diffamazione, a causa di questo post. Ora serve un avvocato disposto a difendere una buona causa.


03.02.10 - Cose che succedono

Braci e padelle

La fotografia dello stato in cui versa la Cgil non sta tanto nella deprimente gestione Epifani, quanto nel fatto che al prossimo congresso la mozione che sfiderà la maggioranza lo farà da una piattaforma ancora più retriva, conservatrice e preistorica, quella di Cremaschi, Rinaldini e compagnia bella. E dire che potrebbe servirci davvero un sindacato forte e moderno, all’altezza dei problemi di questi tempi e capace di interrompere l’imbarazzante gioco delle parti che è diventata la concertazione in questo paese. Invece quasi ci tocca tifare per Epifani.


03.02.10 - Diario

Il massimo quale sarebbe?

Sinceramente non conosco Morgan, ma mi pare un buon motivo per escluderlo. Ci manca solo che un cantante dica pubblicamente quanto è buona la cocaina che faccia il testimonial della cocaina allora escluderlo mi sembra il minimo.
Ignazio La Russa (dalle agenzie)


03.02.10 - Frase del giorno

Un voto

Alla fine in Illinois le primarie per il senato sono state vinte dai due favoriti della vigilia, Giannoulias per i democratici e Kirk per i repubblicani. Ancora in bilico invece le primarie per i candidati a governatore. Sul fronte democratico Hayes (50,4) dovrebbe avere battuto di un soffio Quinn (49,6), ma quest’ultimo non ha ancora riconosciuto la sconfitta e si teme la solita coda di riconteggi e ricorsi. Sul fronte repubblicano il testa a testa è ancora più incerto: 20,3 per Brady, 20,2 per Dillard, manca un solo collegio. Facendo le proiezioni, secondo Nate Silver potrebbe finire così:

All of the outstanding vote is in Cook County (Chicago), where Dillard is picking up 18 percent of the vote so far and Brady just 5 percent. If I project out the remaining Cook County precincts based on the previous ones, I show Dillard picking up another 800 votes and Brady another 225. That would make the statewide margin Dillard 154,876, and Brady 154,877 — an advantage of literally one vote for Brady.


03.02.10 - E-lezioni

Il Secolo XIX nel secolo XXI

Oggi esce il primo numero del nuovo corso del Secolo XIX, uno dei quotidiani più longevi d’Italia, che ha affrontato una significativa ristrutturazione editoriale, oltre a un restyling grafico. Si è detto più volte che i quotidiani a forte caratterizzazione locale sono, in questa fase, meno minacciati rispetto agli altri dalla crisi delle vendite e dalla contrazione del mercato pubblicitario. L’operazione del Secolo XIX mi sembra vada in una direzione ben precisa: rendere più incisivi e peculiari i tratti efficaci dei quotidiani locali – la cronaca, lo sport, le informazioni utili, le inchieste – anche a costo di rinunciare a qualcosa nei settori tradizionalmente coperti meglio dalla stampa nazionale. Naturalmente consapevoli che l’attuale posizione di vantaggio è tutto meno che scontata, che la rete ha moltissime cose da dire anche nel segmento dell’informazione locale e che serve quindi muoversi con lungimiranza e coraggio. Al Secolo quantomeno ci provano e oggi affidano un corsivo nelle pagine dello sport a Mauro Zucconi, alias Chinaski (ovviamente si parla di Juventus: online non l’ho trovato, magari più tardi lo pubblica lo stesso Chinaski).


03.02.10 - Diario

Contromano

C’è stato un periodo nella mia vita – quattro o cinque anni, più o meno tra i diciassette e i ventidue – in cui ho camminato moltissimo. Cinquanta chilometri in un weekend, venti chilometri in una domenica, ottanta chilometri in una settimana. Una volta – il mio record! – ho fatto 130 chilometri in otto giorni. Tutto quello che di fantastico mi ricordo di quelle giornate – le cose che ho visto, le persone che ho incontrato, partire la mattina quando è ancora buio senza sapere dove andrai a dormire, i piedi e le gambe che dopo un po’ non senti più – mi sono venute in mente scoprendo – grazie a Giovanniil diario di viaggio di Paolo De Guidi, che è partito da Terni per raggiungere la sua ragazza a Cambridge, Regno Unito, percorrendo così contromano la via Francigena per tutti i suoi 2200 chilometri. In questo momento è in Svizzera.


03.02.10 - Diario

A complotto, complotto e mezzo

Chi se ne importa. Questa, sintetizzando brutalmente, è la mia posizione sulla questione dei presunti rapporti di Di Pietro con Bruno Contrada. Non tanto perché non mi interessi la ricostruzione storica di quel che avvenne, se avvenne, e di come attori esterni alle istituzioni dello stato abbiano eventualmente potuto avere un ruolo negli anni di Tangentopoli. Quanto perché una lettura attenta e veritiera di quei fatti è oggi inevitabilmente ostacolata dalle polemiche politiche – c’è una ragione, piuttosto scontata, per cui le analisi storiche di vicende così delicate richiedono il passaggio di molta acqua sotto i ponti – e queste vicende mi appassionano poco, così come quel genere giornalistico a metà tra il cospirazionista e il retroscenista che sprizza “noi la sappiamo lunga” da ogni aggettivo. Scusate, non ce la faccio. Mi limito quindi a registrare un aspetto della vicenda sottile e un po’ istruttivo, nell’osservare come le stesse armi dialettiche e politiche di Di Pietro – il sospetto usato come clava, la dietrologia, la presunzione di colpevolezza, l’agitare continuamente grandi macchinazioni – rischino di rivoltarsi clamorosamente contro di lui. Per questa ragione, a me non sembra granché efficace e lungimirante la decisione di usare come linea di difesa quella dell’ennesimo grande complotto contro di lui, ordito dai poteri forti che «non sanno più cosa inventare, perché l’Idv è l’unica forza di opposizione e l’unica pecora fuori dal gregge». Capisco che l’obiettivo principale oggi sia rassicurare i militanti, ma nel lungo periodo queste cose non funzionano. C’è sempre uno più puro che ti epura, diceva Nenni (e chi ha pensato a De Magistris è, ovviamente, un bieco complottista).


03.02.10 - Diario

links for 2010-02-02


03.02.10 - Un clic

In poche parole, una schifezza

I nuovi manifesti del Pd non sono piaciuti granché in giro (e come dargli torto)

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02.02.10 - Diario

Meno tasse per tutti

Ogni paese ha i suoi manifesti taroccati

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(hat tip: The Daily Dish)


Illinoise

Oggi si vota per le elezioni primarie in Illinois. Le competizioni più importanti sono quelle che porteranno repubblicani e democratici a scegliere i candidati che a novembre si contenderanno un altro seggio di grande importanza simbolica, dopo quello di Ted Kennedy di qualche settimana fa: quello di Barack Obama. Il seggio è stato occupato fino a questo momento da Ronald Burris, la cui nomina temporanea fu al centro delle polemiche che costarono la poltrona di governatore a Rod Blagojevich. I democratici in corsa sono sei ma quelli con qualche speranza sono tre: Alexi Giannoulias, 33enne (!) tesoriere di stato in Illinois (lo so, è una carica che a noi non dice molto) e dato come favorito dai sondaggi; David H. Hoffman, già procuratore federale, che ha ricevuto gli endorsement di tutti i quotidiani dello stato; Cheryle R. Jackson, presidente della Chicago Urban League. La corsa tra i repubblicani è particolarmente interessante: in questo momento il favorito è Mark Kirk, deputato di posizioni politiche piuttosto moderate e centriste, e per questo bersaglio dell’ala più rumorosa e conservatrice del partito – quella dei fuori di testa alla Limbaugh, Beck ma anche Palin – che sostiene Patrick Hughes e Donald Lowery (che probabilmente s’è fatto da sé il sito internet, a giudicare da quanto è brutto). Una vittoria di Kirk sarebbe un pessimo segnale per i conservatori e il movimento dei Tea Party in vista di novembre, ma forse una buona notizia per i repubblicani.


02.02.10 - E-lezioni

Push the button

Stasera negli Stati Uniti andrà in onda la prima puntata dell’ultima serie di Lost. Di seguito i primi due minuti.


(hat tip: Push the button)


02.02.10 - Piccoloschermo

links for 2010-02-01

  • "Può un giudice, nelle motivazioni di una sua sentenza, criticare nero su bianco il pronunciamento della Consulta al quale si è dovuto attenere per emetterla? E può, nelle motivazioni, emettere una condanna «morale» nei confronti di imputati dichiarati «non perseguibili»? O non sono forse, tutte queste, materie tutt'al più per un articolo, o per un saggio da scrivere separatamente e in un secondo tempo, ma in nessuno modo da introdurre in un atto ufficiale? Il giudice Magi, nelle motivazioni della sentenza sul caso Abu Omar, depositate oggi, ci tiene a manifestare tutto il suo dissenso rispetto alla sentenza della Corte costituzionale che, confermando l'esistenza del segreto di Stato, lo ha «costretto» a prosciogliere Pollari e il suo vice Mancini. Non solo la critica apertamente (un «paradosso logico e giuridico di portata assoluta e preoccupante»), ma si dissocia dalla sentenza che ha emesso. Non l'avrebbe scritta, tiene a farci sapere, se avesse potuto seguire la sua coscienza".

02.02.10 - Un clic

links for 2010-01-31

  • "CODE 58 (working title) is a comedic look at what happens when an old-school cop and a modern-day detective try to expose the big picture of small crime. DAN STARK (Bradley Whitford, "The West Wing") was once a big-shot Dallas detective. Thirty years later, Dan Stark is a washed-up detective who spends most of his time drunk or re-hashing his glory days. Dan's new partner, JACK BAILEY (Colin Hanks, "Mad Men," "Numb3rs"), is an ambitious, by-the-book and overall promising detective, but is sometimes a bit too snarky for his own good. His habit of undermining himself has earned him a dead-end position in the department. Jack may not see it, but he has little chance of getting out of his situation; his knack for making enemies at the station has assured he is not going anywhere anytime soon".
  • "Tutti i dati statistici sono suscettibili di errori, sistematici e strumentali. Come ogni statistica, poi, anche queste abbisognano di un costante aggiornamento. Ma, ad oggi, la corrispondenza tra il tasso d’immigrazione e quello di criminalità non è provata. Ricordatelo a chi vi dice che gli stranieri vengono in Italia per rubare".

01.02.10 - Un clic

Biellesi!

Uscite di casa e andate a votare Paolo Cosseddu

update: Paolo ha preso il 18,5 per cento, e non è bastato.


31.01.10 - Diario

Nel tempo libero faccio il senatore

Si potrebbe scrivere un trattato di cattiva politica sul progetto di legge presentato da undici senatori del Pd (tra questi Ceccanti, Chiti, Lumia, Pinotti, Tonini e Treu) sull’esposizione per legge del crocifisso nelle aule. La questione è piuttosto microscopica, ma nella proposta dei magnifici undici c’è davvero tutto un mondo. Il contenuto della proposta sarebbe, in sintesi:

- in ogni aula deve esserci un crocifisso.
- se alcuni genitori si offendono e protestano, il dirigente scolastico trova una soluzione, magari anche esponendo altri simboli religiosi.
- se ancora non si trova nessuna soluzione, il dirigente scolastico “adotta, previo parere del consiglio di circolo o di istituto, una soluzione che operi un giusto contemperamento delle convinzioni religiose e di coscienza di tutti gli alunni della classe coinvolti e che realizzi il più ampio consenso possibile”. Insomma, decida un po’ come gli pare.

Ora, io credo che chi ama parlare di semplificazione legislativa e taglio delle leggi inutili – Ceccanti, parlo con te – dovrebbe evitare di proporre leggi così evidentemente inutili. Avrebbe avuto più senso una legge che imponesse il crocifisso nelle aule e basta. Invece qui si dice alle scuole: mettete il crocifisso nelle aule, al limite aggiungeteci quel che vi pare, male che vada sbrigatevela voi. Una norma completamente inutile, oltre che ridicola, ispirata alla peggiore tradizione del multiculturalismo europeo, quella relativista e subalterna alle religioni. Senza contare che si tratterebbe di una legge smaccatamente ed esplicitamente incostituzionale:

Ma il punto principale è che la proposta di legge è del tutto incompatibile con il principio di laicità. Essa individua ancora una confessione privilegiata, quella cattolica, il cui simbolo è esposto per default, mentre gli appartenenti ad altre religioni sono costretti all’iter di una apposita richiesta, il cui esito, per giunta, non sembra neppure scontato. Il richiamo alla privacy del disegno di legge assume qui tutti i caratteri dell’ipocrisia: il singolo, per vedere rispettata anche la propria confessione – magari poco popolare o controversa agli occhi della maggioranza – deve uscire allo scoperto, mentre ai cattolici è risparmiato ogni sforzo. Da notare come non si faccia neppure cenno, con insensibilità rivelatrice, ai costi degli altri simboli da esporre: saranno a carico delle famiglie o dell’istituzione scolastica? Questi rilievi farebbero pensare a una possibile incostituzionalità di una legge articolata su queste linee, per violazione dell’art. 3 Cost. prima ancora che dell’art. 8.

In Italia le possibilità che le proposte di legge presentate dagli esponenti dell’opposizione siano calendarizzate in aula – figuriamoci diventare leggi dello stato – sono notoriamente pochissime. In certe legislature, come questa, vicine allo zero. Naturalmente si fanno lo stesso: teoricamente dovrebbero servire per comunicare agli elettori di avere tante e buone idee, e a incalzare il governo tentando di metterlo in difficoltà. A quale obiettivo risponde la presentazione di questo progetto di legge?


31.01.10 - Diario

Come on

A guardare bene, in questa settimana è arrivata una notizia niente male per i democratici e Obama, oltre che naturalmente per gli Stati Uniti: nell’ultimo trimestre l’economia americana ha fatto un balzo in avanti del 5,7 per cento, l’aumento più significativo dal 2003. È un dato che vuol dire poco, visto che i consumi non danno ancora segni di grande ripresa e la disoccupazione galoppa, ma è un poco a cui vale la pena aggrapparsi.


30.01.10 - Diario

Ghana

Mettendo in relazione la quantità di denaro donata ad Haiti e il reddito pro capite, viene fuori questo grafico.

haiti

(hat tip: World Aid to Haiti Earthquake)


30.01.10 - Diario

0 – 3

Ieri Obama è andato a parlare all’annuale congresso dei deputati repubblicani. La notizia del suo invito aveva fatto un certo scalpore, qualche giorno fa, così come la formula dell’evento: non un semplice discorso, ma una sessione di domande e risposte. Pochi giorni prima del discorso Obama ha chiesto che fossero ammessi nella sala anche i giornalisti, con telecamere e tutto il resto, e forse ora i repubblicani se ne sono pentiti, perché è stato un successo. Secondo i democratici è stata la mossa migliore fatta di Obama da un bel po’ di tempo a questa parte. A Fox News è piaciuto così poco che a un certo punto l’hanno tagliato, quando mancavano ancora venti minuti alla conclusione.

It was the type of performance that Obama’s supporters have long demanded and that his own aides have been eager to deliver. The question-and-answer session at the end wasn’t initially supposed to be broadcast, but the White House pressured GOP leadership to bring the cameras in. They knew the optics it would generate, a source with knowledge of the planning relayed. Hours before the event began, Republican leaders finally relented. What resulted was what one Democratic strategist described as “amazing theater” — certainly for cable news. Standing on a stage, looking down at his Republican questioners, Obama assumed the role of responsible adult to the GOP children, or, at the very least, of a college professor teaching and lecturing a room full of students.

Di seguito trovate il video integrale, qui alcuni passaggi più significativi. Ve l’avevo detto, io, che bisognava tenerlo d’occhio.


30.01.10 - Diario

links for 2010-01-28

  • "When President Bill Clinton faced a Republican uprising and a nation that turned deeply skeptical about his agenda, he used the 1996 State of the Union address to declare that “the era of big government is over.” That move to the middle — arguably more rhetoric than reality — stopped Newt Gingrich’s Republican Revolution in its tracks. So why did President Barack Obama go a different route on Wednesday night, giving little ground and declaring that the problem was not his agenda but a deficit of trust in government and of pragmatism? If there was a defining line in Mr. Obama’s speech, it might have been “Let’s try common sense,” to which he ad-libbed, “a novel concept.”"

29.01.10 - Un clic

Dal vostro inviato

Io lo so che ci pensate ogni volta. Ok, magari ogni volta no, ma lo avete fatto spesso. Arrivate davanti al bancone di McDonald’s, alzate lo sguardo per scorrere la lista dei panini (li conoscete tutti, sono gli stessi da anni, ma lo fate uguale) e per un secondo pensate «Ma ’sto Filet-o-fish, qualcuno l’avrà mai mangiato?». Io me lo chiedevo sempre, e a un certo punto ho deciso che bisognava provarlo: hai visto mai, magari è buonissimo e rimpiangerò di essermelo perso per tutti questi anni. Quindi la settimana scorsa ho preso un Filet-o-fish, l’ho mangiato per tutti voi e ho capito il motivo per cui nessuno ha mai visto qualcuno mangiare un Filet-o-fish: fa schifo. Ma proprio schifo schifo, che farete la faccia brutta, vi verrà da vomitare e non riuscirete a finirlo. O meglio, non farete niente di tutto questo perché siete fortunati e adesso, grazie a me, non avrete più alcuna indecisione sul Filet-o-fish.

Stasera invece ho provato il McItaly. Trattasi di panino composto esclusivamente da ingredienti di provenienza italiana, promosso col patrocinio del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali (!). Pane all’olio d’oliva dei monti Iblei (prodotto Dop), formaggio Asiago (sempre Dop, origine e qualità garantita dall’apposito consorzio), crema di carciofi fatta con carciofi siciliani e pugliesi, hamburger di carne bovina (e italiana), insalata batavia (italiana pure lei). Ora, non date retta a quegli insopportabili tromboni del Guardian: si lamentano quando McDonald’s fa le schifezze fritte – fanno male! non è biologico! la carne è fatta con gli scarti! molto meglio i sani prodotti locali! – e si lamentano pure quando McDonald’s riempie un panino di prodotti Dop che manco la trattoria sotto casa. Detto questo, il McItaly è lo stadio finale di quella normalizzazione del fast food che McDonald’s ha iniziato da tempo e qui vi ho raccontato passo passo. Buono è buono: la carne è migliore di quella dei panini classici, l’Asiago e la crema di carciofi sono notevoli, il pane è vero pane. Insomma, al gusto non ha alcun difetto. Però è noioso. È un panino che potreste tranquillamente farvi da soli, a casa vostra. Capisco che ad alcuni piacerà molto proprio per questa ragione: niente fritto, niente schifezze, niente formaggio arancione, niente cetrioli, niente salsine. Io al terzo morso ho sentito la nostalgia del ketchup.


29.01.10 - Schifezze

Nordcoreano d’adozione

Enzo Reale ha intervistato un personaggio piuttosto incredibile. Si chiama Alejandro Cao de Benós, è spagnolo ed è l’unico funzionario occidentale nel governo della Corea del Nord.

Nella sua veste di delegato speciale del Comitato per le Relazioni Culturali con l’Estero, il trentacinquenne originario di Tarragona si muove per il mondo come un ambasciatore aggiunto, riceve delegazioni straniere a Pyongyang e si incarica di procacciare affari con le aziende del capitalismo avanzato. Come presidente della Korean Friendship Association (KFA), da lui fondata nel 2000, si vanta di esportare il verbo di Kim Jong-il e di far conoscere il Regno Eremita a politici (anche italiani) e curiosi. Mentre le rivoluzioni dell’89 liquidano il totalitarismo in Europa, Alejandro Cao de Benós si lancia alla ricerca di un modello di società che incarni la sua idea di comunismo. Lo trova nella Corea del Nord e da quel momento la sua vita cambia. Comincia a viaggiare a Pyongyang quando ancora nessuno lo fa e a presentare progetti culturali ai rappresentanti del regime. Superate le diffidenze iniziali e gli inviti a ritornare da dove era venuto, Cao si apre gradualmente le porte delle istituzioni facendosi precedere da una delle frasi storiche del Caro Leader: “La parola impossibile non esiste in coreano”.

Una sintesi dell’intervista è stata pubblicata in due puntate sull’Opinione, ora Enzo sta pubblicando la versione integrale sul suo blog.


28.01.10 - Diario

Scomuniche laiche

Luca Peretti riassume la vicenda della collaborazione di Paolo Nori a Libero e delle polemiche che ne sono seguite


28.01.10 - Links

We don’t quit

Questa la consigliatissima parte finale del discorso di Obama, che sembra sia piaciuto all’83 per cento degli americani che lo hanno visto. È un bel dato ma va preso con le molle: solitamente gli spettatori sono soprattutto democratici. Davvero imbarazzante invece la replica di quel damerino di Bob McDonnell, che quasi faceva peggio di Jindal l’anno scorso.


28.01.10 - Diario

Tomorrow

Finale davvero bello, ultima mezz’ora da incorniciare. Facciamo che non ve lo racconto e metto il video domattina. Obama ha fatto il suo e l’ha fatto bene, come sempre: un discorso solido, particolareggiato, che ha mescolato bene concretezza, pragmatismo e il consueto idealismo. E ha massacrato i repubblicani praticamente senza sporcarsi le mani, di fatto dando il calcio d’inizio alla campagna elettorale. Forse poteva esporsi di più sulla riforma sanitaria, ma mi rendo conto di tutti i rischi del caso. Ora parla McDonnell per il suo contro discorso: non sarà compllcato fare meglio del disastroso Bobby Jindal dell’anno scorso. Qui si va a dormire: buonanotte a chi è passato da qui o su Friendfeed.


28.01.10 - Diario

Oh/2

Perentorio: questo sarà l’anno dell’abolizione del Don’t ask don’t tell.


28.01.10 - Diario

Oh

Passaggio neocon in politica estera. “America must always stand by the side of freedom and dignity”.


28.01.10 - Diario
Roba vecchia »
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